Il terrorista neofascista Bellini potrebbe essere il suggeritore per le stragi 1992-'93
“Ho taciuto per 40 anni per giuramento, ora basta”

 
Paolo Bellini, il terrorista nero ex esponente di Avanguardia Nazionale, è indagato a Firenze con l’accusa di strage con l’aggravante di aver favorito la mafia. Condannato all'ergastolo il 6 aprile del 2022 per la Strage di Bologna, strage della quale fu tra gli esecutori, coinvolto in diverse trame e intrighi, compresa la Trattativa Stato-mafia del 1992, è anche indagato a Caltanissetta come ‘concorrente morale’ dell’attentato di Capaci del 23 maggio 1992 dove morirono il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e tre uomini della scorta, per i pm fiorentini potrebbe essere il “suggeritore” delle stragi del 1992-93 e per questo è stato sentito dai pm il 26 giugno scorso.
Le inchieste del procuratore Salvatore De Luca di Caltanissetta e del Procuratore Aggiunto di Firenze Luca Tescaroli sono coordinate dalla Direzione Nazionale Antimafia guidata da Giovanni Melillo.
A Firenze Bellini è iscritto con altri soggetti tra gli imputati perché avrebbe istigato i vertici di Cosa Nostra a realizzare gli attentati del 1993, in particolare durante le sue interlocuzioni con il boss Antonino Gioè, al quale avrebbe illustrato i vantaggi che la mafia avrebbe potuto trarre dall’adozione di una strategia stragista. Secondo i pm tramite Gioè il piano sarebbe stato poi illustrato ai boss Giovanni Brusca, Leoluca Bagarella e a Totò Riina.
Per i magistrati è a partire almeno dalla primavera del 1992 che il terrorista neofascista Bellini inizia i rapporti con la mafia, sfruttando la conoscenza con Gioè conosciuto nel carcere di Sciacca tra il 1981 e il 1982.
In accordo con Giovanni Brusca, Gioè consegna a Bellini un elenco di nomi di mafiosi che avrebbero dovuto beneficiare di un trattamento carcerario meno rigido che se fosse stato concesso avrebbe visto in cambio la mafia interessarsi al recupero di opere d’arte rubate.
Bellini consegna quindi nel 1992 l’elenco al maresciallo dei carabinieri Roberto Tempesta che lo gira a sua volta all’allora colonnello del ROS Mario Mori.
Bellini in effetti non ha mai negato questa ‘trattativa’ ma le versioni fornite nei processi divergono su un punto: chi suggerì di puntare sui monumenti? Per lo stesso Bellini furono i boss, La Barbera invece ha raccontato che fu Bellini a orientare gli attentati in quella direzione.
I magistrati ricostruiscono le presenze di Bellini in Sicilia, in particolare all’hotel Sicilia di Enna il 6 dicembre 1991 presso gli stessi luoghi dove tra l’autunno del 1991 e febbraio del 1992 si tennero riunioni della Commissione regionale di Cosa Nostra, nel corso delle quali si decise appunto la strategia stragista.
Infatti Bellini il 27 novembre 1992 viene fermato dai Carabinieri mentre era a Caltagirone su una Fiat Tipo guidata da Rosario Cesarotti, imparentato con esponenti di Cosa Nostra di Catania, vicino alla contrada Don Giovanni dove abitava Pietro Rampulla, poi definitivamente condannato per la strage di Capaci, che in passato aveva aderito a un altro movimento di estrema destra, Ordine Nuovo, fondato nel 1969 da Rauti e poi sciolto nel 1973 per ricostruzione del partito fascista da parte del ministro dell'interno Taviani.
Bellini è ora in carcere a Spoleto, l'ordinanza d'arresto è stata emessa dai giudici della Corte d'assise d'appello di Bologna, fra l'altro è accusato di tentato omicidio nei confronti della ex moglie, la quale lo ha riconosciuto in un filmino del 1980 scoperto dai familiari delle vittime della Strage di Bologna, facendo così crollare il suo falso alibi che lo diceva presente a Rimini.
Nel merito la ex moglie Maurizia Bonini ha affermato: “Avevo solo 25 anni e pensavo fosse innocente, che non fosse capace di commettere omicidi come poi lui stesso ha confessato”.
Dalle intercettazioni dei magistrati antimafia emerge anche un'inquietante attività di Bellini per avere notizie sul figlio del presidente della corte d'assise che ha guidato l'ultimo processo sulla Strage e scritto le motivazioni della condanna.
Oltre all'alibi crollato, la sentenza ha evidenziato una lunga serie di prove a suo carico, dalle testimonianze di due ex detenuti, alle intercettazioni dello stragista neofascista Carlo Maria Maggi, colpevole della strage di Brescia, ai rapporti con altri terroristi di destra coinvolti nella strage di Bologna, che Bellini aveva sempre negato, che hanno portato alla sua condanna per la Strage insieme a Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, all'epoca terroristi dei Nar, già dichiarati colpevoli di molti altri omicidi, con sentenza definitiva da anni, mentre nel 2020 è stato condannato in primo grado anche Gilberto Cavallini.
Oggi quindi l'accusa del suo coinvolgimento nelle stragi del '92-'93, che si aggiunge ad una serie praticamente infinita di accuse: Bellini stesso ha confessato di aver commesso il suo primo omicidio nel 1976, quando era un neofascista di Avanguardia Nazionale:ha ucciso a colpi di pistola uno studente emiliano di sinistra alla vigilia delle elezioni.
Il delitto è rimasto impunito e Bellini è poi passato alla criminalità, tra rapine, furti di opere d'arte e nuove accuse di tentato omicidio, ma è sfuggito all'arresto scappando all'estero.
Prima del 1980 è ritornato in Italia con un passaporto brasiliano di copertura e da latitante sotto falsa identità è diventato pilota d'aereo a Foligno, dove era ospite da due parlamentari del Msi portando in volo gratis anche l'allora procuratore di Bologna, Ugo Sisti, poi risultato collegato alla P2, ai servizi segreti e quindi promosso capo delle carceri.
Quindi l'incontro con Antonino Gioè nei primi anni 90, boss che si è poi ucciso in carcere in circostanze oscure, accusandolo in uno scritto di essere un infiltrato dei servizi.
Bellini ha confessato poi di essere stato un killer della 'ndrangheta emiliana e di avere commesso omicidi anche in Calabria.
Arrestato alla fine degli anni '90, si è poi dichiarato pentito ed è stato scarcerato con lo status di "collaboratore di giustizia".
Condannato come quinto esecutore accertato della Strage di Bologna, ma a piede libero, viene arrestato anche per coinvolgimento nelle stragi del 92-93. I magistrati di Bologna e gli avvocati di parte civile spiegano che Bellini è stato sicuramente protetto per anni dai servizi segreti deviati, cosa che non ha impedito di individuarlo come responsabile appunto anche delle stragi del 92-93 in quanto "concorrente morale".
Intercettato poco prima dell'arresto avvenuto a Palestrina, dove il criminale si trovava in detenzione domiciliare, secondo gli inquirenti avrebbe affermato al telefono: “Io ho sopportato 40 anni a stare zitto, tutto il fango che mi hanno buttato addosso per 40 anni, quel gruppo specializzato, infamità nei miei confronti e nei confronti di una classe politica particolare, va bene?
E non potevo mai contrastarli perché c’era di mezzo un giuramento, va bene? Ecco, adesso basta, hanno superato tutti i limiti. Cinquant’anni, sono 50 anni di storie d’Italia dentro le quali io sono stato dentro, un po’ di qua, un po’ di là, un po’ di su, un po’ di giù”.
Anche le accuse e le condanne che riguardano questo sanguinario terrorista neofascista e criminale italiano, la dicono lunga su quanto ancora ci sia da accertare nei dettagli sulle vicende legate alle stragi neofasciste, come quella di Bologna, così come agli attentati mafiosi del '92-'93.
Soprattutto colpisce la compenetrazione tra vertici dello Stato e dei servizi segreti da una parte e i neofascisti e i mafiosi dall'altra che è poi alla base anche della vergognosa durata dei processi riguardanti vicende accadute anche più di 40 anni fa.
Tutto questo dimostra per l'ennesima volta quanto noi marxisti-leninisti sosteniamo da sempre tanto sulle mafie quanto sui criminali terroristi neofascisti:questi fenomeni storici, le mafie e il fascismo vecchio e nuovo, i loro crimini, sono un marcio prodotto del capitalismo, sono diretti e coperti da settori ai massimi livelli dei vertici istituzionali dello stato borghese (tanto ai tempi della prima repubblica democratico-borghese prima quanto del regime neofascista imperante oggi) e potranno essere definitivamente liquidati e distrutti solo con il socialismo e la conquista del potere politico da parte del proletariato, che è poi la madre di tutte le questioni.
Non è possibile pensare di liquidare definitivamente le mafie e il fascismo vecchio e nuovo vigente l'ordine sociale esistente che origina questi stessi fenomeni.
Certamente occorre lottare con forza perché i responsabili delle stragi vengano individuati e puniti e perché alle mafie vengano spezzate le unghie, ma tanto nel fronte unito antimafioso tanto in quello antifascista occorre alzare il tiro e indicare i responsabili e i registi di questi fenomeni, che si trovano dentro la classe dominante borghese, la sua economia e le sue istituzioni borghesi, neofasciste e filomafiose.
Oggi è prioritario unire tutti gli antifascisti e gli antimafiosi coerenti e conseguenti in un ampio fronte unito per buttare giù da sinistra e dalla Piazza il governo neofascista Meloni.

12 luglio 2023