Comunicato dell'Organizzazione di Biella del PMLI
Vergognoso che la giunta Corradino intitoli ai cosiddetti “martiri delle foibe” una strada dei Giardini Zumaglini
Il provocatorio “giorno del ricordo” va abolito

L’Organizzazione biellese del Partito marxista-leninista italiano (PMLI) si oppone risolutamente alla decisione della giunta comunale di Biella di accogliere la proposta dell’assessore ai lavori pubblici, Davide Zappalà di Fratelli d’Italia, di intitolare una stradina interna ai giardini Zumaglini col provocatorio nome di “Viale martiri delle foibe”.
Il velenoso revisionismo storico dell’assessore Zappalà, avvalorato da tutta la giunta comunale del sindaco leghista Claudio Corradino, fa trasalire qualunque sincero democratico minimamente documentato sulle tragiche vicende del confine orientale durante la Seconda guerra mondiale. Il fatto che vennero infoibati italiani non compromessi con il regime fascista e con i suoi crimini è una vera e propria falsità storica, mentre le dimensioni dell'esodo sono state ingigantite ad arte dalla propaganda fascista; basti pensare che tuttora vivono sia in Slovenia sia in Croazia decine di migliaia di cittadini di nazionalità italiana.
Zappalà finge di dimenticare che il regime fascista, alleato di quello nazista, dal 1941 al 1943 si annesse ampie porzioni di territorio jugoslavo creando le province di Lubiana, di Zara, di Spalato e di Cattaro ed i crimini compiuti dall'amministrazione italiana, sia civile sia militare, in quei territori sono inenarrabili, e sono assimilabili soltanto a quelli compiuti dalle truppe naziste in Unione Sovietica. I generali Mario Roatta, Mario Robotti e Alessandro Pirzio Biroli, insieme al prefetto Temistocle Testa, furono responsabili di eccidi spaventosi ai danni delle popolazioni slave soggiogate: in 29 mesi di occupazione italiana della provincia di Lubiana vennero brutalmente assassinate 13.100 persone di etnia slava su un totale di 339.751 abitanti della provincia, mentre la seconda armata del regio esercito istituì, nel territorio croato, non meno di sette campi di concentramento per civili, e le truppe italiane - insieme a quelle tedesche e con il supporto dei collaborazionisti - si resero responsabili in territorio croato della morte di oltre 800.000 civili, senza parlare della collaborazione fornita ai nazisti dal regio esercito e dai corpi di polizia italiani per la cattura di ebrei, di rom e di sinti, che finirono nelle camere a gas.
La Jugoslavia ebbe nella Seconda guerra mondiale, su una popolazione di 15.400.000 unità, 1.200.000 morti, dei quali 900.000 civili e solo 300.000 militari, e tale sproporzione di morti tra civili e militari supera in percentuale quella dell'Unione Sovietica dove, non si dimentichi, un'intera armata del regio esercito affiancava delle truppe naziste, e dove i morti civili furono oltre 17.000.000 e quelli militari furono 8.000.000: in parole povere, le autorità civili e militari italiane si resero responsabili nel territorio jugoslavo occupato di un vero e proprio genocidio ai danni della popolazione civile che mai si era verificato nella storia di quel territorio.
Non c'è quindi da stupirsi se alla fine della guerra, la Resistenza jugoslava organizzò Tribunali del Popolo che non esitarono a condannare a morte tutti quanti, tra gli italiani, avevano avuto un qualsiasi ruolo nel genocidio.
Non ci può essere e non ci deve essere altro, se vogliamo realmente definirci antifascisti, che il ricordo delle vittime del nazifascismo - siano esse italiane o slave, etiopi o ebree, tedesche o francesi, polacche o sovietiche - e mai potrà esserci una memoria condivisa perché i valori che ispirarono la Resistenza - italiana o slava, etiope o ebraica, tedesca o francese, polacca o sovietica - sono assolutamente antitetici a quelli del nazifascismo e non potranno mai mescolarsi con essi!
Quest’anno, fortunatamente, l’ANPI provinciale biellese e la sezione ANPI “Valle Elvo e Serra” hanno organizzato due distinti incontri pubblici per smascherare tutte le falsità storiche ed ideologiche create sul tema “foibe”. Il primo appuntamento si è tenuto presso la Camera del Lavoro di Biella, nella serata di giovedì 2 febbraio, con la presentazione del libro “E allora le foibe?” di Eric Gobetti che ha brillantemente smontato errori, mistificazioni e imbrogli retorici che cercano di costituire una “versione ufficiale” molto lontana dalla realtà dei fatti. Il secondo incontro si svolgerà alle ore 15 di sabato 11 febbraio presso la Sala del Museo del Territorio di Biella in via Quintino Sella 54/b, organizzato dall’ANPI “Valle Elvo e Serra” sez. “Pietro Secchia” con la collaborazione del Coordinamento biellese antifascista, il Laboratorio sociale la Città di sotto, il Partito Comunista del Lavoratori, il Partito marxista-leninista italiano e il Partito della Rifondazione Comunista. In questa occasione la storica triestina Claudia Cernigoi farà luce su una delle vicende più controverse del nostro passato più recente riportando la storia sui binari di una ricostruzione rigorosa e non ideologica della questione “foibe”.
NO all’intitolazione “Viale martiri delle foibe” in riferimento alla stradina a nord dei giardini Zumaglini di Biella!
Il “giorno del ricordo” va abolito non trasformato in un “giorno di tutte le memorie”!

 

Per il PMLI.Biella
Gabriele Urban
Biella, 7 febbraio 2023