Fascisti sostenitori di Bolsonaro assaltano il parlamento del Brasile
L'ex presidente del Brasile di fatto non li condanna

 
"I Poteri della Repubblica, difensori della democrazia e della Carta costituzionale del 1988, respingono gli atti terroristici, vandalici, criminali e golpisti avvenuti ieri pomeriggio a Brasilia" affermava il comunicato del 9 gennaio firmato congiuntamente dal presidente della Repubblica Luis Inácio Lula da Silva, dai presidenti di Camera dei Deputati e Senato e dal presidente del Tribunale federale, i massimi poteri istituzionali brasiliani cui era giunta una larghissima solidarietà dai governi e dalle istituzioni internazionali una volta sventato il tentativo di golpe perpetrato dai fascisti contro il governo brasiliano. L'8 gennaio alcune migliaia, forse 4 mila, manifestanti di destra e sostenitori dell’ex presidente Jair Bolsonaro, sconfitto alle ultime elezioni da Lula e appena insediato con la cerimonia del giuramento dell'1 gennaio avevano agilmente superato l'inesistente blocco della compiacente polizia locale e invaso le sedi dei tre poteri della Repubblica (Esecutivo, Legislativo e Giudiziario) a Brasilia; il Palazzo Planalto, il Congresso Nazionale vuoto, perché i parlamentari riprenderanno i lavori a febbraio, e la Corte Suprema Federale sono stati occupati e in parte saccheggiati e danneggiati. Solo dopo alcune ore il governo ha organizzato l'intervento della polizia federale e iniziato lo sgombero delle sedi occupate, disposto il sequestro di una quarantina di bus e l'arresto di oltre 1.200 sostenitori di Bolsonaro.
Scontati i paragoni con l'assalto al Campidoglio degli Stati Uniti del 6 gennaio 2021 da parte dei sostenitori dello sconfitto Donald Trump e alleato di un Bolsonaro che aveva saltato la cerimonia del passaggio delle consegne e non a caso da giorni si trovava in Florida. Per l'assalto di Washington Trump non ha pagato pegno nonostante le sue evidenti responsabilità quantomeno politiche e forse in una simile fine spera l'ex presidente brasiliano e la destra fascista della borghesia brasiliana che lo sostiene. Dal rifugio in Florida l'ex presidente Bolsonaro ha espresso una timida disapprovazione dell'invasione delle sedi istituzionali che di fatto non rappresenta una condanna: "le manifestazioni pacifiche, secondo la legge, fanno parte della democrazia – ha scritto su Twitter – i saccheggi e le irruzioni di edifici pubblici come quelli di oggi, così come quelli praticati dalla sinistra nel 2013 e nel 2017, sono illegali”. Un paragone inventato ad arte per dire che anche questa volta non ci devono essere conseguenze penali per lui che di fatto è il motore ed ispiratore di quei gruppi fascisti sui social media che hanno incitato alla ribellione.
Bolsonaro ha ripetutamente rifiutato di accettare di aver perso le elezioni presidenziali di ottobre e ha mobilitato i suoi sostenitori con presidi e campi vicino alle caserme con la richiesta di invalidare il responso delle urne per presunti brogli e di un intervento militare per impedire alla "sinistra" della borghesia di tornare al potere con Lula. Questi campi sono rimasti in piedi da ottobre e hanno fatto da base per l'assalto ai palazzi istituzionali di Brasilia dato che nella capitale federale erano stati smantelati dal nuovo governo; salvo quello vicino al luogo della protesta dell'8 gennaio ricostruito nei giorni precedenti nei terreni e sotto la protezione dell'esercito che ha impedito alla polizia federale di arrestare gli assaltatori fascisti che vi si erano rifugiati.

11 gennaio 2023