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Il contratto nazionale non si tocca La Cisl di Pezzotta sgomita e preme verso le altre organizzazioni sindacali, soprattutto sulla Cgil, perché in tempi rapidi si torni al tavolo della trattativa con la Confindustria per concordare la "riforma del sistema contrattuale". Intanto ha messo punto la sua proposta, in una riunione con i vertici cislini delle categorie tenutasi il 14 settembre. Una proposta che modifica radicalmente, in senso peggiorativo, il modello attualmente in vigore. Secondo quanto deciso dalla Cisl il contratto nazionale di lavoro dovrebbe perdere di importanza, riducendone le sue funzioni e la sua portata. Mentre dovrebbe acquistare rilevanza, fino a diventare principale, il secondo livello di contrattazione, cioè quella aziendale e territoriale. E non è tutto. Pezzotta propone anche il superamento del biennio economico, riportando la materia salariale all'interno del CCNL ma soprattutto all'interno delle vertenze aziendali, da rinnovare ogni quattro anni Non siamo alla cancellazione del contratto nazionale, da sostituire con i contratti collettivi regionali e aziendali e, persino con contratti individuali come vorrebbe la parte governativa e padronale ma abbastanza vicini! è appena il caso di ricordare che proprio su questo argomento è fallita la prima riunione tra il neopresidente della Confindustria e le segreterie sindacali confederali del luglio scorso, allorché Montezemolo gettò sul tavolo, all'insegna delle flessibilità neoliberiste, la modifica degli assetti contrattuali futuri da cui far dipendere la politica salariale, provocando l'abbandono dell'incontro di Epifani. Il segretario della Cgil sostenne, nell'occasione, che non si può aprire alcuna trattativa su questa materia senza una posizione unitaria e senza ampia consultazione con i lavoratori. Sostenne inoltre che le priorità sono altre. Pezzotta tuttavia non sente ragioni, pretende che in una data certa e ravvicinata siano riprese le trattative con le associazioni padronali e fa capire di essere pronto a procedere da solo in assenza di una disponibilità unitaria delle altre confederazioni sindacali. E questo nel momento in cui oltre sei milioni di lavoratori (pubblico impiego, ferrotranvieri, bancari, metalmeccanici) sono in lotta per rinnovare il contratto. Nello stesso momento che il governo si appresta ad approvare una legge finanziaria che, oltre a una stangata di ben 30 milioni di euro, non contiene finanziamenti sufficienti per i contratti scaduti. Non sorprende questa posizione della Cisl. Sono anni che persegue una modifica contrattuale come sopra descritta aprendo, oggettivamente e di fatto, delle brecce all'attacco del governo del neoduce Berlusconi e della Confindustria sia quella della gestione D'Amato sia quella ora diretta da Montezemolo. Un attacco portato con il famigerato "libro bianco" di Maroni, il quale perseguiva sì la precarizzazione totale del lavoro e la libertà di licenziamento ma anche la controriforma contrattuale, in primis la demolizione del contratto nazionale di lavoro e la reintroduzione delle vecchie e odiose "gabbie salariali" di seguito. Un attacco favorito dall'intesa collaborazionista e capitolazionista chiamata "patto per l'Italia, firmata il 5 luglio 2002 da Cisl, Uil e altri sindacati di destra. Il contratto nazionale non si tocca! Essendo questo lo strumento sindacale più efficace per mettere in campo il potere contrattuale dei lavoratori interessati e conquistare trattamenti economici e normativi uguali ed esigibili in tutto il territorio nazionale. Senza rinunciare, ovviamente alla contrattazione di secondo livello aziendale, che va estesa fortemente, visto che a oggi si riesce a farla solo al 30% delle aziende. Come ha stabilito la Fiom nella sua ultima riunione del Comitato centrale vanno respinti tutti i tentativi in atto di ridimensionare il contratto nazionale. Va difeso e rafforzato il suo ruolo salariale e normativo. Nessuna "riforma" del sistema contrattuale che non preveda il rafforzamento del contratto nazionale può essere accettata. Va respinta ogni impostazione che porti direttamente o indirettamente al blocco contrattuale. Le scadenze naturali dei contratti vanno rispettate. Si deve pretendere un forte recupero salariale. 22 settembre 2004 |