Discorso di Emanuele Sala pronunciato al dibattito promosso dall'Organizzazione biellese del PMLI il 30 novembre 2000
Cos'è il socialismo e cosa occorre fare per realizzarlo in Italia

 
Un dirigente storico del PMLI, un esempio di operaio marxista-leninista intellettualizzato
 
Qui di seguito ripubblichiamo il discorso elettorale che il compagno Emanuele Sala ha tenuto a Biella il 30 novembre 2000.
La prima volta è stato pubblicato su “”Il Bolscevico” n. 45 del 2000. Sono passati 23 anni ma ancora è di attualità. Merita di essere riletto, per rinfrescarsi le idee, da chi lo conosce già e letto con attenzione dai militanti e dai simpatizzanti post Duemila. Tutti abbiamo da imparare qualcosa da esso, specie le operaie e gli operai e le ragazze e i ragazzi che non conoscono né la storia e la linea del socialismo né la storia e la linea del PMLI.
“Il discorso del compagno Sala sul socialismo – ha detto il Segretario generale del PMLI compagno Giovanni Scuderi – rimarrà negli annali della storia politica, elettorale e organizzativa del PMLI.”
Il compagno Emanuele Sala è da sempre membro del Comitato centrale e dell'Ufficio politico del PMLI. In precedenza è stato membro della Direzione nazionale dell'Organizzazione che ha dato vita al PMLI.
Fondamentali i suoi contributi alla linea di massa e sindacale del Partito in qualità di Responsabile della Commissione di massa del CC del PMLI. Anni fa ha curato le relazioni con Organizzazioni ed esponenti della sinistra cattolica, andando persino a visitarli nelle loro sedi.
Importanti i suoi articoli su “Il Bolscevico” come membro della Redazione centrale o come collaboratore esterno. Un esempio di operaio marxista-leninista intellettualizzato, lo studio è sempre stato il suo pane quotidiano.
Le sue Commemorazioni di Mao, a nome del CC del PMLI, parlano ancora al Partito. Anni fa il compagno Scuderi, rileggendole per preparare una Commemorazione di Mao, ne ha trovato giovamento. In ogni battaglia esterna e interna al Partito è sempre stato al fianco del compagno Scuderi, anche ora che ha appena compiuto 75 anni.
Egli incarna esemplarmente le dieci indicazioni di Mao sui marxisti-leninisti. Indimenticabile il suo pendolarismo durato molti anni per tenere aperta l'allora Sede centrale del PMLI e de “Il Bolscevico”, sita in via Gioberti 101 a Firenze. Per molti anni, finché non ha perso la vista.

 

 
C'è un gran bisogno di aprire e sviluppare su vasta scala un grande dibattito su cos'è il socialismo e di conseguenza il comunismo e cosa fare, per chi ci crede e vi aderisce, per realizzarlo in Italia, quali sono i maestri che lo hanno teorizzato, attraverso quale via e dove è stato storicamente concretizzato, perché e per colpa di chi queste esperienze sono state poi stroncate dalla restaurazione del capitalismo. Oggi su tutto ciò c'è un'enorme confusione, c’è stata e c’è tuttora un’opera sistematica di disinformazione e di deformazione dei fatti storici avvenuti nel mondo e nei paesi in cui il socialismo è stato instaurato, Urss e Cina in particolare, dell'opera dei cinque maestri del proletariato internazionale, in specie di Stalin e Mao, portata avanti da un'ampia schiera di detrattori che vanno dai rappresentanti della borghesia siano essi di stampo liberare o fascista, ai rinnegati del comunismo alla D'Alema e Veltroni, ai falsi comunisti alla Cossutta e Bertinotti.
È soprattutto dall'89 in poi, cioè dalla caduta del "muro di Berlino", dallo scioglimento dell'Urss e dalla distruzione totale dello Stato socialista di Lenin e Stalin, iniziata nel '56 con il colpo di mano del revisionista Krusciov e completata dal rinnegato neoliberale Gorbaciov, dalla capitolazione di schianto dei paesi dell’Est che l'imperialismo e la reazione, con in testa il Vaticano del papa nero Wojtyla, la superpotenza Usa e le borghesie europee, hanno lanciato una campagna anticomunista planetaria, gigantesca, capillare, dotata di grandi mezzi economici, culturali, massmediali per dipingere a fosche tinte e calunniare il socialismo come un sistema dittatoriale, oppressore, sanguinario e affamatore del popolo, per decretare falsamente, il fallimento e la morte del socialismo e del comunismo. Anticomunismo e revisionismo storico sono diventati un tutt'uno per capovolgere verità incontestabili, per riscrivere la storia ad uso e consumo delle classi dominanti borghesi, per cancellare nella testa del proletariato la coscienza di sé e della missione di emancipazione sociale di cui è portatore, per affossare l’idea stessa di socialismo e comunismo. E i danni, incalcolabili, di questa campagna sono davanti a tutti: liberismo selvaggio, razzismo, xenofobia, presidenzialismo, federalismo, neofascismo, neonazismo dilagano senza freni; fenomeni come Bossi in Italia e Haider in Austria trovano terreno su cui attecchire e svilupparsi; teorie tendenti a infangare la Resistenza, la lotta di Liberazione dal nazifascismo e i partigiani, finalizzate a rivalutare il ventennio mussoliniano, la “repubblica di Salò” e i reali Savoia in Italia e a negare persino l'olocausto nazista si moltiplicano e trovano adesioni e sponsor. Ecco cosa si può leggere in uno dei numerosi siti Internet direttamente collegati con AN: “L’efferatezze dei tedeschi sono solo una trovata cinematografica, come le camere a gas, inattendibili da un punto di vista scientifico". Sullo stesso tono brulicano in rete messaggi dediti all'esaltazione di Hitler, del Duce, delle SS e delle Brigate nere.
E che dire dell'ex MSI di Almirante, truccatosi in Alleanza nazionale di Fini, sdoganato da Craxi, Cossiga e Berlusconi con la complicità di tutti i partiti dell'ex "arco costituzionale", e giunto nella precedente legislatura perfino al governo in sella del Cavaliere piudista di Arcore? Iniziative, come quelle prese da alcuni presidenti delle regioni del Nord del polo di “centro-destra” di effettuare dei referendum per ottenere la devolution, oppure come quella assunta da Storace e dal consiglio regionale del Lazio di istituire una Commissione di censura sui libri scolastici, accusati di “faziosità di sinistra” con l'obiettivo di cancellare la Resistenza e l'antifascismo e di criminalizzare il socialismo e il comunismo, infine come quella della Lega razzista e xenofoba di impedire agli immigrati islamici di Lodi di costruire una moschea sono di una gravità inaudita.
Ora che si avvicinano le elezioni politiche, anche Amato, Rutelli, Veltroni, D'Alema denunciano, si fa per dire, l'esistenza di un partito fascista e xenofobo in Italia: proprio loro che sono stati in prima fila nel cancellare la discriminante antifascista e che hanno rimesso nel gioco politico l'ex Movimento sociale; proprio loro che, sia pure a fasi alterne, hanno civettato con Bossi e spalancato la porta allo sviluppo della Lega Nord.
Ma si illudono! Perché, come ha sempre sostenuto il nostro Partito, unico e solo nel panorama italiano, il socialismo e il comunismo non sono né falliti, né morti; hanno solo subito una battuta d'arresto, le esperienze di socialismo realizzate in Unione Sovietica e in Cina non sono state vinte dall'esterno, sono state tradite e stroncate dall'interno per colpa dei dirigenti revisionisti saliti al potere dopo Stalin e Mao, i quali hanno progressivamente abbandonato e rovesciato la via rivoluzionaria marxista-leninista e lo Stato e le conquiste socialiste. Ma su questo ritornerò successivamente.
 

L'anticomunismo dei rinnegati del comunismo
 
Può apparire strano, a prima vista, che in testa allo schieramento dei detrattori del socialismo e del marxismo-leninismo-pensiero di Mao ci siano proprio i “pentiti" del comunismo, i dirigenti dell'ex PCI, ossia coloro che un tempo si dichiaravano comunisti, pur non essendolo realmente e fino in fondo, e poi lo hanno rinnegato pubblicamente tagliando i ponti con la loro stessa storia. Dicevo prima di D'Alema. Lo stesso Veltroni che ha tenuto l'ultimo congresso dei DS all’insegna del più sfegatato anticomunismo, ha attaccato vigliaccamente Stalin e buttato a mare persino i revisionisti Gramsci e Togliatti essendo questi in qualche modo legati al periodo della III Internazionale, sposando non a caso il socialismo liberale del fratelli Rosselli, ossia il riformismo borghese, che oggi però si è trasformato in una pratica controriformista. Da servi della borghesia hanno dovuto dimostrare di non avere più nulla a che fare con quella ideologia e con quella storia e di essere affidabili per accedere al governo borghese. E infatti sono stati accontentati: dal governo Prodi in poi sono andati al governo del grande capitale e dell'imperialismo italiano e con D'Alema hanno conquistato per la prima volta la presidenza del Consiglio, e se ne sono avvalsi per lanciare l'Italia nell'aggressione alla Serbia.
Ma i falsi comunisti alla Bertinotti non sono da meno in questa opera mistificatoria e ingannatoria; anzi sono più pericolosi perché si nascondono dietro la bandiera rossa e la falce e martello, mantengono il nome comunista e cianciano di rifondazione e di rinnovamento del comunismo. In questo senso si potrebbero citare mille episodi. Ad esempio, quanto scrive nel suo libro (titolato: "Le idee che non muoiono”), il segretario neorevisionista e trotzkista del PRC, citato in estratti nel supplemento monografico di "Liberazione" chiamato "Antagonismi" e intitolato "Chi ha ucciso la rivoluzione". In maniera opportunista e strumentale cerca malamente di utilizzare Marx a sostegno delle sue tesi e di metterlo contro Lenin e Stalin che avrebbero travisato e tradito lo spirito originario del marxismo ed edificato una società non socialista, "autoritaria" e "militarista", ciò con lo scopo fin troppo evidente di attaccare la Rivoluzione d'Ottobre e il socialismo che secondo lui furono costellati da "errori e orrori" che portarono a “nuove forme di oppressione" degli individui. Si tratta delle stessa critica dei liberali borghesi che pongono in primo piano i diritti individuali o umani che dir si voglia, in realtà solo formali e per pochi, per giustificare la proprietà privata dei mezzi dei produzione, l'accumulazione del capitale e lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, su quelli collettivi effettivi, economici, sociali e politici.
Le tesi di Bertinotti assomigliano molto a quelle liberali alla Bobbio che arrivano ad accostare in modo infame e falso la dittatura del proletariato alla dittatura fascista, nascondendo che ogni Stato, sin dal suo sorgere, ha rappresentato, in forme più o meno scoperte, lo strumento di dominio dittatoriale della classe dominante, che la dittatura fascista è l'altra faccia, più feroce e repressiva, del potere borghese, che la dittatura del proletariato, cioè lo Stato del proletariato è l'unico potere della storia che può garantire la democrazia ai lavoratori e alle masse.
Non c’è dunque da meravigliarsi se il socialismo e il comunismo attualmente hanno perso attrattiva, se le nuove generazioni o non sanno niente oppure hanno un'idea profondamente errata di cosa sia e di cosa sia stato il socialismo nei paesi in cui è stato sperimentato; non sono in grado di distinguere i comunisti autentici, cioè rimasti fedeli ai cinque maestri Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao e ai loro insegnamenti e che si battono per rovesciare l'ordinamento economico e statale presente, dai revisionisti e dagli imbroglioni che prima hanno sabotato e poi tradito la causa per vendersi al capitalismo, essendo diventati loro stessi dei borghesi. Non c'è da meravigliarsi, piuttosto occorre preoccuparsi se una parte non trascurabile dei giovani sono spinti verso stili di vita borghesi afflitti da individualismo, egoismo, carrierismo, opportunismo, prevaricazione, emersione a tutti i costi a discapito degli altri, rincorsa al successo e ai soldi, vita sregolata; quando non cadono preda di ideologie di destra, razziste, xenofobe e sostanziamente fasciste. Anche questo è un segno di quanto va denunciando da tempo il nostro Partito, e cioè che l’arretramento delle coscienze delle masse ci ha riportato a una situazione premarxista che richiede tutto un lavoro da fare, pazientemente ma in modo assiduo, per ricreare tra le masse operaie, lavoratrici, femminili, giovanili e popolari una coscienza di classe, proletaria rivoluzionaria. Nel nostro piccolo è quanto cerchiamo di fare anche qui stasera.
 

Studiare i maestri per ristabilire la verità storica
Per chi vuole farsi un'idea diretta, autentica, approfondita di cos'è sul piano teorico il socialismo e cosa è stato laddove è stato realizzato deve leggere i libri del proletariato, deve tornare o andarci per la prima volta per chi non l'avesse fatto in precedenza, sulle fonti del marxismo-leninismo-pensiero di Mao, deve studiare le opere dei cinque maestri che, ciascuno al suo tempo, lo hanno teorizzato, hanno partecipato direttamente in posizione di prima fila alla lotta di classe, hanno diretto e hanno portato a sintesi l'esperienza del movimento operaio e comunista internazionale. Senza Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao, senza questi giganti del pensiero e dell’azione rivoluzionari, uniti l'uno con l’altro come le dita di una mano, non si possono apprendere i fondamenti del socialismo e del comunismo. Non si può sapere nulla sul materialismo dialettico e storico, sulla ineluttabilità storica della società socialista, come fase di transizione al comunismo, sul capitalismo e l'imperialismo, sulla strategia e la tattica utilizzata dal partito del proletariato per conquistare il potere politico, sulle caratteristiche economiche e sociali del socialismo e sulla linea per continuare la rivoluzione (politica e culturale) sotto la dittatura del proletariato per prevenire la restaurazione del capitalismo e consolidare e sviluppare la società socialista.
Spesso invece succede che le fonti a disposizione siano gli scritti, le ricostruzioni storiche, gli articoli le trasmissioni televisive di teorici, filosofi, politici, giornalisti di fede apertamente anticomunista, oppure di natura socialdemocratica, revisionista, trotzkista, anarchica, tutti comunque anti marxisti-leninisti. Parecchie volte capita di parlare con persone che attaccano Stalin e i suoi "supposti” crimini solo per sentito dire, senza aver letto una riga di ciò che egli ha scritto, senza avere una sufficiente e corretta conoscenza dei fatti storici. Proprio mirando allo scopo sopra detto il nostro Partito ha stampato, con grande sacrificio economico, nella "Collana piccola biblioteca marxista-leninista” cinque opere fondamentali dei maestri del proletariato che sono: "Il Manifesto del Partito Comunista” di Marx ed Engels; “Stato e rivoluzione" di Lenin; "I Principi del leninismo e le Questioni del leninismo” di Stalin; "Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo" di Mao. Alle quali, naturalmente poi ognuno può aggiungere le altre opere ugualmente importanti, cito per esempio l'opera di Engels "L’origine della famiglia, dello Stato e della proprietà privata"; "La Storia del Partito comunista (b) dell'Urss” redatta sotto la direzione di Stalin. Leggere, anzi studiare e soprattutto assimilare queste opere significa squarciare l'immensa coltre reazionaria che oscura la mente, venire a conoscenza della concezione del mondo proletaria e rivoluzionaria e, nella misura in cui vi si aderisce, cominciare a trasformare la propria, toccare con mano la potenza innovativa e progressista della teoria marxista-leninista che nei campi filosofico, economico e della lotta sociale ha superato i traguardi raggiunti da eminenti pensatori precedenti (Kant, Hegel, Feuerbach, Smith e Ricardo, Rousseau, Babeuf per fare dei nomi), significa apprezzare la carica di emancipazione contenuta nel socialismo.
 

Il socialismo secondo Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao
Noi, marxisti leninisti italiani, dal cinque maestri abbiamo imparato che:
- a parte una prima fase primitiva di vita comunitaria, con l'avvento della proprietà della terra e dei mezzi di produzione sono apparse le classi e la divisione del lavoro, i proprietari e i nullatenenti, lo Stato e gli organi di governo e di repressione al servizio della classe dominante;
- la storia di ogni società, a parte la suddetta società comunistica, come la chiama Engels, è storia di lotta di classe, tra la classe dominante che detiene il potere economico e politico e le classi dominate sfruttate e oppresse che a un certo punto, ovvero quando le contraddizioni economiche e politiche arrivano al punto di rottura, si ribellano, cioè fanno la rivoluzione, e conquistano il potere politico;
- le forme statali, giuridiche, politiche, culturali di ogni società umana che si è succeduta nella storia sono dipese, sono il riflesso della base economica e del tipo di proprietà e dei modi di produzione e di distribuzione della ricchezza prodotta;
- il succedersi delle varie società umane, da quella schiavistica, a quella feudale, a quella capitalistica ha rappresentato un passaggio ineluttabile dovuto allo sviluppo dei mezzi di produzione e alle contraddizioni insanabili arrivate alla rottura nei rapporti di produzione: la classe dominante rappresenta un ostacolo allo sviluppo economico e sociale e viene eliminata;
- pur rappresentando, questi passaggi di società, un progresso dal punto di vista economico, politico, sociale, scientifico e culturale, le classi che si sono succedute fino alla società borghese, si sono limitate a sostituire il proprio dominio a quello della classe rovesciata e a organizzare la sua società ugualmente fondata sulla proprietà privata e sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
Abbiamo imparato che:
- la borghesia e il capitalismo sono un prodotto della storia, non ci sono sempre stati, non sono eterni e sono destinati prima o poi a essere superati da una società più avanzata e a scomparire;
- la classe destinata a rovesciare la borghesia è la classe operaia, o proletariato che dir si voglia, la società designata a soppiantare il capitalismo è il socialismo;
- per conquistare il potere politico, la classe operaia deve prendere coscienza di essere una classe in sé e per sé, fare propria la teoria marxista-leninista, organizzare il suo partito politico e fare la rivoluzione;
- la classe operaia per emancipare se stessa deve necessariamente emancipare l'intera umanità, deve perciò eliminare la proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio e conseguentemente lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, deve fondare il socialismo sulla proprietà pubblica, sul benessere sociale, assistenziale e sanitario delle masse, sulla distribuzione della ricchezza prodotta secondo il proprio lavoro;
- essendo il socialismo un lungo periodo di transizione e di trasformazione verso il comunismo, verso quindi l'eliminazione delle classi e dello Stato, occorre la dittatura del proletariato, unita all'autogoverno dei produttori, per garantire la democrazia alle masse popolari e la repressione degli elementi borghesi che non accettano di sottomettersi all’ordinamento e alle leggi della nuova società socialista;
- per la stessa ragione, continuando ad esistere nel socialismo le classi e la lotta di classe, necessita da parte del proletariato e delle classi ad esso alleate proseguire incessantemente sotto la dittatura del proletariato la rivoluzione in tutti i campi, a partire da quella culturale, per consolidare il socialismo e portarlo a stadi sempre più elevati, per impedire, come purtroppo è accaduto sia in Urss e in Cina, la restaurazione del capitalismo ad opera dei revisionisti, ossia borghesi mascherati da comunisti.
 

Come conquistare il socialismo
Dai cinque maestri e dalla lotta che hanno condotto, abbiamo appreso dunque che:
- il socialismo non è un'utopia, non è un desiderio da sognatori, ma una necessità storica, realizzabile e per un certo periodo e in determinati paesi realizzato e fino a un certo stadio;
- in particolare la rivoluzione russa dell'Ottobre condotta da Lenin e Stalin, la rivoluzione cinese di nuova democrazia e socialista condotta da Mao, rappresentano la via vincente che il proletariato internazionale e i popoli oppressi del mondo hanno seguito in passato e devono seguire in futuro se vogliono emanciparsi e conquistare il socialismo. Nel caso del nostro Paese pensiamo che la via da seguire debba essere quella dell'insurrezione armata da vincere in pochi giorni a partire dalle grandi città, non solo considerando le particolari caratteristiche geografiche dell’Italia ma anche perché è in esse che si concentra il grosso della classe operaia e delle masse popolari e si trovano i centri nevralgici del potere della borghesia economico, politico e militare.
Abbiamo appreso che:
- attraverso la partecipazione all’elettoralismo e il parlamentarismo borghesi, il riformismo, il pacifismo, l'accesso dei "partiti operai” al governo borghese, l'esperienza cilena, ma la stessa esperienza italiana insegnano, non si può cambiare sistema in senso socialista e nemmeno ottenere, in modo soddisfacente e durevole, i diritti fondamentali dei lavoratori e delle masse;
- l’esperienza di queste rivoluzioni, l'esperienza nella costruzione del socialismo che ne è derivata, la sintesi teorica che i cinque maestri ne hanno fatto rappresentano l'immenso e preziosissimo bagaglio ideologico, politico e pratico degli operai, dei rivoluzionari, dei marxisti-leninisti (di oggi e di domani) indispensabile e di cui non si può fare a meno per condurre in modo vincente la lotta di classe presente e futura.
Fermo restando che sia la teoria rivoluzionaria, sia il socialismo non sono dati una volta per tutti e si arricchiscono e si sviluppano con il movimento della storia, il realizzarsi di nuove esperienze, il progredire delle conoscenze, il socialismo e il comunismo sono questi; non si possono rifondare come affermano gli imbroglioni alla Bertinotti, è una balla! Da qui passa il discrimine tra autentici e falsi comunisti, tra marxisti-leninisti e revisionisti e liberali; tra rivoluzionari e controrivoluzionari; tra chi si schiera col socialismo e chi con il capitalismo.
Permettetemi di riportare su questi argomenti alcune citazioni dei maestri, istruttive e dense di insegnamenti.
Marx ed Engels affermano nel Manifesto del Partito Comunista: "La storia di ogni società sinora esistita è storia di lotte di classi. Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in una parola oppressori e oppressi sono sempre stati in contrasto fra loro, hanno sostenuto una lotta ininterrotta, a volte nascosta, a volte palese: una lotta che finì sempre o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la rovina comune delle classi in lotta” .(1) “Di tutte le classi che oggi stanno di fronte alla borghesia, solo iI proletariato è una classe veramente rivoluzionaria” .(2) La borghesia "produce innanzitutto i suoi propri seppellitori. Il suo tramonto e la vittoria del proletariato sono ugualmente inevitabili" .(3)
 

La via rivoluzionaria per la conquista del potere politico
"I comunisti sono la parte più risoluta dei partiti operai" (4) ed hanno come scopo: "formazione del proletariato in classe, rovesciamento del dominio borghese, conquista del potere politico da parte del proletariato” .(5) “I comunisti sdegnano di nascondere le loro opinioni e le loro intenzioni. Essi dichiarano apertamente che i loro scopi non possono essere raggiunti che con l'abbattimento violento di ogni ordine sociale esistente. Tremino pure le classi dominanti ad una rivoluzione comunista. I proletari non hanno nulla da perdere in essa fuorché le loro catene. E hanno un mondo da guadagnare” .(6)
“Quel che lo ho fatto di nuovo - ha detto Marx - è stato di dimostrare: 1) che l'esistenza delle classi è soltanto legata a determinate fasi dello sviluppo storico della produzione; 2) che la lotta di classe necessariamente conduce alla dittatura del proletariato, 3) che questa dittatura stessa costituisce soltanto il passaggio alla soppressione di tutte le classi e a una società senza classi” .(7) Engels da parte sua precisava i compiti del partito comunista: “1) Realizzare gli interessi del proletariato contro quelli della borghesia; 2) ottenere questo scopo con la soppressione della proprietà privata e la sostituzione ad essa della proprietà comune dei beni; 3) non riconoscere nessun altro mezzo per l'attuazione di questi propositi che la rivoluzione democratica violenta” . (8)
“Sul piano politico – dice Lenin – il revisionismo ha tentato di rivedere il fondamento reale del marxismo, la dottrina della lotta di classe; la libertà politica, la democrazia, il suffragio universale, ci è stato detto distruggono le basi stesse della lotta di classe e confutano le vecchie tesi del Manifesto comunista secondo cui gli operai non hanno patria. In regime di democrazia, dove domina la ‘volontà della maggioranza', non si può più considerare lo Stato come un organo di dominio di classe e non ci si può sottrarre all’alleanza con la borghesia progressista propugnatrice di riforme sociali, contro i reazionari” .(9) In questo modo - aggiunge Lenin - "Si nega la possibilità di dare un fondamento scientifico al socialismo e di provarne la necessità e l’inevitabilità dal punto di vista deIla concezione materialistica della storia ... si dichiara inconsistente il concetto di ‘scopo finale’ ... si respinge l’idea della dittatura del proletariato; si nega l’opposizione di principio tra liberalismo e il socialismo; si nega la teoria della lotta di classe, che sarebbe inapplicabile in una società rigorosamente democratica, amministrata secondo la volontà della maggioranza” .(10) Successivamente aggiungerà: “Il revisionismo o 'revisione del marxismo' è attualmente una delle principali manifestazioni se non la principale dell'influenza borghese sul proletariato e della corruzione dei proletari da parte della borghesia” .(11)
“Il compito fondamentale della rivoluzione proletaria consiste, dopo la conquista del potere, - ha detto Stalin - nell’edificare un’economia nuova, socialista" .(12) "I tratti essenziali e le esigenze della legge economica fondamentale del socialismo - ha aggiunto su questo argomento - potrebbero formularsi all’incirca in questo modo: assicurazione del massimo soddisfacimento alle sempre crescenti esigenze materiali e culturali di tutta la società, mediante l'aumento ininterrotto e il perfezionamento della produzione socialista sulla base di una tecnica superiore.
Quindi: non assicurazione dei profitti massimi, ma assicurazione del massimo soddisfacimento delle esigenze materiali e culturali della società; non sviluppo della produzione con fratture tra l'avanzata e la crisi e tra la crisi e l'avanzata, ma sviluppo ininterrotto della produzione; non interruzioni periodiche dello sviluppo della tecnica, accompagnate dalla distruzione delle forze produttive della società, ma perfezionamento continuo della produzione sulla di una tecnica più elevata" .(13)
 

Mao e la continuazione della rivoluzione sotto la dittatura del proletariato
Mao ha ribadito con estrema chiarezza questi principi e ha aggiunto degli sviluppi risolvendo i problemi posti dalla rivoluzione cinese. Per esempio, anche lui ha detto: “Lotta di classe - alcune classi trionfano, altre vengono eliminate. Questa è la storia, questa è da millenni la storia della civiltà” .(14) “Il comunismo è il sistema completo dell’ideologia proletaria e, nello stesso tempo, un nuovo sistema sociale. Differisce da ogni altra ideologia e da ogni altro sistema sociale, è iI più completo, il più progressista, il più rivoluzionario, il più razionale di tutta la storia dell'umanità" .(15) “Il sistema socialista finirà col sostituirsi al sistema capitalista; è una legge obiettiva, indipendente dalla volontà dell’uomo. Per quanto i reazionari si sforzino di fermare la ruota della storia, prima o poi la rivoluzione scoppierà e sarà inevitabilmente vittoriosa” .(16)
Mao ha anche detto che: “Senza teoria rivoluzionaria, senza conoscenza della storia senza una profonda comprensione del movimento e della sua realtà, nessun partito politico può guidare un grande movimento rivoluzionario alla vittoria” .(17) “Se si vuol fare la rivoluzione - ha specificato - ci deve essere un partito rivoluzionario. Senza un partito rivoluzionario, senza un partito che si basi sulla teoria rivoluzionaria marxista-leninista e sullo stile rivoluzionario marxista-leninista, è impossibile guidare la classe operaia e le larghe masse popolari a sconfiggere l'imperialismo e i suoi lacché” .(18)
A proposito del revisionismo moderno contro cui ha condotto, all'interno e all'esterno della Cina, una battaglia titanica, Mao ha detto: “I revisionisti cancellano la differenza fra socialismo e capitalismo, fra dittatura del proletariato e dittatura della borghesia. Ciò che sostengono di fatto, non è la linea socialista, ma la linea capitalista” .(19) Essi “non hanno mai ammesso l’uguaglianza tra il proletariato e la borghesia. Essi negano categoricamente che la storia millenaria dell’umanità sia la storia delle lotte tra le classi, negano categoricamente la lotta del proletariato contro la borghesia, la rivoluzione del proletariato contro la borghesia, la dittatura del proletariato. Sono dunque fedeli lacchè della borghesia e dell'imperialismo e, d'accordo con essi difendono ostinatamente il sistema ideologico in cui la borghesia opprime e sfrutta il proletariato, difendono a spada tratta il regime capitalista, si oppongono all'ideologia marxista-leninista e al regime socialista. Sono un gruppo di controrivoluzionari anticomunisti e nemici del popolo” .(20) E sulla necessità della continuazione della rivoluzione contro la borghesia sotto la dittatura del proletariato ha detto: “la società socialista abbraccia una fase storica assai lunga, in questa fase storica del socialismo, esistono ancora le classi e la lotta di classe, esiste la lotta tra due vie, il socialismo e il capitalismo ed esiste il pericolo della restaurazione del capitalismo, dobbiamo riconoscere la natura prolungata e complessa di questa lotta, raddoppiare la nostra vigilanza e proseguire l'educazione socialista, dobbiamo capire e risolvere in maniera corretta le contraddizioni di classe e la lotta di classe, distinguere le contraddizioni tra noi e il nemico da quelle in seno aI popolo e trattarle in modo corretto, altrimenti un paese socialista come il nostro si trasformerà nel suo opposto; degenererà e avrà luogo la restaurazione del capitalismo” .(21)
 

La storia e la linea del PMLI
Compagni e amici,
spero di non avervi annoiato con la lettura di queste citazioni. Ma mi pareva necessario farlo per dare forza e sostanza al tema di stasera e anche, perché no, a scopo divulgativo.
Il nostro Partito ha cercato di cogliere in profondità la lezione e di impossessarsi saldamente degli insegnamenti dei cinque maestri e dell'esperienza del movimento comunista internazionale e del socialismo per stabilire il proprio programma politico, la linea organizzativa, la strategia e tattica adatte alla lotta di classe in Italia.
I primi pionieri del nostro Partito, guidati saggiamente, con determinazione e lungimiranza dal compagno Giovanni Scuderi, e i compagni e le compagne che successivamente si sono uniti a loro si sono rimboccati le maniche e complessivamente da 33 anni lottano per creare e far maturare le condizioni soggettive e oggettive per la presa dal potere politico da parte della classe operaia che rappresenta la madre di tutte le questioni. Hanno studiato, e continuano a studiare, il marxismo-leninismo-pensiero di Mao e con questo strumento hanno analizzato la situazione concreta italiana; hanno da subito ingaggiato una battaglia risoluta contro l'opportunismo di destra e di "sinistra" all'interno del movimento operaio, più esattamente contro il revisionismo moderno, allora rappresentato dal PCI, e contro l'economicismo, l'anarchismo, il trotzkismo, il cosiddetto “terrorismo rosso"; hanno preso la decisione storica di fondare un autentico partito rivoluzionario, colmando così una lacuna strategica ed esiziale mai riempita né dai socialisti del vecchio PSI di Costa, Prampolini, Turati, Bissolati e Nenni, né dal PCI di Bordiga, Gramsci e Togliatti, per non parlare degli attuali Cossutta e Bertinotti; hanno legato l'esistenza e l'agire di questo Partito alla causa dell'emancipazione del proletariato e collocato al primo posto la rivoluzione, il socialismo e il comunismo proprio ancorandosi e mettendo radici su queste basi che essi, che noi, abbiamo potuto elaborare la linea politica, la linea organizzativa, la linea di massa e sindacale, partecipare in prima linea alla lotta politica, denunciare le malefatte del capitalismo e dell'imperialismo, proporre alle masse delle rivendicazioni immediate, indicare loro la strada del socialismo. Abbiamo inoltre potuto resistere, nonostante l'assenza di adeguati mezzi economici, il black-out quasi totale dei mass-media nei nostri confronti, la repressione poliziesca e giudiziaria, alla bufera anticomunista degli ultimi 20 anni. In tanti, e non solo in Italia, hanno ammainato la bandiera rossa e sono capitolati di fronte al nemico di classe. Noi no! Continuiamo a tenerla ben alta e a lottare apertamente per il socialismo.
Tutto ciò lo potete trovare, scritto in chiaro, nel nostro Programma d'azione che pubblicheremo nei prossimi mesi, nei documenti del Comitato centrale e dell'Ufficio politico, compreso l'ultimo datato 7 Novembre, di critica alla legge quadro sull’assistenza, una controriforma liberista, familista e federalista che cancella lo "Stato sociale” e sopprime il diritto universale ai servizi sociali e all’assistenza; documenti dove sono sanciti identità politica, obiettivi strategici, prìncipi organizzativi, piattaforma rivendicativa. "Il programma fondamentale del Partito marxista-leninista italiano - si legge nel I punto del programma - è di guidare il proletariato alla conquista del potere politico, abbattere la dittatura borghese, instaurare la dittatura del proletariato ed assicurare il completo trionfo del socialismo sul capitalismo".(22) “Il Partito marxista-leninista italiano - si legge nell'art. 1 del capitolo I dello Statuto - è l'avanguardia cosciente e organizzata del proletariato italiano, il partito della classe operaia, che dirige le lotte immediate e parziali e quelle generali e a lungo termine dell'intera classe e delle larghe masse italiane e guida la rivoluzione socialista alla completa vittoria".(23)
I modelli di rivoluzione e di socialismo realizzati e costruiti da Lenin, Stalin e Mao, sono i nostri modelli ma non in modo pedissequo, non in modo dogmatico ma tenendo nella massima considerazione la realtà del nostro Paese. È quanto abbiamo fatto quando nel III Congresso nazionale del PMLI svoltosi nell'85 abbiamo delineato, nei suoi tratti essenziali, il nostro disegno di socialismo, nel senso che esso tiene “conto della storia del nostro paese, della sua cultura, delle sue caratteristiche particolari, della situazione concreta e dei rapporti di classe che si verificheranno dopo la rivoluzione. Il nostro socialismo sarà insomma la Repubblica socialista italiana, sarà uno Stato a dittatura del proletariato, diretto dalla classe operaia e basato sull'alleanza degli operai e dei contadini, difeso dall’esercito rosso e dalla milizia popolare.
In ogni caso, dopo la conquista del potere politico dovremo: distruggere il vigente ordinamento economico, statale, istituzionale, militare e giuridico; strappare alla borghesia e ai latifondisti tutto il capitale, tutte le banche, tutti i mezzi di produzione e di scambio, tutta la terra, tutte le fabbriche e le aziende agricole, tutte le miniere, le cave, i mezzi di trasporto via terra, mare e cielo; abolire lo sfruttamento dell'uomo sull’uomo; applicare il principio “da ognuno secondo le proprie capacità, a ciascuno secondo il proprio lavoro” fino a che non sarà possibile adottare il principio: "da ciascuno secondo le proprie capacità, ad ognuno secondo i propri bisogni", dovremo favorire l'autogoverno dei produttori e la democrazia diretta, attraverso l'amministrazione e la direzione delle fabbriche, delle aziende agricole e dei centri commerciali da parte dei lavoratori, e della sanità, della cultura, della scuola, dell'università e di ogni altro settore statale e pubblico attraverso l’elezione di organi elettivi centrali e locali; costruire uno Stato il cui potere appartiene ai lavoratori e al popolo attraverso le assemblee popolari; garantire il soddisfacimento dei bisogni materiali delle masse relativi al lavoro, la casa, l'assistenza, l'istruzione, la pensione.
Per quanto ce ne sia un gran bisogno, nessuno pensi che i marxisti-leninisti italiani si limitano semplicemente a declamare il socialismo. Per chi ci conosce sa che il PMLI, nell’ambito delle sue possibilità concrete e dell'attuale grado di sviluppo partecipa in prima fila alla lotta di classe, sta dentro, con posizioni di avanguardia, alla lotta politica ed elettorale, alla lotta di massa e sindacale, alle manifestazioni di piazza. Leggete, se ne volete una prova alta e tangibile, il Rapporto tenuto dal nostro Segretario generale Scuderi al 4° Congresso nazionale del Partito del dicembre '98, e vi troverete un’analisi aggiornatissima del mondo e dell'Italia di oggi, la denuda della "globalizzazione” e dell'imperialismo, la denuncia della seconda repubblica capitalista, neofascista, presidenzialista e federalista, la posizione astensionista e la proposta dei Comitati popolari, la critica ai sindacati confederali liberali, filopadronali e filogovernativi e l'esortazione a costruire dal basso un grande sindacato delle lavoratrici e dei lavoratori fondato sulla democrazia diretta e sul potere sindacale e contrattuale alle assemblee generali dei lavoratori; troverete le indicazioni fondamentali per costruire un grande, forte e radicato Partito marxista-leninista per realizzare l'Italia unita, rossa e socialista.
 

Col PMLI tornerà di moda il socialismo
Nessuno, al di fuori del PMLI, denuncia in modo chiaro, conseguente e fino in fondo la seconda repubblica neofascista, di fatto, instaurata. “In Italia - scrive l'Ufficio politico del PMLI nel suo messaggio inviato alla conferenza internazionale sul socialismo nel 21° secolo, che si è tenuta dal 5 al 10 novembre a Kathmandu in Nepal - noi viviamo in un regime capitalista, neofascista, presidenzialista e federalista. Un po’ per volta - continua - l'intero ordinamento statale democratico borghese è stato cambiato in senso fascista, il parlamento è stato completamente esautorato; i poteri sono stati accentrati nel governo e nella presidenza della repubblica; lo Stato fascistizzato attraverso i superprefetti, le superprocure, gli alti commissari e la superpolizia; il paese è stato militarizzato, specie al Sud; il militarismo, il bellicismo, il nazionalismo e l’interventismo hanno preso campo, come dimostra la partecipazione dell'esercito italiano all'aggressione della Repubblica federale jugoslava; il vecchio sistema elettorale è stato soppresso e sostituito con delle nuove leggi elettorali neofasciste; la monarchia, il fascismo di Mussolini, i gladiatori, i golpisti e il terrorismo sono stati riabilitati; la mafia e la corruzione imperano nel governo, nello Stato, nei partiti parlamentari e nell'economia; mentre nelle fabbriche e nelle scuole e nelle università regna la restaurazione e la disciplina fasciste".(24)
Allo sviluppo di questo processo politico di destra, fatto di liberismo economico, controriforme sociali, presidenzialismo e federalismo a livello istituzionale, esercito professionale mercenario e interventismo imperialista in politica militare ed estera hanno portato un contributo determinante i governi di "centro-sinistra”: da Prodi, a D'Alema, all'attuale esecutivo guidato dall’ex braccio destro di Craxi e dall’antico nemico dei lavoratori e dei pensionati Amato che tra le altre cose ha varato la costruzione di una mega-portaerei di 4 mila miliardi non certo a scopi di pace.
Noi siamo ben coscienti che nella presente contingenza le difficoltà sono molte e che la strada è tutta in salita; siamo coscienti che il socialismo non è dietro l'angolo e che attualmente non è di moda. Siamo però certi che tornerà col tempo di gran moda in quanto sia in Italia sia nel mondo l'esigenza di socialismo non è scomparsa, anzi oggettivamente si fa più forte. Ci riferiamo ai problemi insolubili insiti nel sistema capitalista e imperialista: l’anarchia della produzione, le crisi di sovrapproduzione, i crack finanziari e la distruzione delle energie economiche, le guerre commerciali e vere e proprie di conquista, lo sfruttamento, la disoccupazione, la povertà, la fame, le differenze e le ingiustizie sociali talora abissali, le diseguaglianze di sesso a danno delle donne, gli squilibri tra Nord e Sud, il dissesto e la catastrofe ecologica, la contraddizione di fondo tra la crescente socializzazione della produzione, specie nei paesi sviluppati, e la proprietà privata dei mezzi di produzione e della ricchezza prodotta in mano a un minuscolo gruppo di monopolisti e finanzieri. Nel sistema capitalistico nemmeno i bambini si salvano, gran parte di loro costretti a lasciare la scuola anzitempo e gettati nel lavoro minorile, quando non violentati e sfruttati dalla pornografia a scopo di lucro.
Ma per farlo tornare di moda non basta che maturino le condizioni oggettive, alcune delle quali già ci sono sia pure in forma latente e non sufficientemente sviluppate; occorre creare e sviluppare le condizioni soggettive, ideologiche, politiche e organizzative, principalmente attraverso il rafforzamento, l’espansione e iI radicamento tra gli operai, i giovani e le masse popolari e in tutto il territorio nazionale, del Partito che il socialismo lo persegue, il PMLI. Il nostro, nonostante gli immensi sacrifici fatti sin qui, è ancora un Partito piccolo, povero e senza mezzi che vuole diventare grande e forte. Ricorrentemente lanciamo degli appelli, anzitutto a coloro che già soggettivamente si sentono rivoluzionari e si collocano in una posizione antagonista al capitalismo, perché vengano con noi e prendano posto nel PMLI. Anche nel settembre scorso abbiamo scritto una lettera aperta alle militanti e ai militanti di Rifondazione. in occasione della manifestazione nazionale del PRC svoltasi a Roma, nella quale si legge che: “se verrete con noi ci aiuterete ad affrettare i tempi dell’avvento del socialismo da sempre sabotato dai partiti falsamente comunisti. Non spenderete così invano la vostra vita e contribuirete alla conquista dell’Italia unita, rossa e socialista".
È un invito che rivolgo anche a voi!
 

La prossima battaglia astensionista
Cari compagni e amici, prima di concludere vorrei fare un cenno sulle prossime elezioni politiche in programma nella primavera del 2001. La campagna elettorale, già iniziata anzitempo da parte dei due Poli di regime, quello di "centro-sinistra" e quello di "centro-destra”, hanno messo in evidenza più che mai la degenerazione presidenzialista, federalista e neofascista della democrazia borghese, con la dissoluzione dei partiti tradizionali sostituiti dalle lobby e leadership personalistiche, la crisi, sarebbe meglio dire la rissa, all'interno del “centro-sinistra" per l'accaparramento delle poltrone e dei DS, oramai strutturati come la vecchia DC in correnti, per non dire in bande, l'una contro l'altra per il potere nel partito, nei gruppi parlamentari, nelle istituzioni centrali, regionali e locali; ha messo in evidenza inoltre la crisi profonda del PRC, che si sente emarginato sul piano parlamentare e governativo e che smania per trovare un qualche accordo per rientrare nel gioco, disposto per questo a svendere il proprio elettorato e a spostare ulteriormente a destra le sue posizioni politiche, come dimostrano i giudizi e l'atteggiamento acquiescenti verso la legge finanziaria.
Su Berlusconi, Fini e Bossi tutto dovrebbe essere chiaro: sono palesemente i rappresentanti della destra capitalista, fascista, razzista e xenofoba. Mentre credo che convenga spendere due parole sul candidato-premier del "centro-sinistra” Francesco Rutelli che dallo scranno di sindaco di Roma intende volare su quello di Palazzo Chigi con l'aiuto di Veltroni, D’Alema, Parisi, Mastella, Castagneti, Cossutta, forse Di Pietro e assai probabilmente Bertinotti, e con l’appoggio di capitalisti del calibro di Abete e Geronzi e di cardinali, si vocifera, come Silvestrini e Paglia. Chi è Rutelli? Sostanzialmente un carrierista borghese e un camaleonte politico, un chierichetto del papa e del grande capitale, già radicale, già verde, già dei Democratici, già non credente e ora tutto famiglia, chiesa e patria che si autodefinisce liberal-democratico con atteggiamenti alla Clinton. È un borghese in tutti i sensi e non ha assolutamente nulla a che fare con gli interessi della classe operaia e delle masse popolari, men che meno con le tradizioni del movimento socialista e comunista.
L'unico voto di lotta e di sinistra non può che essere quello dell'astensione.
Viva il socialismo!
Viva il comunismo!
Viva l'Italia unita, rossa e socialista!
Coi maestri vinceremo!

 


Note
1. Marx ed Engels, Manifesto del Partito Comunista, febbraio 1948, ed. Piccola biblioteca marxista-leninista, p.30
2. Ibidem, p 38
3. Ibidem, p.39
4. Ibidem, p 40
5. Ibidem, p.40
6. Ibidem, p.56
7. Lettera di K. Marx a Giuseppe Weydemeiyer, 5 marzo 1852
8. Lettera di F. Engels a Marx, 23 ottobre 1846
9. Lenin, Marxismo e revisionismo, aprile 1908, opere complete, vol. 15, p.30
10. Lenin, Che fare?, 1902
11. Lenin, cit. in "Conclusioni affrettate", pubblicato in Prosvesbcheniye n. 5, maggio 1914
12. Stalin, Questioni del leninismo, 25 gennaio 1926, ed. Piccola biblioteca marxista-leninista
13. Stalin, Problemi economici del socialismo in Urss, 1 febbraio 1952
14. Mao, Abbandonate le illusioni, preparatevi alla lotta, 14 agosto 1949, opere scelte, vol. IV
15. Mao, Sulla nuova democrazia, gennaio 1940, opere scelte, vol. Il
16. Mao. Intervento alla riunione del Soviet Supremo dell'Urss per la celebrazione dell'Xl anniversano della Grande Rivoluzione Socialista dell'Ottobre, 6 novembre 1957
17. Mao. Il ruolo del partito comunista cinese nella guerra nazionale, ottobre 1938, opere scelte, vol. Il
18. Mao. Forze rivoluzionarie di tutto il mondo, unitevi, combattete contro l'aggressione imperialista, novembre 1948, opere scelte, vol. IV
19. Mao. 1957, cit. nel volume "Mao e la lotta del PMLI per il socialismo", p. 19
20. Mao, 1966, ibidem
21. Mao. Discorso alla X Sessione dell'VIII Comitato centrale del PCC, settembre 1962
22. Statuto e Programma del Partito marxista-leninista italiano, ed. Piccola biblioteca marxista-leninista, p.21
23. Ibidem, p.7
24.Pubblicato su "II Bolscevico" n. 41-16 novembre 2000

31 maggio 2023