A Milano, per iniziativa del PMLI.Lombardia
Celebrazione militante del 100° della fondazione dell'Urss, grande e immortale capolavoro di Lenin e Stalin
Una grande e vittoriosa pagina di storia, modello per l'unità e la collaborazione dei popoli, che deve ispirare la lotta per il socialismo in Italia e nel mondo

 

Dal corrispondente della Cellula "Mao" di Milano
Per celebrare in modo militante il rosso 30 dicembre 1922, Centenario della fondazione dell'URSS, la Cellula "Mao" di Milano del PMLI ha organizzato il 30 dicembre presso la Sede milanese del Partito una riunione di studio, promossa dal PMLI.Lombardia (che ha realizzato il manifesto commemorativo che, affiancato dalle bandiere dei Maestri e del Partito, addobbava la Sede per l’occasione), su quella grande e vittoriosa pagina di storia che per tutti noi marxisti-leninisti rappresenta il grande e immortale capolavoro di Lenin e Stalin, modello per l'unità e la collaborazione dei popoli e primo esempio rivoluzionario di socialismo realizzato, che resterà imperituro ad ispirare la lotta del proletariato per la conquista del potere politico dando a questa classe, e a tutti i rivoluzionari, gli sfruttati e oppressi del mondo, una concreta prospettiva e certezza scientifica per l'avanzata edificatrice - materiale e spirituale - della società socialista, quantunque dopo la morte di Stalin e col XX Congresso del PCUS i rinnegati revisionisti, capeggiati da Krusciov, passando per Breznev, Gorbaciov fino a Eltsin, abbiano distrutto il socialismo e restaurato il capitalismo in URSS portandola al collasso economico ed alla sua definitiva dissoluzione.
La riunione di studio, alla quale hanno preso parte militanti e simpatizzanti provenienti da Milano e dalle province di Monza Brianza e di Lodi, ha avuto lo scopo di accrescere la cultura proletaria rivoluzionaria e di elevare la preparazione ideologico-politica dei partecipanti.
Si è cominciato con la lettura da parte del compagno Angelo Urgo, Segretario della Cellula milanese e del Comitato lombardo, che ha diretto lo svolgimento dello studio collettivo, dell’Editoriale ad hoc pubblicato su “Il Bolscevico” n. 47/2022.
Le riflessioni si sono focalizzate sul principio leninista di autodeterminazione relativo ai popoli e alle nazionalità dell'ex impero zarista, alla loro lotta per liberarsi dal giogo oppressivo della "grande madre'' Russia, base secolare del dominio autocratico degli zar del quale poi si è valso il capitalismo russo nella sua fase imperialista. Si è perciò sottolineata l’importanza della politica bolscevica tesa da un lato all’affermazione della dignità e libertà dei popoli e alla salvaguardia dei loro diritti nazionali e, dall'altro, a favorire l'affrancamento sociale e politico delle classi oppresse di queste nazioni.
Riportando all’attualità il principio marxista-leninista di autodeterminazione dei popoli ben si comprende quanto siano antitetiche l’Unione Sovietica di Lenin e Stalin - fondata sull’adesione volontaria dell’Ucraina, divenuta sovietica per conto proprio, dopo che la Russia sovietica ne riconobbe l’indipendenza - e l’odierna Russia imperialista di Putin che non riconosce l’Ucraina come entità nazionale a sé stante ma solo come espressione geografica di una “parte integrante della Grande Russia” da riannettere al suo nuovo impero zarista con la guerra di aggressione in corso. La Russia putiniana somiglia, infatti, proprio a quella “vecchia Russia gendarme d’Europa e carnefice dell’Asia” di cui parla Stalin nel suo Rapporto al I Congresso dei Soviet dell’URSS, se si considera che l’aggressione all’Ucraina è definita dal Cremlino “operazione militare speciale” di “denazificazione”, se si pensa alla sua partecipazione alla crociata “antiterrorismo” in Siria contro lo Stato Islamico o all’intervento militare russo in Kazakistan per soffocare nel sangue la rivolta popolare esplosa in quel Paese nel 2021.
Si è inoltre riflettuto su alcuni degli aspetti principali dell’assetto federativo di quell'immortale capolavoro di equilibrio di libertà, uguaglianza e solidarietà tra tanti diversi popoli e nazionalità che costituivano l’Unione Sovietica: un equilibrio esemplare realizzato attraverso una mirabile architettura istituzionale e una sapiente distribuzione delle competenze tra i diversi livelli e organismi di potere disciplinati secondo i principi del centralismo democratico.
Discutendo poi sulla Costituzione del 1936 improntata da Stalin, si è sottolineato il principio della garanzia, sulla base della democrazia socialista, non solo di sancire formalmente i diritti delle masse popolari ma anche di definire i mezzi necessari all'esercizio di questi diritti. Il diritto al lavoro, per esempio, era assicurato costituzionalmente (Art. 118) dall'organizzazione socialista dell'economia (basata sulla proprietà pubblica o collettiva dei mezzi di produzione), dallo sviluppo ininterrotto delle forze produttive della società sovietica, dall'eliminazione della possibilità di crisi economiche e dalla liquidazione della disoccupazione; questa garanzia dei mezzi necessari all’esercizio dei diritti non è invece sancita nelle costituzioni borghesi (compresa quella italiana del 1948) semplicemente perché il capitalismo tali mezzi non può garantirli.
Nel ricordare il ruolo fondamentale dell’Unione Sovietica di Stalin nella vittoria sul mostro nazifascista si è sottolineato che ciò avvenne anche grazie alla consolidata unità e solidarietà che legava su basi socialiste le diverse nazionalità dell'URSS, che permisero le eroiche imprese della Resistenza partigiana, del fronte produttivo interno e della gloriosa Armata rossa.
L'intenso pomeriggio di studio si è concluso con la soddisfazione di tutti i partecipanti che hanno chiuso l’iniziativa cantando l’Inno dell’Unione Sovietica del 1943.
Viva il Centenario della fondazione dell'URSS!
Con Lenin e Stalin per sempre, contro il capitalismo e ogni imperialismo, per il potere al proletariato e il socialismo!
Coi Maestri e il PMLI vinceremo!

4 gennaio 2023