Wang in visita da Putin per “approfondire ulteriormente le relazioni con Mosca”
La missione del capo della politica estera cinese in Europa ha preparato la presentazione del cosiddetto piano di pace di Pechino

 
La missione europea di Wang Yi, direttore dell'Ufficio della Commissione Affari Esteri del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), ha avuto varie tappe da Roma a Budapest, alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, e si è conclusa significativamente a Mosca dove sia nell'incontro del 21 febbraio con il segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, Nikolai Patrushev, ma soprattutto in quello del 22 febbraio col presidente Vladimir Putin ha probabilmente presentato e concordato con l'alleato strategico la bozza del cosiddetto piano di pace di Pechino, uscita pubblicamente due giorni dopo. Della bozza possiamo rilevare intanto che mette sullo stesso piano l'aggressore Russia e l'aggredita Ucraina, ossia la discriminante fondamentale per decidere da che parte stare, e conferma la oramai definita posizione a sostegno dell'imperialismo russo da parte del socialimperialismo cinese, che non ha mai condannato l'invasione. L'alleanza strategica tra le due potenze a capo dello schieramento dei paesi imperialisti dell'Est è consolidata e quella di Wang è stata anzitutto una visita a Putin per “approfondire ulteriormente le relazioni con Mosca”.
Nel comunicato diffuso dall'agenzia statale cinese Xinhua del 21 febbraio si sottolineava che Wang Yi, membro anche dell'Ufficio Politico del Comitato Centrale del PCC, e Nikolai Patrushev sono i responsabili per conto dei rispettivi governi del meccanismo della Consultazione Strategica sulla Sicurezza tra Cina e Russia. Le due parti raccontava il dispaccio dell'agenzia cinese hanno discusso dell'attuale situazione strategica internazionale e hanno espresso la volontà di praticare congiuntamente un vero multilateralismo, opporsi a tutte le forme di bullismo unilaterale e promuovere la democrazia nelle relazioni internazionali e un mondo multipolare. Palese il riferimento al "bullo" americano, quello che metterebbe a repentaglio in particolare la pace e la stabilità nella regione Asia-Pacifico dove Mosca sta con Pechino e appoggia le posizioni cinesi su Taiwan, Hong Kong, Tibet e il Xinjiang, ribadiva Patrushev. Devono essere contrastati il ripristino della mentalità da guerra fredda, il confronto di blocco e il conflitto ideologico che per i due partner strategici dipenderebbero esclusivamente dagi Usa. Come se non dipendesse anche dalle mosse dei due compari imperialisti a partire da quella evidente della guerra di aggressione del nuovo zar Putin in Europa. Le due parti hanno anche scambiato opinioni sulla questione ucraina, tra le altre, liquida con due parole a fine servizio l'agenzia Xinhua. L'argomento è sfiorato anche nell'incontro successivo di Wang con il ministro degli Esteri russo Lavrov, è riservato piuttosto a quello col leader del Cremlino.
Putin e Wang Yi nell'incontro del 22 febbraio concordano sul fatto che il partenariato strategico globale Cina-Russia, il coordinamento per la nuova era come lo chiama Pechino, non ha mai preso di mira terze parti ma altrettanto non tollera alcuna interferenza o coercizione di terze parti, sarebbe lo strumento ideale a favore di un mondo multipolare e una maggiore democrazia nelle relazioni internazionali.
Il rapporto Cina-Russia ha superato la prova dei drastici cambiamenti nella situazione mondiale, è maturo, solido e stabile come il Monte Tai, dichiarava Wang. Secondo il quale la Cina è disposta a collaborare con la Russia per mantenere la determinazione strategica, approfondire la fiducia politica, rafforzare il coordinamento strategico, espandere la cooperazione pratica e salvaguardare gli interessi legittimi di entrambi i paesi. Non certo affinché i due paesi svolgano un ruolo costruttivo nella promozione della pace e dello sviluppo nel mondo, come raccontano a Pechino ma per sfidare l'egemonia della cordata imperialista rivale, gli Usa. A questa sfida imperialista pensava il nuovo zar Putin quando rispondendo a Wang definiva fruttuosa la cooperazione Russia-Cina e il loro coordinamento nell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, nei BRICS e in altre organizzazioni, non certo alla dichiarata promozione di "una maggiore democrazia nelle relazioni internazionali e l'equilibrio e la stabilità del panorama internazionale" che non si promuove con missili e carri armati.
Con Putin, racconta la Xinhua, Wang ha avuto un approfondito scambio di vedute sulla questione ucraina, e da complice imperialista ha "apprezzato la riconferma della volontà della Russia di risolvere i problemi attraverso il dialogo e il negoziato", che a quanto pare solo Pechino riesce a vedere. Wang ha ripetuto che la Cina, "come sempre, manterrà una posizione obiettiva ed equa e svolgerà un ruolo costruttivo nella risoluzione della crisi attraverso mezzi politici". Che se si concretizzano solo con la successiva bozza del piano di pace sono quantomeno inefficaci a ripristinare il diritto internazionale violato dalla Russia se non complici dell'escalation bellicista del nuovo zar del Cremlino.


1 marzo 2023