Conclusioni di Giovanni Scuderi alla terza Sessione plenaria del 3° CC del PMLI, 2 marzo 1987
“Vogliamo liberare la donna non solo sul piano materiale, che è primario e fondamentale, ma anche sul piano culturale, morale e spirituale”

 
Avvicinandosi l'8 Marzo, Giornata internazionale della donna, ripubblichiamo le importanti conclusioni del compagano Giovanni Scuderi, Segretario generale del PMLI alla terza Sessione plenaria del 3° Comitato Centrale del PMLI tenutasi il 1° e 2 marzo 1987. La Sessione aveva per tema “La condizione della donna in Italia e i compiti del PMLI sul fronte femminile”, che è stato trattato magistralmente dalla compagna Monica Martenghi, Responsabile della Commissione Donne del CC del PMLI. Il suo Rapporto è stato adottato dalla Sessione.
Con questo intervento il Segretario generale del PMLI dà un contributo fondamentale alla linea femminile del PMLI e quindi va letto con la massima attenzione e una stoccata di classe e antifascista al progetto piduista del presidenzialismo allora perseguito dal presidente del Consiglio Bettino Craxi e oggi dai neofascisti al governo.
Non sfugga il concetto di controffensiva perché è la postura che devono assumere i militanti e i simpatizzanti del PMLI anche oggi nella battaglia contro il governo neofascista Meloni, il presidenzialismo e l'autonomia regionale differenziata. Nel quadro della strategia per la conquista del socialismo e del potere politico del proletariato.
 
Questa Sessione sarà ricordata negli annali del Partito come la Sessione della strenua difesa e del risoluto rilancio del patrimonio storico, ideologico, teorico e politico del movimento operaio nazionale e internazionale circa l’emancipazione della donna.
Noi crediamo profondamente nell’emancipazione della donna, e perché non possiamo tollerare che la “metà del cielo” - come le donne vengono definite dal presidente Mao - viva in condizioni peggiori, subumane e subalterne rispetto all’altra metà, e perché non ci potrà mai essere effettivo progresso umano, civile e sociale senza la piena, reale e concreta parità tra la donna e l’uomo.
Solo il proletariato in quanto classe oppressa e antagonista alla borghesia, può avere ed ha l’interesse all’emancipazione femminile, mentre la classe dominante al contrario ha interesse a mantenere sottomesse e in uno stato di subalternità le donne.
Gli sfruttatori e gli oppressori non vogliono che le donne si emancipino per non perdere fette consistenti di profitti e per non allargare il fronte degli oppositori. Soprattutto attraverso la morale retrograda e cattolica circa la famiglia, la maternità, il divorzio, l’aborto e il sesso pensano di tenere la donna nell’oscurità e nella subalternità maritale, politica e sociale.
Noi invece vogliamo liberare la donna non solo sul piano materiale - che è primario e fondamentale - ma anche sul piano culturale, morale e spirituale. Ecco perché il PMLI è lo strumento fondamentale dell’emancipazione femminile. Ecco perché invitiamo le donne sfruttate e oppresse e le ragazze ad entrare nel PMLI.
La linea femminile del Partito è emersa dal Rapporto e dal dibattito in tutto il suo splendore e in tutta la sua forza. Ma perché essa dia i suoi frutti a livello di massa e del proselitismo, è necessario che tutto il Partito, non solo la componente femminile, al vertice come alla base, produca un grande sforzo ideologico, politico e organizzativo per applicarla con intelligenza e abilità tattica nella pratica. Occorre però prima, attraverso un attento e serio studio personale e collettivo, afferrare e assimilare fino in fondo e in tutte le sue sfumature e implicazioni il Rapporto della compagna Martenghi.
Le Commissioni centrali, con in testa quella femminile, devono fare con diligenza e reciproca collaborazione la loro parte per aiutare il Partito a studiare e applicare correttamente il Rapporto. La Redazione centrale de “Il Bolscevico” avrà in questo ambito un ruolo strategico perché ha il compito di far vivere settimana dopo settimana la linea femminile del Partito in ogni articolo che riguarda le masse femminili.
Il Rapporto della compagna Martenghi si inserisce nella controffensiva del Partito contro i piani della 2ª repubblica autoritaria e fascista e contro il processo di deideologizzazione, decomunistizzazione e socialdemocratizzazione delle masse. Una controffensiva che non conosce soste e che non si è arrestata nemmeno di fronte ai gravi attacchi giudiziari e amministrativi del governo e delle giunte locali che potevano liquidare il Partito. Le dure prove della lotta di classe non ci hanno fatto paura, né ci hanno frenato lo slancio. Non ci siamo ripiegati su noi stessi per leccarci le ferite, abbiamo serrato i ranghi, riorganizzate le forze, prodotto uno sforzo collettivo e individuale senza precedenti e ci siamo lanciati in attacco. Nella lotta ci siamo rafforzati, abbiamo conquistato nuove forze e nuovo prestigio compiendo un vero e proprio miracolo politico. Sul piano ideologico e politico abbiamo assestato dei colpi devastanti a Craxi, al governo, ai nemici di classe e ai riformisti vecchi e nuovi, continuando di questo passo, man mano che aumenterà la nostra forza di massa, gliene assesteremo altri e più decisivi anche sul piano pratico.
La nostra controffensiva è iniziata col 3° Congresso nazionale del Partito, è proseguita col fulminante documento antirevisionista sulla Grande rivoluzione culturale proletaria in Cina, ha raggiunto un momento alto con la Seconda sessione plenaria in cui è stato approvato un documento storico sulla linea scolastica del Partito, si è sviluppata con notevole forza chiarificatrice e persuasiva con la campagna di denuncia della politica estera imperialista, espansionista e bellicista del governo Craxi, si è rafforzata ideologicamente, teoricamente, strategicamente e politicamente col discorso sulla concezione di Mao del mondo, si è arricchita col primo documento del CC sul Mezzogiorno e col brillante documento strategico sul ‘77 che ricostruisce un passaggio fondamentale della storia contemporanea del movimento operaio e giovanile italiano e fornisce al Partito l’orientamento strategico del lavoro giovanile, ed ora riceve nuova forza e nuovo slancio dal Rapporto della compagna Martenghi.
La pratica ha dimostrato che la via della controffensiva, dell’attacco, è quella giusta, quella vincente, e noi la percorreremo fino in fondo senza dare tregua alla classe dominante borghese, al suo governo e ai suoi lacchè. Siamo rivoluzionari marxisti-leninisti dalla punta dei piedi alla punta dei capelli, e perciò non verremo mai meno ai nostri doveri politici e di classe. Ci possono essere delle defezioni nelle nostre file ma il grosso del Partito andrà avanti sicuro che la vittoria finale sarà del Partito e del proletariato.
Il governo del neoduce Craxi è virtualmente in crisi. Ma poiché egli tiene ancora le carte coperte, non possiamo sapere se ci sarà o meno un nuovo governo o se si andrà direttamente alle elezioni anticipate. Comunque sia, anche se Craxi sarà costretto a lasciare palazzo Chigi, dobbiamo continuare a tenerlo sotto tiro perché costui non è disposto a uscire di scena e continuerà a manovrare dietro e davanti le quinte per realizzare la 2ª repubblica.
Richiamandosi a Calamandrei e nascondendosi dietro una vecchia idea che questi presentò senza successo alla Costituente, Craxi sta sviluppando una grande campagna per far accettare l’elezione diretta del presidente della Repubblica. In realtà la sua proposta non ha nulla a che vedere con quella del defunto giurista azionista, se non altro perché i tempi, la situazione e il contesto politico non sono piu quelli di ieri. Il leader del PSI sostiene di voler dare ai cittadini un “diritto in più” con l’elezione diretta del capo dello Stato, ma se passerà la sua proposta non è difficile prevedere che gradualmente saranno tolti ai cittadini uno dopo l’altro tutti i diritti, così come fece Mussolini. Sarebbe perciò un madornale errore riporre nel cassetto le nostre armi e rinunciare a sparare a zero contro il neoduce.
Se sarà varato un nuovo governo in questa legislatura, esso nella sostanza non potrà che seguire la linea di Craxi. E noi lo combatteremo stando fermamente all’opposizione.
D’altra parte nel capitalismo, nelle condizioni del nostro Paese, l’opposizione è la posizione ideale del proletariato per difendere i propri interessi e diritti e per arrecare il massimo danno alla classe dominante borghese e al suo ordinamento economico, istituzionale e statale. Mai potremmo appoggiare né direttamente né indirettamente un governo, qualunque sia la sua formula e da chiunque sia costituito e lo componga, a meno che gli attuali partiti parlamentari non si mettano da parte e lascino liberi il proletariato e i lavoratori di scegliere un nuovo governo. Ma questo è impossibile. A noi non rimane allora che tenere ben alta la bandiera del socialismo e dell’emancipazione femminile e lavorare sodo, con perseveranza e lungimiranza per radunare attorno ad essa tutte le forze sociali che vogliono farla finita col capitalismo e costruire una nuova società.
Io credo che con questa Sessione il Comitato centrale del PMLI ha reso il massimo onore all’8 Marzo, giornata internazionale delle masse femminili sfruttate e oppresse e di tutte le donne progressiste e democratiche, una sacra ricorrenza che fa parte integrante della tradizione del movimento operaio e del movimento femminile che noi dobbiamo difendere dagli attacchi della borghesia, dei revisionisti e dei riformisti che tendono a stravolgerne lo spirito e il significato e a istituzionalizzarla, se non addirittura cancellarla dal calendario.
Da questa tribuna vada alle compagne, alle operaie, alle lavoratrici, alle casalinghe, alle pensionate, alle ragazze l’augurio di un buon 8 Marzo. E ai militanti del Partito l’affettuoso c caloroso augurio di tutti noi per l’ormai prossimo decimo anniversario del PMLI.


22 febbraio 2023