Concessioni balneari, sempre meno spiagge libere
In Liguria, Emilia-Romagna e Campania il 70% delle spiagge è occupato da stabilimenti balneari. A Pietrasanta, Camaiore, Montignoso e in altre città siamo oltre il 90%
Più spiagge libere e meno in concessione

 
Mentre infuria la polemica attorno alla sentenza della Corte di giustizia europea, che lo scorso marzo ha bocciato il rinnovo automatico di concessioni balneari e ha obbligato il governo italiano – in ottemperanza alla direttiva Bolkenstein della UE - a mettere a gara le concessioni balneari, gli imprenditori del settore scalpitano per far includere ulteriori tratti di costa, di fiume e di lago tra le aree suscettibili di concessione.
Alessandro Riccomini, presidente Balneari Cna Liguria, ha affermato recentemente: “è necessario certificare il grado della disponibilità della risorsa per garantire nuove iniziative imprenditoriali in aderenza ai principi comunitari della concorrenza”. “Riteniamo che esista, in ambito nazionale, ampia disponibilità – ha proseguito Riccomini - per rilasciare nuove concessioni ed evitare l’applicazione della direttiva Bolkestein per gli attuali concessionari. Ma ci risulta che alcune regioni non abbiano ancora completato il proprio censimento, come per esempio la Lombardia che detiene concessioni lacuali e fluviali. Attendiamo fiduciosi le decisioni del Governo per avere un punto fermo da cui partire per risolvere la questione balneare italiana, ormai aperta da quindici anni”.
Anche Roberto Del Cin, presidente di Confapi Turismo e Cultura, ha invitato il governo a “procedere con opportuno buonsenso” ritenendo che la sentenza sia “l’occasione per avviare la tanto attesa mappatura delle aree demaniali su tutto il territorio, al fine di reperire quelle informazioni relative ai rapporti concessori”.
In altre parole, gli imprenditori del settore balneare chiedono al governo di individuare più aree marittime, lacuali e fluviali da destinare agli stabilimenti privati e, contemporaneamente, di ridurre le aree, già esistenti, destinate a spiaggia libera.
E il governo neofascista e la maggioranza che lo sostiene – rispettivamente tramite il ministro del Turismo, Daniela Santanché, e il capogruppo di FdI alla Camera, Tommaso Foti – hanno dato la loro disponibilità agli imprenditori balneari.
“Il nostro obiettivo – ha detto la Santanchè - è garantire alle imprese balneari un quadro certo e garanzie chiare, anche a salvaguardia degli investimenti fatti nel tempo”, e Foti ha affermato, più in dettaglio, che “il governo procederà a realizzare la mappatura delle aree”.
Ancora più chiaramente Gianluca Caramanna, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Attività produttive e responsabile del Dipartimento Turismo del partito, ha affermato che la sentenza della Corte di giustizia europea “conferisce piena legittimità e rafforza l’utilità del lavoro impostato dal governo con il tavolo tecnico, che sarà chiamato a breve a predisporre la mappatura delle aree demaniali”.
Tutta questa frenesia volta alla mappatura delle aree demaniali da destinare alle concessioni smaschera in realtà una precisa volontà di individuare ulteriori aree da dare in concessione ai privati, i quali già controllano la stragrande maggioranza delle coste italiane, soprattutto di quelle marittime.
Secondo i dati diffusi da Legambiente nella sua annuale pubblicazione denominata 'Rapporto spiagge' in tre anni, dal 2018 al 2021, le concessioni balneari sono passate da 10.812 a 12.166, con un aumento del 12,5% in 3 anni, e si consideri che di mezzo c'è stata la pandemia.
Ogni concessione fagocita un tratto di costa che viene sottratta all'uso della collettività e priva le masse popolari, che non possono permettersi le sempre più notevoli spese di una spiaggia in concessione, di una parte di spiaggia libera.
È ancora Legambiente a mettere in rilievo che ci sono alcune regioni italiane - come Liguria, Emilia Romagna e Campania - dove circa il 70% delle spiagge è occupato da stabilimenti balneari.
Legambiente menziona dei casi limite, ma che non sono certo isolati: nel comune romagnolo di Gatteo il 100% delle spiagge sono in concessione e a pochi chilometri, precisamente a San Mauro Pascoli, le spiagge in concessione superano il 90% del litorale comunale, come anche nelle località toscane di Pietrasanta, Camaiore, Montignoso, Forte dei Marmi e Massa nonché in quelle liguri di Laigueglia e Diano Marina le spiagge in concessione superano il 90% del litorale.
La fascia di litorale marittimo data in concessione supera comunque, in base ai dati di Legambiente, l'80% nel comune di Lignano Sabbiadoro in Friuli, in quello di Chioggia nel Veneto, in quelli di Cervia, Cattolica, Misano Adriatico, Rimini e Riccione in Romagna, in quello di San Benedetto del Tronto nelle Marche, in quelli di Pescara e Alba Adriatica in Abruzzo, in quello di Massa in Toscana e, infine, in quelli di Alassio, Santa Margherita Ligure, Rapallo, Spotorno, Celle Ligure e Taggia in Liguria.
Ciò non significa, ovviamente, che in queste località la parte di costa non soggetta a concessioni sia automaticamente fruibile per la balneazione pubblica, perché ancora Legambiente fa sapere che il 7,2% delle coste sabbiose italiane non sono fruibili per vari motivi, soprattutto ambientali e idrogeologici.
Affinché le masse popolari, che non possono permettersi gli alti costi degli stabilimenti balneari, possano godere liberamente del mare è necessario ridurre, e non certo aumentare, le spiagge da dare in concessione e al contempo aumentare, e non certo ridurre, le spiagge libere, che consentano la balneazione anche a chi non può permettersi gli alti costi degli stabilimenti.

17 maggio 2023