Alle elezioni regionali in Sicilia e alle amministrative del 28-29 maggio
L'astensionismo vola
Nuova sconfitta della casa del fascio. Più comuni e province alla "sinistra" borghese. Cuffaro rimane al potere in Sicilia ma la sua coalizione perde consensi. Batosta al PRC in Sicilia, a Milano e in altre città
Destra e "sinistra" borghese perdono voti

Tornata elettorale importante quella del 28 e 29 maggio. Per dimensioni: oltre 19 milioni di elettori interessati. Per enti coinvolti: la regione Sicilia, 9 province, 1.263 comuni, fra cui 23 comuni capoluoghi e grandi città come Roma, Milano, Torino e Napoli. E, soprattutto, prima verifica elettorale dopo meno di due mesi dalle elezioni politiche del 9 e 10 aprile. Con la casa del fascio che spera in una rivincita e l'Unione della "sinistra" borghese una conferma dopo il rinnovo delle più alte cariche istituzionali e la nascita del secondo governo Prodi, la sua composizione, i suoi primi passi.

L'astensionismo
La verifica c'è stata e non è stata favorevole a nessuno dei due schieramenti in campo, puniti sonoramente da una diserzione delle urne eccezionale che di fatto sfiducia e delegittima sia la destra che la "sinistra" borghese. Il 40,8% in Sicilia ha disertato le urne (+4,6% rispetto alle precedenti elezioni regionali del 2001); il 40,8% alle provinciali (+4,3% rispetto alle precedenti provinciali 2001); 28,9% alle comunali (+12,7% rispetto alle precedenti comunali in gran parte tenutesi nel 2001). Vola l'astensionismo in particolare nelle grandi città: Torino il 35,3% ha disertato le urne (+17,9%), Milano 32,5% (+17,5%), Roma 34,0% (+13,2%), Napoli 33,3% (+,1,5%).
Se confrontato con le recenti elezioni politiche, l'astensionismo totale (diserzione delle urne, voti nulli e bianchi) compie addirittura passi da gigante. In Sicilia per esempio passa dal 28,7% al 43,3% (+14,6%).
Nelle elezioni regionali, a Caltanissetta e Enna la diserzione delle urne supera addirittura il 50%: il 50,5% nella prima provincia, il 50,2% nella seconda. Ma il dato è sempre più omogeneo a livello nazionale grazie ai forti incrementi registrati al Nord. Alle provinciali, a Mantova l'incremento della diserzione è stato del 28,1%, il 24,8% a Pavia, il 22,3% a Imperia, il 23,8% a Ravenna, il 26% a Lucca.
E pensare che si sono appena spenti gli echi delle grancasse dei media e degli analisti di regime su un presunto ritrovato feeling fra l'elettorato e le urne alle scorse elezioni politiche. L'elettorato è tornato a disertare in massa le urne nonostante siano state aperte due giorni invece che uno come nel 2001; nonostante il proliferare di liste acchiappavoti all'insegna del presidenzialismo e del clientelismo più sfacciato; nonostante l'effetto trainante delle elezioni politiche nonché le nuove trappole elettoraliste come le primarie, le tavole programmatiche, i "nuovi municipi", ecc. escogitate dal "centro-sinistra" per recuperare la disaffezione al voto e alle istituzioni borghesi dell'elettorato più cosciente e maturo.
E' l'ennesima riprova che l'astensionismo è un voto cosciente, che aumenta o diminuisce secondo precise scelte politiche. È la conferma di quanto abbia pesato alle elezioni politiche il ricatto morale e politico, esercitato soprattutto sull'elettorato di sinistra, di cacciare ad ogni costo Berlusconi da Palazzo Chigi. Un voto strappato che non significava affatto un atto di fiducia piena e incondizionata alla "sinistra" borghese dell'economista borghese e democristiano Prodi.

Puniti i due schieramenti
L'astensionismo ha penalizzato entrambe le coalizioni, non solo la casa del fascio. Anche là dove l'Unione della "sinistra" borghese avanza percentualmente sui soli voti validi, per effetto del forte astensionismo perde in termini assoluti migliaia e migliaia di voti. Come per esempio in Sicilia dove sono quasi 300 mila i voti persi rispetto alle recenti politiche. Oppure Milano dove secondo alcune fonti sarebbero circa 120 mila i voti mancati all'Unione e confluiti nell'astensionismo. Se ne è lamentato apertamente il candidato trombato Ferrante. Lo ha ammesso il sottosegretario Nando Dalla Chiesa che ha dichiarato: "Molti degli elettori del centrosinistra che alle politiche erano corsi alle urne, questa volta non si sono presentati. Probabilmente non soddisfatti dalle prime prove della maggioranza".
In alcuni casi il calo di consensi all'Unione è stato compensato dal convergere di voti del "centro-destra" su candidati borghesi e di provata fede al regime capitalista, neofascista, presidenzialista e federalista come è successo ai sindaci rieletti Chiamparino a Torino e Veltroni a Roma che infatti hanno ottenuto molti voti in più rispetto ai voti presi dai partiti che li sostenevano. Come è successo in parte, anche se non è stato sufficiente, alla borghese ed ex monarchica Rita Borsellino in Sicilia che ha ottenuto ben 190 mila voti in più rispetto alla sua coalizione. A Napoli, invece, la Iervolino pur eletta al primo turno, ottiene appena 77 voti in più della sua coalizione. E così è successo a Salerno, a Benevento e a Siena. Il voto disgiunto favorisce il trasversalismo elettorale alimentato dal presidenzialismo, dal clientelismo, dalla sostanziale omologazione dei programmi e dei candidati della destra e della "sinistra" borghese. Del resto l'ex prefetto di Milano, Ferrante, ha ammesso che tempo fa Berlusconi lo voleva candidare a sindaco.
La casa del fascio è di nuovo sconfitta e perde voti e poltrone ovunque. Specie Forza Italia e AN. L'Unione della "sinistra" borghese conquista più province e comuni. Alle provinciali la partita finisce 5 a 3 per l'Unione (erano 4 a 4 in precedenza). Treviso, Imperia e Pavia restano al "centro-destra", il "centro-sinistra" strappa Reggio Calabria e conferma Lucca, Mantova, Ravenna e Campobasso. Dei 23 comuni capoluogo il "centro-sinistra" ne conquista 14 (ne aveva 12), 4 il "centro-destra" (erano 11), 5 vanno al ballottaggio. Fra i comuni sopra i 15 mila abitanti, 31 vanno al "centro-sinistra" (rispetto ai 46 precedenti), 22 al "centro-destra" (erano 51), 43 al ballottaggio.
In Sicilia, il filomafioso presidente uscente, l'UDC Salvatore Cuffaro, rimane al potere ma la casa del fascio perde circa 400 mila voti rispetto alle precedenti regionali. Cuffaro ottiene 138.905 voti in meno rispetto ai voti presi dalle liste a lui collegate. Passato con il 53,1% dei voti validi, in realtà se si prende come base tutti i siciliani che avevano diritto al voto, Cuffaro risulta eletto solo dal 30,1% dell'elettorato. La candidata dell'Unione, Borsellino, prende appena il 23,6% dell'elettorato.
Quasi ovunque i presidenti e i sindaci eletti già al primo turno, in realtà non hanno ottenuto il 50% dei consensi degli elettori. Chiamparino a Torino passa col 66,6% dei voti validi, che corrispondono al 41,8% degli elettori. Letizia Moratti a Milano ottiene il 52% dei voti validi (34,4% degli elettori), a Roma Veltroni ottiene il 61,4% (39,3% degli elettori), a Napoli la Iervolino ha il 57% (il 36,8% degli elettori). Una delegittimazione che colpisce la destra come la "sinistra" borghese.

Batosta per il PRC
All'interno dell'Unione chi paga il conto più salato è il PRC che subisce una batosta storica dopo l'ubriacatura delle recenti politiche. In Sicilia, per la prima volta, non ottiene neanche un parlamentare (ne aveva tre nella scorsa legislatura e sei in quella precedente). Il cartello "Uniti per la Sicilia" che comprende oltre al PRC, il PdCI, Verdi, SDI, Primavera siciliana e Italia dei valori di Di Pietro, sotto il simbolo di un aquilone, ha raggranellato il 5,2% di voti validi, sufficienti appena a superare lo sbarramento del 5% previsto in Sicilia. Soprattutto perde circa 66 mila voti rispetto alle comunali 2001 e addirittura 263 mila voti rispetto alla somma dei voti presi dai singoli partiti alle politiche. La lista ottiene 4 parlamentari, ma nessuno del PRC o del PdCI: due sono della Rosa nel pugno, un terzo di area orlandiana e il quarto di area diessina.
La batosta siciliana non è nemmeno un caso isolato. A Milano il PRC perde 14.411 voti rispetto al 2001. A Varese cala dal 3,2% al 2,8% sui voti validi; a Belluno dal 9,2% al 5%; a Rovigo dal 6,8% al 4%; a Savona dal 6,5% al 6,1%; a Ravenna dal 5,1% al 4,4%; a Rimini dal 4,2% al 3,8%; a Fermo dal 6,8% al 5,5%; a Salerno precipita dal 6,7% al 2,4%; a Catanzaro dal 2,4% all'1,6%.
Ancor più pesanti le perdite rispetto alle ultime elezioni politiche dove il PRC era avanzato. A Milano, per esempio, più della metà degli elettori gli hanno voltato le spalle: erano stati 54.369 il 9-10 aprile, sono ora 25.252 (-29.117 voti), dal 6,6% sui voti validi al 2,4%.
Elettori che in parte sono tornati a votare DS, da dove si erano momentaneamente allontanati allo scopo di condizionarli da sinistra. In parte sono stati intercettati dal PdCI di Diliberto che infatti, in diverse città come Napoli, Varese, Crotone e in province come Mantova e Campobasso, per la prima volta sopravanza il PRC. In una parte ancor più grande sono confluiti nell'astensionismo, visto che né il risultato dei DS né quello del PdCI riesce a giustificare le perdite subite da Rifondazione. Sia che abbiano votato PdCI, sia che abbiano disertato le urne, si tratta di elettori di sinistra che non hanno digerito la svolta governativa e istituzionale di Bertinotti e compagnia e tutto ciò che ne è seguito. Da parte sua il vertice revisionista e trotzkista del PdCI sta tatticamente giocando la carta del minor coinvolgimento governativo e istituzionale, nonché quella di una presunta fedeltà al comunismo, in realtà a un falso comunismo cioè al revisionismo, proprio per intercettare voti e militanti in uscita a sinistra del PRC.
È comunque un segnale importante che sta lanciando l'elettorato di sinistra più avanzato e cosciente. È il segno che la svolta a destra del PRC non è passata in maniera indolore e sta lasciando un ampio vuoto a sinistra che noi marxisti-leninisti possiamo e dobbiamo riempire. Come stiamo già facendo e hanno fatto i generosissimi e combattivi militanti e simpatizzanti che dopo le fatiche delle elezioni politiche hanno continuato la campagna elettorale astensionista per le amministrative in Sicilia, in Calabria, in Campania, a Roma, in Toscana, in Emilia-Romagna, a Milano, in Veneto ai quali va il nostro elogio e ringraziamento. Come sta facendo tutto il Partito impegnandosi a fondo per il NO al referendum sulla controriforma costituzionale della casa del fascio. E continuando a combattere per difendere gli interessi immediati degli sfruttati e degli oppressi, per indebolire, disgregare e delegittimare le istituzioni rappresentative borghesi, per colpire sempre più duramente il capitalismo, per accumulare le forze rivoluzionarie necessarie alla rivoluzione socialista, per costruire un grande, forte e radicato PMLI, per far acquisire al proletariato una coscienza di classe, per creare le istituzioni rappresentative delle masse fautrici del socialismo, ossia le Assemblee popolari e i Comitati popolari basati sulla democrazia diretta, per abbattere le illusioni elettorali, parlamentari, governative, riformiste e pacifiste, per creare tutte le condizioni soggettive per il trionfo del socialismo sul capitalismo e per la conquista del potere politico da parte del proletariato, per l'Italia unita, rossa e socialista.

7 giugno 2006