Cgil, Cisl e Uil insoddisfatti dell'incontro col governo
Posizioni invariate sulla manovra finanziaria
Perché allora non proclamano subito lo sciopero generale nazionale, coinvolgendo anche i sindacati di base?
 
Ennesimo incontro tra governo e sindacati che si chiude con un nulla di fatto. Cgil-Cisl-Uil erano state convocate addirittura il 27 novembre, una smaccata provocazione, visto che cadeva nello stesso giorno in cui due delle tre sigle confederali avevano indetto lo sciopero generale nelle regioni del Nord Italia, invito che ovviamente è stato respinto poiché appariva come una presa in giro chiedere di sedersi al tavolo proprio in un giorno di mobilitazione. Una disponibilità a discutere, quella del governo neofascista della Meloni, più sulla carta che reale.
Una mossa di facciata per prendere tempo, pressato dagli scioperi e dalle fortissime critiche piovute da tutte le parti su alcune misure contenute nella Manovra di bilancio 2024, sopratutto sul tema delle pensioni: dalla fine del blocco dell'aumento dell'età pensionabile, all'aumento della “finestra” per chiudere l'attività lavorativa, alle restrizioni su “opzione donna” e “ape sociale”. In particolare avevano provocato indignazione le penalizzazioni sull'assegno pensionistico di alcune categorie, come il personale scolastico e quello sanitario (articolo 33 della Manovra), che in periodo di pandemia erano stati sommersi di apprezzamenti, che evidentemente non si sono tradotti in fatti concreti. Su questo dal Governo arrivano solo promesse di piccoli correttivi, che non modificano l'intollerabilità del provvedimento.
“Vorrei ma non posso”, ”non ci sono i soldi”, questi sono i ritornelli del Governo. Le mirabolanti promesse sul sostegno a salari e pensioni, il taglio delle accise sui carburanti e il blocco delle tariffe, la cancellazione della Fornero, si sono sciolte come neve al sole, e sono rimasti (quelli sì) i tagli alla spesa pubblica, la stretta sulle pensioni, le aliquote Irpef che danneggiano lavoratori dipendenti e pensionati, i condoni agli evasori, il finanziamento di opere inutili e dannose (vedi Ponte sullo Stretto).
Ma dall'incontro del 28 novembre giungono altri segnali che non lasciano intravedere niente di buono. A un certo punto la Meloni ha dichiarato: “La partecipazione dei lavoratori alla vita delle aziende secondo me è una grande questione e sono assolutamente aperta e disponibile a lavorarci. È una materia che considero chiave di volta nel sistema economico italiano”. Il messaggio è chiaro, per quanto riguarda la politica economica, l'organizzazione del lavoro e i rapporti con i sindacati il governo s'ispira al corporativismo di stampo fascista. Musica per le orecchie della Cisl, ma recepibili anche dalla Uil e, visto le posizioni favorevoli alla “codeterminazione” sostenute in sede congressuale dalla maggioranza guidata da Landini, anche dalla Cgil.
In conclusione, solo il sindacato fascista Ugl poteva dichiararsi soddisfatto e, almeno in parte, la Cisl. Cgil e Uil hanno preso atto che dal Governo non è arrivato nessun atto concreto. Del resto la Meloni e i suoi ministri continuano a glorificare la Manovra e a rappresentare l'Italia come un paese “che cresce più degli altri” e “con una occupazione record”, nonostante l'evidenza dimostri l'esatto contrario.
Ma se su salari, pensioni, sanità, precarietà e tassazione di rendite e profitti il Governo non da alcuna risposta, che senso ha dare ancora credito ad un improbabile tavolo delle trattative? Siamo a dicembre e i sindacati confederali non sono ancora arrivati alla proclamazione dello sciopero generale nazionale, cosa dobbiamo aspettare? ll governo deve essere messo alle strette, se la Cisl non ci sta deve essere lasciata al suo destino, piuttosto devono essere coinvolti i sindacati di base che, se a loro volta mettono da parte ogni settarismo, possono contribuire a mettere in campo una grande mobilitazione nazionale con manifestazione a Roma.
Il governo neofascista e affamatore dei lavoratori Meloni teme la piazza come il diavolo, ed è dalla piazza che è possibile ed è urgente buttarlo giù.

6 dicembre 2023