Palermo
Preside antimafia rubava cibo e beni destinati agli alunni
Daniela Lo Verde arrestata per corruzione e peculato. Era stata insignita Cavaliere della Repubblica da Mattarella
 
Lo scorso 20 aprile è finita agli arresti domiciliari a Palermo la professoressa Daniela Lo Verde, divenuta negli anni un simbolo dell'antimafia e un punto di riferimento per il riscatto dei giovani, tanto da essere insignita nel 2020 del titolo di cavaliere del lavoro dal presidente Sergio Mattarella per il suo impegno a favore degli alunni della sua scuola durante la difficile fase della pandemia di Covid.
La donna, 53 anni, era dal 2013 preside dell'Istituto Comprensivo Statale Giovanni Falcone di Palermo che si trova nel quartiere San Filippo Neri, meglio conosciuto come ZEN (Zona Espansione Nord), una zona notoriamente difficile per le problematiche sociali e per la costante infiltrazione mafiosa.
L'arresto della dirigente scolastica - che ha interessato anche il vicepreside dell'istituto, Daniele Agosta, e la dipendente di un negozio di informatica che gestiva le forniture di apparecchi elettronici della scuola, Alessandra Conigliaro, finiti anch'essi ai domiciliari, mentre altre nove persone risultano indagate a piede libero - è avvenuto nell'ambito di una inchiesta, coordinata dai magistrati Calogero Ferrara e Amelia Luise dell'ufficio della Procura europea delegata presso il Tribunale di Palermo, con le gravissime accuse di peculato e corruzione.
Secondo la ricostruzione dei due magistrati la Lo Verde, con la complicità del vicepreside Daniele Agosta, si è ripetutamente impossessata di generi alimentari destinati alla mensa dell'istituto scolastico, nonché di computer, tablet e iphone che, acquistati con i finanziamenti europei, erano destinati alla scuola. Oltre a ciò la Lo Verde, sempre in base alla ricostruzione dei due magistrati, si fece regalare materiale informatico da Alessandra Conigliaro in cambio della fornitura alla scuola, in aggiudicazione diretta e in esclusiva, del materiale da parte della ditta della quale la Conigliaro era dipendente.
L’indagine è nata grazie alla denuncia di una ex insegnante dell’istituto che ha raccontato di una “gestione dispotica della cosa pubblica da parte dell’indagata”, come si legge nell'ordinanza di custodia cautelare del Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Palermo, dove vengono elencati dettagliatamente elementi di prova - quali intercettazioni telefoniche e ambientali nonché filmati – che non lasciano dubbi sullo svolgimento dei fatti. I filmati, soprattutto, mostrano chiaramente la Lo Verde portare in più occasioni nella sua auto, parcheggiata davanti alla scuola, una grande quantità di beni, compresi generi alimentari, dopo che essi erano stati accumulati nel suo ufficio.
All’interno di quest'ultimo, in particolare, una perquisizione ha portato al sequestro di una cospicua quantità di generi alimentari e di dispositivi informatici destinati alla scuola, ma di cui la dirigente ed alcuni suoi collaboratori traevano beneficio per le proprie necessità.
Nella stessa ordinanza si legge inoltre che la preside e il suo vice erano soliti “attestare falsamente la presenza degli alunni all’interno della scuola anche in orari extracurriculari” al fine di giustificare la presenza di progetti mai realizzati.
Alla notizia degli arresti, il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha disposto la sospensione immediata dalle funzioni sia per la preside sia per il vicepreside i quali, così come ha fatto Alessandra Conigliaro, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere durante l'interrogatorio di garanzia svoltosi il 27 aprile dinanzi al Giudice per le indagini preliminari che doveva convalidare gli arresti.
Daniela Lo Verde si era costruita negli anni una fama di paladina nella lotta contro la mafia ed era diventata una figura molto apprezzata dell’impegno per la legalità, soprattutto se si considera che tale impegno veniva profuso in una realtà difficile come quella del quartiere ZEN e in un istituto che portava il nome di Giovanni Falcone. È certamente anche per quest'ultimo fatto che la sorella del magistrato assassinato dalla mafia nel 1992, Maria Falcone, ha affermato sconcertata: “l’indagine che ha portato all'arresto di Daniela Lo Verde, preside dell’istituto scolastico Giovanni Falcone di Palermo, mi addolora profondamente e non solo perché i fatti che stanno emergendo sono un insulto alla memoria di mio fratello Giovanni”. “Lascia sconcertati – ha proseguito Maria Falcone - scoprire che dietro l’antimafia di facciata di Daniela Lo Verde c’era tanta disonestà”.
Del resto in passato altre persone che erano diventate simboli indiscussi dell'antimafia si sono rivelati poi dei veri e propri delinquenti, i quali utilizzavano le loro chiacchiere e il loro presunto impegno antimafia per darsi un'immagine di specchiata legalità all'ombra della quale compivano atti criminali: si pensi all'ex presidente della Confindustria siciliana Antonello Montante, condannato a 8 anni di reclusione per corruzione dalla Corte d'Appello di Caltanissetta nel 2022 e all'ex magistrato Silvana Saguto, già presidente della sezione del Tribunale di Palermo che si occupava della gestione dei beni confiscati alla mafia, condannata dalla Corte d'Appello di Caltanissetta nel 2022 per corruzione e concussione a 8 anni e 10 mesi di reclusione.
Di fronte a questa truffaldina antimafia esiste la vera antimafia, che non è opportunistica e di facciata, non è tutta interna alle istituzioni e non si limita a presentare la mafia come un corpo estraneo allo Stato borghese. È l'antimafia dei giovani e delle forze popolari che si battono conseguentemente contro l'intero sistema economico, culturale e sociale che alimenta ed è il terreno fertile della mafia.

21 giugno 2023