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I dieci Paesi annessi dalla superpotenza europea CIPRO Cipro è un paese asiatico. Appartiene infatti all'area del Medio Oriente e dista poco da Siria, Libano, Turchia e Israele. Nonostante questo nessuno ha presentato obiezioni alla domanda di ingresso nell'Unione europea, anzi viene visto come ponte verso quest'area strategica nello scenario mondiale. A Cipro convivono due etnie: la greca e la turca, appartenenti a due Stati che sono, o saranno nell'Ue. La Grecia lo è dal 1981 e la Turchia, anch'essa "non europea", attende il suo turno, cercando di guadagnare i parametri economici e politici necessari. In questo senso Cipro è considerata una propaggine dei due paesi e ne segue la sorte. Dopo la bocciatura del referendum che il 24 aprile scorso doveva decidere del piano messo a punto dall'Onu sulla riunificazione, l'ingresso del paese nell'Ue è riservato, per il momento solo alla parte greco-cipriota dell'isola. è la terza isola del Mediterraneo dopo Sicilia e Sardegna, abitata da 910.000 persone così divise: 700.000 abitanti (stime del 2002) nella Cipro greca (5.897 kmq) e 210.000 abitanti nella Cipro di influenza turca (3.356 kmq). La Repubblica di Cipro, di cultura, lingua e influenza greca, occupa la parte meridionale dell'isola, mentre la Repubblica turca di Cipro del Nord, sigla TRNC, quella settentrionale. Nella parte meridionale e orientale della Repubblica di Cipro vi sono tre ampie aree militari britanniche che godono di extraterritorialità. La TRNC non viene riconosciuta nel consesso internazionale, ad eccezione, naturalmente della Turchia. La capitale è Nicosia, le città principali Famagosta, Làrnaca, Limassòl. Le principali attività economiche dell'isola sono il turismo, l'esportazione di prodotti dell'abbigliamento e dell'artigianato e la navigazione mercantile. Secondo l'ultimo rapporto della Commissione Ue Cipro ha raggiunto un alto livello di allineamento agli standard europei nella maggior parte dei settori, ma restano "inefficienze" nei settori agricolo e della sicurezza marittima. Repubblica presidenziale guidata da Tassos Papadopoulos e governata da una coalizione di "centro-sinistra". Avrà 6 parlamentari europei. ESTONIA E' il più settentrionale dei tre paesi baltici e si affaccia sul golfo di Finlandia. La sua capitale, Tallinn, dista soli 80 km da Helsinki. 45.238 chilometri quadrati di superficie abitati da 1.400.000 persone, 28% di origine russa contro il 65% degli estoni. Nel 1940 entrò nell'Urss di Stalin. Il turismo rappresenta il 15% del Pil. La subfornitura di componenti per l'industria delle telecomunicazioni (in particolare per i telefoni cellulari) è il settore trainante. Sfruttando l'alto livello di specializzazione del personale l'Estonia è punto di approdo per le attività di ricerca e sviluppo delle multinazionali estere. L'Estonia è anche uno dei primi paesi al mondo per collegamenti Internet. Le autorità estoni puntano anche sui settori del legno e l'agro-industria. Le riforme capitalistiche hanno fatto tabula rasa, in dieci anni, delle conquiste economiche e sociali del popolo estone. Le privatizzazioni sono riuscite velocemente, mentre il quadro legale e fiscale è stato fatto su misura per gli investitori esteri. I complimenti dell'Ue e persino del Fondo monetario internazionale non sono arrivati a caso. La disoccupazione è del 10%. Il commercio è orientato verso Finlandia e Svezia. Le società finlandesi e svedesi, soprattutto nel settore della telefonia mobile e dell'informatica, ne hanno fatto una specie di seconda casa ed Elcoteq, la più grande impresa europea per servizi alle aziende di prodotti elettronici, ha una delle sue principali basi produttive a Tallinn. Repubblica parlamentare, presidente è Arnold Ruutel, primo ministro Juhan Parts che guida una coalizione di "centro-destra". Avrà 6 parlamentari europei. LETTONIA Racchiusa tra l'Estonia a nord e la Lituania a sud, conta una superficie di 64.626 kmq ed è abitata da circa due milioni e mezzo di persone, per la metà lettoni e per l'altra metà russi, ucraini e bielorussi. Capitale è Riga. Questo paese è diventato povero dopo la dissoluzione dell'Urss è costretto ad importare tutta l'energia elettrica dalla Lituania e dall'Estonia. Agricoltura, allevamento e pesca sono le tre principali risorse. Le vaste foreste forniscono legname per l'industria della costruzione e della carta. Repubblica sovietica nel 1940, ha realizzato una vera e propria pulizia etnica dal 1991. Oltre mezzo milione di cittadini appartenenti alle minoranze nazionali è stato privato dei diritti civili. Costoro non beneficiano né del diritto di voto, né del diritto di impiego nella funzione pubblica. Non godono della pensione e vengono discriminati nelle richieste di affitto e di lavoro. Tutto ciò non ha impedito che la Lettonia venisse accolta nel "salotto buono" dell'occidente, attraverso il suo inserimento nelle strutture della Nato e dell'Ue. Così, tra il novembre del 2002 e la fine del 2003, la Lettonia ha pagato costi sociali inauditi (ad esempio, il sistema agricolo rischia il collasso con l'entrata in vigore dei vincoli europei), la disoccupazione supera il 10%, con l'obbligo di destinare cifre ingenti del suo bilancio alle spese militari e inviare truppe nel mondo su richiesta dell'imperialismo occidentale. Un contingente lettone è presente in Iraq. L'export lettone è indirizzato in gran parte verso Gran Bretagna e Germania. Secondo la Commissione Ue il paese ha raggiunto un alto livello di allineamento agli standard europei. Richiami sono stati fatti per la riforma della giustizia e la lotta alla corruzione dilagante. Repubblica parlamentare con presidente Vaira Vike-Freiberga, l'unica donna a rivestire tale ruolo nei 25 paesi Ue, primo ministro Inoulis Emsis a capo di un governo di "centro-destra". Avrà 8 eurodeputati. LITUANIA Il più meridionale dei paesi baltici è un po' più grande della Lettonia. La popolazione ammonta a 3.469.000 persone, 80% lituani, 11% polacchi, 7% russi. La capitale è Vilnius. Questa regione è un pezzo separato del grande territorio della Russia, una quasi enclave. Anch'essa fu repubblica sovietica nel 1940. La produzione industriale e quella agricola sono le sue basi economiche. Estrae ed esporta la torba e molti materiali usati nella costruzione edilizia, ma importa petrolio, prevalentemente dalla Russia. Se l'export è diretto in particolare verso Gran Bretagna e Germania, sono Svezia e Finlandia i maggiori investitori. Lo sviluppo capitalistico della sua economia ha soddisfatto Bruxelles, che tuttavia preme per la controriforma delle pensioni. La disoccupazione supera il 12%. Repubblica parlamentare, ha come presidente Arturas Paulauskas, a interim dopo la destituzione di Paksas per legami con la criminalità organizzata russa. Primo ministro è Algirdas Brazauskas, alla guida di una coalizione di "centro-sinistra". Avrà 12 europarlamentari. MALTA Con una popolazione di circa 400.000 abitanti Malta diventa il paese più piccolo dell'Ue per abitanti. Con soli 316 kmq di superficie, l'isola si prepara a giocare un ruolo di ponte tra l'Europa e l'Africa, distante com'è 100 Km da Siracusa e 200 da Tunisi, a valorizzare le sue risorse turistiche, a sviluppare un'industria orientata all'export che ha nell'elettronica, nel tessile, nella farmaceutica, le presenze più significative. Capitale è La Valletta. Dopo 150 anni di protettorato inglese, Malta ha ottenuto l'indipendenza e nel 1974 è stata proclamata la Repubblica. L'isola ha raggiunto un alto livello di allineamento agli standard europei, afferma l'ultimo rapporto della Commissione Ue, ma deve agire tempestivamente in tre campi: nelle politiche della concorrenza, in agricoltura e nei trasporti. Repubblica parlamentare, vede come presidente Eddie Fenech Adami, capo di governo è Lawrence Gonzi, leader del partito nazionalista maltese (democristiano), artefice dell'ingresso nella Ue. Avrà 5 eurodeputati. POLONIA Stato del centro Europa ampio e popoloso, la superficie è di poco maggiore di quella dell'Italia con una popolazione che sfiora i 39 milioni di abitanti, capitale Varsavia. Numerose le miniere che producono lignite e carbone, diffusa l'estrazione di metalli come rame, zinco, argento e ferro. Sviluppati agricoltura e allevamenti. Paese entrato nel campo socialista dopo la seconda guerra mondiale e la liberazione sovietica dal nazifascismo, nell'ultimo decennio è stato preda dei capitali stranieri e dei finanziamenti occidentali in particolare. Uno sbarco in grande stile, con i colossi dell'agroalimentare, dell'auto, degli elettrodomestici, della chimica, del mondo bancario, pronti a saccheggiare questo grande mercato. Con il risultato di fare della Polonia il primo destinatario di investimenti diretti esteri in tutta l'Europa orientale, Russia compresa. Frenata dell'economia, ristrutturazioni aziendali, privatizzazioni, le cause dell'aumento record della disoccupazione che supera il 20%, il livello più alto nell'Europa a 25. Mentre il 13% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Per l'Ue Varsavia deve proseguire sulla strada di una maggiore flessibilità sul "mercato del lavoro", taglio del debito pubblico e ristrutturazioni, in particolare nell'industria siderurgica. La mappa degli scambi vede la Germania fare la parte del leone. In costante crescita negli ultimi anni l'interscambio con l'Italia, che si colloca al quinto posto tra gli investitori stranieri. Visto il suo peso la Polonia si è inserita nella contesa sul sistema di voto a doppia maggioranza formulato dalla Convenzione incaricata di redigere la Costituzione dell'Ue, trovando una sponda nella Spagna. Così come si è schierata con i favorevoli all'inserimento nel preambolo della Costituzione del riferimento al cristianesimo. La Polonia ha stretto forti legami anche con gli Usa tanto che un suo nutrito contingente partecipa all'occupazione militare imperialista dell'Iraq. Repubblica parlamentare con presidente l'ex revisionista Aleksander Kwasniewski. Il premier Leszek Miller, travolto dagli scandali, dal 2 maggio è dimissionario. Avrà 50 parlamentari europei. REPUBBLICA CECA La Repubblica Ceca è nata nel 1993 dalla scissione con la Slovacchia, con la quale formava in precedenza la Cecoslovacchia. La superficie è di 78.886 kmq e la popolazione ammonta a più di 10 milioni. Capitale è Praga. Rame, piombo, zinco e carbone sono al primo posto nella produzione mineraria. La politica rivolta ad attirare capitali stranieri ha fatto del paese il più grande collettore di investimenti diretti esteri dell'Europa centrale. Oltre alla tradizionale impresa pesante si sono sviluppate notevolmente la micro-elettronica, le biotecnologie, il settore farmaceutico, i centri tecnologici, i servizi alle imprese. Le industrie di Stato, fra cui la Skoda, sono state privatizzate. I rapporti commerciali sono eccellenti con la vicina Germania, che fa la parte del leone. Gli investimenti italiani in Cekia si concentrano nei settori bancario, degli elettrodomestici e del tessile-abbigliamento. La disoccupazione sale inesorabilmente, tanto che nella regione della Moravia supera il 18%. Per l'Ue complessivamente buoni sono considerati i risultati di allineamento ai criteri europei, ma forti pressioni sono in atto per spingere le controriforme liberiste e liberticide di pensioni e sanità. Repubblica parlamentare, presidente è Vaclav Klaus, premier Vladimir Spidla, a capo di un esecutivo di "centro-sinistra". Avrà 20 deputati europei. SLOVACCHIA 49 mila Kmq di superficie e 5,4 milioni di abitanti. La capitale è Bratislava. L'auto è di gran lunga il primo settore dell'industria. Molto dinamici i settori della gomma e della plastica, seguiti dall'elettromeccanica. Attualmente il 90% dell'economia nazionale è in mano ai privati. La Slovacchia è avviata a conquistare il primato mondiale della produzione pro capite di autovetture, dopo essere riuscita a ottenere investimenti per 700 milioni di euro dalla coreana Hyundai. L'impresa asiatica ha approfittato dell'esperienza della Peugeot-Citroen e della Volkswagen che in Slovacchia fabbrica l'Ibiza. E tratta con un governo che offre condizioni uniche: imposte sulle società e sulla rendita al 19%, flessibilità della manodopera, benefici compensativi per un valore del 15% degli investimenti, cessione gratuita di terreni, costruzione di un'autostrada fino ai cancelli dello stabilimento e alloggi per 2400 lavoratori, in un paese dove il salario medio non arriva a 350 euro mensili e il tasso di disoccupazione supera il 18%. I tagli alla spesa pubblica hanno colpito le fasce più deboli della popolazione, in particolare i rom, che nel paese raggiungono le 500 mila unità, il 90% dei quali è disoccupato. Nel mirino della Commissione Ue ci sono gli aiuti di Stato all'acciaio e i ritardi nei finanziamenti agricoli. L'Italia si colloca al terzo posto tra i partner commerciali più importanti di Bratislava dopo Germania e Repubblica ceca. Repubblica parlamentare, presidente Ivan Gasparovic, primo ministro Mikulas Dzurinda, alla guida di una coalizione di "centro-destra". Avrà 13 parlamentari europei. SLOVENIA Nell'elenco delle nazioni europee con minore superficie la Slovenia appare dopo i minuscoli Andorra, Liechtenstein, Monaco, San Marino, Vaticano e Lussemburgo. Con una superficie pari a quattro quinti della Sicilia è abitata da circa 2 milioni di persone. Capitale Lubiana. Grande produzione di legname, tratto dagli estesi boschi alpini, e prodotti agricoli e di allevamento nelle parti più a valle. Produzione mineraria di lignite e industrie chimiche, meccaniche e metallurgiche. I servizi (banche, trasporti, commercio) sono la colonna portante dell'economia slovena e lo saranno sempre di più nei prossimi anni in coincidenza con lo sviluppo delle reti di trasporto e del turismo. La disoccupazione si è attestata intorno al 6% da diversi anni. Il 99% della popolazione è alfabetizzata, e il tenore di vita è fra i più alti dei paesi dell'Europa orientale e centrale. La sua posizione di confinante con Italia e Austria ha sempre aiutato lo sviluppo di rapporti commerciali particolari, tanto che la transizione all'economia di mercato è stata meno traumatica che altrove. Da repubblica appartenente alla Jugoslavia la Slovenia era la più economicamente sviluppata delle sei. Non solo meta di villeggiatura per la nomenklatura di Tito, ma anche e soprattutto la piattaforma produttiva dell'industria pesante. Con un reddito pro capite pari al 70% della media europea, la Slovenia gode di un certo vantaggio nei confronti degli altri paesi dell'Est europeo. Le privatizzazioni, in particolare nel settore bancario e assicurativo, sono andate più a rilento che in altri paesi e la Commissione europea non ha mancato di far sentire le sue critiche per questi ritardi sulla tabella di marcia prevista, critiche riprese dalle grandi imprese straniere presenti nel paese, da Renault a Goodyear, che chiedono un'accelerazione delle privatizzazioni. Il primo mercato della Slovenia è la Germania. Dal punto di vista degli interessi italiani la Slovenia è una comoda base di delocalizzazione industriale, posta com'è al confine con il Nord-Est e può essere una marcia di avvicinamento ai mercati della ex Jugoslavia (Croazia, Bosnia-Erzegovina e Serbia in primis). Gruppi sloveni, come il colosso della grande distribuzione Mercator, sono già presenti in forze in questi paesi balcanici. In Slovenia operano 80 aziende a capitale italiano (in prevalenza "joint-ventures") nei settori bancario, tessile, pelletteria, macchine per la lavorazione della pelle e gas tecnici. La Slovenia è una repubblica parlamentare, presidente Janez Drnovsek, primo ministro Anton Rop, entrambi appartengono al partito liberaldemocratico. Il governo è una coalizione di "centro-sinistra". Avrà 7 parlamentari europei. UNGHERIA Ampia un po' meno di un terzo della superficie dell'Italia, è abitata da 10 milioni di persone. Capitale è Budapest. L'agricoltura è al primo posto nell'economia del paese, assieme alle industrie pesanti. In calo l'allevamento del bestiame. Nel referendum sull'adesione del paese magiaro all'Ue svoltosi il 12 aprile del 2003 appena il 45,6% dell'elettorato si è recato alle urne. Il risultato, 83,7% di sì dei votanti non sarebbe stato valido se nel 1997 il parlamento non avesse ridotto il quorum del referendum dal 50 al 25% dei votanti. Solo un ungherese su cinque ha votato per l'adesione alla UE. L'astensionismo record ha testimoniato il fallimento della campagna governativa in favore dell'adesione. Eppure l'Ungheria è sempre stata considerata dall'Ue il paese candidato modello, forte della sua storia che ha risentito della posizione geografica, al centro tra l'Est e l'Ovest. Da anello debole della catena dei paesi socialisti a paese "aperto" all'occidente, fino alla trasformazione capitalistica già alla fine degli anni Novanta. Oggi la produzione industriale è garantita dalle filiali ungheresi delle multinazionali straniere che hanno in mano il paese, mentre in crisi sono le piccole e medie imprese locali. La disoccupazione sfiora il 6% mentre la media dei salari netti, seppur aumentata del 19%, raggiunge i 340 euro mensili. Il partner commerciale principale è la Germania. Nel paese magiaro operano 2400 imprese a capitale italiano e misto, impegnate nel settore manifatturiero (rami meccanico e tessile-calzaturiero), nell'intermediazione finanziaria, nella produzione e distribuzione di energia, nei trasporti e telecomunicazioni. Repubblica parlamentare. Presidente è Ferenc Madl. Al governo c'è una coalizione di "centro-sinistra" guidata da Peter Medgyessy. Avrà 20 eurodeputati. 12 maggio 2004 |