Nasce la nuova area di sinistra della Cgil “Le radici del sindacato”

Quasi due mesi fa si è concluso il congresso nazionale della Cgil. Su Il Bolscevico abbiamo ribadito la nostra critica al gruppo dirigente del più grande sindacato italiano che a Rimini ha confermato la volontà di continuare a percorrere la strada del sindacato istituzionale e collaborazionista, che prevede la concertazione con il governo e il padronato, sempre più lontano dalle istanze reali delle lavoratrici e dei lavoratori. Una strada che ormai ha annullato in buona parte quelle differenze che storicamente esistevano tra la Cgil, collocata più a sinistra, e le altre sigle confederali, Cisl e Uil.
Landini fa ancora un passo avanti in questo senso, allineandosi alla linea pacifista e riformista di Bergoglio. Avevamo compreso bene il significato dell'incontro tra Landini, i 5mila delegati Cgil e il papa. Quello non si trattava di un incontro estemporaneo e di “cortesia” slegato dall'attualità, ma la conferma, anche simbolica, di come la Cgil abbia gettato alle ortiche la lotta di classe per sposare la politica sociale della chiesa. Non a caso anche dopo la fine del congresso ogni volta che viene intervistato, Landini ribadisce come un mantra uno dei messaggi che più caratterizzano il pontificato di Bergoglio, ovvero che “al centro di tutto c'è la persona”. Anche per il sindacato quindi al centro non ci cono più i lavoratori.
Le ragioni che avevano spinto la sinistra sindacale a presentare un documento alternativo a quello della maggioranza escono quindi rafforzate dal modo in cui si è sviluppato e chiuso il congresso (invito alla Meloni compreso). Per dare continuità al lavoro svolto e uno sbocco organizzativo alle compagne e compagni che lo hanno sostenuto è stata decisa la costituzione di una nuova area programmatica, denominata “Le radici del sindacato”. Essa “sarà radicalmente alternativa rispetto alle decisioni e al programma politico” uscito dall'assise nazionale, ma “non significa che ci candidiamo ad essere quelli che dicono sempre no a prescindere”.
Questo è quanto si legge nel documento finale approvato il 27 aprile nella riunione dell'assemblea nazionale di costituzione della nuova area programmatica che si è tenuta a Milano in presenza e on-line. Una dichiarazione d'intenti che lascia spazio a una certa ambiguità, anche perché se le scelte di Landini e della segreteria sono quelle che stiamo vedendo anche in questi giorni, con manifestazioni indette di sabato di fronte al drastico calo dei consumi e all'impoverimento delle masse popolari, non riusciamo a intravedere su quali temi sia possibile trovare una qualche convergenza.
Questa nuova area programmatica è nata con l'intento di unire le tre componenti che avevano sostenuto il documento 2, ossia “Riconquistiamo tutto” (RT), “Democrazia e Lavoro” (DeL) e “Giornate di Marzo”. Riteniamo positiva l'intenzione di allargare e di confluire in un unica area nel tentativo di unificare la sinistra sindacale, al di fuori e in opposizione alla maggioranza. Ci sono altre aree programmatiche che a parole si autodefiniscono sinistra sindacale, ad esempio “Lavoro e società”, ma che nella sostanza hanno sempre sostenuto tutte le scelte della segreteria rivelandosi, in ultima analisi, utili solo a occuppare posti e delegati ai vari livelli senza nemmeno tentare un confronto/scontro di idee che in una “Cgil plurale”, come la definiscono loro, dovrebbe essere normale.
I problemi non mancano e si sono palesati fin da subito. Le “Giornate di marzo” sono tornate ad essere un area per conto proprio, come lo erano prima dell'inizio del congresso, mentre RT e DeL (le aree numericamente più consistenti) confluiscono nella nuova area. Sono due componenti provenienti da percorsi diversi: RT è in buona parte “erede” della Rete 28 Aprile nata quasi 20 anni fa e da sempre all'opposizione dei gruppi dirigenti che hanno guidato la Cgil, mentre DeL fino al congresso precedente stava con la maggioranza.
Questo ha favorito incomprensioni e attriti, e anche l'utilizzo di pratiche poco limpide, antidemocratiche e personalistiche che hanno poco da invidiare a quelle della maggioranza, creando risentimenti e malcontenti, che si sono mostrati apertamente anche nella riunione di costituzione della nuova area. Nel periodo congressuale queste problematiche si sono amplificate ma esistevano anche precedentemente. In RT da tempo un gruppo ristretto prende le decisioni e gestisce l'attività a proprio piacimento, una gestione poco democratica che periodicamente fa venire a galla il malcontento di singoli o gruppi di delegati che la contestano. In DeL, che conosciamo meno, stanno venendo fuori le stesse dinamiche.
“Mal di pancia” che non riguardano solo questioni organizzative, ma anche politiche, visto che su molti temi, dalla guerra in Ucraina alla critica alla UE, sullo stesso contrasto alle scelte della direzione Cgil, le posizioni sono spesso confuse o deboli e scontentano molte compagne e compagni. Critiche che hanno il loro fondamento ma che quasi sempre sono avanzate con spirito frazionistico, per delimitare lo spazio del proprio partitino e organizzazione politica, a volte per proteggere posizioni personali.
A noi marxisti-leninisti, e a tutti quelli che condividono la nostra linea sindacale, interessa che la sinistra in Cgil, che negli anni si è sempre più assottigliata, si compatti il più possibile, senza preclusione alcuna. Questo per dare battaglia e contrastare con maggiore efficacia la deriva istituzionale e neocorporativa della Cgil e per sostenere le lotte dei lavoratori, a partire dalle più avanzate, come quella delle operaie e degli operai ex-Gkn. Non abbiamo interesse a entrare nelle segreterie o a occupare posizioni fini a se stesse, accordandosi e piegandosi ai voleri dei vari burocrati sindacali.
Ci uniamo a tutti coloro che incalzano la portavoce, la riconfermata Eliana Como, e l'esecutivo nazionale dell'area, a mettere in pratica, non solo a parole, una gestione più democratica e aperta a tutte le sensibilità presenti senza usare, come spesso è accaduto, due pesi e due misure, senza però scadere nel frazionismo più esasperato e in metodi autoreferenziali che dominano attualmente l'area programmatica.
Al netto di queste sintetiche considerazioni aderiamo a “Le radici del sindacato”, con spirito critico e mantenendo la nostra autonomia di analisi, compresa la nostra proposta strategica di grande e unico sindacato delle lavoratrici e dei lavoratori, pensionate e pensionati, basato sulla democrazia diretta e sganciato dalle compatibilità capitalistiche.
 

10 maggio 2023