L'europarlamento travolto dal Quatargate cerca di arginare la corruzione dei parlamentari

 
Poco si è mosso a distanza di poco più di un mese dall'esplosione a Strasburgo dello scandalo chiamato Qatargate, delle rivelazioni dell'inchiesta condotta dal procuratore belga Michel Claise che ha messo in evidenza l'arcinota pratica consueta nelle istituzioni borghesi e quindi anche nel parlamento europeo di un vorticoso giro corruttivo alimentato dalle cosiddette lobby, se non direttamente dagli Stati come quelli emersi finora Qatar e Marocco, interessati a comprarsi il favore degli europarlamentari per avere appoggio politico e diplomatico, influenzare le decisioni della Ue e addomesticare prese di posizione e risoluzioni dell'assise europea. L'indagine del procuratore va avanti e si è allargata a diverse decine di europarlamentari e collaboratori mentre dai vertici istituzionali dell'imperialismo europeo, al di là delle immediate promesse di fare piazza pulita dei corrotti e del sistema che lo permette, si è arrivati da parte della presidente del parlamento, la maltese Roberta Metzola, soltanto a attivare soltanto il 2 gennaio la procedura per la revoca dell’immunità nei confronti dei primi due europarlamentari coinvolti nello scandalo, l'eurodeputato italiano del Pd Andrea Cozzolino e il socialista belga Marc Tarabella accusati di appartenere a un’organizzazione criminale dedita a riciclaggio di denaro e corruzione. I due sono candidati a raggiungere in carcere l'ex eurodeputato italiano Antonio Panzeri, eletto a Strasburgo per tre mandati consecutivi dal 2014 al 2019 prima col Pd e poi con Articolo 1, l’ex vice presidente dell’europarlamento la socialista greca Eva Kaili destituita col voto di Strasburgo del 14 dicembre, l’assistente di Cozzolino Francesco Giorgi e Niccolò Figà-Talamanca responsabile della Ong No Peace Without Justice che faceva girare le mazzette. Il numero totale degli europarlamentari e dei loro assistenti indagati sarebbe di una sessantina e appartengono a tutti i gruppi.
In attesa che la procedura “di urgenza" per la revoca dell'immunità agli indagati si concluda nei tempi previsti, attorno alla metà di febbraio, la presidente Metzola ha presentato lo scorso 12 gennaio alla Conferenza dei Presidenti una proposta per iniziare a discutere sulla promulgazione di nuove regole per arginare la corruzione dei parlamentari. Già nel 2014 la Commissione ha adottato norme che prevedono la registrazione della tenuta delle riunioni dei commissari con i lobbisti ma non è stata estesa ai membri dell'europarlamento dove solo i capi commissione e i relatori sono tenuti a riferire dei loro incontri con gruppi di esterni e solo se sono privati e non enti o gruppi pubblici; nel 2019 l'assise di Strasburgo ha varato norme comunitarie per proteggere le persone che denunciano violazioni delle leggi dei paesi dell’Unione ma queste non si applicano per i suoi membri e i collaboratori che perciò rischiano di perdere il proprio posto di lavoro. Troppo poco e affidato al semplice autocontrollo del parlamento tanto che lo scandalo è stato scoperto in seguito a indagini dei servizi belgi che seguivano le vicende degli agenti di Qatar e Marocco.
Secondo la Metzola il suo pacchetto di misure dovrebbe aumentare la "trasparenza, l'etica e a migliorare i rapporti di lavoro con i Paesi terzi", impedendo casi come quelli rivelati dalle indagini degli inquirenti belgi. Quando il 2 gennaio ha presentato la richiesta di revoca dell’immunità nei confronti dei due europarlamentari coinvolti nello scandalo la presidente Metzola giurava che “fin dal primo momento il Parlamento europeo ha fatto tutto ciò che era in suo potere per assistere nelle indagini e continueremo a garantire che non ci sia impunità. I responsabili troveranno questo Parlamento dalla parte della legge. La corruzione non può vincere e faremo di tutto per combatterla”. Ma al momento l'europarlamento travolto dal Quatargate e alle prese col più grande caso di corruzione della sua storia non riesce a andare oltre alla stesura di una bozza con una serie di misure che a una prima analisi financo di alcuni esperti borghesi in trasparenza e lobby definivano inefficaci o marginali per modificare l'attuale sistema di controllo etico, mantenuto sotto il sistema di autocontrollo dimostratosi inefficace se non complice, che non rende obbligatoriamente pubblici entrate e uscite degli europarlamentari e eventali sanzioni subite, a ostacolare se non combattere la corruzione.
Non portano certamente molto lontano nella lotta alla corruzione misure più simboliche che efficaci quali la pubblicizzazione di ogni europarlamentare di regalie, viaggi fatti in Paesi terzi non a spese del Parlamento, dichiarazione degli incontri in agenda; la pubblicazione della partecipazione di lobbisti, Ong e altri portatori di interessi alle riunioni delle commissioni; il divieto di attività e incontri di qualsiasi raggruppamento informale di eurodeputati con Paesi terzi i cui rappresentanti dovrebbero interagire con il Parlamento solo attraverso la commissione Esteri e gli altri organi ufficiali preposti.
Se resteranno queste le decisioni "difficili e coraggiose" invocate dalla Metzola la lotta alla corruzione al parlamento europeo non farà molta strada anche perché si tratta comunque di una missione impossibile per qualsiasi istituzione o autorità borghese; la stessa vicenda del Qatargate conferma che la corruzione e il malaffare sono la linfa vitale di cui si nutre questo marcio sistema capitalista e imperialista a livello nazionale, europeo e mondiale, la fanno da padrone anche a Strasburgo e prosperano in simbiosi con tutte le istituzioni parlamentari coinvolgendo non solo i partiti della destra e della “sinistra” borghesi ma anche le Ong create strumentalmente per coprire il malaffare, le associazioni di lobbisti, le fondazioni e le organizzazioni sindacali internazionali ai massimi livelli.


18 gennaio 2023