Criminale e bestiale genocidio dei palestinesi
Il nuovo Hitler Netanyahu bombarda a tappeto Gaza city da terra e cielo e comincia l'invasione via terra
Grandi manifestazioni per la libertà della Palestina a Roma, in Europa e nei Paesi musulmani. Hezbollah in sostegno a Hamas e ai palestinesi lancia razzi dal Libano contro Israele
L'Onu non attacca Hamas e l'Italia di Meloni si astiene
 
"Siamo passati a una nuova fase della guerra". Con queste parole, nella notte tra il 27 e 28 ottobre, il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha annunciato il nuovo, criminale e bestiale, genocidio dei palestinesi, scatenato con truppe di terra e tank dalla belva sionista e nazista di Tel Aviv. "Stanotte la terra a Gaza ha tremato. Abbiamo attaccato sopra e sotto terra, abbiamo attaccato i terroristi a tutti i livelli, in tutti i luoghi", ha aggiunto il ministro, sottolineando che "l'operazione militare nella Striscia di Gaza continuerà finché non verrà emesso un nuovo ordine". Gallant ha rilasciato questa dichiarazione dopo aver effettuato una valutazione della situazione insieme ai vertici dell'esercito, dello Shin Bet e del Mossad. "Le nostre forze di terra si trovano ancora sul terreno e portano avanti la guerra", affermava il portavoce militare israeliano Daniel Hagari. "La notte scorsa sono entrate nel nord della Striscia e hanno esteso le attività di terra. A questa operazione partecipano unità di fanteria, dei carristi, del genio e dell'artiglieria, sostenuti da un forte volume di fuoco". Israele ha proseguito Hagari, continua con "bombardamenti massicci" a Gaza che hanno portato anche alla uccisione di esponenti di primo piano dell'ala militare di Hamas, fra cui il capo della unità aerea "che ha avuto un ruolo centrale nel massacro del 7 ottobre".
Per il nuovo Hitler Netanyahu "Questa è la nostra seconda guerra di indipendenza, bisogna vincere o cessare di esistere. Stiamo lottando, stiamo combattendo, i nostri soldati fanno sul serio, adesso si trovano all'interno della Striscia di Gaza, si uniscono alla fila di eroi che hanno già servito Israele fin dalla guerra dei 6 giorni, i nostri grandiosi soldati hanno sempre avuto un unico scopo, quello di distruggere il nemico che vuole ucciderci". Lo ha detto parlando in conferenza stampa il 28 ottobre a Tel Aviv. "Avevamo sempre detto che non sarebbe più successo, continuiamo a dirlo ma eccoci che ci troviamo di fronte a una nuova guerra", ha detto il nuovo Hitler, aggiungendo che "i nostri soldati sono pronti a mettere fine a questo male del mondo e questo andrà a beneficio di tutta l'umanità". In serata, parlando alla nazione, Netanyahu ha rincarato la dose: “Se Israele non vince questa guerra si diffonderà il male. Per questo la nostra sarà la vittoria del bene sul male. Abbiamo il sostegno di tutta la comunità internazionale", ha aggiunto, ringraziando tra gli altri i leader di Gran Bretagna, Francia e Italia che si sono recati a Tel Aviv per sostenere Israele.
I bombardamenti israeliani notturni hanno raso al suolo centinaia di edifici nella Striscia di Gaza. Centinaia i cadaveri recuperati sotto le macerie, con i corpi portati all'ospedale di Beit Lahia, nel Nord dell'enclave. Al 29 ottobre sono più di 8.000 i morti nella Striscia di Gaza dal 7 ottobre. Secondo il ministero della Salute di Gaza, riporta la tv satellitare Al-Jazeera, in tre settimane sono rimaste uccise almeno 8.005 persone, compresi 3.342 minori. Più di mille persone risultano altresì disperse. La maggior parte sono quelle che le squadre di soccorso non sono riuscite a estrarre da sotto le macerie e che sono rimaste sottoterra. Mentre dal 7 ottobre, l’Organizzazione mondiale della Sanità ha documentato 171 attacchi contro strutture sanitarie nei territori palestinesi occupati. 493 persone sono state uccise in questi attacchi, inclusi 16 operatori sanitari in servizio. “L'assistenza sanitaria e i civili devono essere protetti adesso", ha intimato l’OMS su X.
Trattando Gaza al pari di un lager, l’attacco israeliano è stato accompagnato dall’interruzione di energia elettrica, telecomunicazioni e internet che rischia di "servire da copertura per atrocità di massa". Lo ha dichiarato l'organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch (Hrw). "Questo blackout di informazioni – ha dichiarato la funzionaria di Hrw Deborah Brown - rischia di servire da copertura per le atrocità di massa e di contribuire all'impunità per le violazioni dei diritti umani". Secondo Hamas, "l'interruzione delle comunicazioni e di internet nella Striscia di Gaza e l'intensificazione dei bombardamenti aerei, marittimi e terrestri sui quartieri residenziali fanno presagire nuovi omicidi che l'occupante intende commettere lontano dallo sguardo dei media e del mondo". Hamas ha attribuito la piena responsabilità a Israele, al suo alleato americano "così come a tutti i Paesi che lo sostengono".
L'ala militare di Hamas, le brigate al-Qassam, ha contrastato energicamente e con successo quello che è stato il preludio dell’invasione di terra sionista a Gaza city, inscenando altresì, come riportato dal “Times of Israel”, "violenti scontri" vicino a Beit Hanoun, nella parte nordest della Striscia di Gaza, ad appena sei chilometri dalla città israeliana di Sderot, e a Bureij, nella zona centrale dove si trova un campo di rifugiati palestinesi. Prontamente Hamas ha lanciato un appello al mondo con un comunicato ad "agire immediatamente" per fermare i bombardamenti israeliani su Gaza. "Chiediamo ai Paesi arabi e musulmani e alla comunità internazionale di assumersi la responsabilità e agire immediatamente per fermare i crimini e i massacri contro il nostro popolo".
Il capo dell'ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh ha affermato che gli attacchi israeliani in corso a Gaza "destabilizzeranno l'intera regione", aggiungendo che "nessuno" può prevedere come andranno le cose. Lo ha riportato la tv araba “al Jazeera”. Haniyeh ha affermato che la "resistenza" guidata dalle Brigate Qassam continuerà a intensificare gli attacchi e ha invitato le "nazioni alleate e fraterne" a esercitare pressioni "attraverso ogni via" per fermare gli attacchi in corso contro Gaza. Haniyeh ha poi descritto Hamas come "movimento di liberazione nazionale che cerca di liberare il suo popolo e la sua terra" mentre i "terroristi" sono coloro che sostengono "l'aggressione" e rimangono "in silenzio davanti ai massacri commessi da Israele". Haniyeh ha poi chiesto l'apertura urgente di tutti i valichi di frontiera, compreso quello di Rafah con l'Egitto, e l'ingresso incondizionato degli aiuti tanto necessari. "È inaccettabile che il nemico controlli cosa deve e cosa non deve entrare nella Striscia”.
Hamas ha definito "un fallimento" l'incursione di terra effettuata da Israele durante la notte del 27 ottobre. In un comunicato ha dichiarato che il suo braccio militare, le Brigate Qassam, hanno usato razzi anticarro Kornet e colpi di mortaio per respingere l'attacco, uccidendo militari israeliani.
"L'esitazione di Israele di fronte all'invasione di terra di Gaza dimostra uno stato di confusione e paura": lo aveva affermato poche ore prima un dirigente di Hamas, Izzat al-Reshek, citato dall'agenzia di stampa Shehab, vicina alla maggiore componente della Resistenza palestinese. "La resistenza è pronta allo scontro", ha aggiunto al-Reshek, denunciando poi che la privazione di acqua, combustibile e corrente elettrica imposta alla popolazione di Gaza da Israele "è un crimine di guerra". Le truppe di terra israeliane entrate nella Striscia di Gaza sono state costrette a ritirarsi. È quanto ha sostenuto il 29 ottobre il presidente iraniano Ebrahim Raisi, secondo cui, gli israeliani "hanno attaccato ieri Gaza dal cielo, dal mare e via terra, con un'operazione su vasta scala e senza precedenti, ma nonostante il sostegno economico e le armi degli Stati Uniti e di vari Paesi europei si sono visti costretti al ritiro".
Per Raisi, intervistato dalla tv satellitare al-Jazeera, si tratta della "seconda sconfitta" per Israele dopo l’efficace attacco del 7 ottobre di Hamas. Aggiungendo che "questa seconda sconfitta è molto più dura della prima perché nel primo caso c'era il fattore sorpresa, mentre nel secondo hanno attaccato Gaza con un esercito armato fino ai denti ma la resistenza li ha costretti al ritiro".
Come ha chiarito il 23 ottobre il leader politico di Hamas, Ismail Haniyeh, denunciando che "i massacri compiuti dall'occupazione cercano di nascondere il loro fallimento di fronte alla resistenza" e che “Hamas andrà avanti fino a una grande vittoria contro Israele e non ha quindi alcuna intenzione di arrendersi, come aveva invece suggerito il portavoce internazionale delle Forze di difesa israeliane (Idf) Jonathan Conricus in una intervista all'Abc”. Haniyeh ha quindi definito gli attacchi del 7 ottobre scorso contro Israele come "un colpo devastante" e "un atto glorioso", ma anche "una pietra miliare e una svolta nella storia del conflitto" israelo-palestinese. I miliziani di Hamas, ha sottolineato, "hanno demolito la dottrina della sicurezza dell'entità sionista". Insomma, ha proseguito, Israele è stato "superato a livello militare, di sicurezza e di intelligence" ed è stato "inferto un duro colpo agli alleati dell'occupazione che hanno sostenuto questa storica ingiustizia contro il popolo palestinese".
In un video, censurato dai media israeliani, tre donne israeliane prigioniere chiedono a Netanyahu scambio di prigionieri e lo criticano.
"C'erano negoziati e anche sforzi politici per arrivare a una intesa" sul cessate il fuoco e lo scambio di prigionieri, ma "dopo gli ultimi raid di Israele su Gaza" non ci sono più colloqui, ha affermato il 29 ottobre il portavoce di Hamas, Osama Hamdan, citato da al Jazeera. Un altro leader di Hamas, Abu Obeida, ha infine rilasciato un video messaggio alla TV, “Memri TV”: “L’ho già detto e lo ripeto ancora: il sangue delle donne, dei bambini e degli anziani. Non sto dicendo che questo sangue sta chiedendo il vostro aiuto. Siamo noi che abbiamo bisogno del vostro sangue per risvegliare in noi lo spirito rivoluzionario, per risvegliare in noi la risolutezza, per risvegliare dentro di noi lo spirito della sfida che ci spinge ad andare avanti”.
Intanto come ha scritto il quotidiano progressista israeliano “Haaretz” la criminale aggressione di Gaza per i coloni israeliani della Cisgiordania è diventata un’opportunità per cacciare i palestinesi dalla loro terra e impossessarsene. Spinti dai messianici leader dell’ultradestra nazionalista, i coloni, quelli che vivono in Cisgiordania sono 400.000, hanno capito di avere la totale impunità. Anzi il ministro per la Sicurezza interna, il kananista fascista Itamar Ben-gvir, ha dato disposizione di distribuire altre armi ai coloni “per la loro sicurezza”. Dal 7 ottobre sono una ventina i villaggi palestinesi nelle vicinanze degli insediamenti, attaccati dai coloni, spalleggiati dall’esercito che si limita a non intervenire, ma più spesso interviene sparando. Sono oltre 110 i civili palestinesi uccisi in Cisgiordania dall’inizio della guerra a Gaza e quasi mille quelli costretti a lasciare le loro case.

Si allarga la solidarietà e l’appoggio mondiale alla resistenza palestinese
Dal campo Hezbollah in sostegno a Hamas e ai palestinesi ha ripetutamente lanciato razzi dal Libano contro Israele. Il movimento sciita libanese filo-iraniano ha rivendicato anche il 29 ottobre il lancio di razzi verso la città israeliana di Kiryat Shmona, nel nord di Israele, al confine con il Libano. Secondo quanto riferito dall’emittente vicina al movimento “Al Manar”, Hezbollah ha anche lanciato una raffica di razzi su Nahariya, città costiera nel nord di Israele, a circa 10 km dalla Linea blu (linea di demarcazione con il Libano).
Il 24 ottobre il movimento Hamas aveva esortato i paesi arabi e islamici e le Nazioni Unite a fare pressione su Israele affinché mettesse fine alla sua aggressione alla Striscia di Gaza. Il funzionario di Hamas, Osama Hamdan, in una conferenza stampa tenutasi a Beirut, aveva invitato i paesi arabi a porre fine a qualsiasi normalizzazione delle relazioni con Israele. Il funzionario ha anche chiesto l'apertura dei valichi per gli aiuti umanitari, consentendo l'ingresso di cibo, carburante, aiuti e attrezzature per la rimozione delle macerie a Gaza e allo stesso tempo consentendo l'uscita dei feriti per le cure. Hamdan ha inoltre sostenuto il boicottaggio dei beni prodotti dalle aziende che sostengono l'aggressione israeliana contro donne e bambini a Gaza.
"Presto i criminali, i sionisti e i loro noti sostenitori saranno messi in ginocchio davanti alla determinazione, alla fermezza e alla resilienza del popolo della Palestina a causa dei loro crimini di guerra nella Striscia di Gaza". Lo ha affermato su X il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Nasser Kanani, a cui ha fatto seguito il 29 ottobre il presidente iraniano Raisi: "I crimini del regime sionista hanno superato la linea rossa, il che potrebbe costringere tutti ad agire. Washington ci chiede di non fare nulla, ma continuano a dare ampio sostegno a Israele. Gli Stati Uniti hanno inviato messaggi all'Asse della Resistenza (le forze sostenute dall'Iran in Medio Oriente, ndr) ma hanno ricevuto una risposta chiara sul campo di battaglia”, ha aggiunto.
Il presidente turco Erdogan dichiarava il 28 ottobre, durante la grande manifestazione pro-palestinese a Istanbul, che Israele è un occupante e ribadiva la sua posizione sul fatto che Hamas non è un'organizzazione terroristica. "Ribadisco che Hamas non è un'organizzazione terroristica. Israele si è sentito molto offeso da questo. Israele è un occupante, Erdogan parla chiaro perché la Turchia non vi deve nulla", ha detto davanti a centinaia di migliaia di manifestanti antisionisti.
Il 25 ottobre il segretario generale della Lega Araba Ahmed Abul-Gheit ha espresso il proprio sostegno al segretario Generale dell'Onu Antonio Guterres, nelle ultime ore bersaglio di aspre critiche dalla parte israeliana per le sue parole su Hamas, i cui attacchi “non sono arrivati dal nulla” e per aver denunciato la "punizione collettiva" cui sono sottoposti i palestinesi con i raid israeliani sulla Striscia di Gaza: i palestinesi “hanno subito 56 anni di occupazione soffocante” . Abul-Gheit ha denunciato la campagna israeliana contro Guterres come "un evidente tentativo di terrorizzare" e un chiaro "ricatto morale e politico". "Un attacco vergognoso che mira a mettere a tacere ogni voce che dice la verità", ha denunciato il leader della Lega Araba. Mentre il ministro degli Esteri dell’Oman, Sayyid Badr bin Hamad Albusaidi, ha dichiarato che il suo Paese riconosce Hamas come "movimento di resistenza" e non come organizzazione terroristica, e ha chiesto una soluzione politica per porre fine alla spirale di violenza nella Striscia di Gaza.
Un ampio appoggio che ha stizzito l’imperialismo dell'Ovest. "Hamas è senza dubbio un'organizzazione terroristica e dobbiamo combattere Hamas, come qualsiasi organizzazione terroristica. Hamas nel suo comportamento militante e terroristico, in quanto un'organizzazione terroristica deve essere distrutta". Lo ha detto il 25 ottobre la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nella conferenza stampa al termine del Consiglio europeo. "Ma altri paesi hanno molta influenza nella regione. Questo è visibile nel rilascio degli ostaggi e questo è molto positivo e siamo molto grati a quei paesi che hanno preso l'iniziativa e hanno usato la loro influenza per allentare l'escalation e trovare una soluzione per gli ostaggi e trovare la possibilità di ottenere il rilascio degli ostaggi", ha aggiunto.
Ampia la solidarietà alla Resistenza e al popolo palestinesi di milioni di manifestanti in tutto il mondo. Per la libertà della Palestina sono scesi in piazza dal 28 ottobre a Roma, in oltre 20mila. Nonostante il divieto del prefetto, confermato da una decisione del Tribunale amministrativo, una manifestazione si è tenuta nel centro di Parigi, con la partecipazione di diverse migliaia di persone. Il raduno a Chatelet, nel centro della capitale, ma i manifestanti non hanno potuto dirigersi, come previsto dal programma, in direzione di place de la République. A bloccarli, un nutrito cordone di poliziotti e gendarmi, che hanno anche verbalizzato oltre 80 fra i presenti. Fra gli slogan gridati dai manifestanti, "Gaza, Gaza, Parigi è con te" e "Israele assassini, Macron complice". In Francia anche a Marsiglia in migliaia in strada. In 500mila hanno sfilato a Londra contro il genocidio in corso a Gaza.
Riempiendo quasi completamente l’ampio Westminster Bridge, i manifestanti hanno chiesto al primo ministro inglese Rishi Sunak di esercitare pressione sul governo israeliano per ottenere un cessate il fuoco nella Striscia.
A Berlino una moltitudine di manifestanti ha marciato per le vie del centro praticamente ininterrottamente. Centinaia di migliaia a Istanbul. Altrettanti in Indonesia, Iraq, Bangladesh. Tra le capitali arabe imponente il corteo a Tunisi. Importante manifestazione a New York alla stazione di Grand Central dove la polizia ha arrestato 300 partecipanti che denunciavano i crimini israeliani. Il 29 ottobre centinaia di persone sono affluite nel centro di Beirut per partecipare a una manifestazione in sostegno dell'offensiva di Hamas e Hezbollah contro Israele e in solidarietà con i palestinesi.

L’ONU non attacca Hamas e la Meloni si astiene
Il 26 ottobre era la volta di un primo appello dell’Onu. "Fermate le bombe e salvate vite. Le vite dei 2,3 milioni di civili a Gaza, le vite dei bambini, 3.000 bambini innocenti sono stati uccisi da Israele nelle ultime tre settimane". Lo ha detto l'ambasciatore palestinese all'Onu Ryad Mansour alla sessione speciale di emergenza dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, parlando con la voce rotta. "È questa la guerra che alcuni di voi stanno difendendo? Questa guerra può essere difesa? Questi sono crimini, sono barbarie. Fermatela per le vite che ancora possono essere salvate".
In questo quadro il 28 ottobre l’Assemblea generale ha approvato la bozza di risoluzione presentata dalla Giordania, a nome dei Paesi arabi, per una tregua umanitaria tra Israele e palestinesi. Una risoluzione che il ministro degli Esteri dello Stato ebraico, Eli Cohen, si è rifiutato di accettare, opponendo “l’aperto rifiuto dello spregevole appello per un cessate il fuoco” e rivendicando che “Israele intende agire per eliminare Hamas proprio come il mondo ha agito contro i nazisti e l’Isis”.
La risoluzione, dal titolo “Azioni illegali di Israele nella Gerusalemme Est occupata e nei Territori palestinesi occupati”, è stata presentata da 40 Stati, quasi tutti mediorientali e africani, con in più Russia, Venezuela, Corea del Nord, Indonesia, Bolivia e pochi altri (nessun Paese UE). Si tratta di un atto non vincolante perché approvato dall’Assemblea e non dal Consiglio di Sicurezza, mirante a garantire l’ingresso degli aiuti e a impedire lo sfollamento forzato. Il testo ha ottenuto 120 voti a favore: tra i Paesi UE i sì sono arrivati da Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Irlanda, Lussemburgo e Malta. Al di fuori della UE hanno votato sì tra gli altri Russia, Cina e Brasile. Solo 14 i voti contrari (tra cui gli Usa e Israele, oltre ad Austria, Ungheria, Repubblica Ceca e Croazia). Sono stati 45, invece, gli astenuti tra i quali figurano anche Italia, Germania, Regno Unito, Olanda, Svezia, Polonia, Bulgaria, Romania, Slovacchia, Giappone e India. Per passare era richiesta la maggioranza dei due terzi di presenti e votanti dei 193 Paesi, gli astenuti non contano. “Oggi è un giorno che passerà alla storia nell’infamia, un giorno buio per l’Onu, che non ha più un briciolo di rilevanza o legittimità”, ha tuonato l’ambasciatore israeliano Gilad Erdan. La risoluzione era stata ostacolata anche dagli Stati Uniti che avevano più volte segnalato che il testo della bozza non conteneva le parole “Hamas” e “ostaggi”.
"L'Italia si è astenuta" sulla risoluzione Onu per la tregua a Gaza "perché se da un lato riconosce gli sforzi delle parti arabe", questi "non sono stati abbastanza per votare a favore. Manca la condanna inequivocabile degli attacchi di Hamas a Israele, manca il riconoscimento del diritto di difendersi di ogni Stato sotto attacco, in questo caso Israele, e non menziona la richiesta del rilascio immediato e incondizionato degli ostaggi del 7 ottobre". Lo ha detto l'ambasciatore Maurizio Massari, rappresentante permanente italiano all'Onu, recependo alla lettere l’input ricevuto dal governo neofascista Meloni.
Bocciato, invece, l’emendamento presentato dal Canada, con il quale Ottawa voleva aggiungere al testo una condanna diretta dell’attacco dei miliziani palestinesi di Hamas, un passaggio difficilmente digeribile dal fronte arabo. Nonostante la maggioranza che si è espressa con 88 Paesi a favore, l’emendamento non è passato perché non ha raggiunto i due terzi dei sì: 55 hanno votato contro e 23 si sono astenuti. “Gli obiettivi di Hamas sono disgustosi. Non c’è giustificazione per il terrorismo, dobbiamo condannare gli atti terroristici di Hamas”, è tornata a sottolineare l’ambasciatrice americana al Palazzo di Vetro Linda Thomas-Greenfield durante i lavori.
Resta comunque importante la posizione dell’Onu espressa dopo le parole del Segretario generale Antonio Guterres e la scelta dello Stato sionista e nazista di negare il visto ai rappresentanti delle Nazioni Unite. A rincarare la dose le parole della portavoce dell’Ufficio per i diritti umani dell’Onu Ravina Shamdasani, che ha parlato di “crimini di guerra” che si stanno commettendo in Medio Oriente. E ha puntato il dito sullo Stato ebraico: “Siamo preoccupati per la punizione collettiva degli abitanti di Gaza”, ha sottolineato Shamdasani, denunciando anche l’uso di esplosivi a lungo raggio in aree densamente popolate, ribadendo come a Gaza ormai “nessun luogo è sicuro” e “costringere le persone a evacuare in queste circostanze e mentre sono sotto completo assedio solleva serie preoccupazioni”.

1 novembre 2023