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BERLUSCONI ATTACCA GLI SCIOPERI DEGLI OPERAI FIAT
Il neoduce considera "intollerabili" e "incivili" questi scioperi
La lotta degli operai Fiat in difesa del posto di lavoro, con il ricorso a forme di protesta incisive e clamorose come i blocchi stradali e ferroviari, ha fatto saltare la mosca al naso al neoduce Berlusconi, che è sbottato in uno dei suoi più infami e arroganti attacchi agli scioperi da quando è capo del governo. Parlando coi giornalisti a Dortmund il 12 dicembre ha accusato di "inciviltà" i cassintegrati della Fiat dichiarando di trovare "assolutamente intollerabile che questi lavoratori producano danni ai loro concittadini bloccando autostrade, stazioni e aeroporti. Ai cittadini dalle cui tasche derivano i soldi necessari a pagare la Cig e lo stipendio prima della pensione".
E a chi gli faceva notare che gli operai sono arrabbiati ha ribattuto, rincarando la dose: "Lo sono anche di più i cittadini a cui è impedito di svolgere una vita normale. Se scioperare è un diritto, e nessuno lo contesta, è vero anche che fare pressioni in questo modo va a detrimento dei diritti di tutti gli altri. Bloccare le autostrade è una cosa che non si può accettare".
La malafede da imbonitore da fiera di questo nemico giurato della classe operaia è qualcosa di stomachevole: egli cerca di suscitare un risentimento qualunquista contro gli operai per i "disagi" che arrecherebbero alla popolazione con le loro lotte, sapendo benissimo che invece, nella stragrande maggioranza, i cittadini sopportano con pazienza tali "disagi" e anzi solidarizzano con i lavoratori in sciopero, consapevoli che essi lo fanno per difendere il lavoro e l'avvenire delle loro famiglie. E come se non bastasse insinua viscidamente che sarebbero proprio i cittadini "danneggiati" a pagare loro la Cig, sapendo benissimo che quest'ultima è erogata invece da un fondo dell'Inps con i contributi degli stessi lavoratori e delle imprese.
Il fatto è che proprio come i suoi maestri Craxi e Mussolini, il neoduce non sopporta gli scioperi, li vede come il fumo negli occhi, perché smascherano l'immagine di "ordine" e di "stabilità" del regime neofascista che egli si sforza di accreditare nel Paese e all'estero. Come Mussolini gli interessa solo che i treni viaggino in orario e non gliene frega nulla del dramma dei lavoratori della Fiat. E come Craxi considera lo sciopero un "residuato bellico" d'altri tempi, e le lotte di piazza per la difesa del posto di lavoro solo un problema di ordine pubblico, da liquidare con un mussoliniano "me ne frego".
Questo è il suo vero pensiero, quello che in queste occasioni sale dal profondo della sua nera anima neofascista; e non basta a camuffarlo, dopo le reazioni indignate che sono piovute da tutte le parti, la mezza marcia indietro che ha fatto sostenendo come al solito di essere stato "male interpretato".
18 dicembre 2002
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