Oltre 4.400 docenti universitari chiedono al governo di interrompere la collaborazione con istituti universitari e di ricerca israeliani
 
Oltre 4.400 docenti universitari italiani hanno sottoscritto lo scorso 3 novembre una lettera aperta - indirizzata al ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani, e a quello dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, oltre che alla Conferenza dei rettori delle università italiane - per chiedere al governo italiano, oltre a un'azione diplomatica immediata per il rispetto del diritto umanitario internazionale a Gaza, anche l'interruzione, quantomeno temporanea, di qualsiasi collaborazione tra le università e i centri di ricerca italiani e gli omologhi istituti dell'entità sionista.
L'appello, che è stato diffuso mentre gli studenti di moltissime università italiane sono in mobilitazione a favore del popolo palestinese, inizia con un preciso atto di accusa nei confronti del regime sionista: “Come docenti, ricercatori e ricercatrici della comunità accademica e di ricerca italiana - si legge - da molti anni assistiamo con dolore e denunciamo ciò che accade in Palestina e Israele, dove vige, secondo Amnesty International, un illegale regime di oppressione militare e Apartheid” . Dopo avere descritto i crimini compiuti dall'esercito israeliano nel territorio di Gaza dopo gli attacchi palestinesi del 7 aprile, la lettera aperta prosegue evidenziando che “questa situazione ha reso ancora più grave e urgente la crisi sanitaria e umanitaria all’interno della Striscia di Gaza, già al collasso ben prima del 7 ottobre 2023 per via dei 16 anni di quasi totale embargo e assedio illegale imposto dall’esercito israeliano su Gaza” e citando l'autorevole appello ebraico al mondo intero formulato dall'Association Jewish for Peace, la quale ha chiamato tutte “le persone di coscienza a fermare l’imminente genocidio dei palestinesi” .
Il documento poi continua evidenziando la crescente gravità dei crimini compiuti dal regime sionista anche in Cisgiordania in quanto “diversi sono i report delle Nazioni Unite che denunciano come dal 7 ottobre l’esercito israeliano abbia attaccato diverse aree della West Bank, causando la morte di almeno 96 palestinesi, e ferendone circa 1.800” .
Il documento continua – e non bisogna dimenticare che tra gli oltre quattromilacinquecento firmatari ci sono almeno cinquecento giuristi, tra i quali numerosi ordinari di diritto internazionale pubblico - mettendo in luce la sistematica e persistente violazione del diritto internazionale ai danni del popolo palestinese da parte del regime sionista: “in tutti i report messi a disposizione dalle Nazioni Unite e dalle numerose organizzazioni umanitarie (ad esempio Amnesty International e Human Rights Watch) - si legge - è segnalata l’importanza di considerare e comprendere le determinanti e antecedenti a questa violenza, da ricercarsi nella illegale occupazione che Israele impone alla popolazione palestinese da oltre 75 anni, attraverso una forma di segregazione razziale ed etnica” .
La lettera aperta termina con un appello al ministro degli Esteri italiano chiedendogli “di adoperarsi diplomaticamente e pubblicamente per l'urgente rispetto del diritto umanitario internazionale da parte di tutte le parti e la condanna dei crimini di guerra e l'immediato cessate il fuoco, la fornitura di aiuti umanitari e la protezione delle Nazioni Unite per l’intera popolazione palestinese” e a quello dell'Università affinché porti le rivendicazioni dei firmatari del documento nelle sedi istituzionali. Tali richieste – inviate ovviamente anche alla Conferenza dei rettori delle università italiane oltre che a tutti i singoli atenei – sono quelle “di ribadire l’impegno per la libertà di parola e garantire il diritto degli e delle studenti delle università italiane al dibattito, e di favorire momenti di dibattito e discussione all’interno degli atenei” e “di pronunciarsi con chiarezza sulla necessità da parte dei singoli atenei italiani di procedere con l'interruzione immediata delle collaborazioni con istituzioni universitarie e di ricerca israeliane fino a quando non sarà ripristinato il rispetto del diritto internazionale e umanitario, cessati i crimini contro la popolazione civile palestinese da parte dell’esercito israeliano e quindi fino a quando non saranno attivate azioni volte a porre fine all’occupazione coloniale illegale dei territori palestinesi e all’assedio di Gaza” .
Secondo i firmatari, quindi, il mondo dell'università e della ricerca italiano è chiamato a troncare ogni rapporto con quello omologo israeliano e a fare terra bruciata per sbarrare la strada, per ciò che riguarda il campo della cultura e della scienza, al regime sionista, e importantissima è la citazione dell'appello dell'Association Jewish for Peace, perché è importantissimo che un numero sempre maggiore di ebrei nel mondo si oppongano all'ideologia e al regime sionista.
E c'è un motivo in più per cui il mondo dell'università italiano, che tanto si mobilitò per Zaki, ora faccia sentire la propria voce al regime sionista e ai suoi lacchè accademici: la persecuzione del regime israeliano contro gli intellettuali – molti dei quali docenti - dissidenti o comunque non graditi, non importa se arabi ed ebrei.
Lo scorso 31 agosto, infatti, è stato arrestato in Cisgiordania per motivi non chiari il ricercatore universitario italo palestinese Khaled El Quaisi, che ha trascorso quasi un mese e mezzo nelle carceri israeliane senza alcuna accusa, ma certamente soltanto a causa delle sue mai nascoste simpatie per la causa palestinese.
Il docente ebreo israeliano Meir Baruchin è stato recentemente arrestato e trattenuto in carcere per alcuni giorni – e non è la prima volta che ciò accade – in quanto egli è semplicemente antisionista e sostiene la causa palestinese, condannando i crimini del regime sionista (Si legga l'articolo a parte).
Gli storici e docenti universitari ebrei israeliani Salomone Sand e Ilan Pappè, poi, da tempo hanno dovuto lasciare il territorio israeliano insieme alle loro famiglie e si sono dovuti rifugiare in Europa perché sia il governo sia il mondo accademico israeliani avevano di fatto reso impossibile la loro vita in quel territorio in quanto – da coerenti antisionisti – auspicavano semplicemente la fine dello Stato di Israele e la sua sostituzione con uno Stato binazionale di Palestina che avrebbe dovuto ospitare sia arabi sia ebrei.
È importante quindi che il mondo universitario italiano, e quello della cultura in generale, erigano un muro contro il sionismo e le sue istituzioni culturali, e si uniscano idealmente a quei tanti uomini di cultura ebrei e arabi perseguitati dal regime sionista.

22 novembre 2023