|
IL CORAGGIO E L'ESEMPIO DELLE DONNE DI TERMINI IMERESE
Le donne di Termini Imerese sono diventate il simbolo della lotta degli operai Fiat in difesa del posto di lavoro e contro la chiusura degli stabilimenti.
Sono le mogli, le madri, le figlie degli operai Fiat e dell'indotto che da oltre due mesi sono uscite dalle case, si sono riunite in un coordinamento e danno battaglia "per la difesa del lavoro e la qualità della vita", come recita il loro striscione che ormai siamo abituati a vedere alla testa delle manifestazioni, davanti a Palazzo Chigi, sullo stretto di Messina, sui binari per bloccare i treni (l'ultima volta sabato 7 dicembre).
Ci sono queste donne a presidiare Palazzo Chigi quando arriva la notizia dell'infame accordo tra la Fiat e il governo del neoduce Berlusconi. Sono arrivate il giorno prima, mercoledì 4, in 24 in rappresentanza delle 80 donne che per ora compongono il coordinamento delle donne di Termini Imerese. Hanno passato una notte insonne, lasciato a casa mariti, figli, impegni, ma rimarranno in piazza Colonna per 48 ore.
Urlano la loro protesta, cantano contro il governo e la Fiat. La melodia è quella di "Vitti 'na crozza"... ma le parole le hanno scritte loro per l'occasione: "Vitti u guvernu da me naziuni, fui curiusa e ci vosi spiari, ma di sta Fiat cosa nni vo fari? Iddu m'arispunniu... saran duluri, vattini a casa ca un c'è nenti i fari". Che in italiano suona così: "Ho visto il governo della mia nazione, curiosa gli ho chiesto, ma di questa Fiat cosa ci vuoi fare? Lui mi ha risposto... saranno dolori, vattene a casa che non c'è niente da fare".
E invece loro a casa non ci vanno. Hanno dormito a turno in un camper della Fiat e in due roulotte. Hanno ricevuto il sostegno degli operai giunti in delegazione da Cassino e Pomigliano d'Arco. Tre ristoranti romani hanno offerto loro un pranzo.
Tenaci sfidano freddo, sonno, stanchezza. Quando nel tardo pomeriggio del 5 arriva la notizia dell'accordo e della rottura delle trattative con i sindacati, corrono sotto le porte di Palazzo Chigi, cercano di sfondare il cordone di polizia che lo presidia, e gridano "Buffoni, fascisti, sciopero generale", "Berlusconi ti faremo scendere così come ti abbiamo fatto salire", "Fini carogna torna nella fogna".
Hanno capito subito che la trattativa è stata una farsa. "Una presa in giro ecco cos'è la loro proposta, il loro piano industriale", denunciano. "Non finisce qui", promettono tornando a casa. Non sono vinte e ammutolite. Vanno via con fierezza cantando "Bella ciao" e urlando ancora la protesta delle donne del Sud contro il governo e i padroni.
Donne che non hanno un'occupazione, che sono casalinghe non per scelta, ma "per mancanza di lavoro". Donne che sono costrette a far quadrare magri bilanci, a far salti mortali per far sopravvivere le proprie famiglie con un solo stipendio e che ora vedono sfumare anche quello. Sanno che in gioco c'è il loro futuro, il futuro dei loro figli, del loro paese e della loro regione e hanno deciso di scendere in campo in prima persona al fianco dei loro mariti, padri, fratelli e figli per incoraggiarli, aiutarli, spronarli nella lotta. Hanno abbandonato ritrosie, riserbo, ruoli subal-terni pietrificati dalla classe dominante borghese e dalla sua morale. "Le donne siciliane - dicono - sono stanche di stare nell'ombra" e nella lotta stanno guadagnandosi un ruolo da protagoniste attive della vita sociale, sindacale e politica. Dicono che seguiranno i loro uomini se avanzeranno, ma sono pronte a spingerli se indietreggeranno.
Tornate a casa da Roma partecipano subito alla protesta operaia contro l'accordo. Lunedì 9 vanno loro ad attuare un sit-in davanti alla sede del "Giornale di Sicilia" per protestare per come il quotidiano ha informato sulla conclusione della trattativa a Roma. E già hanno altre iniziative in programma. Mercoledì 11 dicembre andranno a riconsegnare 5 mila certificati elettorali e altrettante firme al Prefetto, con la richiesta delle dimissioni dei parlamentari siciliani. Il giorno dopo hanno appuntamento a Roma per gettare le basi di un coordinamento fra le donne dei lavoratori di tutti gli stabilimenti Fiat d'Italia.
Hanno tenacia e coraggio da vendere, stanno sopportando sacrifici enormi, sono un esempio per tutte le donne siciliane e di tutta Italia. A loro va il nostro plauso, la nostra solidarietà e il nostro sostegno.
Plauso, solidarietà e sostegno che vogliamo estendere a tutte le operaie Fiat che in questi due mesi si stanno battendo come leonesse al fianco dei loro compagni di lavoro nelle piazze, nei picchetti, nei sit-in, nei blocchi ferroviari e autostradali ad Arese, come a Torino, a Pomigliano d'Arco, a Cassino per difendere il loro posto di lavoro e il loro diritto a non essere di nuovo rinchiuse in casa.
|