Il nuovo piano di ristrutturazione del gruppo auto torinese provocherà 5.000 licenziamenti
BLOCCHI STRADALI E FERROVIARI CONTRO LA CHIUSURA DELLA FIAT DI TERMINI IMERESE
Il governo Berlusconi se ne lava le mani
SOLIDARIETA' DELL'ORGANIZZAZIONE PALERMITANA DEL PMLI

Dal nostro corrispondente di Palermo
La mattina del 7 ottobre i lavoratori della Fiat hanno organizzato un blocco della strada che da Termini Imerese (Palermo) porta verso la Zona Industriale del paese, la mattina dell'8 ottobre hanno bloccato la Palermo-Messina nelle due direzioni e la stazione ferroviaria del paese. Il segretario della Fiom di Termini, Mastrosimone, dichiara che se la fabbrica verrà chiusa gli operai occuperanno lo stabilimento ad oltranza.
Il nuovo piano di ristrutturazione della Fiat verrà presentato mercoledì 9 ottobre ai sindacati, ma già vi sono anticipazioni preoccupanti. Sarebbero almeno 6.500 in Italia gli operai che verranno messi in cassa integrazione. L'impianto più colpito è quello siciliano di Termini Imerese, la più grande industria dell'isola, per il quale si prospetta persino la chiusura definitiva. Per i circa tremila operai di Termini e delle lavorazioni esterne e per i circa duemila operai delle dieci fabbriche dell'indotto si profila dunque il licenziamento. La situazione è drammatica e i dipendenti Fiat hanno già messo in atto dure forme di protesta contro questo piano che come al solito penalizza fortemente la Sicilia.
La dismissione della Fiat da Termini sarà una catastrofe per le oltre cinquemila famiglie degli operai della Fiat e dell'indotto della cittadina che vivono grazie al lavoro nel settore auto e che si ritroveranno di colpo senza mezzi di sussistenza. La ricaduta sarà pesante sull'economia dell'intera provincia palermitana, compreso il capoluogo.
La Fiat è arrivata in Sicilia più di trenta anni fa grazie ai contributi pubblici della Regione, versati per decenni, al fine di incentivare l'industrializzazione. Nel 1970 venne creata la Sicilfiat, società a partecipazione regionale al 40%. Negli anni '80 gli operai della Fiat erano circa 3.500, diverse centinaia se ne contavano poi nell'indotto. Nonostante la Fiat abbia goduto in questi decenni di sostanziosi investimenti pubblici della regione, non si è mai impegnata in un piano di mantenimento e rilancio dei livelli occupazionali, produttivi e di ammodernamento degli impianti. Piuttosto i progressivi ridimensionamenti della produzione hanno portato ad una espulsione, nel giro di un decennio, di circa 1.600 operai.
Il nuovo contratto firmato a luglio da Cisl e Uil, ma non dalla Cgil, prevedeva per Termini un esubero di 223 lavoratori, i quali hanno iniziato ad uscire dalla fabbrica già a settembre, ed una diminuzione della produzione. Oggi a Termini è attiva solo la linea produttiva della Punto a tre porte, con circa 500 autovetture prodotte al giorno, e lo stabilimento siciliano, da sempre penalizzato in tutti gli accordi nazionali, si è trovato a dover competere con Melfi, dove non sono previsti tagli, che ha la stessa linea produttiva, ma è più moderno.
Come è successo con altri grandi gruppi industriali, ad esempio l'Enichem di Gela, i governi nazionali e regionali, sia di "centro-destra'' che di "centro-sinistra'', hanno permesso che anche la Fiat facesse e disfacesse a suo piacimento in Sicilia, senza dover rendere conto a nessuno sui continui ridimensionamenti di personale e produzione, sulla mancanza di volontà di assumere i giovani, ricorrendo piuttosto a contratti "atipici''.
Soltanto adesso che si prospetta la chiusura dello stabilimento l'incapace governatore polista della Sicilia, Salvatore Cuffaro, incontra i sindacati, l'8 ottobre, e dichiara che aprirà un "tavolo tecnico permanente'' sulla questione Termini, ma non specifica cosa intenda fare praticamente. Il viceministro all'economia Miccichè, che aveva promesso anni di benessere per i siciliani, si defila e lo stesso fanno il neoduce Berlusconi e Marzano, ministro per le attività produttive, che ha dichiarato, il 6 ottobre, che il governo non farà nulla per salvare lo stabilimento di Termini, nascondendosi dietro una presunta impossibilità di intervenire nella vicenda.
Gli unici a muoversi veramente sono gli operai, con la solidarietà di tutta la cittadina, la quale vede riaprirsi per le nuove generazioni lo spettro dell'emigrazione verso il nord o all'estero.
L'Organizzazione palermitana del Partito marxista-leninista italiano il 7 ottobre ha espresso solidarietà di classe e militante ai 5mila operai siciliani colpiti dal piano di ristrutturazione della Fiat.

9 ottobre 2002