Per aver imbrattato la facciata del Senato
Tre attivisti di Ultima generazione a processo
Rischiano fino a cinque anni di carcere e 15 mila euro di multa. Il sindaco Gualtieri (PD) chiede i danni. Gli imputati ecologisti: “La nostra vernice colora, mentre i combustibili fossili uccidono”

 
Si è tenuta la settimana scorsa la prima udienza del processo contro i tre attivisti di Ultima Generazione, Davide, Laura e Alessandro, che il 2 gennaio avevano imbrattato la facciata di palazzo Madama, sede del Senato, con vernice arancione ad acqua. Si tratta di uno dei primi processi organizzati in Italia contro attivisti per il clima.
Nonostante l’azione non abbia causato danni alla facciata, ripulita rapidamente il giorno successivo, gli “imputati” sono stati accusati di danneggiamento aggravato, un giro di chiave in più rispetto al reato di “deturpamento e imbrattamento di cose altrui”. L’aggravante è stata introdotta da uno dei cosiddetti “decreti sicurezza”, approvato nel 2019 dall’allora ministro dell’Interno, l'ex-aspirante duce d'Italia Matteo Salvini, e mantenuto tale da tutti governi che gli sono succeduti.
Si tratta di una misura che si applica quando il reato è commesso durante una manifestazione pubblica e la pena massima è di cinque anni di carcere, anziché uno previsto per il semplice “imbrattamento”. Gli attivisti rischiamo inoltre multe fino a 15mila euro.
Fra l'altro, come abbiamo già denunciato su Il bolscevico del 19 aprile 2023 (al link http://www.pmli.it/articoli/2023/20230419_16i_DdlImbrattamentiUltimaGenerazione.html), il governo neofascista Meloni, all'indomani dell'azione di Firenze, ha già proposto un disegno di legge che inasprisce tali sanzioni, ne allarga il campo, e aumenta le multe fino a 60mila euro.
Stando ai fatti processuali, il giudice ha aggiornato il procedimento al prossimo 18 ottobre; tuttavia fuori dal tribunale di Roma è stato organizzato un sit in da parte del movimento ambientalista al quale hanno partecipato e aderito diverse associazioni come Amnesty International Italia, Greenpeace, Extintion Rebellion, Fridays For Future, Scientist Rebellion, Cambiare Rotta, Legal Team, Rinascimento Green, Rete Studenti Medi, e decine di attivisti con striscioni che recitavano slogan come “Non paghiamo il fossile” e “La disobbedienza civile pacifica non è reato”.
Presenti a fini elettorali anche esponenti di primo piani di Sinistra Italiana, dei Verdi, del Movimento 5 Stelle e addirittura Marta Bonafoni, coordinatrice della segreteria nazionale del Pd, nonostante i sindaci del suo partito, a partire dal fiorentino Nardella, si siano comportati come dei veri e propri sceriffi di fronte alle azioni dimostrative di Ultima Generazione. Inoltre, oltre al Senato del fascista La Russa e al Ministero della Cultura dell'ex militante missino vicino all’Opus Dei e sanfedista Sangiuliano, anche il Comune di Roma si è costituito parte civile nel processo per unirsi alla richiesta di danni – che non ci sono stati – al gruppo ambientalista.
“Incoerente che il Pd venga in piazza e allo stesso tempo una città amministrata da un suo sindaco, Roberto Gualtieri, si costituisca parte civile? Siamo abituati alle ipocrisie della politica, altrimenti non saremmo qui”, hanno replicato alla stampa gli “imputati”.
Sulla scia di una politica di bavaglio e manganello, l'ultima provocazione arriva proprio da La Russa che ha indicato la buona via paternalistica della “redenzione, invitando i 3 ragazzi ad andare “per almeno una settimana da volontari in Emilia-Romagna e certifichino il loro attivo operare per spalare il fango e aiutare a eliminare i danni dell’alluvione”. Come contropartita il nero capo del Senato ha affermato che “Sarà mia cura provare a convincere il Senato a ritirare la costituzione di parte civile nei loro confronti avendo dato prova di volere concretamente fare qualcosa per l’ambiente.”.
"Noi di Ultima generazione siamo già in Emilia Romagna a spalare il fango. Siamo tra le persone che stanno prestando soccorso. Comuni cittadini senza bandiere, non stiamo cercando visibilità". È la risposta di Maria Letizia Ruello, attivista del gruppo ecologista, che parla di “ricatto vigliacco” da parte di la Russa.
“Rifaremmo tutto, noi continuiamo comunque con le nostre azioni. Non ci preoccupa tanto il processo, quanto il nostro futuro. Un futuro senza acqua, senza cibo e al collasso sociale, quello sì che dovrebbe terrorizzare tutti quanti”, hanno affermato i ragazzi. E come dar loro torto. Infatti i marxisti-leninisti italiani li appoggiano adesso come li appoggeranno in futuro nelle loro vicende giudiziali.
La prossima settimana infatti, altri attivisti andranno a processo per essersi incollati in Vaticano al basamento della statua del già citato Laocoonte. E non è finita qui, basti pensare ai militanti di Ultima Generazione di Padova che sono indagati anche per associazione a delinquere.
Il nostro auspicio è che gli ambientalisti, a partire da quelli più determinati, leghino quanto prima la loro lotta per l'ambiente – che deve necessariamente essere di massa e non rimanere di piccolo gruppo - non solo a quella contro il capitalismo, ma anche a quella per la conquista del socialismo. Infatti, se è vero che nel capitalismo non potrà esserci nessuna giustizia sociale né climatica, è altrettanto vero che solo il socialismo potrà realizzare un mondo e un sistema economico che stia in equilibrio con la natura, e dove uomo, animali e ambiente vivano in un rapporto di reciproco rispetto e in armonia l'uno con gli altri, e con se stessi.

24 maggio 2023