Senza e contro il parere dei lavoratori interessati
I vertici sindacali firmano un contratto bidone per il commercio
Esigere il referendum e votare No
Pochi soldi e diluiti fino al 2006. Aumentano precarietà e flessibilità. Negati i diritti sindacali
"Venduti", "Vergogna", "Siete sul libro paga dei padroni": così i lavoratori dell'Ikea hanno apostrofato i vertici sindacali di categoria (Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil e Ugl-Terziario) che nella notte tra l'1 e il 2 luglio hanno firmato, con la parte padronale rappresentata dalla Confcommercio, l'ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto nazionale dei lavoratori del commercio scaduto da 18 mesi, oltre un milione e mezzo di addetti.
La suddetta forte protesta non è un fatto isolato ma riflette un generale dissenso esistente nella categoria. Infatti, tempestivamente, un significativo gruppo di Rsu, tra cui quelle della grande distribuzione Coop, Conad, Carrefour, Marr, Pam, Coin, Oviesse e Cadoro, si sono autoconvocate per criticare duramente l'operato delle segreterie sindacali e per bocciare l'intesa siglata senza e contro il parere dei lavoratori. E hanno l'intenzione di continuare la mobilitazione "per riconquistare un contratto che difenda dignità, diritti e retribuzioni".
La rabbia è comprensibile, le critiche più che giustificate, la delusione per i risultati (non) ottenuti grande. Questo perché sono state tradite le aspettative di migliorare sensibilmente il salario e le condizioni di lavoro, è stata frustrata la volontà di lotta messa in campo per realizzare le rivendicazioni avanzate. Tutto ciò in una categoria come quella del commercio, del terziario e delle cooperative dove la prepotenza padronale dilaga, il supersfruttamento è la regola, i diritti sindacali sono ridotti al minimo. Circa due terzi dei dipendenti lavorano in imprese sotto i 15 addetti dove non si applica lo "Statuto dei lavoratori". Vi sono altri 500mila lavoratrici e lavoratori impiegati in grandi e medie aziende nelle quali si vorrebbe applicare la flessibilità, pressoché totale, utilizzata in quelle piccole. Il 90% delle cassiere sono a part-time. I centri commerciali e i supermercati hanno in organico una percentuale di precari che in molti casi supera il 50%. Gli orari hanno subito una dilatazione indiscriminata, anche nei giorni festivi, i turni vengono comunicati anche giorno per giorno, senza alcun rispetto delle esigenze personali e familiari dei lavoratori.
Tutta la gestione della vertenza, da parte dei vertici sindacali, improntata alla rinuncia e alla più deleteria concertazione con la controparte padronale, è da criticare e mettere alla berlina. Anzitutto l'aver fatto passare quasi tutto il 2003 senza aver promosso un'ora di sciopero. Le prime fermare e risalgono al 20 dicembre scorso. Poi l'aver revocato in modo ingiustificato le iniziative di lotta nazionali indette nei momenti critici della trattativa. è successo per la manifestazione che doveva tenersi il 19 giugno a Roma e per gli scioperi fissati per il 2 e 3 luglio. Non si comprende davvero perché non sia stata utilizzata la pressione della lotta per rimuovere le resistenze padronali e ottenere migliori risultati. Da evidenziare anche il modo antidemocratico come è stata firmata l'intesa notte tempo, tagliando fuori i delegati di base che facevano parte della delegazione trattante. Infine i contenuti dell'intesa che tra l'altro ha validità per quattro anni invece che del biennio previsto, molto al di sotto delle attese.
Non regge la tesi dei vertici sindacali secondo cui questo è il migliore compromesso possibile. Le maggiori responsabilità ricadono sui sindacalisti collaborazionisti di Cisl e Uil, che per l'ennesima volta, tra l'altro, hanno dato la loro disponibilità a firmare anche un accordo separato senza la Cgil; ma la stessa Filcams-Cgil ha le sue colpe per essersi piegata al ricatto e aver aggiunto la sua firma su questo contratto bidone.

SALARIO
In piattaforma l'aumento salariale rivendicato per il biennio 2003-2004 era di 107 euro. Ciò che è stato ottenuto invece non va oltre i 125 euro a regime, erogati in ben quattro rate: 25 euro nel luglio 2004, 37 euro nel dicembre dello stesso anno, altri 23 euro a luglio 2005 e gli ultimi 30 euro saranno distribuiti a settembre 2006. Ai quali vanno aggiunti 14 euro già erogati in busta paga e altri 8,50 per l'assistenza integrativa. è prevista anche una tantum di 400 euro complessivi, erogati in due momenti: 250 a luglio 2004 e 150 a gennaio dell'anno prossimo. A conti fatti, questi incrementi risultano insufficienti persino per recuperare la perdita di potere d'acquisto dovuta all'inflazione reale.

LEGGE 30
La parte peggiore dell'accordo contrattuale riguarda il lavoro precario e flessibile. Su questo terreno c'è stato un braccio di ferro tra sindacati e padronato il quale pretendeva l'applicazione nel suo complesso della controriforma sul "mercato del lavoro" meglio conosciuta come "legge Biagi"; un contrasto vinto in larghissima misura dai padroni. I contratti a termine a cui le aziende possono ricorrere salgono dal 10 al 20% della forza lavoro impiegata, mentre i contratti interinali potranno ammontare al 15%. La somma di questi due contratti precari non potrà andare oltre il 28% del personale. In precedenza questo limite era più basso di cinque punti, ossia al 23%. Ma qui viene il peggio: i nuovi esercizi commerciali potranno utilizzare, nel primo anno di attività, l'insieme dei contratti super precari contenuti nella legge 30 tipo, per fare un esempio, il lavoro a chiamata. Dopo, bontà loro, la deroga andrà ricontrattata.
Anche per quanto riguarda l'apprendistato vengono peggiorate le norme precedenti. Il contratto di apprendistato potrà durare ben 48 mesi, un anno in più rispetto ad ora. I giovani apprendisti saranno inquadrati professionalmente due livelli più in basso e percepiranno salari inferiori. Inoltre, nulla è stato ottenuto da parte sindacale per contenere il part-time e per favorire il passaggio degli attuali lavoratori part-time a tempo pieno.

DIRITTI SINDACALI
Data la sua notevole frammentazione, non è facile garantire una presenza capillare del sindacato nel settore del commercio. Per questo appare pericolosa e grave la normativa introdotta per la nomina delle Rsa (Rappresentanze sindacali aziendali) specie nelle piccole imprese, dove per dirne una non esistono tutele contro i licenziamenti "illegittimi". Per veder nascere la Rsa occorrerà avere, in base questa norma, un minimo di iscritti al sindacato da 3 a 7. Si possono immaginare le pressioni dei padroni nei confronti del lavoratori intenzionati a prendere la tessera sindacale.
La vicenda non può finire così. L'ipotesi contrattuale deve essere sottoposta al vaglio dei lavoratori interessati, per poterla considerare valida e legale. Occorre dare loro la possibilità di esprimersi. Ci vuole una consultazione reale e certificabile, attraverso il referendum sindacale.
Il nostro auspicio è che esso si tenga e che le lavoratrici e i lavoratori in massa votino No!
14 luglio 2004