Boicottiamo la "giornata del ricordo"

Il 10 febbraio il regime neofascista al gran completo, col neoduce Berlusconi e i fascisti di Fini in testa, ma con la "sinistra" borghese rinnegata e riformista a fare da coro, celebrerà per la prima volta la "giornata del ricordo", istituita un anno fa praticamente all'unanimità dal parlamento nero per le cosiddette "vittime delle foibe" e gli "esuli istriani, fiumani e dalmati".
Celebrazione che comunque era cominciata con settimane di anticipo ed è già in pieno svolgimento, con una ben studiata e pianificata campagna politico-mediatica, di inaudita intensità e falsità, che si avvale di tutti gli strumenti di propaganda e di persuasione a disposizione del regime: giornali, radio, tv Rai e Mediaset, con articoli, servizi e talk show, zeppi di sedicenti "storici" e "testimoni diretti", in cui non si parla d'altro che di "orrori delle foibe", di "pulizia etnica" ai danni degli "esuli istriano-dalmati", di "crimini dei partigiani comunisti jugoslavi", ecc.
Ma anche appelli a celebrare la "giornata del ricordo" nelle scuole di ogni ordine e grado, e una circolare stile Minculpop del ministro delle Comunicazioni alle stazioni radio per sollecitarle a riservare un adeguato "spazio" alle celebrazioni nei loro programmi. Per non parlare della vergognosa fiction "Il cuore nel pozzo", prodotta dalla Rai dei fascisti Gasparri e Cattaneo e dal piduista Angelo Rizzoli, andata in onda il 6 e 7 febbraio su Rai1, con l'obiettivo di veicolare a livello di massa una colossale mistificazione storica in chiave anticomunista.
Questa "giornata del ricordo" si sta dunque rivelando puntualmente quello che avevamo denunciato con forza un anno fa all'atto della sua istituzione: un'operazione politica del regime neofascista imposta al Paese in funzione anticomunista e antiresistenziale, per cancellare la memoria storica antifascista del nostro popolo e trapiantarvi i semi malefici del nazionalismo, dell'irredentismo sciovinista e del patriottismo militarista e guerrafondaio, da sempre cavalli di battaglia del fascismo e della borghesia imperialista, ed oggi accettati vigliaccamente anche dai leader rinnegati, socialdemocratici e riformisti del "centro-sinistra".
Si tratta infatti di una "festa" totalmente estranea alla tradizione democratica e antifascista del nostro popolo, che non ha niente a che vedere - anzi si pone chiaramente in contrapposizione - con quelle autenticamente radicate nella sua storia di classe come il 25 Aprile e il 1 Maggio, che non a caso Berlusconi e la Casa del fascio, ma anche non pochi rinnegati e riformisti della "sinistra" borghese, hanno cominciato a mettere in discussione la sopravvivenza in quanto sarebbero ormai "obsolete", troppo "di parte" e di ostacolo alla "pacificazione nazionale". è insomma una "festa" inventata a tavolino per sancire la "fine" del lungo dopoguerra fortemente segnato dall'antifascismo e dai conflitti di classe e celebrare l'instaurazione della seconda repubblica in camicia nera: sul modello della festa del 28 ottobre proclamata da Mussolini per celebrare, con l'anniversario della marcia su Roma, l'avvento dell'"era fascista".
Il grande sponsor di questa operazione di rifabbricazione in vitro delle ricorrenze storiche è Vittorio Emanuele Ciampi, che da quando è salito al Quirinale si è votato alla causa della "riconciliazione nazionale" in nome dell'"unità della patria", promuovendo la riabilitazione dei fascisti repubblichini, riesumando ed esaltando le parate militariste del 2 giugno, ed esaltando i simboli del nazionalismo e del patriottismo, come l'inno di Mameli e il tricolore, di cui è stata istituita addirittura la festa. Ed è stato sempre Ciampi a promuovere la rivalutazione delle battaglie dell'esercito mussoliniano sui vari fronti di guerra (in Russia, ad El Alamein, ecc.), a offrire la sua copertura alle missioni militari all'estero, in particolare alla partecipazione delle truppe italiane all'occupazione militare dell'Iraq, e con il suo patrocinio, appunto, a questa infame operazione di riscrittura della storia in chiave antipartigiana e anticomunista, attuata attraverso il falso storico delle foibe, che era stato fabbricato dai fascisti dopo la fine della guerra e che è stato riesumato appositamente a questo scopo in anni recenti.
Un'operazione che però non sarebbe andata così avanti se la "sinistra" borghese non le avesse retto il sacco, facendosene anzi promotrice essa stessa, fin da quando il rinnegato Occhetto, servendosi del "pentito" Otello Montanari, scatenò un'infame campagna denigratoria contro i cosiddetti "crimini" della Resistenza per preparare il terreno alla liquidazione del PCI. Ancora oggi sono soprattutto i rinnegati diessini, con in testa Veltroni, andato addirittura in pellegrinaggio alla foiba di Basovizza pochi giorni fa, Violante (che già nel '98 partecipò a Trieste a un convegno sulle foibe col caporione fascista Fini) e Fassino, che ha guidato la Quercia all'ammucchiata con la Casa del fascio nell'istituzione di questa "festa", che sono stati tra i primi e i più zelanti a invocare la "rimozione del silenzio" sulle foibe e sui "crimini" del comunismo, guadagnandosi non a caso grandissimi elogi dai fascisti. Ma anche i falsi comunisti Bertinotti, Cossutta e Diliberto gli hanno dato una mano con le loro "autocritiche", il primo tenendo addirittura un convegno del PRC a Venezia sugli "orrori delle foibe".
Non c'è da stupirsi di questo, dal momento che l'Italia imperialista è in pieno espansionismo militare all'estero, e ha bisogno evidentemente di rinsaldare l'unità del Paese attorno alla bandiera e alle sue forze armate, come non si stanca mai di predicare il nazionalista patriottardo Ciampi. Ma non ci può e non ci deve essere "memoria condivisa" e unità di sentimenti e di interessi tra antifascisti e fascisti, tra sinceri democratici e reazionari, tra guerrafondai e amanti della pace, tra fautori del socialismo e anticomunisti. Che allora tutti i democratici, gli antifascisti e gli amanti della verità si rifiutino di prestarsi a questo sporco gioco, respingendo attivamente e boicottando in tutti i modi la "giornata del ricordo", contestandola e dando battaglia per smascherarne il disegno anticomunista e neofascista e facendola fallire dovunque è possibile. Difendiamo la Resistenza e la memoria dei gloriosi partigiani, contro chi vuole infangarla e cancellarla falsificando la storia. Vergogna e infamia su chi da "sinistra" regge il sacco alla sporca campagna anticomunista orchestrata dai fascisti e dal neoduce Berlusconi.

9 febbraio 2005