Scuderi sulla Costituzione italiana

 

75° Anniversario della Costituzione italiana, “bussola” del regime capitalista neofascista

75 anni fa, il 1° gennaio 1948, entrò in vigore la Costituzione della Repubblica italiana. Mattarella, nel discorso di fine anno a reti unificate, ha dichiarato che essa continua a essere la “bussola” istituzionale.
I partiti della “sinistra” borghese, i riformisti e i revisionisti la definiscono “La Costituzione più bella del mondo”. Dal punto di vista borghese hanno ragione, dal punto di vista del proletariato hanno torto.
Il PMLI l'ha dimostrato fin dalla sua fondazione, e ancor prima attraverso l'Organizzazione che gli ha dato vita e i numerosi articoli de “Il Bolscevico”. Importantissimo è il documento dell'Ufficio politico del PMLI datato 15 dicembre 1997 dal titolo “La Costituzione italiana è una Costituzione antiproletaria contro la rivoluzione e il socialismo”, ripubblicato su “Il Bolscevico” n.26 del 2022 (http://www.pmli.it/50costituzione.html).
Il compagno Giovanni Scuderi, Segretario generale e Maestro del PMLI, è intervenuto più volte con acume sul tema della Costituzione italiana. Lo ha trattato nei Congressi nazionali del PMLI, in alcune Commemorazioni di Mao, compresa quella del 12 settembre del 2021, e in altre occasioni.
Qui di seguito pubblichiamo i suoi principali interventi.
 
 
La Costituzione del '48 fu una conquista, ma la Costituzione socialista la supererà di gran lunga
Da parte nostra ci rimane solo da aggiungere che la democrazia disegnata dalla Costituzione italiano non è di tipo speciale, diversa rispetto alla democrazia borghese. L'attuale Costituzione infatti registra solo l'equilibrio che si era raggiunto nell'immediato dopoguerra tra le varie classi sociali, in particolare tra il proletariato e la borghesia, ma pur sempre in un quadro in cui il potere politico ed economico, nonché il controllo dello Stato, viene assicurato alla borghesia. Quindi la Costituzione, se la si mitizza a quel punto e la si pone a base della propria politica, più che essere una garanzia di libertà e democrazia finirebbe con l'essere una prigione invalicabile per il proletariato. Essa, è vero, rappresenta una grande conquista, ma non è l'ultima conquista in questo campo perché la Costituzione socialista la supererà di gran lunga. Anche se fa comodo al proletariato, bisogna essere coscienti che essa soddisfa soprattutto gli interessi della borghesia. Non è il plus-ultra della democrazia. Se fosse così la lotta del proletariato potrebbe allora cessare qui, o comunque non andare oltre la democrazia borghese, il che significa accettare supinamente la schiavitù salariata e la dominazione capitalistica.
 
(Dal Rapporto dell'Ufficio politico al Secondo Congresso nazionale del PMLI presentato da Giovanni Scuderi, il 6 novembre 1982)
 
La Costituzione del '48 ormai ridotta a un colabrodo
Il PMLI da solo, isolato persino dalla "sinistra" parlamentare, boicottato dai mass-media, senza temere le reazioni dei piduisti e pur perseguitato dalla destra della polizia e della magistratura, fin dal II Congresso nazionale, tenutosi il 6, 7, 8 novembre 1982, per non andare più indietro, ha denunciato il "piano" di Gelli e il nuovo duce Craxi. E oggi continua a denunciarli e a combatterli accanitamente, non stancandosi di appellarsi agli antifascisti affinché abbiano il coraggio di uscire allo scoperto e di darci manforte. Non vorremmo che facessero come i liberali, i popolari, i socialisti e i sedicenti comunisti degli anni '20 che sottovalutarono Mussolini e il fascismo e aprirono loro la strada.
Noi invitiamo di nuovo queste forze, ivi incluse quelle cattoliche, cristiane e di qualsiasi fede religiosa progressiste, a rompere il cordone ombelicale con la democrazia borghese e col capitalismo e a combattere fianco a fianco con noi, non però per ritornare alla prima Repubblica morta e sepolta e per ripristinare la Costituzione del '48 ormai ridotta a un colabrodo e a un pezzo di gomma che ciascuno tira come e dove vuole, ma per andare verso il socialismo.
 
(Dal Discorso pronunciato dal compagno Giovanni Scuderi a nome del Comitato centrale del Partito marxista-leninista italiano al Palazzo dei Congressi di Firenze l'8 settembre 1991 nel quindicesimo Anniversario della scomparsa di Mao)
 
La Costituzione italiana è fondata sullo sfruttamento
Questa Costituzione da un punto di vista di classe che carattere ha? È una Costituzione proletaria o una Costituzione borghese? È la prima cosa che ci dobbiamo chiedere. Noi diamo per scontato che siamo di fronte a una Costituzione borghese, quindi è una Costituzione che non ci rappresenta, non ci può assolutamente rappresentare. Perché è una Costituzione borghese? Basta analizzare l'articolo 1 che recita così: "l'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro''. Ma quale lavoro? Il lavoro basato sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Questo primo punto ha gli addentellati nei punti successivi in difesa della proprietà privata. Non può perciò essere questa la Costituzione della classe operaia e delle masse popolari. Occorre una costituzione su misura della classe operaia. Per questo ci vuole una costituzione socialista. Da questa Costituzione o si esce da destra, e siamo già usciti da destra, o si esce da sinistra. Questa Costituzione nel suo complesso, anche per esempio per quanto riguarda la famiglia, per quanto riguarda le questioni morali, riflette gli interessi della borghesia, la morale della borghesia, la concezione della vita e del mondo della borghesia. Non c'è un solo articolo che rifletta gli interessi immediati e a lungo termine della classe operaia e delle masse popolari. Di più: questa Costituzione impedisce alla classe operaia di prendere il potere politico, di realizzare il socialismo, attraverso le elezioni e attraverso il parlamento. Non c'è un articolo che consenta agli sfruttati e agli oppressi di prendere il potere per via pacifica. Di più: non riconosce il diritto alla rivoluzione, un diritto storico, sottolineato da Engels, che sta al di sopra di ogni e qualsiasi diritto, cioè il diritto degli schiavi di ribellarsi contro i padroni, contro lo sfruttamento, contro l'oppressione. Questo punto non c'è nella nostra Costituzione. Quindi è una Costituzione fondata sul diritto borghese che nega agli sfruttati e agli oppressi di andare al potere e realizzare il socialismo attraverso le elezioni, attraverso il parlamento, attraverso il governo. È questo un punto fondamentale. Ma come è stato possibile allora arrivare a questa Costituzione, e approvare questa Costituzione? È stato possibile attraverso un compromesso. Era inevitabile fare un compromesso, in quel momento. Il problema però è che tipo di compromesso è uscito fuori? Questo compromesso ha posto o no i presupposti affinché da questa Costituzione si potesse passare a una costituzione socialista? No, questi presupposti non ci sono e allora ecco l'inghippo, ecco l'inganno, ecco allora le catene legislative, costituzionali che sono state messe agli sfruttati e agli oppressi. Un compromesso inevitabile, ho detto, però un compromesso fatto a svantaggio della classe operaia e delle masse popolari, un compromesso negativo di cui portano chiaramente le responsabilità chi l'ha firmato anzitutto, uno dei firmatari è Terracini, e chi ha detto a Terracini di firmarlo. Oltre a questo firmatario, oltre a chi gli ha detto di firmarlo, Togliatti, ci sono le responsabilità dei vari D'Alema, dei vari Veltroni, dei nuovi "buonisti'' e dei vari Bertinotti che si fanno scudo di questa Costituzione e ingannano la classe operaia e le masse con la parola d'ordine, ve la ricordate?, chi è di Rifondazione la ricorda meglio di me, "Noi siamo il popolo della Costituzione''. E così sono arrivati a stracciare questa Costituzione che non costa più una lira. Di fatto è stata introdotta la costituzione del neofascismo. La pregiudiziale antifascista è caduta, adesso parlano tranquillamente perfino con Rauti, il quale Rauti sul piano sociale scavalca a sinistra non solo Fini ma anche Bertinotti. Ecco l'inghippo. È ritornato Mussolini. In questa Costituzione ci possono essere dei punti sui quali noi ci possiamo agganciare, per esempio l'articolo 11 e l'articolo 21. Nella realtà però non vengono rispettati. Noi per esempio abbiamo avuto una sequela di processi politici per aver denunciato la politica interna e la politica estera del governo. Un processo quando abbiamo denunciato l'invio della flotta italiana nel Golfo Persico. Un processo per aver denunciato Craxi che voleva sparare il primo colpo contro la Libia. Nessuno ne ha parlato: né radio, né televisione, né stampa, nemmeno "il manifesto'', nemmeno "l'Unità''. La libertà di espressione in realtà non esiste. Come non esiste la democrazia. Se voi volete la democrazia la dovete conquistare. Quando uno è disoccupato e ci sono dei padroni non c'è democrazia. Democrazia vuol dire libertà dal bisogno. Se io sono libero dal bisogno del pane, del companatico, della casa, della sanità allora posso esercitare la democrazia, e c'è democrazia. Quando non c'è questo manca l'essenziale, capito?, come l'aria che noi respiriamo. La Costituzione del '48 ormai di fatto non esiste più. Il presidenzialismo sta dilagando e Bertinotti, copertura delle coperture, anziché il presidenzialismo all'americana, il presidenzialismo alla francese, propone il cancellierato. Ma il cancellierato chi lo predica? Kohl, capo dei capi di tutti i democristiani del mondo. È il cancellierato che tiene schiave e oppresse le masse proletarie e popolari della Germania. Se non è zuppa è pan bagnato. Il cancellierato è una variante del presidenzialismo, è sempre presidenzialismo. Sono state cancellate o sono in via di cancellazione tutte le forme della prima Repubblica, tutte le forme della democrazia borghese. Era inevitabile che finisse così. È attraverso la democrazia borghese che è uscito fuori Mussolini. È attraverso questa Costituzione che è uscito prima Craxi e poi Berlusconi e anche Bossi.
 
(Risposta data da Giovanni Scuderi a una domanda rivoltagli nel corso di un dibattito pubblico sulle elezioni politiche organizzato dalla Cellula “Vesuvio Rosso” di Napoli il 13 aprile 1996)
 
Purtroppo non è stato raccolto il nostro allarme antifascista per impedire l'instaurazione della seconda repubblica
Il PMLI si è fatto in quattro per impedire l'instaurazione della seconda repubblica denunciando tempestivamente i primi segnali e i passi successivi che tendevano ad abbattere da destra la prima Repubblica e la vigente Costituzione, lanciando un forte allarme antifascista attraverso il documento del Comitato centrale del 20 febbraio 1988 e mettendo in guardia sulla pericolosità dell'allora presidente della Repubblica.
Per metterci a tacere si ricorse anche alla via giudiziaria promuovendo delle inchieste, anche se poi archiviate, sugli autori e stampatori degli editoriali ``Fare piena luce sui rapporti Cossiga-P2'' e ``Attenti a Cossiga'' pubblicati rispettivamente sui numeri 37/1990 e 13/1991 de ``Il Bolscevico''.
Purtroppo non ce l'abbiamo fatta a far giungere alle masse le nostre denunce antifasciste per via delle nostre poche forze, ma anche perché i mezzi di informazione si sono ben guardati dal diffonderle e tutti i partiti parlamentari hanno fatto orecchi da mercante ai nostri allarmi e ai nostri inviti pubblici a lavorare insieme contro la restaurazione del fascismo sotto nuove forme. Gli avvenimenti successivi hanno poi dimostrato che tutti quanti costoro, in un modo o nell'altro, direttamente o indirettamente erano coinvolti e cointeressati al progetto della P2.
In tal modo la Costituzione del '48, pur essendo giuridicamente tuttora in vigore, è stata gravemente violata e fatta a pezzi. La seconda parte di essa è stata virtualmente cambiata, e D'Alema si propone di riscriverla possibilmente nel corso stesso di questa legislatura, almeno nella parte che riguarda il presidenzialismo e la legge elettorale. Ma poiché l'appetito vien mangiando, già si parla di cambiarne anche la prima parte.
Tra gli sponsor di questo nero progetto si annoverano Cesare Romiti, ex presidente della Fiat, finanziere legato a Cuccia e a Mediobanca e proprietario del ``Corriere della Sera'', Mario Segni e Antonio Maccanico, attuale presidente della Commissione affari costituzionali della Camera.
Il primo, nel giugno '96, parlando a un convegno italo-americano che si è svolto a Bologna ha invocato ``una nuova costituzione economica'' in cui si tuteli esplicitamente il mercato e la concorrenza, si dichiari l'autonomia della Bankitalia, l'obbligo dello Stato di ridurre al minimo la gestione diretta di enti economici.
Il secondo, qualche giorno dopo, il 25 giugno su ``La Repubblica'' ha chiesto esplicitamente di cambiare anche la prima parte della Costituzione. Il presidente della Commissione parlamentare intervistato da ``l'Unità'' del 27 novembre scorso ha addirittura avanzato delle proposte concrete in merito, appoggiando apertamente delle iniziative del Polo di Berlusconi e Fini, con queste parole: ``Abbiamo per esempio un'iniziativa che viene proprio dall'opposizione: la riforma degli articoli 41-42-43 della Costituzione economica. è una riforma importante, che io porterò avanti''
 
(Dal Rapporto dell'Ufficio politico al 4° Congresso nazionale del PMLI presentato da Giovanni Scuderi il 26 dicembre 1968)
 
La Costituzione è stata cambiata secondo la doppia triade mussoliniana “dio, patria, famiglia” e “credere, obbedire, combattere”
Ispirato dalla doppia triade mussoliniana "dio, patria, famiglia" e "credere, obbedire, combattere", Berlusconi sta procedendo come un caterpillar per cambiare i connotati della Costituzione vigente, dello Stato e del governo. Come è noto, non solo a noi, anche se siamo i soli o quasi a insistere su ciò, sta tutto scritto nel "Piano di rinascita democratica" della P2, di cui Gelli, recentemente, ne ha rivendicato la paternità e si è compiaciuto della sua realizzazione. Ma se si va più indietro nella memoria storica, tante cose realizzate o programmate da Berlusconi le troviamo nei discorsi di Mussolini e nei suoi atti governativi. In particolare per quanto riguarda l'organizzazione dello Stato, il governo, i rapporti sindacali, i migranti, la scuola, la stampa, i giovani, la morale e l'etica.
 
(Dal Rapporto di Giovanni Scuderi, a nome dell'Ufficio politico del PMLI, al 5° Congresso nazionale del PMLI, il 6 dicembre 2008)
 
Uscire dal pantano del costituzionalismo e aprire una grande discussione pubblica e privata per elaborare un progetto comune per una nuova società
Purtroppo però fino a oggi nessuno dei destinatari ha risposto all’appello del PMLI (Aprire una grande discussione pubblica e privata per elaborare un progetto comune per una nuova società, ndr), anche perché sono impantanati nel costituzionalismo. Persino intellettuali di sicura fede democratica e antifascista come Tomaso Montanari, neorettore dell’Università per stranieri di Siena, e il costituzionalista Gaetano Azzariti ritengono che il programma della sinistra debba essere quello dell’attuazione della Costituzione. Montanari, nel suo libro del 2020 ha scritto che “il cuore della Costituzione italiana è il programma di ogni possibile sinistra”.(31) Mentre Azzariti, nel suo libro uscito quest’anno, ha scritto che bisogna restituire la dignità perduta alla Costituzione – ma anche al movimento storico del costituzionalismo moderno – indicando la sua vera natura che, si spiegherà, è quella di essere la nostra “utopia concreta. (…) È la Costituzione che deve tornare a dettare l’orizzonte del cambiamento possibile”.(32)
Sarà quindi difficile, nel breve e medio periodo, che questi due influenti intellettuali democratici e la stragrande maggioranza delle forze anticapitaliste che sono sulle loro stesse posizioni riescano a superare il costituzionalismo. Prima o poi però, oltre al nostro lavoro di convincimento, i fatti e lo sviluppo delle contraddizioni di classe e dei conflitti di classe, specie quando arriveranno a un livello esplosivo, faranno comprendere agli anticapitalisti che se non escono dai confini della Costituzione, alla quale peraltro si rifanno anche la Lega e Fratelli d’Italia, non potranno realizzare il loro programma democratico borghese. E allora dovranno inevitabilmente ricercare una nuova via per cambiare l’Italia, e in questa ricerca dovranno pur prendere in considerazione anche il disegno generale del socialismo approvato al 3° Congresso nazionale del PMLI, che si è tenuto al Palazzo dei Congressi di Firenze nel dicembre del 1985. Un disegno generale aperto ed emendabile dalle forze fautrici del socialismo, ma non nei principi.
 
(Dal Discorso di Giovanni Scuderi, pronunciato a nome del CC del PMLI, per il 45° Anniversario della scomparsa di Mao, dal titolo “Applichiamo gli insegnamenti di Mao sul revisionismo e sulla lotta di classe per il socialismo”, il 12 settembre 2021)
 

11 gennaio 2023