Analisi del documento che rivendica l'omicidio di Biagi
PROVOCATORIA E CONTRORIVOLUZIONARIA STRATEGIA DELLE "BR''
La lotta armata come strategia
La nostra posizione sulla natura, la funzione e gli scopi provocatori e controrivoluzionari delle cosiddette "Brigate Rosse'' è stata espressa in maniera chiara e ferma fin dal 1974 e in primo luogo nel comizio del compagno Giovanni Scuderi tenuto il 25 Aprile di quell'anno a Firenze in cui egli affermò senza mezzi termini che "non sono rossi, ma neri i rapimenti di Godalla, Amerio, Sossi'', le prime clamorose imprese delle "BR''. Su "Il Bolscevico'' che riportava il testo di quello storico discorso compariva anche un articolo dal titolo "Le 'Brigate rosse' sono nere, pedine della fascistizzazione'' (cfr. "Il Bolscevico'' n. 6/1974). Da allora la nostra denuncia è stata sempre puntuale e altrettanto ferma - seppur vigliaccamente ignorata dai mass media borghesi e da quelli falsamente di "sinistra'' -, fino al Documento dell'Ufficio politico del 20 marzo di quest'anno sul delitto di Marco Biagi in cui fra l'altro si afferma che "Il terrorismo arriva puntuale ogni volta che le masse vogliono più giustizia sociale, più benessere, più libertà, più democrazia. Segno evidente che c'è una precisa regia, una centrale occulta, che non vuole che tutto ciò si realizzi. è stato sempre così, specie dal delitto Moro e poi quelli di Tarantelli, Ruffilli e D'Antona e ora Biagi... La storia del nostro Paese, fin dalla strage di Portella delle Ginestre, passando dalla strage di Piazza Fontana, dalla stagione del terrorismo degli anni '70 e '80 e dagli attentati successivi fino ad arrivare ai giorni nostri, e tenendo presente il `Piano di rinascita democratica' e dello `Schema R' della P2 di Gelli, Craxi e Berlusconi, dimostra chiaramente che il terrorismo viene da destra, è manovrato dalla destra ed è funzionale alla destra. Anche se la manovalanza si professa a `sinistra'. Quindi se non si combatte la destra, e l'attuale governo che la esprime, non si riuscirà mai a venire a capo del terrorismo'' (cfr. "Il Bolscevico'' n. 12/2002)
Per quanto ci riguarda, in base alla nostra analisi del terrorismo in Italia, il documento di rivendicazione dell'omicidio Biagi redatto dalle "BR'' - composto da 26 pagine e recapitato il 21 marzo via Internet ad oltre cinquecento indirizzi di posta elettronica, soprattutto appartenenti a sindacati e partiti oltreché in forma cartacea per posta alla redazione bolognese de "l'Unità'', a "La Stampa'' di Torino e a "la Repubblica'' -, non meriterebbe nemmeno una riga di commento. Esso non è stato inviato né al nostro Partito né a "Il Bolscevico''. Un fatto questo che smentisce la presunta matrice di "sinistra'' e "rivoluzionaria'' delle sedicenti "BR'' e conferma che fra il marxismo-leninismo-pensiero di Mao e il terrorismo non vi è mai stata e mai vi sarà alcuna contiguità e affinità di natura ideologica, politica e pratica.
Se ce ne occupiamo è perché riteniamo nostro dovere aiutare i sinceri rivoluzionari a capire con chi hanno a che fare e ad evitare di cadere nella rete provocatoria del terrorismo. Si tratta di battere certe idee errate che circolano in ambienti giovanili a proposito dei brigatisti, del tipo "sono compagni che sbagliano'', "sono in buona fede'', "pagano di persona'', "vanno comunque apprezzati per il loro coraggio''.
I terroristi, e ci riferiamo in primo luogo ai teorici e ai manovratori del terrorismo, non sono affatto "compagni che sbagliano'' come la storia del terrorismo in Italia ha ampiamente dimostrato. Basterebbe andare a vedere che fine hanno fatto i "capi storici'' e i teorici delle "BR'' e di altri gruppi terroristici cosiddetti "rossi'', quali Curcio, Franceschini, Moretti, tornati sotto le gonne della classe dominante borghese e dei suoi partiti e le tonache del Vaticano.
Per quanto riguarda il coraggio non crediamo che esso sia una virtù di per sé rivoluzionaria. Anche le "teste di cuoio'' italiane o i marines americani avranno il loro grado di coraggio, ma non per questo possono essere oggetto di ammirazione. Noi ammiriamo e impariamo piuttosto dal coraggio dei nostri partigiani che erano ben lontani dall'immagine dei supereroi, dei rambo, individui militaristi e staccati dalle masse a cui sembrano rifarsi i "brigatisti'' ed esprimevano invece un coraggio collettivo, un coraggio che traevano dal combattere per una causa giusta, appoggiati e sostenuti dalle masse.
Supponiamo comunque per un attimo che il documento delle "BR'' non sia stato scritto da elementi legati alla centrale occulta che manovra il terrorismo. Supponiamo, inoltre, sempre per un attimo, che gli estensori non conoscano il PMLI e la sua linea politica. Supponiamo infine - per un attimo - che gli estensori siano in buona fede e animati da spirito sinceramente rivoluzionario, e valutiamo se la strategia che propagandano è effettivamente in grado di produrre effetti benefici alla lotta del proletariato e delle masse contro il capitalismo e per il socialismo.
Non possiamo certamente in questa sede entrare in merito a tutto il lungo e per certi versi contorto documento "BR''. Né ci spetta una sua analisi di tipo investigativo volta a capire chi possono esserne gli autori materiali o quali le prossime mosse. Già alcuni analisti ipotizzano che esso possa essere stato scritto a più mani. Comprese quelle di chi ha firmato documenti con altre sigle. Il riferimento è ai cosiddetti "Nuclei proletari rivoluzionari'' (NPR) e "Nuclei di iniziativa proletaria rivoluzionaria'' (NIPR) che hanno in passato siglato rispettivamente gli attentati del 6 luglio 2000 a Milano, alla sede della Cisl, e del 10 aprile 2001, in via Brunetti, a Roma, nel portone dello IAI. A questo proposito, possiamo solo dire che anche a noi sembra che sia stato scritto da elementi diversi: uno che si è occupato della parte economico-sindacale e l'altro della parte politico-strategica.
Per quanto riguarda invece i contenuti politici del documento, in generale esso esprime un'analisi e una linea di tipo soggettivista, anarco-sindacalista e trotzkista. Per esempio là dove individua come contraddizione principale quella fra Stato (non meglio definito) e classe (altrettanto non definita); o dove parla di comunismo senza mai parlare del socialismo che lo precede. Si scambiano i sogni con la realtà.
Vogliamo però partire da ciò che nel documento significativamente è assente e che dimostra quanto le "BR'' siano al di fuori del marxismo-leninismo-pensiero di Mao e della tradizione del movimento comunista internazionale e nazionale, ma anche al di fuori della realtà della lotta di classe in Italia oggi.
Non c'è in esso infatti niente che rifletta l'esperienza storica del movimento comunista. In particolare sono completamente assenti l'esperienza della Rivoluzione russa e cinese, della Grande rivoluzione culturale proletaria cinese e della lotta di Mao contro il revisionismo moderno. Si nominano strumentalmente i grandi maestri del proletariato Marx, Engels, Lenin, quanto basta per alimentare la tesi di una presunta matrice "marxista-leninista'' delle "BR'' da parte della reazione, ma significativamente si omettono sia Stalin che Mao.
Manca la denuncia del carattere neofascista del governo Berlusconi e del regime capitalista, neofascista, presidenzialista e federalista che viene semplicemente catalogato come "democrazia governante''.
Non si fa alcun riferimento esplicito alle lotte dei lavoratori contro la modifica dell'art. 18. Né si prendono in considerazione i movimenti antiberlusconiani sviluppatisi negli ultimi mesi, né il movimento no-global contro la guerra e il neoliberismo.
Sul piano internazionale, senza entrare in merito all'intera analisi, si ignorano le contraddizioni interimperialiste e in particolare la contraddizione fra imperialismo Usa e imperialismo europeo. Anzi al contrario di parla di un'unica "catena imperialista'' dominata dagli Usa. Anche le contraddizioni fra l'imperialismo e i popoli e le nazioni oppresse e sfruttate vengono completamente ignorate.

LA STRATEGIA DELLE "BR''
La strategia delle "BR'' si sostanzia tutta nella lotta armata.
"Le Brigate rosse - si legge nel documento - sostengono che la tappa rivoluzionaria storica si realizza attraverso un processo di guerra di classe di lunga durata condotto nell'unità del politico e del militare e perciò la politica delle Brigate Rosse è la Strategia della Lotta armata per il comunismo, proposta a tutta la classe''.
"La strategia della Lotta Armata " - prosegue - è la politica rivoluzionaria con cui le avanguardie comuniste organizzate nella guerriglia praticano obiettivi politicamente offensivi, cioè rivolti all'indebolimento dello Stato nella sua azione di dominio sulla classe nella prospettiva della sua completa distruzione e danno avanzamento all'antagonismo proletario sul terreno di lotta per il potere. La Guerriglia con l'attacco militare contro l'azione dello Stato di governo della crisi e del conflitto, disarticolandone gli equilibri politici che la sostengono, agisce da partito per costruire il partito, opera la trasformazione dello scontro di classe in scontro per il potere, in guerra di classe, costruendo e disponendo le forze proletaria e rivoluzionarie che si dialettizzano alla linea e al programma politico proposti dalla guerriglia''.
Dunque le "BR'' sostengono la lotta armata per la lotta armata. La lotta armata come fine e non come mezzo. Il primato dell'azione militare sulla politica e sul partito.
Occorre su questo punto essere molto chiari. La violenza rivoluzionaria è la violenza delle masse. La storia la fanno le masse e non i singoli individui. La trasformazione della società, l'abbattimento del capitalismo e la conquista del socialismo possono avvenire solo attraverso la lotta di classe e la rivoluzione proletaria che è opera delle masse proletarie e popolari, non di piccoli gruppi. Solo in questo contesto è giustificato, necessario e utile l'esercizio della violenza rivoluzionaria, ma sempre da parte delle masse che lottano contro la violenza reazionaria della classe dominante borghese, del suo governo e delle sue istituzioni.
La violenza è una necessità storica imposta al proletariato dalle condizioni specifiche della sua esistenza e non una scelta facoltativa. Il proletariato usa la violenza spinto dal desiderio di sopprimere ogni violenza, che però continua ad esistere finché permarrà la divisione in classi: questo è il motivo che fa della violenza del proletariato una cosa giusta e della violenza della borghesia una cosa ingiusta.
La violenza è rivoluzionaria se è la classe rivoluzionaria a compierla, se è una manifestazione di una sua esigenza di vita e di lotta, se corrisponde al suo stato d'animo. La violenza è indissolubilmente legata alla politica e perciò non si manifesta solo sul piano militare ma su piani diversi: non è mai un fine ma è sempre un mezzo per raggiungere gli obiettivi politici generali.
Usare la violenza solo nell'azione militare significa ridurre la rivoluzione alla sola lotta armata dimenticando che la rivoluzione socialista non è un colpo di Stato o un complotto ma un processo di massa che nel corso del suo sviluppo agisce su tutti i piani investendo ogni aspetto della vita sociale del capitalismo in modo da indebolirlo e disgregarlo in ogni campo e nel contempo creare e allargare il Fronte unito rivoluzionario e l'Esercito rosso che, sotto l'egemonia e la direzione del Partito sono gli strumenti fondamentali per la conquista del potere politico da parte del proletariato.
L'idea che l'azione individuale e il terrorismo abbiano effetti taumaturgici per la rivoluzione è già stata battuta dalla storia che ha dimostrato come tali metodi non abbiano mai prodotto l'effetto proclamato dai suoi propugnatori né agli albori del capitalismo, né nella fase del capitalismo maturo come è accaduto negli anni '70-'80.
Il terrorismo in realtà non ha mai torto un capello al capitalismo e all'imperialismo. Anzi li ha rafforzati. Non è mai riuscito a spostare le masse sul terreno rivoluzionario e del socialismo. Anzi le ha lasciate in balia della borghesia e dei suoi partiti.
Oggi il terrorismo rafforza il regime neofascista e il governo Berlusconi che ha così il pretesto per fascistizzare e militarizzare ancor più il paese, per attaccare il movimento operaio e sindacale, per inasprire la repressione dei suoi oppositori. D'altro canto, confondendo le idee al proletariato e alle masse, dà fiato e corda ai sostenitori del pacifismo imbelle e della non violenza, del parlamentarismo e del partecipazionismo borghesi.

IL PROGRAMMA POLITICO
Il terrorismo delega tutto alle avanguardie e alla loro azione militare. Ciò si riflette nell'assenza di un vero e proprio programma politico e tanto meno di un programma d'azione che miri a far crescere la coscienza politica e di classe, a sviluppare la lotta di classe e il legame della classe operaia e delle masse col Partito. Ben altra cosa da un autentico partito marxista-leninista, come il PMLI che non solo è dotato di un articolato programma politico generale, ma possiede un Programma d'azione composto da ben 588 rivendicazioni.
Nel documento delle "BR'' si legge solo che "La strategia della lotta armata proposta dalle Brigate Rosse alla classe definisce il programma politico del Partito comunista combattente come un programma di combattimento contro lo Stato e l'imperialismo e di costruzione del Partito e del Fronte, attraverso il quale può avanzare la prospettiva di potere ed essere costruita la guerra di classe di lunga durata''.

IL PARTITO
Per quanto riguarda la questione fondamentale del Partito le "BR'' sono agli antipodi della concezione marxista-leninista, secondo cui il partito è lo strumento principale della rivoluzione socialista, il suo quartier generale politico, strategico, tattico e militare. Al contrario essi sostengono una classica concezione spontaneista e anarcoide. Il documento afferma infatti che è la "Strategia della lotta armata'' che "definisce il partito comunista come un partito combattente e in relazione alla natura del processo rivoluzionario - di distruzione dello Stato-costruzione del Partito - definisce la sua formazione come la risultante di un processo politico-militare che la guerriglia, nel determinare i termini complessivi dello sviluppo della guerra di classe di lunga durata, costruisce sulla linea dell'agire da partito per costruire il partito. Per le Brigate Rosse le condizioni politiche della costruzione del Partito Comunista Combattente si danno a partire dalla capacità di disarticolare l'azione politica dello Stato''.
In sostanza, il partito è subordinato alla lotta armata, è un suo prodotto e un suo strumento, è secondario ai fini dello sviluppo della lotta di classe e della lotta rivoluzionaria.
Le "BR'' si oppongono di fatto alla costruzione di un autentico partito del proletariato, non solo in teoria, ma anche in pratica ostacolando fin dagli anni '70 l'incontro degli autentici rivoluzionari con il PMLI.

IL "FRONTE COMBATTENTE ANTIMPERIALISTA''
Anche sul piano della lotta contro l'imperialismo, le "BR'' sono lontane anni luce da una concezione marxista-leninista e sposano nella sostanza una concezione di tipo trotzkista. Esse affermano che "Per le Brigate Rosse lo sviluppo del processo rivoluzionario continua a realizzarsi facendo la 'rivoluzione nel proprio paese' perché questa rimane la dimensione politica principale della lotta tra le classi, ma - aggiungono subito dopo - richiede fin da subito di praticare l'obiettivo dell'indebolimento dell'imperialismo operando sull'asse programmatico dell'attacco all'imperialismo, alle sue politiche centrali. Asse programmatico sulla base del quale può essere realizzata una politica di alleanze con forze rivoluzionarie dell'area europeo-mediterraneo-mediorientale che ha una sua intrinseca complementarietà economico-politica, per la costruzione di un Fronte Combattente Antimperialista che sviluppi un programma d'attacco comune alle politiche centrali dell'imperialismo''.
Si ripropone insomma, nella sostanza, la teoria di Trotzki della "rivoluzione permanente'', ossia della rivoluzione mondiale. Il "Fronte combattente antimperialista'' (FCA), si prefigura come un'alleanza terroristica internazionale finalizzata a colpire militarmente l'imperialismo e non a far crescere un ampio movimento antimperialista di massa in Italia e nel mondo.
Noi invitiamo i sinceri rivoluzionari che hanno già preso coscienza della natura della strategia borghese dei falsi partiti comunisti a non farsi imbrogliare dalle tesi controrivoluzionarie delle "BR'' e a fare propria la strategia proletaria rivoluzionaria del PMLI e a unirsi ad esso.
Come ha scritto il compagno Giovanni Scuderi, Segretario generale del PMLI, nell'editoriale per il 25 Anniversario del Partito: "Gli operai, i lavoratori, i disoccupati, i pensionati, i giovani che hanno già preso coscienza che siamo in presenza di un regime capitalista, neofascista, presidenzialista, federalista, guerrafondaio, antioperaio e antisindacale, si uniscano subito al PMLI, come militanti, o simpatizzanti, o alleati, per alzare i toni della lotta di classe, per unire tutte le forze politiche, sindacali, sociali, culturali e religiose che possono essere unite nella lotta antifascista, per buttar giù il neoduce Berlusconi e per realizzare l'Italia unita, rossa e socialista. Coi maestri e il PMLI vinceremo!'' (cfr. "Il Bolscevico'' n. 15/02).

24 aprile 2002