Per il governo neofascista la “razza bianca” è in pericolo per l'invasione dei migranti
Lollobrigida razzista: “No alla sostituzione etnica”
Intervenendo al congresso del sindacato di destra, il ministro cognato della Meloni usa una parola d'ordine nazista, poi si scusa sostenendo che non ne conosceva il significato

“Le nascite non si incentivano convincendo le persone a passare più tempo a casa perché si intensificano i rapporti, il modo è costruire un welfare che permetta di lavorare e avere una famiglia, sostenere le giovani coppie a trovare l'occupazione. Non possiamo arrenderci all'idea della sostituzione etnica. L'idea della sostituzione etnica: vabbè, gli italiani fanno meno figli quindi li sostituiamo con qualcun altro. Non è quella la strada”.
Così il ministro dell'Agricoltura e della “sovranità alimentare”, Francesco Lollobrigida di FdI, intervenendo il 18 aprile al congresso della Confederazione dei sindacati autonomi Cisal, ha spiattellato l'ideologia razzista che domina nel governo neofascista Meloni nei confronti degli immigrati. E lo ha fatto in una maniera che non lascia spazio ad equivoci, impugnando cioè la tesi nazista del pericolo della sostituzione etnica delle popolazioni bianche e cristiane da parte di masse di immigrati di colore e di religione islamica, tesi cara ai suprematisti bianchi europei e anglosassoni e che ha in Trump e in Putin i due massimi sponsor internazionali.
 

Lo slogan dei razzisti, suprematisti e sovranisti internazionali
Non a caso lo slogan della “sostituzione etnica” compariva come titolo sul manifesto razzista di Brenton Tarrant, il suprematista autore delle stragi di Christchurch in Nuova Zelanda, dove uccise 50 persone e ne ferì altrettante attaccando una moschea e un centro islamico. Il concetto di sostituzione etnica risale di fatto a Hitler e al nazismo, ma è stato codificato nella forma attuale a partire da Gerd Honsik, un autore neonazista austriaco, nel suo libro del 2005 “Addio Europa. Il Piano Kalergi”, condannato due volte per negazionismo dell'Olocausto, e soprattutto nel 2011 con il libro “Le Grand Replacement” del suo seguace Renaud Camus, autore francese condannato per incitamento all'odio razziale nel 2014.
Secondo quest'ultimo esisterebbe un piano di alcune élite internazionali per sostituire i bianchi francesi ed europei con popolazioni provenienti dall'Africa e dal Medio Oriente, promuovendo le migrazioni di massa e il calo del tasso di natalità. Lo scopo di ciò che il razzista francese chiama “genocidio per sostituzione” sarebbe quello di sostituire, come già teorizzava Honsik, la razza bianca con una razza meticcia “facilmente dominabile”. In realtà Kalergi era un aristocratico austriaco-giapponese considerato un utopista dell'unione dei popoli europei e autore nel 1923 di un manifesto paneuropeo firmato anche da Einstein e Freud, ma indebitamente additato da Honsik e Camus come autore del piano a lui attribuito.
Sta di fatto che la tesi neonazista della “sostituzione etnica” è oggi condivisa e propagandata da tutti i razzisti e suprematisti bianchi europei e anglosassoni e dal loro ideologo Steve Bannon, autore della vittoria elettorale di Trump nel 2016, compresi i razzisti e neofascisti italiani, e che si propone di affermare sui piani ideologico, culturale, politico e pratico la superiorità e la supremazia dei bianchi cristiani sulle altre popolazioni e fedi religiose. Non a caso è proprio in quell'anno che Salvini, in un'intervista a SkyTg24 riprende l'espressione “genocidio per sostituzione”, mentre un anno prima, come riporta il Corriere della Sera , già parlava “sostituzione etnica coordinata dall'Europa”.
 

Un vecchio cavallo di battaglia di Meloni e camerati
Sempre nel 2016 anche la Meloni dichiarava a Matrix: “Potenzialmente sono milioni le persone che possono entrare nel nostro Paese, questo mentre tanti cittadini italiani scappano all'estero. Il disegno è sostanzialmente di sostituzione etnica, questo piace a chi comanda perché alla base di tutto questo ci sia il tema dei diritti: l'immigrazione controllata serve al grande capitale perché la può usare per rivedere al ribasso i diritti dei lavoratori italiani”. Meloni attribuiva infatti questo complotto al finanziere internazionale Soros. E un anno dopo, in un comizio a Roma, sbraitava: “Quella che abbiamo visto in Italia è un'invasione pianificata e voluta. Si tratta di manodopera a basso costo per il grande capitale, si chiama sostituzione etnica e noi non la consentiremo”. Nel 2018 la leader dei neofascisti italiani accolse trionfalmente Bannon alla sua festa annuale di Atreju, annunciando in quell'occasione che avrebbe chiesto l'adesione a The Movement, l'internazionale nera sovranista fondata dall'ideologo trumpiano. Che la ringraziò proclamando che “oggi l'Italia è il centro della politica mondiale. Salvini e Giorgia Meloni sono sovvertitori. Sapete cosa fare e per questo Bruxelles vi teme”.
La “sostituzione etnica” è quindi un vecchio e ben noto cavallo di battaglia della premier e della destra neofascista, e perciò appare ridicolo e puerile il tentativo di Lollobrigida, dopo l'ondata di indignazione e polemiche suscitata dal suo intervento, di scusarsi goffamente per aver usato il termine “sostituzione etnica”, negando di sapere la sua origine e il suo ben preciso significato: “Si è fatta una grande confusione in queste ore su questo tema. Io non conosco i testi dei complottisti e penso, a questo punto, che siano molto più appassionati a leggerli a sinistra”, ha dichiarato infatti in margine alla partecipazione ad un convegno di Confcommercio. Una pezza ancor peggiore del buco, perché se la sua fosse davvero ignoranza confermerebbe solo l'infima qualità dei personaggi di cui Meloni si circonda.
 

Un'operazione premeditata e coordinata
In risposta all'osservazione che secondo gli studiosi la sostituzione etnica è un mito hitleriano e mussoliniano, Lollobrigida ha dichiarato, in un'intervista al Corriere della Sera, che “nelle mie parole non c’era alcun riferimento a visioni ben lontane dalla mia formazione”. Una risposta esilarante, detta da chi si è formato nel Fronte della gioventù del MSI fondato e diretto dal fucilatore di partigiani Almirante, già segretario di redazione della rivista “La difesa della razza”, che sotto la sua direzione pubblicò nel 1938 il Manifesto della razza che diede il via alle leggi razziali di Mussolini sulla scia di quelle dei nazisti. E detta anche da chi ha voluto a tutti i costi il finanziamento e la realizzazione del sacrario al generale e gerarca fascista Rodolfo Graziani nella sua città natale di Affile, soprannominato il “macellaio dell'Etipia” per lo sterminio dei ribelli con i gas asfissianti e i massacri indiscriminati dei civili, dichiarato criminale di guerra dalle Nazioni Unite, e alla cui inaugurazione ha presenziato nel 2012.
In realtà non si tratta certo di ignoranza, ma di una concezione ben radicata in Meloni e i suoi camerati, e lo dimostra il fatto che nella stessa giornata del 18 la premier faceva dichiarazioni del tutto simili a quella di suo cognato, anche se con parole meno sbracate e argomentazioni più furbesche, durante la sua visita al Salone del mobile alla Fiera di Milano a Rho. E lo ha fatto contrapponendo gli immigrati alle donne, come se i primi togliessero il lavoro alle seconde e fossero pure la causa della bassa natalità degli italiani: “Questo problema – ha detto infatti lamentando che in Italia ci sono sempre più persone da mantenere rispetto a quelle che lavorano - si risolve in più maniere: il modo su cui lavora il governo non è solo quello dei migranti, ma anche quello della grande riserva inutilizzata che è il lavoro femminile. Portandolo alla media europea e puntando sulla demografia, con l'incentivazione da parte delle famiglie di mettere al mondo dei figli”. Fingendo con ciò di ignorare che è vero esattamente il contrario: Le donne non fanno figli perché il lavoro, quando c'è, è precario e sottopagato, gli affitti e i mutui sono inaccessibili e soprattutto mancano gli asili nido, l'assistenza agli anziani e gli altri servizi pubblici che le sgravino dalla schiavitù domestica. E non c'entra nulla l'immigrazione.
 

L'intoccabile clan della premier neofascista
È evidente il coordinamento tra le dichiarazioni di Meloni e quelle del di lei cognato. Entrambi hanno inteso ribadire, con modi diversi, il pericolo di un'invasione portato dai migranti, per giustificare così le criminali misure fasciste adottate dal governo per respingerli in tutti i modi. Essi possono entrare solo on demand delle nostre aziende (come mano d'opera a basso costo e schiavile), e vanno perciò controllati nel numero e tenuti in condizioni di soggezione e ben separati dalle masse autoctone, perché l'integrazione e la parità di diritti porterebbero sì a compensare il calo delle nascite, ma a prezzo appunto della “sostituzione etnica”. E non è perciò un caso che per sostenere questa tesi abbiano scelto una platea di imprenditori e una di sindacati filopadronali, noti solo per stipulare accordi da fame e per legalizzare lavoro nero.
D'altra parte sono ben noti gli stretti rapporti, di clan prima ancora che politici, tra la Meloni e suo cognato, che è anche il suo più stretto consigliere assieme alla moglie Arianna, che spesso accompagna la sorella premier a manifestazioni ed eventi, come al Salone di Rho. Lollobrigida è considerato il perno intorno a cui ruota tutto il cerchio magico di “donna Giorgia”, tutti suoi fedelissimi cresciuti insieme a lei nelle organizzazioni missine romane, e il suo plenipotenziario a tutti gli effetti, quello che le suggerisce le nomine ed è autorizzato a mettere bocca in tutti gli altri ministeri.
Non c'è da stupirsi quindi se la leader neofascista ha reagito in maniera così furibonda ad una vignetta pubblicata su Il Fatto Quotidiano che sbeffeggiava il cognato attraverso sua sorella: “sbattuta in prima pagina con allusioni indegne, in sprezzo di qualsiasi rispetto verso una donna, una madre, una persona la cui vita viene usata e stracciata solo per attaccare un Governo considerato nemico”, ha dichiarato Meloni sfoderando le unghie sui suoi canali social. Una reazione spropositata che è servita anche a rimpiazzare le polemiche sulle dichiarazioni di stampo neonazista del cognato con quelle su una vignetta colpevole di “lesa famiglia” della premier.
 

3 maggio 2023