I 121 paesi non allineati condannano l'attacco nazisionista al consolato iraniano a Damasco
Rappresaglia di autodifesa dell'Iran contro Israele
L'Italia si smarchi da Israele
 
Nella tarda serata del 13 aprile il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), sosteneva l'agenzia di stampa iraniana Irna, lanciava una rappresaglia di autodifesa, con 170 droni, 30 missili cruise e 120 missili balistici, in risposta all'attacco terroristico del regime israeliano del 1° aprile contro la sede diplomatica della Repubblica islamica nella capitale siriana Damasco. L'obiettivo principale dell'attacco era la base aerea militare di Nevatim, nel Negev, da dove secondo Teheran erano partiti i caccia F-35 per il raid sul consolato a Damasco dove erano morti alti ufficiali e soldati del corpo dei pasdaran. Solo alcuni dei droni e missili sono arrivati sul bersaglio di Nevatim senza causare danni affermavano fonti Usa, almeno il 99% sarebbero stati abbattuti dai sistemi antimissili sionisti ma soprattutto dai caccia di Usa, Gran Bretagna e Francia e col supporto di Giordania e Arabia Saudita per la prima volta scese in campo apertamente contro l'Iran a copertura dei criminali nazisionisti.
"L'attacco dell'Iran contro Israele, in risposta all'attacco dei sionisti contro i locali del consolato iraniano di Damasco, è stata l'azione punitiva minima necessaria per garantire i nostri interessi nazionali e la nostra sicurezza, sulla base del capitolo delle Nazioni Unite", dichiarava il 14 aprile il Consiglio supremo di sicurezza nazionale di Teheran che sottolineava che "l'Iran ha preso di mira esclusivamente le basi militari israeliane e attualmente non sono in programma altre azioni militari contro il regime sionista ma se continuerà le sue azioni malvagie contro l'Iran con qualsiasi mezzo e livello riceverà una risposta 10 volte più forte". I rappresentanti diplomatici iraniani all'Onu precisavano che "l'azione militare dell'Iran si basava sull'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite relativo all'autodifesa in risposta all'aggressione del regime sionista" a Damasco, una operazione "limitata, minima e mirata alla legittima difesa e alla punizione del regime israeliano" di cui erano stati avvertiti gli Usa, precisava il ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amirabdollahian.
"La Repubblica Islamica dell'Iran riafferma il suo impegno nei confronti degli scopi e dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, riaffermando la sua determinazione a difendere vigorosamente la propria sovranità, integrità territoriale e interessi nazionali contro qualsiasi uso illegale della forza e qualsiasi aggressione. L’uso di misure difensive da parte della Repubblica Islamica dell’Iran nell’esercizio del proprio diritto di autodifesa dimostra l’approccio responsabile dell’Iran alla pace e alla sicurezza regionale e internazionale in un momento in cui l’incessante campagna genocida del regime occupante dell’apartheid contro il popolo palestinese è accompagnata da ripetute azioni militari di aggressione contro gli Stati vicini e alimentando il fuoco nella regione e oltre. La Repubblica islamica dell'Iran non esiterà ad adottare ulteriori misure difensive necessarie per proteggere i suoi interessi legittimi contro qualsiasi atto di aggressione militare o uso illegale della forza", sottolineava l'ambasciatore iraniano all'Onu.
Il ministro degli Esteri iraniano Abdollahian scriveva l'11 aprile sul suo account X: "In risposta alle telefonate del ministro degli Esteri tedesco Annalena Baerbock, del ministro degli Esteri britannico David Cameron e del ministro degli Esteri australiano Penny Wong, ho sottolineato che quando il regime sionista viola l'immunità delle sedi diplomatiche e degli agenti, violando il diritto internazionale e le Convenzioni di Vienna, e il Consiglio di Sicurezza non è in grado di rilasciare una dichiarazione di condanna dell'attacco terroristico al consolato iraniano a Damasco, l'autodifesa finalizzata a punire l'aggressore è quindi una necessità". Una necessità quindi dettata anche dall'inutilità dell'Onu per fermare la mano criminale dei nazisionisti.
Alla riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza dell'Onu, ancora in corso al momento in cui scriviamo, il Segretario generale Guterres rispondeva prontamente all'invito dell'ambasciatore sionista e "condannava fermamente la grave escalation rappresentata dall'attacco dell'Iran contro Israele" e ricordava a tutti i paesi membri che "la Carta Onu vieta l’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualunque Stato”. Giustappunto il reato commesso dai nazisionisti l'1 aprile con l'attacco al consolato iraniano, considerato territorio Iraniano, in un altro paese sovrano, la Siria: Alle due violazioni sioniste Guterres aveva replicato con una debole condanna affidata tra l'altro al suo portavoce mentre il Consiglio non muoveva una foglia e copriva ancora una volta l'aggressione nazisionista.
Eppure la maggioranza dei paesi dell'Onu la pensava diversamente, vedi la dichiarazione del 10 aprile dei rappresentanti di 121 paesi membri del Movimento dei Non Allineati (NAM) a New York che condannavano il brutale attacco del regime sionista al consolato iraniano a Damasco perché "gli attacchi contro sedi e agenti diplomatici e consolari non possono in alcun modo essere giustificati e costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, nonché i principi fondamentali che disciplinano l'immunità delle sedi diplomatiche e degli agenti diplomatici ai sensi della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche (1961), della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari (1963) e della Convenzione sulla prevenzione e la repressione dei reati contro le persone protette a livello internazionale, compresi agenti diplomatici (1973)".
Quello che era evidente alla maggioranza dei paesi spariva nel nulla della campagna propagandistica a favore dei nazisionisti che assieme all'imperialismo americano organizzavano la difesa all'annunciata risposta iraniana, una risposta divenuta necessaria anche davanti alla complicità dell'Onu coll'entità sionista. Usa e alleati imperialisti europei, Gran Bretagna e Francia, organizzavano la prima linea di difesa, altri paesi europei tra cui Italia e Germania apparentemente restavano in seconda fila ma tutti ammonivano l'Iran a non alzare il tiro e sostenevano di lavorare per disinnescare la crisi. A conti fatti tutti gli attori imperialisti occidentali facevano finta di voler tenere a bada il mastino nazisionista e invece lavoravano per preparare la guerra all'Iran, ribaltando la responsabilità sul governo di Teheran.
L'Ue condanna fermamente l'inaccettabile attacco iraniano contro Israele, "si tratta di un'escalation senza precedenti e di una grave minaccia alla sicurezza regionale", scriveva su X l'alto rappresentante Ue per la politica estera Josep Borrell. "Bisogna fare tutto il possibile per evitare un’ulteriore escalation a livello regionale. Bisogna evitare ulteriori spargimenti di sangue", rincalzava il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, mentre la compare imperialista Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione europea, arrivava persino a definire un "attacco palese e ingiustificabile quello dell’Iran contro Israele"; infine arrivavano le dichiarazioni della presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola seconda la quale “gli attacchi senza precedenti di droni e missili da parte dell’Iran contro Israele rappresentano una grave escalation” che “rischia di innescare ulteriore caos in tutto il Medio Oriente”. Le istituzioni imperialiste europee non hanno dubbi e continuano a essere schierate sempre e comunque coi criminali nazisionisti, con quelle povere "vittime" che tra l'altro continuano a sparare sui civili palestinesi che a Gaza cercano di tornare in quel che resta delle loro case e sui giornalisti che lo documentano.
La farsa imperialista a sostegno dei nazisionisti continuava con la riunione del G7 del 14 aprile, quella riunione convocata dal presidente americano Biden la notte precedente mentre seguiva l'evolversi dell'attacco iraniano dalla Casa Bianca, connessa col gabinetto di guerra sionista riunito a Tel Aviv alla presenza del generale Erik Kurilla, capo del comando centrale Usa. Biden annunciava che "domani convocherò i miei colleghi leader del G7 per coordinare una risposta diplomatica unitaria allo sfrontato attacco dell’Iran". Poi forse qualcuno gli ha ricordato che il presidente di turno del G7 era l'Italia rappresentata da quel presidente che aveva affettuosamente baciato sull testa nel loro recente incontro e la mattina dopo uin comunicato di Palazzo Chigi dava la notiia della convocazione della'assise imperialista dove sono rappresentati i tre paesi che hanno partecipato alla difesa dell'entità sionista e gli altri 4 che li hanno coperti.
"Esprimiamo forte preoccupazione per una destabilizzazione ulteriore della regione e continuiamo a lavorare per evitarla”, scriveva la neofascista Meloni sui suoi canali social senza specificare quale sia il presunto lavoro a favore della pace dell'imperialismo italiano. Stessa domanda sorgeva spontanea alle prime dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani quando sosteneva che "ora il nostro obiettivo come governo italiano che presiede il G7 è fare di tutto per evitare l’escalation e i contendenti siano più prudenti”. Chiedere prudenza al suo omologo ministro degli Esteri sionista Katz, quello che ha dato di antisemita persino al segretario Guterres e a tutto l'Onu, appare più ridicolo che inutile ma Tajani non conosce evidentemente il senso del ridicolo e annunciando il prossimo vertice del G7 degli Esteri a Capri dal 17 al 19 aprile rilanciava la farsa, "dobbiamo cercare di essere sempre più costruttori di pace". Intanto teneva a "rassicurare i nostri cittadini che hanno familiari che sono nel contingente militare in Libano, i nostri militari sono al sicuro", ecco e con questo tutto sarebbe risolto. La politica a favore dei nazisionisti è una pietra miliare della politica dell'imperialismo italiano anche nella versione a guida della neofascista Meloni quando proprio l'aumento dei fattori di guerra per colpa dei sodali di Tel Aviv renderebbe indispensabile che l'Italia si smarchi da Israele e smetta di coprire il genocidio palestinese.
Un genocidio che va avanti a Gaza come in Cisgiordania. Ce lo ricorda il comunicato di Hamas del 13 aprile dopo gli assalti dei coloni a insediamenti palestinesi in varie parti della Cisgiordania occupata che denunciava "l'escalation di attacchi frenetici portati avanti dalle milizie di coloni contro il nostro popolo di stanza nelle città, nei villaggi e nei paesi della Cisgiordania, e gli attacchi barbari contro i cittadini, le loro terre, case e proprietà che viene effettuato sotto la diretta supervisione del governo dei coloni fascisti e con piena protezione dall’esercito di occupazione. Questi sono i crimini di guerra commessi dal nemico sionista, liberando branchi di coloni per devastare la terra palestinese, nel contesto del suo piano per impadronirsi delle terre in Cisgiordania e cacciare i palestinesi.
Questi pericolosi attacchi, che prendono di mira il nostro popolo e la sua presenza sulla sua terra richiedono che la leadership dell’Autorità e i servizi di sicurezza in Cisgiordania siano in allerta e esercitino il ruolo loro assegnato per proteggere il nostro popolo che soffre sotto il peso di incursioni e raid quotidiani, uccisioni e arresti e crimini quotidiani dei coloni.
Il nemico sionista ha praticato le forme più brutali di terrorismo contro il nostro popolo palestinese, attraverso continui massacri e una guerra di sterminio nella Striscia di Gaza, e i suoi crimini e le sue violazioni si sono intensificati in Cisgiordania, in un modo che il mondo non ha osservato. nei peggiori regimi di apartheid e questo richiede che il nostro popolo palestinese ovunque si unisca per la possibilità di resistere a questa occupazione fascista e che la comunità internazionale intervenga con decisione per frenare questo comportamento criminale e canaglia che viola tutti i sistemi e le leggi internazionali." E il bilancio del genocidio palestinese a Gaza sale il 15 aprile a 33.797 morti e 76.465 feriti.

15 aprile 2024