Un regalo di 200-300 milioni al Vaticano
La Chiesa cattolica esentata dal pagamento dell'Ici
Ne beneficeranno tutti gli edifici di proprietà della Chiesa compresi quelli commerciali
Le curie potranno richiedere indietro quanto versato dal 1993

Papa Ratzinger e le gerarchie vaticane si ingeriscono arrogantemente negli affari interni dello Stato italiano, e il governo del neoduce Berlusconi pensa bene di far "arrivare" Natale in anticipo per portare alla Chiesa cattolica un bel regalo. Il 5 ottobre scorso il Senato ha approvato la conversione in legge del decreto legislativo, presentato dalla Commissione infrastrutture a firma del ministro Lunardi intitolato "Disposizioni urgenti in materia di infrastrutture"; fra le altre cose l'articolo 6 tratta dell'esenzione della Chiesa cattolica dal pagamento dell'Ici sugli immobili dove si svolgono attività "connesse a finalità di culto" anche in "forma commerciale". Cioè il Vaticano è esentasse non solo per chiese e diocesi, ma anche per le tante tantissime attività lucrose di scuole, ospedali, ristoranti e quant'altre sedi dove si svolge il puro commercio.
C'è da precisare che già dall'entrata in vigore della legge che ha istituito l'Ici (n|504/92) le proprietà della Chiesa utilizzate a fine religioso, così come vuole la legge sui beni ecclesiastici e per il sostentamento del clero cattolico (L.222 20/5/85), erano esentate dal pagamento come sede di diocesi e parrocchiali (circa 26.000), chiese (100.000), case generalizie e santuari (circa 3.000), musei e biblioteche (circa 2.300). Gli altri immobili o parti di immobili con finalità commerciali, così definiti da un'autocertificazione della Curia, senza che nessuno controlli, come scuole, ospedali, case di cura e di riposo (circa 10.000), centri di accoglienza, di soggiorno e pensionati (circa 2.000), librerie (più di 300), erano soggette al pagamento. Almeno così era l'interpretazione della legge che aveva suscitato non poche controversie legali locali fra Curia e comuni, destinatari della tassa.
A sollevare preoccupazioni al Vaticano sono state due sentenze della Cassazione emesse nel marzo 2004 che specificavano che solo gli immobili "direttamente utilizzati per lo svolgimento delle attività istituzionali" possono essere equiparati "a quelli aventi fine di istruzione o di beneficienza" e quindi esonerati dall'Ici. Non lo sono invece "gli immobili destinati ad altro, cosicché un ente ecclesiastico può svolgere liberamente anche attività commerciale ma non per questo si modifica la natura dell'attività stessa", (sentenza n 4645 della V Sezione civile). Pertanto la Cei si è mobilitata e dopo forti pressioni, direttamente all'ex ministro dell'economia Siniscalco, e poi attraverso i vari tirapiedi della Casa del fascio ha imposto l'inserimeto della norma "salva-Ici" all'interno del decreto infrastrutture per farlo votare con urgenza. è stato Letta, diretto "interprete" delle esigenze papaline, a telefonare ad Azzolini, presidente della commissione bilancio per far cambiare parere alla commissione che l'aveva bocciata la settimana prima, ritenendola incostituzionale perché priva di copertura finanziaria. è stata così rapida la cosa che il "centro-sinistra" non ha fatto in tempo nemmeno ad attuare la solita opposizione di cartone.
Ciò ha scatenato una generalizzata levata di scudi da parte dei comuni che dopo il taglio dei 3,1 miliardi della Finanziaria si sono visti decurtare ulteriormente gli introiti: per una stima approssimativa fatta dall'Anci, il taglio dell'Ici che peserà sui comuni si aggira sui 200-300 milioni di euro. Roma con 9 milioni è la più colpita, poi a seguire Napoli con 4-5 milioni, Firenze 600mila euro, Padova con 335mila euro e Assisi dai 2 ai 300mila euro! Il sindaco di AN di Assisi Bertolini, ha dichiarato di opporsi a questa norma. Quello di Padova ricorda che nemmeno i governi della DC erano arrivati a tanto. Il sindaco di Firenze Domenici, nonché presidente dell'Anci, l'ha definita "manovra autoritaria e non concordata", mentre Cofferati da Bologna si limita a "difendersi dall'aggressione". Nei comuni più piccoli, come S. Giovanni Rotondo che sulle attività commerciali del santuario di Padre Pio arrotondava i bilanci (50/60mila euro), peserà molto di più che ai comuni più grandi che comunque, hanno tutti annunciato, per far quadrare i conti taglieranno servizi e assistenza alle masse popolari, i soliti "poveri cristi" che la Chiesa cattolica dice di voler aiutare.
L'immane patrimonio papalino, solo a Roma (1/4 degli immobili romani è della chiesa), è valutato in 80 miliardi, in sedi prestigiose e di grande valore architettonico. Un cospicuo "tesoro" che si allarga e arricchisce sempre più se si pensa agli introiti che producono le attività commerciali come pensionati delle suore, pagati a caro prezzo da ragazze e studentesse fuori sede, ai ristoranti, alberghi per pellegrini, e quant'altro e tutto senza tasse. Una disparità di trattamento inaccettabile e solo a favore delle gerarchie ecclesiasitche oscurantiste della chiesa cattolica che ingrasseranno alla faccia delle masse popolari, cattoliche e non, sempre più impoverite da tasse e gabelle statali e comunali. Cosa questa denunciata anche dagli esponenti delle altre confessioni religiose che non beneficiano neppure di una esenzione.
Gli edifici "miracolati" dal governo vanno dalla lussuosa clinica romana Salvador Mundi, alle facoltose scuole degli Scolopi di Firenze, dall'Università Cattolica di Milano alla libreria Gregoriana di Padova mentre scuole, ospedali e università pubbliche languiranno nell'abbandono più totale e dovranno pagare tasse ancor più salatissime.
Ma il bello è da venire se si pensa che il Vaticano prima si è precipitato a minimizzare la notizia tanto da definirla sul portavoce ufficiale "L'Avvenire" una "non notizia" perché "tutto è come prima": l'articolo 6 è solo la norma interpretativa della legge che istituì l'Ici. Poi si è attrezzato per richiedere gli arretrati "ingiustamente" versati ai comuni dal 1993 in poi. E meno male che il "risarcimento" riguarderà solo gli ultimi 5 anni poiché oltre il quinquennio scatta la prescrizione.

12 ottobre 2005