Per proteggere la commemorazione istituzionale delle vittime della strage di Capaci
La polizia carica i contestatori antimafia
“Fuori la mafia dallo Stato”: gridavano gli antimafia
 
A Palermo lo scorso 23 maggio, durante le celebrazioni del trentunesimo anniversario della strage di Capaci, che provocò la morte del magistrato antimafia Giovanni Falcone, di sua moglie e di tre membri della scorta, oltre al ferimento di 23 persone: da una parte c'erano le cerimonie ufficiali, che si sono svolte all'aeroporto di Palermo intitolato a Falcone e Borsellino, all'Aula Bunker dell'Ucciardone e presso l'Albero Falcone in via Notarbartolo al centro di Palermo, e dall'altra un partecipato corteo organizzato dal Coordinamento 23 Maggio (al quale hanno aderito numerose associazioni, tra le quali si segnalano la Cgil Palermo e il Centro Impastato), al quale però è stato violentemente impedito, dalle forze di polizia, di avvicinarsi all'area della cerimonia ufficiale presso l'Albero Falcone nonostante la manifestazione fosse stata autorizzata e il percorso concordato con le autorità.
Le cariche della polizia contro la manifestazione - alla quale stavano partecipando lavoratori, studenti, esponenti delle associazioni e della società civile – sono iniziate poco prima dell'incrocio tra via Libertà e via Notarbartolo, a poche centinaia di metri dall'Albero Falcone dove si stava svolgendo la cerimonia ufficiale, e hanno costretto i manifestanti del Coordinamento 23 Maggio ad arretrare.
Le “forze dell’ordine” quindi posizionavano alcuni blindati di traverso per bloccare l'affluenza del corteo da via Libertà a via Notarbartolo e decine di poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa con casco, scudi e manganelli hanno iniziato a colpire duramente a manganellate infliggendo ad alcuni dei manifestanti contusioni e lesioni, facendone cadere altri a terra e spintonandone violentemente altri.
Evidentemente il governo Meloni le autorità dello Stato borghese non hanno gradito lo slogan 'Fuori la mafia dallo Stato!' gridato a gran voce dai manifestanti, come ovviamente non hanno gradito la gigantografia di una sacra famiglia dove apparivano, accanto alla madonna con il bambino, le immagini di Silvio Berlusconi, di Marcello Dell’Utri, del presidente regionale siciliano Renato Schifani e del sindaco palermitano Roberto Lagalla.
La repressione è un chiaro avviso poliziesco agli antimafiosi conseguenti a rinunciare alla lotta conseguente contro la mafia e soprattutto contro quella sua compenetrazione nelle amministrazioni, istituzioni e partiti dello Stato borghese e quelle infinite complicità e protezioni di cui gode nel sistema economico capitalistico che l'hanno resa oramai un comparto economico “legale” capillare e diffuso in tutta la penisola.

31 maggio 2023