Come confermato da un ampio rapporto del Pentagono
La Russia imperialista di Putin usa i mercenari della Wagner per espandersi in Africa
Un’ingerenza militare e commerciale in tredici paesi dal Mediterraneo al Mar Rosso e Atlantico

 
Prima “sfruttavano i vuoti di potere”, infiltrandosi dove c’erano guerre civili o movimenti jihadisti. Adesso invece sono loro stessi a “provocare l’instabilità, organizzando golpe e rivoluzioni”. L’obiettivo resta identico: impadronirsi delle materie prime e costruire un fronte di Paesi ostili all’Occidente, una vera “federazione” strettamente legata al Cremlino e al suo nuovo zar Putin. La strategia della Wagner, la struttura militare mercenaria neonazista al soldo dell’imperialismo russo, viene smascherata in un lungo rapporto del Pentagono preparato per il capo di stato maggiore statunitense Mark Milley, uno dei dossier segreti diffusi in questi giorni sulla chat di Discord ed esaminato dal “Washington Post”. Addirittura vi si legge che la Francia sarebbe orientata ad attaccare la Wagner se interverrà nel Ciad, ormai “linea rossa” per limitare l’espansione dell’imperialismo russo intenzionato ad impossessarsi del Sahel.
Gli eventi delle ultime settimane, con la battaglia in Sudan tra le forze golpiste che si contendono il potere a Karthoum, hanno acceso l’attenzione sul ruolo della Wagner arrivando a indicarla come sponsor del putsch, seppur il suo capo, Prigozhin abbia escluso che i suoi uomini siano sul campo e si è proposto come mediatore tra i contendenti. Pratica che dimostra il legame con la giunta militare al potere nel paese africano che a fine anno cederà uno strategico porto alla marina russa. Da tempo infatti era in particolare la Russia di Putin a frequentare con assiduità i palazzi di Khartoum con l'obiettivo, riuscito nella visita ufficiale del ministro degli Esteri Lavrov lo scorso 15 febbraio, di dare il via libera all'iter per la costruzione di una base militare a Port Sudan sul Mar Rosso; un accordo che aveva fatto squillare numerosi campanelli d'allarme a Washington. A garantirsi l'appoggio di una delle due componenti golpiste ci stava lavorando da tempo il gruppo Wagner che con alcune società controllate già partecipava allo sfruttamento delle miniere d’oro del Darfur, parte dell'impero economico del golpista Dagalo. Legami economici che accompagnavano gli accordi militari per l'azione congiunta in Libia dalla parte del generale Haftar, supportata da Russia e Egitto, e iniziative in altri paesi della strategica fascia del Sahel e centroafricana.
Il rapporto americano contiene l’analisi delle tredici nazioni dove i mercenari della Wagner hanno messo piede, con attività commerciali o militari, in una zona strategica che unisce Mediterraneo, Mar Rosso e Atlantico, comprendente Eritrea, Sudan, Sud Sudan, Libia, Algeria, Mali, Burkina Faso, Guinea Equatoriale, Repubblica Centroafricana e, più a Sud, Madagascar, Mozambico, Zimbabwe. Un’ingerenza rapidissima, concretizzatasi in meno di cinque anni, facilitata dal disimpegno dall’Africa voluto dall’amministrazione Trump. In questo “vuoto” imperialista la Russia di Putin si è inserita prepotentemente e grazie all’operato della Wagner ha imposto il proprio controllo in diversi paesi. Dalla repressione delle insurrezioni jihadiste e tribali al controllo delle opposizioni politiche, dal trasferimento di capitali in banche off-shore alle forniture di armamenti. In cambio Mosca chiede lo sfruttamento delle preziose miniere di uranio, oro, diamanti, litio e petrolio. Stando al rapporto americano il piano della Wagner concordato col Cremlino è “trincerarsi ancora di più in numerosi paesi, impedendo a ogni singolo governo di fare a meno dei suoi servizi ed esponendo le nazioni confinanti alla destabilizzazione”.
Un processo neocolonialista che noi marxisti-leninisti avevamo già individuato da tempo, tanto che nell’ultima commemorazione di Mao dello scorso settembre nel discorso pronunciato dal compagno Erne Guidi a nome del Comitato centrale del PMLI si leggeva: “In Africa la Brigata “Wagner”, un’organizzazione fondata dal neonazista Dmitri Utkin, e altre milizie dell’esercito di dichiarata natura neonazista e composte da mercenari scelti direttamente dal Cremlino, sono determinanti per la stabilità del generale Khalifa Haftar a Bengasi in Libia; in Mali hanno preso il posto dei contingenti di occupazione francesi ritirati da Parigi; in Sudan la Russia di Putin lavora alla creazione di una base militare sul Mar Rosso e nella Repubblica Centroafricana si è posta a guardia delle locali miniere d’oro e diamanti da cui dipendono le casse nazionali e da cui si originano ogni sorta di traffici”.

3 maggio 2023