Proteste a Tel Aviv contro Netanyahu
Il nuovo Hitler Netanyahu bombarda ambulanze, ospedali, scuole e chi fugge
Grandi e combattive manifestazioni in Italia e in altri Paesi. Guterres "inorridito dal raid sulle ambulanze". I leader dei Paesi arabi spingono per un cessate il fuoco
Nasrallah: “L'attacco a Israele è opera esclusiva di Hamas, quindi non era stato concordato con nessuna altra organizzazione. Le altre forze palestinesi non erano state coinvolte nella preparazione ma appena è partito l'attacco a Israele tutte hanno fatto fronte comune e partecipato”
 
Un’altra settimana di criminali bombardamenti ordinati dal nuovo Hitler Netanyahu che hanno provocato morte e distruzione immani a Gaza, nella Striscia e negli altri territori occupati dai sionisti e nazisti israeliani. L’ultimo in ordine temporale nella notte tra il 4 e il 5 novembre ha centrato il campo rifugiati di Maghazi, nel centro della Striscia di Gaza, causando la morte di oltre 50 persone e un centinaio quelle rimaste ferite. Questa la stima del ministero della Sanità di Hamas, secondo cui la maggior parte delle vittime "sono bambini e donne", aggiungendo che le case sono state prese direttamente di mira.
Il 31 ottobre un altro massacro di palestinesi inermi era avvenuto nel campo profughi di Jabalia. il più grande degli otto di Gaza, dove l'Onu stimava fino allo scorso anno la presenza di oltre 116mila persone. L'insediamento nell'area è iniziato sin dal 1948, il campo è di circa 1,4 chilometri quadrati densamente popolato. Il ministero della Sanità e quello dell’Interno di Gaza hanno affermato che il raid israeliano con “Sei bombe da una tonnellata ciascuna sganciate sul campo profughi di Jabalia” ha causato "più di 50 martiri e circa 150 feriti". Inoltre "dozzine" di persone si troverebbero tuttora sotto le macerie. Altri bombardamenti sullo stesso bersaglio anche il 1° novembre. Le autorità di Hamas hanno annunciato il 2 novembre che 195 persone sono morte nei due bombardamenti israeliani. “Altre 120 persone risultano disperse e probabilmente si trovano sotto le macerie”, si legge nel comunicato di Hamas.
Il 2 novembre le autorità di Gaza hanno dichiarato che 15 persone sono state uccise nell'attacco aereo israeliano sul campo profughi di Bureij all'inizio della giornata. Il campo ospitava circa 46.000 rifugiati palestinesi. Di altri 15 morti e decine di feriti il bilancio del raid sull'ingresso dell'ospedale al-Shifa di Gaza City, il più grande della Striscia di Gaza di poche ore dopo. Lo ha riferito al-Jazeera. È stato colpito "un convoglio medico", ha denunciato il portavoce del ministero della Sanità di Gaza, legato a Hamas, Ashraf al-Qudra, secondo cui sono stati presi di mira dei feriti che erano diretti verso il valico di Rafah per essere evacuati in Egitto. "Abbiamo informato la Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa, abbiamo informato il mondo intero" sulla presenza dei feriti "in quelle ambulanze", ha affermato al-Qudra, mentre la stessa emittente satellitare araba ha ipotizzato che l'attacco sia stato sferrato da un drone.
Il ministero della Salute di Gaza ha infine riferito il 5 novembre che almeno 20 palestinesi sono morti e oltre 54 sono rimasti feriti nella scuola Al-Fakhoura dell'Unrwa, nel nord della Striscia di Gaza, a causa di bombardamenti israeliani.
Ampia la condanna mondiale dei criminali e brutali raid israeliani. Il 1° novembre l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Unhcr) ha affermato che i raid israeliani sul campo profughi potrebbero essere “crimini di guerra”, mentre il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, si è detto “sconcertato” dagli attacchi al campo di Jabalia.
Israele "sta commettendo diversi crimini di guerra a Gaza, ma solo un tribunale competente sarà in grado di determinare se si tratta di genocidio". Così Elizabeth Throssell, portavoce dell'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), in una conferenza stampa a Ginevra. Per Throssell, "lo sfollamento forzato delle popolazioni, gli attacchi sistematici contro i civili e le infrastrutture civili e la punizione collettiva inflitta da Israele al popolo di Gaza si possono inquadrare come crimini di guerra".
Il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, si è detto "scioccato dalle notizie di attacchi alle ambulanze che evacuano i pazienti vicino all'ospedale Al-Shifa a Gaza, che hanno provocato morti, feriti e danni". Il segretario generale dell'Oms ha ribadito su X che "pazienti, operatori sanitari, strutture e ambulanze devono essere protetti in ogni momento. Sempre". Il 4 novembre un medico di Medici Senza Frontiere (Msf) che opera all'ospedale di Al Shifa a Gaza è stato testimone dell'attacco contro un'ambulanza fuori la struttura sanitaria. "Eravamo dentro al cancello dell'ospedale quando l'ambulanza è stata colpita davanti ai nostri occhi. C'erano corpi insanguinati ovunque - racconta il dottor Mohammed Obeid -. Molti sono morti sul colpo, mentre altri sono stati portati d'urgenza in sala operatoria". "L'attacco mortale davanti al cancello dell'ospedale di Al-Shifa è terribile - sostiene Msf -. Si tratta di un attentato letale davanti all'ospedale principale e più frequentato di Gaza, dove il nostro personale lavora ogni giorno per fornire cure mediche salvavita". "Un ulteriore tragico evento - insiste Msf - in un flusso infinito di violenze inconcepibili. I ripetuti attacchi contro ospedali, ambulanze, aree densamente popolate e campi profughi sono vergognosi. Quante persone devono morire prima che i leader mondiali si sveglino e chiedano un cessate il fuoco?", conclude la ong in una nota.
"Le scene di carneficina che provengono dal campo di Jabalia, in seguito agli attacchi di ieri e di due giorni fa, sono orribili e spaventose". Lo scrive l'Unicef, aggiungendo che "anche se non abbiamo ancora una stima delle vittime tra i bambini, le case sono state rase al suolo, centinaia di persone sono state evidentemente ferite e uccise e fra loro molti bambini". "Questi due attacchi - prosegue l'Unicef - fanno seguito a 25 giorni di bombardamenti in corso che, secondo le notizie, hanno provocato la morte di oltre 3.500 bambini - senza contare i morti di ieri - e il ferimento di oltre 6.800 bambini. Si tratta di oltre 400 bambini uccisi o feriti al giorno, per 25 giorni di fila. Questa non può diventare la nuova normalità. I campi profughi, gli insediamenti per gli sfollati interni e i civili che li abitano sono tutti protetti dal Diritto internazionale umanitario (Diu)".
La Mezzaluna rossa palestinese (Prcs) ha invitato la comunità internazionale a intervenire per proteggere i civili e le squadre mediche dagli attacchi israeliani nella Striscia di Gaza. L'appello è stato fatto sul profilo di X. "Prendere di mira deliberatamente il personale medico costituisce una grave violazione delle Convenzioni di Ginevra e un crimine di guerra" scrive Prcs. Anche il Segretario Onu Guterres si è detto "inorridito dal raid sulle ambulanze", affermando che "nessun posto è sicuro" a Gaza e ribadendo le sue richieste per un cessate il fuoco. "Sono inorridito. Le immagini dei corpi sparsi per strada fuori dall'ospedale sono strazianti”.
Al 5 novembre più di 9.700 persone sono morte e 24.800 sono rimaste ferite nella Striscia di Gaza per i bombardamenti israeliani dall'inizio della guerra con Hamas. Secondo quanto riferito dal Ministero della Sanità di Gaza, 4.008 delle 9.770 vittime sono minorenni. 2.550 donne, 596 anziani e 175 operatori sanitari. Il portavoce della sanità Ashraf al Qudra ha inoltre avvertito che il ministero ha ricevuto 2.260 segnalazioni di persone scomparse, "tra cui 1.270 bambini ancora sotto le macerie" e che Israele "ha deliberatamente attaccato 110 istituzioni sanitarie".

La condanna di Israele sionista e nazista nel mondo
Mentre il 4 novembre migliaia di israeliani hanno protestato davanti alla residenza ufficiale del primo ministro, il nuovo Hitler Netanyahu, nel centro di Gerusalemme, e in contemporanea davanti alla sede del quartier generale sionista di Tel Aviv, chiedendo le sue dimissioni per la gestione criminale e fallimentare della guerra a Gaza e dei prigionieri ancora nelle mani della Resistenza palestinese, il 5 novembre il Ciad è diventato l'ultimo Paese a richiamare il proprio ambasciatore da Israele, a causa della "ondata di violenza mortale senza precedenti" all'interno di Gaza. Lo riferisce Al Jazeera. "Di fronte a questa tragedia, il Ciad condanna la perdita di numerosi civili innocenti e chiede un cessate il fuoco per una soluzione duratura della questione palestinese", si legge in una dichiarazione. Anche l'Honduras, il Cile e la Colombia avevano in precedenza richiamato i loro ambasciatori. I tre Paesi accusano Israele di aver violato gli accordi internazionali per la protezione umanitaria con il perpetrarsi degli attacchi sulla Striscia. “Ho deciso di richiamare il nostro ambasciatore in Israele. Se Israele non ferma il massacro del popolo palestinese non possiamo restare lì", ha detto il presidente colombiano, Gustavo Petro. Anche per i governi dell’Honduras e del Cile la decisione riguarda "le violazioni del diritto internazionale umanitario da parte di Israele nella Striscia di Gaza".
Il 31 ottobre il Qatar aveva denunciato che "L'espansione degli attacchi israeliani nella Striscia di Gaza che include obiettivi civili, come ospedali, scuole, centri abitati e rifugi per sfollati, è una pericolosa escalation nel corso degli scontri, che potrebbe minare la mediazione e sforzi di de-escalation", affermava il ministero degli Esteri di Doha riportato da Al Jazeera. Nella dichiarazione si condannava l'attacco al campo profughi di Jabalia come "un nuovo massacro contro il popolo palestinese indifeso". L'escalation israeliana "porta ulteriore tensione, violenza e instabilità" si sottolineava e si invitava la comunità internazionale ad "assumersi le proprie responsabilità morali e legali" per proteggere i palestinesi e garantire che Israele rispetti il diritto internazionale. Nella stessa giornata la Bolivia ha annunciato di aver rotto le sue relazioni diplomatiche con Israele "a causa dei crimini contro l'umanità commessi contro il popolo palestinese nella Striscia di Gaza".
Gli Houthi, il gruppo armato con base in Yemen, hanno ammesso la responsabilità del lancio di un missile verso lo Stato di Israele. Lo ha riferito l'agenzia di stampa AFP. Un membro dell'ufficio politico degli Houthi ha dichiarato che: "Oggi siamo di fronte a un bivio, e la storia non avrà pietà per nessuno. Palestina, non sei sola".
Il 2 novembre il Bahrain ha richiamato il suo ambasciatore in Israele e ha interrotto tutti i legami economici con il Paese. Lo riporta Al Jazeera citando una nota dello Stato del Golfo in cui si afferma che le misure fanno parte del sostegno "alla causa palestinese e ai diritti legittimi del popolo palestinese". Il Bahrein, aveva stabilito rapporti diplomatici con Israele nel 2020. Seguito dalla Giordania. L'Arabia Saudita ha condannato "con la massima fermezza" il bombardamento israeliano del campo profughi di Jabaliya, a Gaza, che ha provocato decine di morti e, secondo Israele, preso di mira un comandante del movimento islamista palestinese Hamas. Questa la dichiarazione arrivata dal ministero degli Esteri saudita.
L'Egitto non può accettare le azioni di Israele a Gaza come “legittima autodifesa”. Lo ha detto il ministro degli Esteri del Paese nordafricano, Sameh Shoukry, durante una conferenza stampa del 4 novembre insieme al segretario di Stato americano Antony Blinken e al ministro degli Esteri giordano Ayman Safadi. "Gli eccidi di Gaza non possono essere giustificati - ha aggiunto Shoukry -. La punizione collettiva, con Israele che prende di mira civili e strutture innocenti, strutture mediche, paramedici, oltre a cercare di forzare l'immigrazione affinché i palestinesi lascino le loro terre, non può assolutamente costituire un'autodifesa legittima". Anche la Turchia ha richiamato il suo ambasciatore da Tel Aviv e fatto sapere che farà di tutto per portare le violazioni dei diritti umani e i crimini di guerra da parte di Israele davanti alla Corte penale internazionale (Cpi). Lo ha detto il presidente Recep Tayyip Erdogan sull'aereo presidenziale di ritorno dal Kazakistan.
Sempre il 4 novembre durante l'incontro ad Amman con il segretario di Stato statunitense Antony Blinken i leader arabi hanno sollecitato un immediato cessate il fuoco nell'offensiva militare israeliana a Gaza. Lo riporta Al Arabiya, sottolineando che gli Stati arabi hanno fatto pressione su Blinken per convincere Israele, ma il più alto diplomatico statunitense ha affermato che un tale arresto in questo momento permetterebbe solo ad Hamas di riorganizzarsi e attaccare nuovamente. I leader arabi si sono inoltre rifiutati di discutere in modo approfondito il futuro di Gaza, quando e se Hamas sarà sradicato, affermando che l'attenzione immediata dovrebbe essere rivolta allo sforzo di stabilire un'interruzione delle ostilità.
La Guida suprema dell'Iran Ali Khamenei ha incontrato il 5 novembre a Teheran il capo dell'ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh, assieme a una delegazione. "La politica permanente della Repubblica islamica dell'Iran è di sostenere le forze della resistenza palestinese contro i sionisti occupanti. I crimini del regime sionista a Gaza sono direttamente sostenuti dagli Usa e da alcuni governi occidentali", ha affermato Khamenei su X a proposito dell'incontro. Nella stessa giornata il presidente iraniano Ebrahim Raisi aveva affermato che "Il regime sionista e i suoi sostenitori, gli Stati Uniti, devono essere ritenuti responsabili e puniti per i crimini di guerra commessi a Gaza. Il silenzio degli Stati Uniti e di un certo numero di Paesi europei e la loro fornitura di armi a Israele sono la prova dei doppi standard dell'Occidente e della loro collaborazione nei crimini dei sionisti".
Oltre a quella di svariati governi, forte e imponente la protesta delle piazze di tutto il mondo. Migliaia di manifestanti sono scesi in strada a Washington il 4 novembre per chiedere un cessate il fuoco a Gaza e contestando duramente il sostegno assicurato a Israele dal presidente Joe Biden, definito negli slogan "Genocidio Joe". La manifestazione, durante la quale i partecipanti hanno sventolato bandiere palestinesi e indossato la kefiah, è stata la più grande tenutasi a Washington dall'inizio del conflitto Israele-Hamas il 7 ottobre. "Palestina libera, libera" e "Fine subito all'assedio di Gaza", hanno gridato i manifestanti, scandendo "Biden, Biden non puoi nasconderti, hai firmato il genocidio" e "Noi diciamo no, Genocidio Joe". Altre migliaia di manifestanti hanno partecipato a una manifestazione nel centro di Parigi, chiedendo a Israele di porre fine a tutte le operazioni militari nella Striscia di Gaza. Migliaia di persone si sono radunate anche nel centro di Berlino per una manifestazione filo-palestinese, sfidando lo schieramento repressivo della polizia. Oltre centomila ancora a Londra. Imponenti e combattive le manifestazioni nel nostro Paese a partire da quella di Milano, dov'era presente il PMLI, vedasi articolo della nostra Redazione locale, e Roma. Nel corteo partito da piazza Vittorio e diretto verso Piazza San Giovanni, i manifestanti hanno intonato i cori "Israele sionista, Stato terrorista" e "Palestina libera". "Il 7 ottobre - ha detto una speaker della comunità palestinese riferendosi al giorno in cui si sono verificati gli attacchi di Hamas in Israele - è stato abbattuto il vergognoso muro che circonda Gaza. Un momento che non dimenticheremo. E che ha dimostrato che l'oppressione genera ribellione". "Da un mese - ha continuato - Israele bombarda case, scuole, ospedali per cancellare la striscia di Gaza e la sua popolazione. L'obiettivo è perpetrare un genocidio. Ma il popolo palestinese sta scrivendo una nuova pagina di resistenza"

La Resistenza palestinese unita contro l’occupante sionista
Le parole del segretario generale di Hezbollah, Sayyed Hasan Nasrallah, hanno risuonato il 3 novembre dalla TV di Stato libanese, in un discorso che pubblichiamo a parte, pronunciato nel corso di una celebrazione in onore ai circa 60 combattenti di Hezbollah uccisi dall'8 ottobre a oggi negli scontri con l'esercito israeliano nel sud del Libano. "La nostra battaglia è pienamente legittima, dal punto di vista legale e religioso, contro l'occupante sionista… Non c'era altra scelta" all'attacco del 7 ottobre di Hamas in Israele. "Non ci sono altre scelte, l'alternativa è stare in silenzio e aspettare la morte", ha aggiunto Nasrallah, "aspettare che perdiamo tutto" anche "la morte dei prigionieri palestinesi". Per questo, ha ribadito il leader di Hezbollah, l'attacco di Hamas è stata un'azione "saggia, giusta e coraggiosa". L'attacco di Hamas, 'diluvio di Al-Aqsa', è stata un’"operazione tutta palestinese, segreta e di successo… Nessuno sapeva. La battaglia si è estesa su più fronti, il governo israeliano è stupido ed estremista. La sofferenza del popolo palestinese in questi decenni è stata grande, soprattutto ora che in Israele c'è un governo di destra che sta violando i diritti umani". Nasrallah ha osservato che “questa segretezza è stata ben accolta da tutte le organizzazioni della resistenza e non ha ostacolato alcuna decisione presa da questi gruppi. L'occultamento dell'operazione non ha suscitato alcuna preoccupazione tra le fazioni della resistenza. In effetti, ha raccolto elogi diffusi e non ha avuto effetti negativi sulle decisioni prese da qualsiasi gruppo o movimento di resistenza all’interno dell’asse della resistenza”.
"Siamo disponibili a rilasciare gli ostaggi a fronte del cessate il fuoco". Lo ha detto un leader di Hamas, Basem Naim, capo del consiglio per le relazioni internazionali di Gaza, intervistato da Agorà, su RaiTre. "Purtroppo il governo italiano ha scelto di nuovo la destra, la parte destra della storia, è un errore gravissimo che trasforma l'Italia in una delle parti coinvolte nell'aggressione del nostro popolo". Naim ha dichiarato che non accetta "la narrazione israeliana" secondo cui la guerra è stata iniziata da Hamas: "noi siamo sotto occupazione da oltre 75 anni, è stato un atto di difesa, secondo la comunità internazionale tutti abbiamo il diritto di difenderci, di opporci all'occupazione con tutti i mezzi possibili, anche la resistenza armata", ha detto.
Il 31 ottobre era giunto il forte e combattivo appello del FPLP (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina) “a tutte le persone onorevoli della nostra nazione e alle persone libere del mondo ”. Di fronte “al fiume di sangue che scorre a Gaza, le parole sono diventate inutili: sollevarsi, resistere, assaltare le ambasciate dei paesi aggressori, incendiarle, distruggerle. Chiedere la cessazione delle forniture di petrolio e gas ai paesi coinvolti nell’aggressione. Il tempo è fatto di sangue e la storia non perdona... State certi che il popolo palestinese non vi abbandonerà. Popolo libero, il nemico fascista cerca vendetta sul campo di Jabalia, così come sul campo di Nuseirat e sul campo di Shati, commettendo atroci massacri che superano le atrocità commesse dai nazisti nella loro oscura storia.
Sei tonnellate di bombe americane distruttive. Una tragedia scolpita nella coscienza dell'umanità. Chi tace su questo assassino è complice del genocidio e della privazione dei palestinesi della loro umanità.
Un’entità moralmente, politicamente e militarmente sconfitta che cerca di ottenere la vittoria a scapito del nostro sangue palestinese.
Il campo di Jabalia, la misericordia della rivoluzione e il simbolo della resistenza e della fermezza palestinese, è in prima linea nella battaglia per l’onore sulla linea del dovere. È uno spirito caratterizzato da resilienza, fermezza e grande coraggio. Il nemico, con la sua campagna di terra, cerca di nascondere i suoi inevitabili fallimenti con massacri e massacri contro i civili palestinesi. Rendiamo omaggio agli uomini della resistenza nelle loro diverse formazioni che affrontano questa aggressione, e ai figli resilienti del nostro popolo che rifiutano i piani di sfollamento nonostante il genocidio intrapreso contro di loro dal nemico.
Pertanto chiediamo:
- Espellere gli ambasciatori dell'aggressore.
- Un grido di rabbia e dignità a tutte le strade arabe per fermare il pompaggio di petrolio e gas verso i paesi coinvolti nell'aggressione.
- È tempo di chiudere le basi militari americane nei paesi arabi.
- I sindacati dei lavoratori nei porti internazionali dichiarino il loro rifiuto di scaricare o caricare qualsiasi spedizione di armi da o verso lo Stato dell'entità sionista.
Confidiamo nel nostro popolo, in noi stessi, nella nostra dignità, libertà e nel nostro valore di vita ”.
Il leader politico di Hamas, Ismail Haniyeh, ha informato i mediatori nei negoziati per il rilascio dei prigionieri israeliani che un cessate il fuoco è la precondizione per arrivare a un accordo sullo scambio con i detenuti palestinesi nelle carceri israeliane. Secondo quanto riporta Haaretz, Haniyeh ha anche invitato le nazioni arabe e musulmane a continuare le proteste a sostegno della causa palestinese.
"Ripeteremo le azioni del 7 ottobre ancora e ancora finché Israele non sarà distrutto". Lo ha detto l’1 novembre Razi Hamed, alto funzionario di Hamas, mentre anche il partito Fatah del presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas ha annunciato una “giornata della rabbia” nella parte settentrionale della Cisgiordania, a seguito degli attacchi aerei di Israele nel campo profughi di Jabalia a Gaza.

8 novembre 2023