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COS'E' IL BILANCIO PARTECIPATIVO
Porto Alegre è la capitale del Rio Grande do Sul. Nello Stato, all'estremo meridione del Brasile, sono concentrati i tre quinti del Pil e i due terzi dei posti di lavoro. Porto Alegre, 1.262.000 abitanti, è il più grande centro commerciale a sud di San Paolo. Qui vi sono le sedi di importanti multinazionali: General Motors fabbrica macchine, la Dell realizza computer, Tobacco sigarette, la brasiliana Taurus produce armi, la Varig, azienda aerea, ha qui la sua sede. A Porto Alegre, città governata, come del resto lo Stato, da una coalizione in cui la maggioranza è del Partito dei lavoratori (PT) del Brasile (un partito riformista con sette componenti tra cui i comunisti revisionisti, i trotzkisti e i cattolici della "teologia della liberazione'') i profitti dei capitalisti sono aumentati più ampiamente che nel resto del Brasile, insieme alla disoccupazione che raggiunge il 17%. Un abitante su cinque vive in povertà se non in vera e propria indigenza in 300 favelas. Come in qualsiasi altra città di un paese capitalistico, anche a Porto Alegre la maggior parte dei servizi sono privatizzati e si è proceduto a massicci licenziamenti nel pubblico impiego.
Eppure Porto Alegre viene presentata dai teorici del movimento antiglobal (nonché dal partito neorevisionista e trotzkista, il PRC) come il luogo simbolico del "nuovo mondo in costruzione'' tanto da essere stata per due anni consecutivi la sede del Forum sociale mondiale.
Tutto questo perché in questa città dal 1989 si attua il "Bilancio partecipativo'' che viene presentato come una nuova forma di "democrazia diretta'' attraverso cui i cittadini scelgono autonomamente ogni anno come e dove investire le risorse del municipio.
Niente di più ingannevole.
Come funziona il Bilancio partecipativo di Porto Alegre? Esso ha una doppia base territoriale: settoriale (la città è divisa in sedici settori urbanisticamente e socialmente coerenti); municipale in base a sei temi (sviluppo economico, salute e assistenza sociale, educazione e istruzione, circolazione e trasporto, cultura e organizzazione della città e sviluppo urbano). Si tengono quindi 16 assemblee territoriali (a cui può partecipare solo la popolazione di quello specifico settore) e 6 assemblee municipali (a cui possono partecipare tutti i residenti della città). In realtà all'intero processo assembleare partecipano circa 40 mila persone (su 1 milione e 300 mila residenti) fra le quali, a detta degli stessi amministratori, non figurano appartenenti alle classi sociali più povere. Durante i mesi di marzo e aprile di ogni anno sono presentati e dibattuti, in presenza delle autorità municipali, lo stato di avanzamento dei lavori decisi l'anno precedente, il piano d'investimento dell'anno in corso, e le candidature per le elezioni dei delegati ai Forum settoriali e tematici il mandato dei quali dura un anno ed è rinnovabile soltanto una volta. Vi è poi una tappa intermedia a maggio in cui la popolazione si riunisce in maniera autonoma per stabilire le sue priorità relative all'ordine dei lavori e dei servizi. Arriva a questo punto il momento dell'istruzione, da parte dell'Ufficio per la pianificazione del municipio (Gaplan), delle richieste venute dalle ventuno assemblee, mentre il Consiglio del Bilancio partecipativo si insedia e apre delle sessioni di formazione sulle finanze comunali. Il Consiglio del Bilancio partecipativo è composto da due delegati e due supplenti eletti dalle 21 assemblee, due rappresentanti del Governo Municipale (senza diritto di voto), più un rappresentante della Unione delle associazioni di Quartiere e del Sindacato dei Servizi Municipali (con voto).
Il Consiglio si pronuncia su una prima bozza del bilancio che si trasforma, in settembre, in proposta di bilancio elaborata dal Gaplan. Questa proposta viene mandata dal sindaco al Consiglio comunale, il solo abilitato ad approvare il bilancio.
In sostanza, il Consiglio del Bilancio partecipativo ha solo un potere consultivo e non decisionale. Le sue proposte devono comunque essere "sostenibili'' ossia compatibili con le risorse a disposizione. Infine, il Bilancio partecipativo riguarda solo una minima parte del bilancio complessivo dell'amministrazione metropolitana, ossia il 20%, mentre il restante 80% è a totale gestione dell'amministrazione comunale.
Sarà per questo che anche l'Onu considera il Bilancio partecipativo una delle 40 migliori pratiche di gestione pubblica delle città del mondo. La Banca mondiale, addirittura, raccomanda questa modalità come esempio ben riuscito di cooperazione tra governo e società civile e lo definisce "uno strumento efficace di gestione pubblica''.
Come spiega il segretario municipale Produzione, Industria e Commercio della città di Porto Alegre, Cesar Alvarez, all'"Uni-tà'' del 4 febbraio, "L'esercizio quotidiano della democrazia partecipativa ha comportato anche un rinforzamento e persino una rilegittimazione, delle istanze democratiche e del Potere dello Stato, che soffrono di svuotamento e di perdita della credibilità crescente''. Insomma, un mezzo per ricucire la frattura fra masse popolari e Stato borghese. Tanto più che è uno strumento che non mette affatto in discussione il potere politico e governativo centrale, e nemmeno quello locale.
In Brasile, oltre a Porto Alegre, ci sono almeno altre 140 città (tra esse Recife, San Paolo, Belo Horizonte e Belém) che sperimentano strumenti di Bilancio partecipativo. E così è in altre città dell'America Latina (Montevideo, Rosario, Buenos Aires).
Ma questo modello sta prendendo campo anche in Occidente. Prima in Francia (Saint Denis, Bobigny, Morsang sur Orge) poi in Inghilterra (Manchester), in Spagna (San Feliu de Liobregat, Rubi e alcune sperimentazioni alla Diputació di Barcellona), in Germania (Moenchweiler e Blumberg e in altre nel Land Nordreno-Westfalia).
In Italia i primi comuni a sperimentare questa forma amministrativa sono Roma, Venezia e Napoli, tutte città gestite dal "centro-sinistra'', che per ora hanno nominato assessori o delegati dei sindaci alla sperimentazione di processi-pilota di Bilancio partecipativo. A Roma forme di Bilancio Partecipativo vengono attuate in alcune circoscrizione (Municipi X e XI) e il sindaco diessino Veltroni ha già annunciato che l'esperienza verrà estesa all'intero comune. L'assessore alle politiche sociali di Napoli, Raffaele Tecce (sindacalista del PRC), ha annunciato proprio da Porto Alegre, che ha pronta una delibera da far approvare entro febbraio che affiderà l'1% dei fondi municipali (70 miliardi) alla gestione "partecipata''. Un altro grande sostenitore del Bilancio partecipato è il presidente diessino della Regione Toscana, Claudio Martini.
Gli amministratori di "centro-sinistra'' sostenuti dai dirigenti neorevisionisti e trotzkisti del PRC, non vogliono certo farsi scappare questa nuova opportunità per creare un nuovo imbroglio e una nuova illusione per tenere legato il proletariato e le masse popolari e giovanili alle istituzioni e alle regole parlamentari borghesi e ridare credibilità ai governi della classe dominante borghese, e quindi al sistema capitalistico.
20 gennaio 2002
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