Discorso di Giovanni Scuderi per il 30° Anniversario della fondazione del Partito marxista-leninista italiano
Avanti con forza e fiducia verso l'Italia unita, rossa e socialista
Care compagne, cari compagni, care amiche, cari amici, gentili ospiti,
a nome del Comitato centrale del PMLI e mio personale vi rivolgo un caloroso saluto di benvenuto a questa manifestazione nazionale per il 30° Anniversario della fondazione del PMLI, che sicuramente avrà un posto rimarchevole negli annali della storia del nostro amato Partito.
Voi, qui presenti, ne siete i protagonisti, e sarete ricordati come coloro che hanno dato la spinta decisiva al completamento del prima Grande Balzo organizzativo e del proselitismo del PMLI.
Il Comitato centrale del PMLI, compreso me stesso, ringraziano con tutto il cuore i Partiti fratelli esteri per i loro saluti militanti ed internazionalistici proletari. Il loro sostegno, apprezzamento, incoraggiamento ed esempio, costituiscono per noi un potente stimolo a portare fino in fondo la causa del proletariato e del socialismo e la lotta contro il capitalismo, l'imperialismo e il colonialismo nel rispetto più assoluto dei nostri doveri internazionalistici proletari.
Ci siamo riuniti in Piazza dell'Isolotto di Firenze perché questa è una piazza storica. Da qui sono partiti, nel settembre del 1967, per la Lunga Marcia politica e organizzativa i primi quattro pionieri del PMLI, Giovanni Scuderi, Mino Pasca, Patrizia Pierattini e Nerina "Lucia" Paoletti. Quest'ultima, pur essendo deceduta prematuramente e improvvisamente il 6 aprile dell'anno scorso, è come se fosse sempre in mezzo a noi e ispirasse le nostre lotte.
Ella spesso si e ci domandava: "Ma alla nostra generazione sarà possibile vedere il socialismo in Italia?". La risposta era: "Probabilmente no, ma di sicuro riusciremo a vedere il nostro Partito esteso in tutta Italia". In questa piazza già ne vediamo un primo importante risultato.
Lucia comunque capiva che la prima preoccupazione di ogni marxista-leninista deve essere quella di fare bene la propria parte in qualsiasi fase della lotta di classe si trova a vivere. In un appunto "testamentario" del giugno del 1992 infatti ella scriveva: "Anche se quando morirò non riuscirò a vedere quello per cui ho lottato, non importa, ci saranno quelli che verranno dopo di me. L'avvenire sarà radioso, io ho fatto la mia parte, ognuno farà la sua per arrivare alla vittoria finale del socialismo".
Questa è una Piazza storica anche perché qui abbiamo fatto dei comizi memorabili, ben tredici. Il 25 Aprile 1974 abbiamo denunciato la natura antimarxista-leninista e controrivoluzionaria delle sedicenti "Brigate rosse", il 21 giugno 1983 abbiamo lanciato le Assemblee popolari e i Comitati popolari, ossia le istituzioni rappresentative delle masse astensioniste e fautrici del socialismo.
Qui è stato celebrato per la prima volta il 1° Maggio nel 1983 su iniziativa dell'allora Comitato promotore per il Centro sociale e di servizi dell'Isolotto diretto dalla compagna Monica Martenghi con a fianco Lucia.
Qui il 7 luglio 1982 l'allora Comitato dei giovani dell'Isolotto diretto dal compagno Vladimiro Forte con a fianco il compagno Simone Malesci si è misurato col sindaco di Firenze sui problemi dei giovani delle periferie urbane.
Qui ogni anno, dal 1983, viene celebrato il 1° Maggio promosso da un Comitato unitario cui fa parte anche il PMLI.
Qui è nata un'importante Comunità di base cattolica aperta al socialismo, ma poi è stata risucchiata nel capitalismo.
Non è un caso che il PMLI sia nato a Firenze, città da sempre laboratorio politico, dove esiste una forte sinistra sociale e dove un tempo, fino agli anni '70, era forte l'attrazione verso il socialismo. Firenze è una delle città in cui è nato e si è sviluppato il dialogo tra cattolici e comunisti sul socialismo, anche se alla fine la partita è stata vinta dai cattolici democristiani tipo Romano Prodi poiché i comunisti erano in realtà dei revisionisti mascherati.
Ciò nonostante l'aspirazione al socialismo è rimasta in vita grazie al PMLI.

IL PMLI
Noi siamo gli eredi e i continuatori in Italia di una storia grande, gloriosa e ricca di insegnamenti, quella di Marx, Engels, Lenin, Stalin, Mao, del movimento comunista internazionale, degli Stati socialisti, in primo luogo dell'Urss di Lenin e Stalin e della Repubblica popolare cinese di Mao.
Quantunque Oliviero Diliberto sostenga arbitrariamente che "non lo sa più nessuno al mondo qual è l'identità comunista", noi lo sappiamo molto bene, e fin dal 1967. Lo abbiamo appreso dalle opere fondamentali dei grandi Maestri del proletariato internazionale e abbiamo agito e agiamo di conseguenza.
Per quaranta anni siamo andati controcorrente proprio per essere coerenti con l'"identità comunista", ossia marxista-leninista, che vuol dire tenere alte le bandiere dei Maestri e del socialismo, difendere gli interessi immediati e a lungo tempo del proletariato e delle masse e non deflettere dalla via della rivoluzione socialista.
Perseguitati dalle "forze dell'ordine", processati ripetutamente dalla magistratura per reati esclusivamente ideologici, picchiati nelle piazze dal "servizio d'ordine" del PCI revisionista, espulsi dalla Cgil, isolati e osteggiati dai gruppi che si definivano abusivamente rivoluzionari e addirittura comunisti, ignorati o calunniati dai media della destra e della "sinistra" borghese, abbiamo passato anni durissimi, ma non ci siamo arresi e non abbiamo rinunciato ad alcuno dei nostri ideali e propositi.
Il PMLI nasce il 9 Aprile 1977 nel fuoco della lotta contro la classe dominante borghese e il governo Andreotti della cosiddetta "solidarietà nazionale", che godeva dell'astensione del PCI di Berlinguer, e contro il revisionismo di destra e di "sinistra", sulla spinta delle grandi e storiche Rivolte del Sessantotto e del Settantasette, e sotto l'influenza del pensiero e dell'opera di Mao e della Grande Rivoluzione culturale proletaria in Cina.
Nei dieci anni precedenti abbiamo lavorato sodo per creare le condizioni per la sua fondazione, con la coscienza, frutto della maturazione ideologica, della conoscenza della storia del movimento comunista internazionale, del comportamento borghese del PCI revisionista e dell'esperienza pratica, che se si vuol far bene la lotta di classe, guidare il proletariato alla conquista del potere politico, fare la rivoluzione e conquistare il socialismo, ci vogliono un partito e una teoria rivoluzionari.
Un Partito come quelli di Lenin e Stalin e di Mao, e la teoria che è il marxismo-leninismo-pensiero di Mao.
Questa teoria, che esprime la cultura del proletariato, è l'unica in grado di combattere e sconfiggere la cultura della borghesia, di armare ideologicamente in senso rivoluzionario le operaie e gli operai, tutti gli sfruttati e gli oppressi, i rivoluzionari, gli intellettuali del popolo, le ragazze e i ragazzi che lottano per un nuovo mondo, e di assicurare la natura marxista-leninista del Partito e la continuità del socialismo. Se non possediamo il marxismo-leninismo-pensiero di Mao e non l'applichiamo nella pratica siamo inevitabilmente in balia della borghesia, degli imbroglioni politici e dei falsi comunisti.
È questa teoria che ci illumina il cammino, ci fa comprendere la realtà che ci circonda e ci fornisce i metodi per inquadrare e risolvere correttamente e su un piano di classe i problemi e le contraddizioni all'interno del Partito e nella società.
Quando abbiamo iniziato la nostra Lunga Marcia non avevamo alcuna esperienza politica, alcun appoggio internazionale ed eravamo assolutamente privi di soldi e di mezzi, eppure grazie al marxismo-leninismo-pensiero di Mao, alla conoscenza sempre più approfondita della situazione internazionale e nazionale e all'esperienza pratica passo dietro passo ci siamo fatte le ossa, siamo riusciti a organizzarci, a trovare delle risorse e dei mezzi contando sulla generosità proletaria rivoluzionaria dei militanti, dei simpatizzanti e degli amici del Partito, ad elaborare e sviluppare una linea politica e organizzativa marxista-leninista e un Programma d'azione per i vari fronti di lotta.
Strada facendo siamo persino riusciti a conquistare dei grandi meriti storici, che quando verranno conosciuti dall'intero proletariato, dagli intellettuali del popolo e dalle nuove generazioni apriranno loro la mente e daranno loro modo di comprendere finalmente quali sono le origini di molti problemi di oggi e cosa bisogna fare per risolverli.
Indubbiamente il primo grande merito storico del PMLI è quello di aver smascherato il PCI, quando era all'apice della sua forza ed esercitava una quasi totale influenza sul proletariato e su un'ampia parte dei giovani, come un partito revisionista, riformista, antimarxista-leninista e controrivoluzionario, fin dalla sua fondazione nel 1921, nonostante la sua base fosse rivoluzionaria, comunista e fermamente intenzionata a fare la rivoluzione e a instaurare il socialismo.
Altri grandi meriti storici del PMLI riguardano la difesa dei grandi Maestri del proletariato internazionale, specie Stalin e Mao, dagli attacchi degli anticomunisti e dei trotzkisti, il rilancio della lotta per il socialismo, la denuncia del disegno della seconda repubblica neofascista, presidenzialista e federalista, fin dai suoi primi accenni da parte di Craxi nel 1979, lo smascheramento del completamento di tale disegno piduista da parte del neoduce Berlusconi con la connivenza e la partecipazione dei partiti della "sinistra" borghese.
Tutto questo conferma che mai in Italia c'è stato un autentico Partito comunista precedentemente al PMLI. Noi infatti siamo i pionieri rossi che per primi hanno aperto nel nostro Paese la via inesplorata del socialismo. Dei veri pionieri rossi che non hanno paura di perseverare, costi quello che costi, in questa storica e titanica impresa, orgogliosi e onorati di essere i primi a realizzarla.
Ancora siamo un piccolo numero, ma col tempo, con lo sviluppo delle contraddizioni di classe e dei conflitti di classe, con l'autosmascheramento dei partiti falsamente comunisti e con l'esperienza delle masse, sicuramente diventeremo un numero sufficiente per organizzare, dirigere e vincere la rivoluzione socialista. Prendiamo esempio dalla Rivoluzione d'Ottobre russa. Nel luglio del 1917 i bolscevichi di Lenin e Stalin erano in minoranza nel proletariato di Mosca e Pietrogrado. Solo alla fine di settembre, a una decina di giorni, dall'insurrezione conquistarono la maggioranza dei soviet delle due città. E quando dettero l'assalto al Palazzo d'Inverno erano appena 240 mila con un piccolo elettorato di un milione. Noi possiamo arrivare a superare quelle cifre. Quello che conta non è tanto il numero dei militanti quanto il grado del rapporto del Partito con le masse.
Chi ritiene di avere la stoffa del pioniere rosso si affretti però a unirsi al PMLI come militante o simpatizzante, non perda l'occasione irripetibile del 5° Congresso nazionale del PMLI, cui potrà dare un contributo diretto. Non si faccia turlupinare e fuorviare dalle nuove proposte dei volponi opportunisti miranti a costruire partiti e raggruppamenti a sinistra dell'ormai prossimo partito democratico. Queste organizzazioni non sono altro che delle nuove trappole per tenere il proletariato e le masse subalterne al capitalismo, alle sue istituzioni e ai suoi governi.
In Italia, come dimostrano i fatti, non c'è che un solo partito di sinistra, e questo è esattamente il PMLI. Spetta a tutti i suoi attuali militanti e simpatizzanti attivi rafforzarlo, estenderlo in tutta Italia, renderlo invincibile e pienamente all'altezza dei suoi compiti rivoluzionari, senza badare a sacrifici e non facendosi condizionare da vicende personali, familiari e professionali. Dobbiamo mettere sempre al primo posto gli interessi del Partito e della causa e tenere ben ferma la barra della linea del PMLI.
In tutti questi anni abbiamo lavorato e stiamo lavorando bene. Dobbiamo però fare ulteriori sforzi per calarci più a fondo nelle realtà dove siamo presenti individualmente e collettivamente occupandoci dei problemi concreti delle masse e migliorando il lavoro di massa e di fronte unito.
Dobbiamo essere degli scienziati della rivoluzione, applicandoci con maggiore convinzione, sistematicità e continuità nello studio rivoluzionario personale, e in quello collettivo occorre coinvolgere i simpatizzanti attivi. Studiare, concentrarsi sulle priorità, radicarsi; radicarsi, concentrarsi sulle priorità, studiare. Questa deve continuare a essere la nostra parola d'ordine per costruire un grande, forte e radicato PMLI.
Per avere successo in questo lavoro occorre tenere presente, e agire di conseguenza, i tre elementi chiave e le quattro indicazioni per radicare il PMLI.
Dobbiamo rimuovere i cinque grossi ostacoli che tutt'oggi rallentano e rendono difficoltoso lo sviluppo del PMLI. Non abbiamo risorse sufficienti, le dobbiamo trovare coinvolgendo il proletariato e le masse e prendendo delle iniziative economiche e commerciali. Non abbiamo tecnici ed esperti, li dobbiamo trovare appoggiandoci agli intellettuali simpatizzanti o amici. Non abbiamo spazio nei media, lo dobbiamo trovare facendo pressioni sui giornalisti più aperti e più avanzati.
Ciò che non siamo riusciti a fare e a ottenere ieri è possibile oggi che stanno cadendo una dopo l'altra le illusioni elettorali, parlamentari e governative nelle masse di sinistra.

IL PMLI E I GOVERNI BORGHESI
Il PMLI non ha mai avuto alcuna illusione verso i governi borghesi, che ha regolarmente avversato e combattuto. Non solo per motivi ideologici inerenti alla concezione marxista-leninista della lotta di classe e dell'elettoralismo e del parlamentarismo borghesi. Ma anche in base alla composizione, al programma, alla strategia e all'azione politica concreta.
I governi della casa del fascio diretti da Berlusconi sono stati da noi particolarmente osteggiati e bersagliati, ma non abbiamo dato spazio nemmeno ai governi della "sinistra" borghese, che non si distinguono sostanzialmente da quelli.
Sul governo del dittatore democristiano Prodi solo due parole chiare e nette: siamo contro e va abbattuto dalle masse. Perché Prodi come Berlusconi fa la guerra imperialista e serve i padroni.
Non notiamo infatti in questo governo alcuna discontinuità rispetto a quello del neoduce né in politica estera né in politica interna. Lo comprovano l'invio in Afghanistan di mezzi bellici offensivi e di nuovi soldati e il coinvolgimento dell'Italia nello scudo antimissile offensivo di Bush, all'insaputa dello stesso parlamento. Lo comprovano il rilancio del presidenzialismo mussoliniano e del federalismo bossiano attraverso la nuova legge elettorale in gestazione e le proposte di controriforme costituzionali, in barba al responso referendario sulla costituzione di Berlusconi che li ha bocciati. Lo comprovano infine il piatto di lenticchie dato ai lavoratori del pubblico impiego in cambio di un lavoro supersfruttato e meritocratico, nonché il taglio alle pensioni che è in programma.
Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che i rinnegati e i falsi comunisti al governo sono simili ai governanti borghesi tradizionali. Nemmeno Berlusconi ha avuto il coraggio di attaccare la piazza come ha fatto Giorgio Napolitano o di bombardare un paese come ha fatto Massimo D'Alema con la Serbia.

IL SOCIALISMO
Nelle condizioni del nostro Paese capitalistico, per motivi ideologici, politici, strategici e pratici il Partito del proletariato non può in alcun modo partecipare ai governi borghesi sia in quello nazionale sia in quelli locali e regionali, altrimenti imbriglia le masse nelle istituzioni capitalistiche e diventa corresponsabile della loro oppressione.
Il posto naturale di combattimento del Partito del proletariato è perciò quello dell'opposizione governativa finché la rivoluzione socialista non invertirà i ruoli: il proletariato al governo la borghesia all'opposizione.
O col socialismo o col capitalismo. Non c'è un'altra posizione dal punto di vista di classe. Come dice il Programma generale del PMLI "Il socialismo è la prossima mèta che deve raggiungere il proletariato italiano, non esiste una tappa intermedia a questa".
Noi stiamo da sempre col socialismo e lottiamo per l'Italia unita, rossa e socialista. Perché siamo convinti che solo il socialismo può estirpare le cause della miseria, della disoccupazione, delle disuguaglianze sociali, di sesso e territoriali, della guerra, dell'esistenza delle classi, dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, della devastazione dell'ambiente, dell'inquinamento dell'aria, dell'acqua e della terra. Solo il socialismo può inoltre instaurare un sistema economico e uno Stato che, oltre a essere totalmente al servizio del proletariato e delle masse, creano le condizioni per l'avvento del comunismo dove spariranno le classi, lo Stato e i partiti, e il popolo è in grado di autogovernarsi.
Un progetto utopistico? No, perché è già stato realizzato in un quarto del mondo. Anche se poi è stato cancellato dagli inganni e dall'opera dei traditori revisionisti come Krusciov e Deng Xiaoping. Un progetto millenario? Non possiamo dirlo. I tempi non li possiamo stabilire noi, maturano con le condizioni oggettive e soggettive interne e internazionali. Intanto rafforziamo il PMLI e sviluppiamo la lotta di classe. Ciò accorcerà senz'altro i tempi dell'avvento del socialismo in Italia.
Ovviamente il nostro socialismo non ha nulla a che vedere né col "nuovo socialismo" di Mussi e Salvi né con il "socialismo liberale" di Boselli e nemmeno con il cosiddetto "Socialismo del XXI secolo" in voga in America Latina. Si tratta di progetti socialdemocratici e riformistici interni al capitalismo.
Quelli dei tre suddetti opportunisti italiani, ai quali sembrano interessati il narcisista trotzkista Bertinotti e il PRC, hanno le loro origini nei riformisti Turati, Nenni e Craxi. Una minestra riscaldata per cercare di bloccare nel capitalismo chi fugge da sinistra dal partito democratico di Prodi, Fassino e Rutelli.
I politicanti della "sinistra" borghese ne inventano di tutte pur di evitare che le contraddizioni di classe sfocino nella rivoluzione socialista. Ma non possono farci niente. Prima o poi essa esploderà e sarà inevitabilmente vittoriosa.
Ma intendiamoci bene. Quando si dice rivoluzione non si dice terrorismo brigatista. Questo infatti è la negazione della rivoluzione che può essere opera solo delle masse sotto la direzione del Partito del proletariato. Perché, come dice Mao, "Il popolo, e solo il popolo, è la forza motrice che crea la storia del mondo". Una verità comprovata dalla storia, assolutamente indigesta da parte dei velleitari e presuntuosi piccoli borghesi "brigatisti" che mettono se stessi al posto del popolo, nuocendo gravemente alla lotta di classe, alla costruzione del Partito marxista-leninista e alla maturazione rivoluzionaria del popolo.
Nel nostro Paese per arrivare al socialismo non c'è altra via che quella rivoluzionaria. La via elettorale e parlamentare è assolutamente preclusa. È impossibile infatti conquistare elettoralmente la maggioranza parlamentare e governativa. E anche se lo fosse la classe dominante borghese non lo permetterebbe, ricorrerebbe al golpe con i carri armati. Per il Partito marxista-leninista, con l'attuale legge elettorale o con quella che si prepara con lo sbarramento del 3% e del 5%, è persino problematico accedere al parlamento.
Un motivo in più per tenere ferma la nostra posizione elettorale chiedendo all'elettorato di sinistra di astenersi - disertare le urne, annullare la scheda o lasciarla in bianco -, alle elezioni amministrative di maggio, considerando l'astensione come un voto dato al PMLI e al socialismo.
Non essere in parlamento e nei consigli comunali, provinciali e regionali non significa certo per noi stare con le mani in mano. Anzi significa concentrarsi totalmente nella lotta di classe al di fuori delle istituzioni borghesi, fare fuoco e fiamme creando le istituzioni rappresentative delle masse astensioniste e fautrici del socialismo e battendoci in prima linea nei luoghi di lavoro, di studio dove siamo presenti su tutte le questioni che interessano le masse: in primo luogo il lavoro, il salario, la pensione pubblica senza tagli e l'aumento delle pensioni minime e sociali, il rinnovo dei contratti di lavoro, la casa, la sanità pubblica senza ticket, l'acqua pubblica, la scuola e l'università pubbliche, gratuite e governate dalle studentesse e dagli studenti, i servizi sociali, i servizi pubblici, l'assistenza pubblica ai disabili e ai non autosufficienti, lo sviluppo e l'industrializzazione del Mezzogiorno.
Ne abbiamo di carne da mettere a cuocere. Più forti e numerosi saremo, più ne potranno beneficiare il proletariato e le masse. Fautori del socialismo venite con noi, ora e non domani, come militanti o simpatizzanti, insieme rivolteremo cielo e terra.
Viva il 30° compleanno del PMLI!
Viva il marxismo-leninismo-pensiero di Mao!
Viva l'Internazionalismo proletario!
Onore e gloria ai fondatori del PMLI ancora fedeli alla causa!
Onore e gloria a tutti gli attuali militanti e simpatizzanti attivi del PMLI!
Prendiamo esempio, incoraggiamento e forza da Nerina "Lucia" Paoletti, Vincenzo Falzarano e Marco Marchi!
Lavoriamo per il successo del 5° Congresso nazionale del PMLI!
Lottiamo contro il governo Prodi della "sinistra" borghese!
Avanti con forza e fiducia verso l'Italia unita, rossa e socialista!
Coi Maestri e il PMLI vinceremo!

15 aprile 2007