Nella scuola dei capitalisti e militarizzata
Torna il voto in condotta, “fedina penale” dello studente
Varata la “riforma dell'istruzione tecnico-professionale” per i figli e le figlie delle masse popolari
 
Su proposta del ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, il 18 settembre il Consiglio dei ministri ha approvato una nuova controriforma scolastica di chiaro stampo capitalista, neofascista, classista, meritocratica, aziendalista e autonomista, che fra l'altro prevede, a partire dal prossimo anno scolastico 2024/2025, un ulteriore inasprimento dei provvedimenti disciplinari a carico degli studenti “sediziosi” e la revisione del voto in condotta che sarà ripristinato anche nelle scuole medie, avrà un peso determinante per l'attribuzione della media finale dei voti e sarà decisivo non solo per l’ammissione alla classe successiva ma anche e soprattutto per l'ammissione all'esame finale di terza media e all'esame di Stato nelle superiori. Una sorta di fedina penale dello studente che lo accompagnerà nel suo percorso scolastico e, poi, nell'ambito lavorativo.


La più neofascista delle riforme
Il Disegno di Legge (DdL) Valditara è composto da tre soli articoli, poco più di 2 mila e 600 parole, che però infliggono il colpo di grazia al diritto allo studio e al sistema scolastico e universitario pubblico.
Per sferrarlo, il ministro fascioleghista, anticomunista, sovranista e separatista non si è dovuto nemmeno sforzare per scrivere i tre articoli del suo DdL perché ha trovato la strada già spianata dalla precedenti controriforme varate nel corso degli ultimi decenni senza soluzione di continuità sia dai governi di “centro-destra” ma anche e soprattutto dai governi di “centro-sinistra”.
Il DdL Valditara infatti non fa altro che attuare, con una serie di piccole modifiche, integrazioni e aggiornamenti ai vari articoli e commi delle precedenti controriforme a cominciare dalla cosiddetta “autonomia scolastica” di Luigi Berlinguer fino ai campus di Patrizio Bianchi (ministro di area “centro-sinistra” nel governo Draghi), passando per la legge delega al governo della Moratti e dalla famigerata legge sulla “Buona scuola” di Renzi che, pezzo dopo pezzo, hanno distrutto la scuola pubblica permettendo così al governo neofascista Meloni di mettere insieme tutti i pezzi del puzzle e ottimizzare la scuola del regime capitalista, classista, meritocratica, aziendalista, autonomista e militarizzata invocata dal piano della P2 di Gelli e attuata nel ventennio mussoliniano da Gentile.

Separazione classista fra istruzione liceale e tecnico-professionale
I primi due articoli del DdL disciplinano l'istituzione della cosiddetta “filiera formativa tecnologico-professionale” che di fatto cancella il diritto allo studio e i principi di eguaglianza e unitarietà del sistema scolastico nazionale, opera una netta separazione classista fra istruzione liceale e formazione tecnico-professionale, azzera di colpo tutte le conquiste ottenute dal movimento studentesco dal Sessantotto in poi, a cominciare dal riconoscimento della pari dignità fra istruzione liceale e tecnico-professionale, e instaura un doppio binario di istruzione che prevede, da una parte, i licei, riservati alle studentesse e agli studenti di estrazione medio-alta che saranno maggiormente favoriti e facilitati nel raggiungimento dei livelli più alti dell'istruzione universitaria e specialistica e, dall'altra parte, gli istituti tecnici e professionali che saranno trasformati in veri e propri centri di addestramento e avviamento al lavoro precoce gestiti dalle Regioni, al servizio dei padroni e delle borghesie locali e riservati invece alle studentesse e gli studenti di estrazione proletaria, privati della possibilità anche se “capaci e meritevoli” di intraprendere gli studi universitari e condannati a “imparare un mestiere” per fornire carne e forze fresche ai padroni, predestinati per classe a ingrossare l’esercito di sfruttati pronti a rimpiazzare i propri genitori nei lavori più umili, faticosi e meno pagati.
Un attacco senza precedenti al sistema pubblico dell'istruzione che sprigionerà i suoi effetti più devastanti in perfetta sintonia con il DdL sull'autonomia differenziata presentato dall'altro ministro fascioleghista Roberto Calderoli e già approvato dal Consiglio dei ministri il 2 febbraio scorso, di cui la scuola, insieme alla sanità e ai beni ambientali e culturali, è tra gli obbiettivi principali da colpire con l'istituzione di 20 diversi sistemi di istruzione su base regionale, la frantumazione dei programmi che adesso sono unificati a livello nazionale e la deregolamentazione del reclutamento, della formazione e della retribuzione dei docenti e del persona Ata.
Si tratta del cosiddetto modello 4+2 già introdotto dall'ex ministro piddino Patrizio Bianchi durante il governo Draghi col decreto-legge 23 settembre 2022, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 novembre 2022, n. 175, alla quale, al Capo III, Sezione III, dell'articolo 25, il DdL Valditara aggiunge l'articolo 25-bis che regola “lo sviluppo della filiera formativa tecnologico-professionale costituita dai percorsi sperimentali del secondo ciclo di istruzione di cui al comma 2, dai percorsi formativi degli istituti tecnologici superiori (ITS Academy) di cui alla legge 15 luglio 2022, n. 99, dai percorsi di istruzione e formazione professionale (IeFP) di cui al capo III del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e dai percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS) di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 gennaio 2008, pubblicato nella Gazzetta ufficiale 11 aprile 2008, n. 86.”.
Modifiche e aggiunte di articoli e commi studiati a tavolino e calati dall'alto sulla testa di studenti e insegnati per “rispondere alle esigenze del settore produttivo nazionale secondo gli obiettivi del Piano nazionale 'Industria 4.0'”.
Terminato il percorso quadriennale, si legge ancora nel DdL, gli studenti proseguiranno la formazione per un altro biennio negli Its Academy, nei quali prevarrà di gran lunga l’istruzione pratica. L’idea è quella di un “campus tecnologico professionale” che raccoglierà studenti da ogni indirizzo tecnico e professionale e dove l'attività di insegnamento sarà affidata attraverso “la stipula di contratti di prestazione d’opera per attività di insegnamento” anche a “soggetti esperti provenienti dal mondo del lavoro e delle professioni”.
Una “filiera”, termine mutuato non a caso dal sistema di produzione aziendale capitalistica, che “produce” non più studenti istruiti e preparati culturalmente, stimolati a sviluppare lo spirito critico e l'autonomia di pensiero; ma studenti-robot, docili e mansueti, giovani “disciplinati e meritevoli” addestrati a svolgere una determinata mansione lavorativa, già pronti e preparati a diventare non la nuova classe dirigente ma schiavi salariati di un ingranaggio della grande catena di montaggio e sfruttamento del sistema capitalista.
Una “filiera” che spaccia l’addestramento professionale e i PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l'Orientamento, l'ex alternanza scuola lavoro) come “una grande opportunità per i giovani” col chiaro intento di favorire l'espulsione degli studenti privi di mezzi dal sistema scolastico di istruzione e avviarli precocemente al lavoro una volta concluso l’obbligo scolastico a 16 anni.
La verità è che i PCTO saranno ulteriormente potenziati fino a 400 ore l’anno e saranno dati in mano a “insegnanti esperti” ossia imprenditori e professionisti “fortemente legati alla filiera del territorio” che avranno così mano libera per sfruttare schiere di giovani studenti e impiegare mano d'opera gratis per incrementare i profitti.
Lo ha confessato spudoratamente lo stesso Valditara il quale, subito dopo l'approvazione del DdL, ha dichiarato che: “Oggi l’istruzione tecnica e professionale diventa finalmente un canale di serie A, in grado di garantire agli studenti una formazione che valorizzi i talenti e le potenzialità di ognuno e sia spendibile nel mondo del lavoro, garantendo competitività al nostro sistema produttivo... L’Italia – ha aggiunto - è il secondo Paese manifatturiero in Europa... Secondo i dati Unioncamere Excelsior, dalla meccatronica all’informatica serviranno da qui al 2027 almeno 508mila addetti, ma Confindustria calcola che il 48% di questi sarà di difficile reperimento. A settembre 2023 questo dato ha già raggiunto quota 48% (+ 5 punti rispetto al 43% di un anno fa, nel 2019 era il 33%). ll disegno di legge approvato oggi ha l’obiettivo di trasformare questi numeri allarmanti in una grande opportunità per i nostri giovani”.
Altro aspetto grave del DdL Valditara è sicuramente il ruolo che esso attribuisce all’Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) cui sarà demandato anche il compito di certificare l’accesso diretto agli ITS per i percorsi sperimentali di Istruzione e Formazione Professionale. Ciò equivale alla totale messa in discussione del valore legale del titolo di studio finora attestato dagli esami di stato. Affidando inoltre, un ruolo inappropriato all'Invalsi, che travalica la funzione attribuitogli dalla legge stessa, ovvero quella di rilevare gli aspetti valutativi e formativi del sistema scolastico.

Il voto di condotta
Il terzo e ultimo articolo del DdL è intitolato “Revisione della disciplina in materia di valutazione del comportamento delle studentesse e degli studenti” reintroduce il voto di condotta e la valutazione del comportamento dell’alunna e dell’alunno anche nella scuola primaria e imprime un ulteriore giro di vite ai provvedimenti disciplinari per “mettere in riga gli studenti indisciplinati”.
Va ricordato che il voto di condotta è un voto politico, il manganello disciplinare impugnato dai dirigenti scolastici più reazionari per punire, reprimere, intimidire, isolare e discriminare gli studenti e le studentesse più attivi che osano ribellarsi all'ordine scolastico neofascista. Non a caso fu spazzato via dalle grandi rivolte studentesche del Sessantotto e del Settantasette; non a caso viene ora reintrodotto dal governo neofascista Meloni e, sempre non a caso, durante il suo recente intervento dal palco di Pontida, Valditara ha indicato il Sessantotto come “la causa di tutti i mali della scuola”.
Altro che “ripristinare la cultura del rispetto e affermare l’autorevolezza dei docenti” come afferma Valditara nel tentativo di guadagnarsi l'appoggio di docenti e genitori.
Il disegno di legge prevede che la valutazione del comportamento dell’alunna e dell’alunno della scuola primaria è espressa collegialmente dai docenti con un giudizio sintetico.
Per le alunne e gli alunni della scuola secondaria di primo grado, la valutazione del comportamento è espressa in decimi e sarà considerata ai fini del calcolo della media (come già avviene per gli studenti della scuola secondaria di secondo grado).
Se la valutazione del comportamento è inferiore a sei decimi, il consiglio di classe delibera la non ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato conclusivo del percorso di studi.
Nel caso di valutazione del comportamento pari a sei decimi, il Consiglio di classe assegna un elaborato critico in materia di cittadinanza attiva e solidale da trattare in sede di colloquio dell’esame conclusivo del secondo ciclo.
Ai fini dell’attribuzione del credito scolastico, il punteggio più alto può essere attribuito se il voto di comportamento assegnato è pari o superiore a nove decimi.
La sospensione e l’allontanamento dalla scuola, fino a un massimo di due giorni, comporta il coinvolgimento dello studente in attività di approfondimento sulle conseguenze dei comportamenti che hanno determinato il provvedimento disciplinare. L’allontanamento dalla scuola di durata superiore a due giorni comporta lo svolgimento, da parte dello studente, di attività di cittadinanza solidale presso strutture convenzionate con le istituzioni scolastiche e individuate nell’ambito degli elenchi predisposti dall’Amministrazione periferica del Ministero dell’istruzione e del merito. Tali attività, se deliberate dal consiglio di classe, possono proseguire anche dopo il rientro in classe dello studente, secondo principi di temporaneità, gradualità e proporzionalità.
L’attribuzione del voto di comportamento inferiore a sei decimi implica la non ammissione alla classe successiva e all’esame di Stato. La bocciatura è prevista anche nel caso di comportamenti che configurano mancanze disciplinari gravi e reiterate, anche con riferimento alle violazioni previste dal regolamento di istituto e in particolar modo in presenza di atti violenti o di aggressione nei confronti del personale scolastico e/o di altri studenti.
Agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado che abbiano riportato una valutazione pari a sei decimi nel comportamento, il Consiglio di classe in sede di scrutinio finale è tenuto a sospendere il giudizio senza riportare immediatamente un giudizio di promozione, subordinandolo alla presentazione da parte degli studenti, prima dell’inizio dell’anno scolastico successivo, di un elaborato critico in materia di Cittadinanza attiva e solidale assegnato dal consiglio di classe in sede di scrutinio finale, la cui mancata presentazione o la cui valutazione, da parte del consiglio di classe, non sufficiente comportano la non ammissione dello studente all’anno scolastico successivo.
Altro che “Riportiamo la cultura del rispetto nelle scuole” come ha detto la neofascista Meloni. Con questa controriforma mutuata dallo slogan neofascista “merito, ordine e disciplina” Meloni e Valditara puntano a rimettere la camicia nera alla scuola pubblica italiana e irregimentare le studentesse e gli studenti.
Istituiscono un “nuovo” sistema di istruzione classista mutuato direttamente dal sistema premiale di produzione aziendale capitalistica e da una concezione scolastica di chiaro stampo capitalista, neofascista, classista, meritocratica, aziendalista e autonomista che permetterà solo ai rampolli della borghesia di raggiungere i livelli più alti dell’istruzione liceale e universitaria e ottenere così il “diritto” a far parte di quella classe di “eccellenze” da cui verranno poi selezionati i nuovi quadri dirigenti del capitalismo e della classe dominante borghese; mentre gli studenti meno abbienti, privi di mezzi e sostegno economico vengono abbandonati a se stessi, confinati nei livelli più bassi dell’istruzione tecnica e professionale e condannati a “imparare un mestiere”.
Esattamente come fece Mussolini negli anni Venti che affidò al filosofo del fascismo Giovanni Gentile il compito di elaborare “la più fascista delle riforme” per assoggettare l’istruzione pubblica e tutto il personale docente al controllo diretto del Partito Nazionale Fascista e del padronato.
Curiosamente anche allora il nome del ministero della Pubblica Istruzione fu cambiato e assunse la denominazione di “Ministero dell’Educazione Nazionale” allo scopo di renderlo più adatto al progetto di progressiva fascistizzazione della scuola attribuendogli un ruolo fondamentale per la manipolazione ideologica, per la creazione del consenso a livello di massa e per fornire carne da cannone al capitalismo e all’imperialismo italiani sintetizzato bene dallo slogan “Libro e moschetto fascista perfetto”.

27 settembre 2023