Fascismo di Stato alla questura di Verona
Cinque poliziotti arrestati per torture e sevizie ai migranti e senzatetto
 
Lo scorso 6 giugno sono stati arrestati a Verona, su richiesta della locale Procura della Repubblica, cinque appartenenti al corpo della polizia di Stato in servizio presso la questura cittadina, con le gravissime accuse di tortura, lesioni, falso ideologico, omissione di atti d’ufficio, peculato e abuso d’ufficio, e a due di essi è contestata anche l'aggravante dell'odio razziale: essi sono Alessandro Migliore, 24 anni, Loris Colpini, 51 anni, Federico Tommaselli, 31 anni, Filippo Failla Rifici, 35 anni, Roberto Da Rold, 45 anni, e le accuse nei loro confronti riguardano il periodo che va da luglio 2022 a marzo 2023, quando i cinque arrestati prestavano servizio al reparto volanti della questura veronese.
Oltre ai cinque arrestati, altri 23 appartenenti alla polizia di Stato in servizio presso la questura di Verona risultano indagati, e a loro la magistratura veronese contesta espressamente il reato previsto dall'articolo 361 del codice penale, ovvero quello di omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale, in quanto essi, pur non avendo partecipato alle attività criminali poste in essere dai cinque arrestati e comunque pienamente consapevoli di tali illecite attività, non inoltrarono mai una formale denuncia all'autorità giudiziaria, come invece erano obbligati a fare.
All'arresto dei cinque la Procura della Repubblica di Verona è giunta per caso, dopo che, nel luglio dell'anno scorso, la stessa aveva potuto esaminare la trascrizione di un'intercettazione ambientale captata il 24 marzo 2022 a casa di un albanese residente a Verona, tale Sabah Bajraktari. Costui, insieme al fratello Artan Bajraktari, era sotto indagine della Procura per traffico di armi, e durante una perquisizione a casa di Sabah Bajraktari alla quale partecipò anche Alessandro Migliore, uno dei cinque arrestati, i magistrati inquirenti si resero conto del fatto che Migliore aveva volutamente favorito Artan Bajraktari in quanto amico strettissimo del fratello di quest'ultimo, rifiutandosi di sequestrare due fucili e un caricatore dell'albanese che pure aveva ben visto.
È quindi per puro caso che la Procura di Verona iscrive nel registro degli indagati Alessandro Migliore e i suoi due colleghi che avevano partecipato alla perquisizione, dapprima solo per i reati di falso ideologico e di omissione di atti di ufficio, per i quali i poliziotti, a loro volta, furono sistematicamente sottoposti a loro volta a intercettazione, scoprendo così che almeno cinque poliziotti in servizio nella questura di Verona torturavano i fermati e gli arrestati che avevano la sfortuna di finire nelle loro mani, con episodi di eccezionale gravità.
Nelle 169 pagine dell'ordinanza del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Verona che ha disposto le misure cautelari si legge che i cinque con le loro condotte hanno “tradito la propria funzione, comprimendo i diritti e le libertà di soggetti sottoposti alla loro autorità, offendendone la stessa dignità di persone, creando essi stessi disordine e compromettendo la pubblica sicurezza”. Poliziotti che avrebbero "commesso reati piuttosto che prevenirli" e approfittato "della qualifica ricoperta, anche compiendo falsi ideologici in atti pubblici con preoccupante disinvoltura".
Il magistrato in queste 169 pagine descrive in termini crudi la violenza dei cinque poliziotti che percuotevano i malcapitati - tutti senzatetto e stranieri - che giungevano a loro tiro con pugni, calci, umiliazioni, insulti razzisti, minacce di morte e utilizzo dello spray al peperoncino vicino alla faccia.
A essere presi di mira erano esclusivamente persone straniere o senza fissa dimora, “circostanza che, da un lato - ha scritto il Giudice per le indagini preliminari nell'ordinanza che dispone le misure cautelari - ha consentito agli indagati di vincere più facilmente eventuali resistenze delle loro vittime, dall'altro ha rafforzato la convinzione dei medesimi indagati di rimanere immuni da qualunque conseguenza”.
Particolare attenzione il Giudice per le indagini preliminari riserva ad Alessandro Migliore, che considera il più pericoloso tra gli arrestati e del quale si sottolinea nell'ordinanza una “spiccata propensione criminosa” in quanto accusato di torturare “con sadico godimento, in più occasioni e in un arco temporale del tutto contenuto, diverse persone private della loro libertà personale anche semplicemente per l'identificazione, in totale assenza di necessità e con crudeltà”. Migliore, è emerso dalle intercettazioni, si vantava con compiacimento al telefono con la fidanzata e con i suoi colleghi degli atti criminali compiuti.
Anche a carico degli altri quattro arrestati sono emersi episodi gravissimi, come il fatto che in alcune occasioni i poliziotti in questione hanno orinato a turno su stranieri fermati senza permesso di soggiorno.
E il clima di violenza era tale che la Procura ha temuto che ci potesse scappare il morto, perché in una delle intercettazioni uno dei cinque arrestati, Loris Colpini, dice a proposito di Roberto Da Rold, che stava massacrando di botte un senzatetto: “sì che l'ammazza”, aggiungendo che, qualora il malcapitato fosse morto, avrebbero buttato il cadavere in una casa abbandonata.
Un altro senzatetto rumeno, a sua volta, convocato in Procura ha riportato un ulteriore episodio di cui si è reso protagonista un altro degli arrestati, Loris Colpini: “avevo bisogno di andare al bagno, con urgenza – ha dichiarato il rumeno a verbale - ho cercato di attirare l’attenzione di un poliziotto gesticolando attraverso la parete trasparente. Mi hanno detto che non era possibile andare al bagno e che avrei dovuto farla a terra. Appena ho finito di urinare un poliziotto è entrato dentro come una furia. Mi ha spruzzato in faccia lo spray urticante ancora una volta e poi mi ha trascinato a terra sopra la pozza di urina. Ero in confusione per lo spray e mi faceva male dappertutto”.
Tali atti criminali – ha potuto accertare l'indagine della magistratura – venivano perpetrati dai cinque poliziotti nella stanza fermati della questura denominata 'acquario' in quanto aveva un'amplissima finestra trasparente sul corridoio attraverso la quale gli altri poliziotti che passavano potevano vedere.
Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, nella sua rubrica sul portale Articolo21, ha dichiarato senza mezzi termini: “sembra di essere tornati alla caserma di Bolzaneto, 22 anni fa. Agli indagati si contestano comportamenti 'gravemente lesivi della dignità delle persone'. Una formula giuridicamente corretta ma che proviamo a tradurre così: uso di persone come strofinacci per asciugare la propria urina, vanterie sui pugni assestati sul volto di persone inermi, competizioni a chi picchiava di più”. Noury ha poi aggiunto che “da Verona arriva la conferma che la tortura serve non a scopo di sicurezza - non è mai servita né servirà mai - ma solo per esibire potere su coloro che ne sono privi. È un'espressione di odio, nascosta dietro una divisa. È un mezzo per annientare e umiliare”.
Noi marxisti leninisti denunciamo ciò che è accaduto a Verona come un vero e proprio fascismo di Stato. Ciò che è accaduto a Verona, quindi, non meraviglia i marxisti leninisti, così come non deve assolutamente meravigliare la classe operaia e i lavoratori perché non fa che confermare quel che andiamo denunciando da tempo, ovvero che nel nostro Paese è oramai consolidato in tutti i campi un regime capitalista neofascista

14 giugno 2023