Decisione del Consiglio europeo
L' Unione europea sostiene la "formula di pace del presidente Zelensky in dieci punti"
Blindati i confini terrestri e marittimi per fermare i migranti
 
"Sono contento che abbiamo fatto insieme una cosa importante per l’Ucraina", commentava il presidente francese Emmanuel Macron, riferendosi all’accordo per fornire a Kyiv il sistema antimissile Samp-T di produzione franco-italiana, in una pausa dello scontro politico tra galletti imperialisti europei con il signor presidente del consiglio italiano Giorgia Meloni nel Consiglio straordinario di Bruxelles del 9 febbraio che nei fatti ha visto i 27 leader imperialisti europei discutere molto fino a notte fonda, decidere poco o nulla in concreto, pur confermando la politica dei muri, di blindare i confini terrestri e marittimi per fermare i migranti e rinviare ogni decisione su quasi tutti gli altri temi all'ordine del giorno al prossimo vertice ordinario di marzo.
Fra le decisioni significative appunto quella di continuare a sostenere la resistenza ucraina all'aggressione russa e non poteva essere diversamente per non indebolire il fronte dei paesi imperialisti dell'Ovest guidato da Usa e Gran Bretagna impegnato a accettare la sfida dell'escalation militare contro quello dei paesi imperialisti dell'Est lanciata giusto un anno fa dall'aggressione di Putin; e per mandare avanti il processo di inglobamento dell'Ucraina nell'Ue imperialista. L'intesa nel consiglio straordinario europeo si è realizzata nel ribadire che "l'Unione europea continua a sostenere senza riserve l'indipendenza, la sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina entro i suoi confini riconosciuti a livello internazionale, come pure il suo diritto naturale di autotutela contro l'aggressione russa" e che "manterrà e si adopererà per aumentare ulteriormente, in consultazione con i partner internazionali, la pressione collettiva esercitata sulla Russia affinché ponga fine alla guerra di aggressione e ritiri le sue truppe e il suo materiale militare dall'Ucraina". La Ue conferma il suo appoggio all'iniziativa di Kyiv "per una pace giusta basata sul rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale del paese", e il "sostegno a favore della formula di pace del presidente Zelensky", la proposta in dieci punti presentata alla fine dello scorso anno. Per gli aiuti militari chiesti dal presidente ucraino Zelensky nella missione europea che il 9 febbraio prevedeva la tappa a Bruxelles e all'europarlamento, dichiarava la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, ciascuno decide per conto proprio, magari d'intesa con la Nato.
Sul secondo tema importante all'ordine del giorno, l'economia, i 27 leader imperialisti europei non hanno ancora trovato l'intesa su come rispondere al piano varato dall'amministrazione Biden per sostenere le industrie americane nella sfida economico-produtttiva anzitutto con la Cina socialimperialista, ossia il cospicuo pacchetto di 370 miliardi di dollari di sussidi pubblici che per rilanciare l'economia dell'imperialismo americano potrebbero spostare attività dall'Europa agli Usa. Sulla base dell'intesa franco-tedesca, che il recente summit tra Macron e Scholz per le celebrazioni dei sessant’anni del trattato bilaterale dell’Eliseo ha rilanciato con forza come asse imperialista trainante dell'Ue, anche a Bruxelles si dovrebbe decidere se non per un via libera quantomeno per deroghe sul blocco degli aiuti di Stato introdotto a protezione del mercato comune. Una posizione che i ministri dell'economia dei due paesi sono andati insieme a discutere a Washington il 6 e 7 febbraio, senza attendere il consiglio straordinario che al momento l'ha congelata e rimandata al vertice di marzo poiché in ogni caso le risorse finanziarie a disposizione di Berlino e Parigi sono comunque superiori a quelle degli altri partner europei e possono avvantaggiare i capitalisti nazionali sul mercato unico europeo, sempre meno protetto per le economie più deboli. Il compito di stilare una proposta unitaria per il prossimo consiglio a marzo è stato affidato alla Commissione.
Il terzo capitolo importante del consiglio straordinario di Bruxelles riguarda il tema dei migranti, quello su cui l'Italia, a sentire commenti e conferenza stampa della leader neofascista Meloni che nello stesso stile usato dal predecessore Draghi per sbandierare successi spesso inesistenti, avrebbe ottenuto una "grande vittoria", ovviamente per suo merito per aver "stabilito il principio che rappresenta un problema europeo e ha bisogno di una risposta europea". Sta scritto al primo paragrafo del capitolo dedicato all'argomento, citato dalla stessa von del Leyen nella conferenza stampa al termine dei lavori, che a dire il vero ha sottolineato quale misura operativa da mettere in pratica solo quella di riconoscere reciprocamente le decisioni sui rimpatri, per velocizzarli. Quanto al "rafforzamento dell'azione esterna, un controllo più efficace delle frontiere esterne dell'UE" si rimanda a quanto già messo in cantiere dalla Commissione europea, a proposito della costruzione di più barriere, sorvegliate da telecamere, affiancate da strade per poterle pattugliare e via elencando. Non ci sono dubbi che l'imperialismo europeo non recede dalla sua politica di voler blindare i confini terrestri per fermare i migranti, più complessi da difendere i confini marittimi tanto importanti per la Meloni che neanche tanto tempo fa voleva schierare le navi militari.
Mentre si assiste alla liberalizzazione del movimento delle merci e dei capitali, la progressiva chiusura dei confini va avanti da tempo: almeno dal 2015 le politiche Ue "sono sempre più restrittive e miopi" e dallo scorso novembre il piano della la Commissione "prevedeva lo stanziamento di 580 milioni entro il 2023, principalmente per Libia, Tunisia, Egitto e lungo la rotta del Sahel, senza avanzare alcuna proposta di miglioramento rispetto ai principi di tutela dei diritti umani", denunciava un documento sottoscritto da 22 organizzazioni che in Italia si occupano del tema, riunite nel Tavolo asilo e immigrazione, dal significativo titolo "Dall’Europa un regalo ai trafficanti, a scapito dei diritti".
Muri, telecamere, torrette, controlli di frontiera non fermeranno le persone in movimento verso i confini Ue, dichiaravano le organizzazioni, anzi le metteranno "ancor più nelle mani dei trafficanti di esseri umani costringendole a fuggire attraverso rotte sempre più pericolose".

15 febbraio 2023