Per effetto della speculazione e dell'alta tassazione
Benzina e gasolio alle stelle
Tagliare le accise sui carburanti
 
Nell'ultima settimana di agosto, dopo oltre tre mesi di costanti rincari, il prezzo medio della benzina in modalità self service si è attestato, secondo le rilevazioni del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, a 1,948 euro al litro, mentre il prezzo medio del gasolio si è posizionato a 1,847 euro al litro.
Dalla fine di maggio, quindi, vi è stato un incremento del 7,7% per la benzina verde e addirittura del 12% per il diesel, il tutto in appena tre mesi.
Dalla fine di luglio a oggi un litro di benzina è rincarato di circa 5 centesimi mentre per il gasolio il rialzo è di oltre 10 centesimi al litro, con la conseguenza che il rientro dalle vacanze è costato agli italiani il 2,6% in più per chi ha un’auto a benzina e il 5,8% per chi ha una vettura a gasolio.
I rialzi sono certamente dovuti alla speculazione e alle dinamiche internazionali dei prezzi, perché le importazioni dalla Russia sono state ridotte gradualmente un anno e mezzo fa dopo lo scoppio della guerra in Ucraina e all'inizio di giugno i Paesi dell'Opec hanno annunciato che avrebbero abbassato la soglia massima per la produzione di benzina nel 2024. Contemporaneamente all'annuncio dell'Opec l'Arabia Saudita, il maggior produttore mondiale di petrolio, ha reso noto che da luglio avrebbe tagliato la produzione di un milione di barili al giorno, cosa che effettivamente ha fatto. Tutto ciò ha alimentato, ovviamente un'ondata speculativa senza precedenti che gli esperti temono non sia di breve durata.
Ma il secondo fattore che pesa sul prezzo dei carburanti, che riguarda in modo particolare l'Italia, è la tassazione, perché nel nostro Paese il 55,4% del prezzo della benzina e il 51,5% di quello del gasolio dipendono da accise e dall'imposta sul valore aggiunto, e quindi da scelte del governo Meloni che però non vuol saperne di abbassare né le une né l'altra: sarebbe infatti sufficiente una riduzione di 5 centesimi sulle accise per riportare la benzina al di sotto di 1,90 euro al litro e il gasolio al di sotto di 1,80 euro, con un costo per l'erario di soli 200 milioni al mese.
Le accise sulla benzina sono imposte – introdotte per aiutare il governo a fronteggiare emergenze dovute a disastri naturali, eventi eccezionali o operazioni militari - dovute allo Stato dalle imprese produttrici e distributrici di carburanti, e sono pagate dal consumatore in quanto incluse nel prezzo finale di vendita del prodotto acquistato.
Attualmente quelle in vigore sono 19, introdotte da numerosi provvedimenti legislativi susseguitisi nel tempo a partire dal 1935 e mai abrogati, e riguardano la guerra d’Etiopia del 1935-1936 (0,000981 euro), la crisi di Suez del 1956 (0,00723 euro), la ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963 (0,00516 euro), la ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze del 1966 (0,00516 euro), la ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968 (0,00516 euro), la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976 (0,0511 euro), la ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980 (0,0387 euro), la missione militare italiana durante la guerra del Libano del 1982 (0,106 euro), la missione militare italiana durante la guerra in Bosnia del 1995 (0,0114 euro), il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004 (0,02 euro), l'acquisto di autobus ecologici nel 2005 (0,005 euro), la ricostruzione dopo il terremoto dell'Abruzzo del 2009 (0,0051 euro), il finanziamento alla cultura nel 2011 (da 0,0071 a 0,0055 euro), la gestione dei migranti dopo la guerra civile libica del 2011 (0,04 euro), la ricostruzione dopo l'alluvione in Liguria e Toscana del 2011 (0,0089 euro), il finanziamento del decreto ‘Salva Italia’ del 2011 (0,082 euro su benzina e gas e 0,113 sul diesel), la ricostruzione dopo il terremoto dell’Emilia del 2012 (0,024 euro) il finanziamento del ‘Bonus gestori’ e la riduzione delle tasse ai terremotati dell’Abruzzo (0,005 euro) e le spese del ‘decreto Fare’ del 2014 (0,0024 euro).
Le accise sui carburanti vanno quindi tagliate e deve esserci una forte riduzione, soprattutto per il fatto che la maggior parte degli eventi che hanno determinato il sorgere di tali tributi appartengono al passato ormai remoto, e non possono fornire l'alibi al governo per rendere la vita impossibile, con un costo insostenibile dei carburanti, alle masse popolari che usano l'auto e a determinare il rialzo dell'inflazione, perché l'aumento dei costi di trasporto fa anche lievitare i prezzi degli altri beni, oltre che quelli dei carburanti.

20 settembre 2023