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Bush attacca Yalta per avere mano libera per "esportare la democrazia" Nel momento stesso in cui si recava a Mosca per assistere alla celebrazione della vittoria sul nazi-fascismo, Bush ha sferrato un duro attacco agli accordi di Yalta del febbraio 1945 firmati da Stalin, Churchill e Roosevelt. Bush ha lanciato l'attacco durante la sua sosta in Lettonia il 7 maggio, in una conferenza stampa in cui, attizzando il revanscismo anticomunista e antirusso delle tre repubbliche baltiche, ha detto che Yalta fu "uno dei più grandi errori della storia", poiché quegli accordi "seguirono la ingiusta tradizione di Monaco e del patto Molotov-Ribbentrop, quando, ancora una volta, nel momento del negoziato tra grandi potenze la libertà delle piccole nazioni divenne merce di scambio", e quando pur "sacrificando la libertà alla stabilità si lasciò un continente diviso e instabile". "Avevamo combattuto solo per avere come risultato la permanente divisione dell'Europa in campi armati?", si è chiesto retoricamente a questo punto l'Hitler della Casa Bianca. E citando Reagan e la sua corsa al riarmo negli anni '80 per sfiancare l'"impero del male" sovietico, si è risposto compiaciuto: "Non potevamo accontentarci della liberazione di mezza Europa e non dovevamo dimenticare i nostri amici dietro la cortina di ferro. Così sfidammo un impero fino a quando il comunismo iniziò a crollare per le pressioni esterne e per il peso delle sue contraddizioni". Con il "crollo del muro" - ha concluso - si è affermata l'idea di un'Europa "unica, libera e in pace", senza spazio "per i dittatori" e dove "l'eredità di Yalta è stata finalmente sepolta una volta e per sempre". La sparata revisionistico-storica di Bush ha avuto un'eco enorme, rilanciata ed enfatizzata dai mass-media di tutto il mondo asserviti all'imperialismo, che hanno subito ripreso il tema degli accordi di Yalta per mostrarne tutte le conseguenze inique e "criminali" contro la "libertà" dei popoli di mezza Europa, ecc. In Italia si è particolarmente distinto, in quest'opera di falsificazione della storia e di fiancheggiamento di Bush, l'organo ufficioso dell'Unione della "sinistra" borghese, il quotidiano "la Repubblica" di Scalfari e De Benedetti e diretto da Ezio Mauro. Cosa furono realmente gli accordi di Yalta Nessuno di questi megafoni prezzolati o gratuiti dell'imperialismo a stelle e strisce si è chiesto però che cosa ci sia veramente dietro questo attacco a distanza di sessant'anni agli accordi di Yalta e a cosa miri effettivamente con esso l'Hitler della Casa Bianca. Gli accordi di Yalta non sancirono affatto una spartizione del mondo tra le potenze vincitrici della 2a guerra mondiale. Ciò non risulta in nessuna parte del documento siglato da Stalin, Churchill e Roosevelt. Essi semplicemente prendevano atto della situazione geopolitica e militare determinatasi sul campo a pochi mesi dalla caduta definitiva del nazi-fascismo e si limitavano a stabilire le modalità della continuazione della guerra e delle condizioni di resa della Germania, con la sua futura spartizione per impedire che potesse riarmarsi e minacciare di nuovo la pace in Europa. Delineavano inoltre le regole che dovevano guidare l'Europa liberata a uscire dal nazi-fascismo e dall'emergenza del dopoguerra, tentavano di risolvere le controversie sull'assetto di alcune regioni particolari come la Polonia e la Jugoslavia, e tracciavano un percorso per costruire nuovi organismi internazionali preposti alla prevenzione di futuri conflitti, come le Nazioni Unite. Si trattò quindi di un accordo strettamente finalizzato alla soluzione di alcuni problemi legati alla conclusione della 2¨ guerra mondiale, che non legava per niente le mani ai contraenti e alle nazioni e popoli coinvolti riguardo alle loro scelte future. Fu un fatto positivo, perché riconobbe il ruolo e il prestigio di primo piano dell'Unione Sovietica socialista, conquistati sul campo con un immenso contributo di sangue e di sacrifici, e che apriva enormi prospettive di liberazione e di progresso ai popoli europei e alle lotte di liberazione nelle colonie e semicolonie dei declinanti imperi inglese e francese, come poi avvenne negli anni successivi in Cina, Indocina e altri paesi. è un falso storico deliberato affermare perciò che Yalta sancì la spartizione dell'Europa e finanche del mondo, che sacrificò le piccole nazioni e che pose le nazioni dell'Est sotto il "dominio sovietico". In realtà fu la "guerra fredda", iniziata dagli anglo-americani già nel corso degli ultimi mesi della 2¨ guerra mondiale, e dispiegata al massimo nel corso della seconda metà degli anni '40 con la creazione della Nato, a dividere di fatto l'Europa in due blocchi, costringendo l'Urss di Stalin a stipulare un'alleanza politico-militare difensiva (Patto di Varsavia) con i paesi liberati dell'Est europeo, che in quegli anni avevano scelto spontaneamente la via socialista. Quanto alla "libertà" di cui avrebbero invece goduto le nazioni liberate dell'Ovest, basterebbe pensare alla Grecia, dove la Resistenza vittoriosa sul nazismo fu annientata dagli anglo-americani e dai fascisti con una sanguinosa repressione armata, seguita da anni di campi di concentramento, massacri e torture per i partigiani, per impedire una svolta socialista in quel paese. O alla stessa Italia, dove con Gladio la classe dominante si teneva pronta ad annegare in un bagno di sangue qualsiasi tentativo "comunista" di ascesa al governo, anche per via elettorale; e dove a tutt'oggi, 60 anni dopo Yalta e 16 dopo il "crollo" del muro di Berlino, gli imperialisti americani spadroneggiano su intere porzioni del nostro territorio trasformate in loro basi avanzate, anche nucleari, per la loro strategia di dominio mondiale. Una costante storica degli anticomunisti In realtà gli attacchi a Yalta sono una costante storica delle correnti di destra anticomuniste e guerrafondaie degli imperialisti anglo-americani, che non hanno mai digerito quegli accordi che riconoscevano di fatto la grandezza e il ruolo dell'Urss di Stalin, e avrebbero voluto regolare i conti subito con il comunismo, appena sconfitto il nazismo; se non addirittura prima, a guerra ancora in corso, magari dopo aver trovato un accordo segreto con i tedeschi per rivolgersi insieme contro il comune "nemico bolscevico". è noto che lo stesso Churchill non nascose la sua insoddisfazione per l'accordo appena firmato in Crimea, che in qualche modo toglieva alla Gran Bretagna il ruolo di arbitro degli affari europei che aveva conquistato già con la sconfitta di Napoleone. Ed era talmente ossessionato dalla lotta al comunismo, fin dall'indomani della Rivoluzione d'Ottobre, che egli cercava di convincere gli Usa ad attaccare subito l'Urss ed era favorevole ad usare la bomba atomica contro di essa. Fu l'australiano Chester Wilmot (non a caso di un paese dell'impero britannico) a parlare per primo, subito dopo la guerra, di "errore di Yalta" e ad accusare Roosevelt di essersi arreso a Stalin. Questo argomento fu fatto proprio dalla destra repubblicana americana, che lo usò a fondo durante la caccia alle streghe e la "guerra fredda", e fu poi rilanciato ampiamente durante la presidenza Reagan. Ora viene ripreso da Bush e dai suoi consiglieri "neo-con", in coincidenza non a caso con una nuova fase di espansionismo militare dell'imperialismo a stelle e striscie, caratterizzata dalla politica della "guerra preventiva" e della "esportazione della democrazia", supportate militarmente dalla nuova "strategia di difesa nazionale" aggressiva ed espansionista recentemente messa a punto dal Pentagono. Solo che Yalta è finita da un pezzo, per cui, al di là dei cori pappagalleschi dei mass-media asserviti e compiacenti, è chiaro che essa è solo un pretesto per il nuovo Hitler (come lo fu per i suoi predecessori) per proclamare a tutto il mondo che l'imperialismo Usa non riconosce alcun assetto geopolitico storicamente consolidato, che non è tenuto a rispettare alcun vincolo o trattato internazionale, e che si arroga il diritto di ingerirsi negli affari interni di qualunque nazione in base al principio superiore e insindacabile dell'"esportazione della democrazia". Non è stato soltanto uno "schiaffo a Putin", come molti mass-media hanno detto, mettendo il discorso di Riga in collegamento anche con la visita di Bush nel nuovo stato-satellite americano della Georgia ex sovietica e con le minacce rivolte alla Bielorussia, "ultima dittatura in Europa". è questo ma anche molto di più, ossia la teorizzazione che "con le buone" (Ucraina, Georgia, Libano, ecc.) o con le cattive (Afghanistan, Iraq e chissà che altro), l'ordine a stelle e strisce sarà stabilito in tutto il globo: "La direzione degli eventi è chiara, la libertà è in marcia", ha detto infatti Bush a conclusione del suo discorso di Riga; aggiungendo che come 60 anni fa "le grandi democrazie capirono d'avere una nuova missione, non solo sconfiggere un dittatore, ma l'idea di dittatura su tutto il continente e alla fine, dopo decenni di lotta la libertà prevalse", oggi c'è un nuovo grande obiettivo di fronte all'Occidente: "La fine della tirannide nel mondo intero. Ancora una volta, se faremo la nostra parte, la libertà vincerà". Il nuovo Hitler, insomma, proclama al mondo (e a tutte le nazioni potenzialmente rivali degli Usa, come Russia, Cina, Ue) che se Roosevelt e Churchill dovettero fermarsi a Yalta, riconoscendo la forza dell'Urss di Stalin, oggi davanti all'imperialismo statunitense non ci sono più ostacoli all'espansione del suo dominio su tutto il globo. Bisognerà vedere però se i popoli, a cominciare dall'eroico popolo combattente iracheno, glielo permetteranno. 18 maggio 2005 |