Comunicato congiunto della Cellula “F. Engels” della Valdisieve e dell'Organizzazione di Vicchio del Mugello del PMLI
L'amministrazione comunale di “centro-sinistra” di Dicomano rilancia le falsità dei fascisti sulle foibe
il “giorno del ricordo” non va celebrato ma abolito!

Il comune di Dicomano amministrato dal “centro-sinistra” ha organizzato sabato 18 febbraio un incontro pubblico per celebrare il cosiddetto “Giorno del ricordo” dal titolo “La memoria interrotta-un caso di memoria collettiva mancata” con l'obiettivo di “… non dimenticare anche le vittime delle foibe e l'esodo degli istriani” come affermato dallo stesso sindaco Passiatore.
Questa ricorrenza istituita nel 2004 dal governo Berlusconi e approvata all'unanimità dal parlamento con la piena e fattiva complicità del “centro-sinistra”, è sempre stato ed è un coacervo di falsità sparse a piene mani dai suoi sostenitori. Ma chi erano realmente gli infoibati? Chi erano veramente i fuoriusciti giuliano-dalmati? Erano veramente soltanto esuli, come vengono definiti anche nello stesso manifesto dell'iniziativa sopradetta? Da un punto di vista storico, certamente no.
In realtà non vi fu alcuna pulizia etnica contro gli italiani solo perché tali. E il fatto che decine di migliaia di italiani continuarono negli anni seguenti a vivere tranquillamente in Jugoslavia ne è una prova concreta sulla quale si tace.
Gli infoibati furono alcune centinaia, in gran parte fortemente e gravemente compromesse con gli oppressori nazi-fascisti, fascisti, spie, delatori, traditori, collaborazionisti, non i numeri esagerati propagandati ad arte, processati e giudicati colpevoli da tribunali militari composti da partigiani jugoslavi e italiani.
I fuoriusciti furono invece 35 mila persone che non furono cacciati e perseguitati dai partigiani “titini”, come si vuol far credere, ma fuggiaschi di loro volontà per sottrarsi al giudizio delle loro vittime per quante ne avevano combinate contro le popolazione slave. Insomma, le loro colpe non si riducevano a quella di “essere italiani”, come ci racconta Mattarella ma erano ben altre, fatte di devastazioni, saccheggi, eccidi, torture, stupri, rastrellamenti, italianizzazione forzata, deportazione nei campi di concentramento, bombardamenti a tappeto e chi più ne ha ne metta.
D'altronde i numeri non mentono: la ex Jugoslavia ebbe nella seconda guerra mondiale su una popolazione di 15.400.000 abitanti 1.200.000 morti di cui ben 900.000 civili e 300.000 militari. Nella provincia di Lubiana in 29 mesi di occupazione italiana, come risulta dai lavori della Commissione parlamentare Gasparotto, ministro della Difesa del terzo governo De Gasperi, vi furono 13.100 persone di etnia slava assassinate su una popolazione complessiva di 339.751 abitanti. Ed ancora 340.000 civili slavi fucilati e massacrati nel corso dei “rastrellamenti” e rappresaglie contro le formazioni partigiane insorte, dall'aprile del 1941 all'aprile 1943. Così come 100.000 civili congiunti dei ribelli, deportati nei campi di concentramento e 16.000 morti di stenti e per ulteriori deportazioni.
Col “Giorno del ricordo” questi numeri spaventosi si tacciono, mentre si vuol far passare per “martiri” alcune centinaia di aguzzini in camicia nera infoibati. Non fu certo un caso lo sciopero dei portuali di Ancona e dei ferrovieri di Bologna contro i “treni e le navi che scappano dalla Jugoslavia” del 1947. La “campagna” a favore del “Giorno del ricordo”, non distingue le vittime dai carnefici ed è il principale “cavallo di Troia” del revisionismo storico che porta la criminalizzazione della Resistenza, la pacificazione tra antifascisti e fascisti, la “memoria e la storia condivisa”, attorno ai valori della “nazione” e della “patria”, fomenta il nazionalismo patriottardo e riabilita il fascismo che è funzionale al regime neofascista imperante col governo Meloni al potere e, in definitiva, alle mire espansioniste che l'imperialismo italiano non ha mai abbandonato sui Balcani e nel Mediterraneo.
Campagna che ha assunto nuovo impeto con la salita al potere del governo Meloni che ha concluso la marcia su Roma elettorale iniziata dal movimento sociale italiano fondato nel 1946 dal fucilatore di partigiani Giorgio Almirante. Non a caso sia Meloni che il ministro degli esteri Tajani recentemente hanno rivendicato “più Italia nei Balcani”.
Noi marxisti-leninisti siamo contrari alla proposta ventilata di trasformare il “Giorno del ricordo” in un giorno di “ricordo di tutte le memorie” perché significherebbe continuare a mescolare ed equiparare l’antifascismo con la barbarie del nazifascismo, a metterli sullo stesso piano e non distinguerli, che si traduce in definitiva a riabilitare il fascismo. Invitiamo gli antifascisti a mantenere ben viva la memoria dell’antifascismo e a battersi conseguentemente per abolire il “Giorno del ricordo” che è un oltraggio alla Resistenza. Oltraggio a cui ha pensato bene di contribuire anche il comune di Dicomano con l’iniziativa menzionata.
 
PMLI - Cellula “F. Engels” della Valdisieve, Organizzazione di Vicchio del Mugello (Firenze)
18 febbraio 2023