Sponsorizzati da “Il Fatto quotidiano” di Travaglio, Putin e Conte
Due appelli per la pace che fanno il gioco dell'aggressore russo
Uno è promosso dal putiniano di complemento ex “maoista” Santoro, assieme a Mattei, Bertinotti e la vicedirettrice del “Fatto” Oliva; l'altro da monsignor Recchiuti e Cremaschi sulla linea del papa e del socialimperialismo cinese

 
Al fianco dell’iniziativa della raccolta firme per i referendum filoputiniani sulle armi all’Ucraina del giurista democratico borghese Ugo Mattei, sono stati lanciati due appelli per la pace che fanno il gioco dell’aggressore russo, entrambi ancora una volta sponsorizzati da “Il Fatto quotidiano” di Travaglio, Putin e Conte. Uno è promosso da Santoro, Mattei, De Magistris, Bertinotti, Capanna, Cacciari, Capuozzo, Oliva, Ovadia, Senesi e altri, che invoca il cessate il fuoco e le trattative “per unire l’Italia contro la guerra ”. L’altro è promosso da monsignor Ricchiuti, dal responsabile pace e disarmo di Rifondazione comunista Piccin, dal coordinatore nazionale di Potere al popolo Cremaschi e altri. Questo appello che ha per titolo “Fermare la guerra e imporre la pace ”, si basa sulla linea del papa e della “proposta di pace ” del socialimperialismo cinese.
Nel primo appello, ideato e proposto dal giornalista putiniano di complemento ex “maoista”, Michele Santoro”, si legge che “L’intera Ucraina è rasa al suolo ”, “Putin è il responsabile dell’invasione ma la Nato, con in testa il Presidente degli Stati Uniti Biden, non sta operando soltanto per aiutare gli aggrediti a difendersi, contribuisce all’escalation e trasforma un conflitto locale in una guerra mondiale strisciante ”, e che “Si vuole imporre l’idea che non esista altro modo di porre fine alla guerra se non la vittoria militare di uno dei due contendenti e che l’Italia non possa far altro che continuare a inviare armi, limitandosi a invocare una soluzione diplomatica dai contorni indefiniti. Noi pensiamo che l’Italia debba manifestare in ogni modo la sua solidarietà al popolo ucraino abbandonando, però, qualunque partecipazione alle operazioni belliche. Vogliamo tornare ad essere il più grande Paese pacifista del mondo, motore di una azione per la Pace e non ruota di scorta in una guerra ”. Un appello pregno di opportunismo che fa il gioco di Putin, attraverso il quale i filoputiniani in malafede strumentalizzano anche i contraccolpi delle sanzioni alla Russia sull'aumento dei prezzi, sull'occupazione e sulla vita delle masse. Se si vuole veramente la pace occorre chiedere il ritiro immediato dell’esercito neozarista russo dentro i suoi confini, cosa che né i fautori dei referendum né gli estensori degli appelli pseudo pacifisti hanno mai fatto né si sognano di fare. Mentre l’invio delle armi all’Ucraina è una questione subordinata alla questione più generale della guerra di aggressione russa, che è la contraddizione principale.
I firmatari dell’appello di fatto arrivano alla mostruosità, inventata dallo stesso Putin, di giustificare da una parte l’invasione russa dell’Ucraina come una “guerra difensiva ”, e dall’altra di accusare la resistenza del governo, dell’esercito e del popolo del Paese invaso come la vera causa della prosecuzione di tale guerra, perché così vorrebbero Usa, Ue e Nato che usano l’Ucraina come pedina per piegare la Russia. Dimenticando, in realtà mentendo sapendo di mentire, che in questo momento e in questo teatro bellico non è l’imperialismo dell’Ovest a soffiare sui venti di guerra, bensì la Russia imperialista di Putin, con i bombardamenti indiscriminati contro obiettivi civili, i massacri e le deportazioni della popolazione ucraina, l’annessione illegale di suoi territori, la minaccia dell’uso di armi atomiche, la mobilitazione forzata di centinaia di migliaia di giovani russi per spedirli al fronte, e così via.
Non è l’Ucraina insomma che minaccia l’esistenza della Russia, ma esattamente il contrario. Siamo tutti contro l’espansionismo della Nato, ma in questo momento c’è un aggredito e un aggressore, e bisogna scegliere da che parte stare, fino al ritiro dell’invasore e il pieno ripristino della libertà, la sovranità e l’integrità territoriale del paese aggredito.
Nel secondo decine di personalità della scienza, dell’università, della politica e del mondo cattolico ed ex diplomatici, lanciano l’appello “Fermare la guerra e imporre la pace ”, dove nelle conclusioni chiedono esplicitamente che nel conflitto in corso in Ucraina “È il momento per esigere da tutte le parti un immediato cessate il fuoco e l’avvio di trattative di pace senza pregiudizi ”. A tale proposito segnalano come “In mezzo a questo frastuono guerrafondaio, a livello mondiale si sono levate due voci ufficiali nel sostenere che, al contrario, va ricercata la strada del negoziato e il raggiungimento della pace attraverso necessarie mediazioni e la cessazione dei combattimenti: il Pontefice e il governo cinese ”, sottolineando che “sono questi gli sforzi e i percorsi che meritano di essere sostenuti e non ignorati ” per fermare l’escalation. In realtà il falso “piano di pace cinese ” in 12 punti non è che una proposta generica su un punto fondamentale, chiedendo il “rispetto della sovranità, indipendenza e integrità territoriale di tutti i paesi ” senza dire chi è l'aggressore e chi l'aggredito e mettendo in questo modo sullo stesso piano la Russia che ha scatenato l'invasione e l'aggredita Ucraina in nome di una falsa neutralità che non ci può essere se effettivamente si vuole ripristinare il diritto internazionale violato dalla Russia e rispettare la sovranità dell'Ucraina; altrimenti si è complici dell'escalation bellicista del nuovo zar del Cremlino. Stesso discorso per papa Bergoglio, la cui analisi sulla guerra in Ucraina è caratterizzata da una marcata ambiguità che lo porta a suggerire ai suoi interlocutori di tenere una linea di equidistanza tra l'aggredito e l'aggressore. Quasi fosse oggettivamente impossibile, o almeno arduo, distinguere di chi è la responsabilità di questo feroce conflitto. Un opportunismo di tipo politico per chiedere al popolo ucraino di arrendersi per ammansire l'orso russo e far cessare al più presto la guerra; un opportunismo, di tipo culturale, che non distingue tra le guerre giuste (antimperialiste, di resistenza e di liberazione) e le guerre ingiuste (imperialiste e di aggressione) e che condanna la resistenza popolare armata al pari delle guerre ingiuste e ammette idealisticamente solo la resistenza passiva nonviolenta.
Le posizioni di Bergoglio sposate in toto dai firmatari dell’appello contengono tutt'e due i tipi di opportunismo e portano pericolosamente a una sola conclusione: spingere l'Ucraina ad abbandonare la via della resistenza armata e implorare al nuovo zar un cessate il fuoco, offrendogli in sacrificio l'annessione di territori occupati dal suo esercito neonazista. Senza capire che senza la sua resistenza armata l'Ucraina avrebbe già cessato di esistere diversi mesi fa, e che in ogni caso nessuno può sostituirsi al popolo ucraino nel decidere del proprio destino. Qualsiasi soluzione di pace può passare solo dal rispetto della sua volontà, senza condizionamenti esterni da parte di nessuno.
I marxisti-leninisti sono per la pace giusta senza annessioni, non su posizioni pacifiste né su posizioni di appeasement con l’aggressore (russo neozarista in questo caso). Occorre che il movimento per la pace si chiarisca al suo interno su quale pace cercare e con quale linea politica la si debba perseguire. Soprattutto occorre che esso non finisca, in nome della pace a tutti i costi, per fare il gioco di Putin con le posizioni ambiguamente “equidistanti” tra l’aggressore russo e l’aggredito ucraino, perché non c'è autentica pace senza una Ucraina libera, indipendente, sovrana e integrale.

26 aprile 2023