Contro l'accordo Fiat-governo
Divampa la lotta degli operai Fiat
Blocchi ferroviari e autostradali a Palermo, Milano, Torino e Cassino. Bloccata per tre giorni la produzione a Melfi. Le donne di Termini Imerese urlano la loro rabbia davanti a Palazzo Chigi
SOLIDARIETA' DI CLASSE TRA GLI OPERAI DEI VARI STABILIMENTI
La notizia dell'infame accordo tra Fiat e governo, che ha dato via libera al brutale piano di ristrutturazioni, cassa integrazione e licenziamenti deciso dall'azienda, con l'esautoramento dei sindacati e perfino il tentativo di spaccare il fronte di lotta isolando la Cgil, ha fatto salire bruscamente la tensione già altissima tra i lavoratori di tutti gli stabilimenti sparsi nel Paese. Si va verso un indurimento e un'estensione delle lotte, e sale sempre più pressante la richiesta di uno sciopero generale in solidarietà con i lavoratori Fiat, sia dell'intera categoria dei metalmeccanici e dell'industria, che sono già all'esame delle confederazioni, sia di tutte le categorie, che a questo punto sale oggettivamente sempre più all'ordine del giorno.
La settimana finita con il cinico accordo neocorporativo tra i vertici del Lingotto e Palazzo Chigi del 5 dicembre era iniziata con il movimento di lotta dei lavoratori Fiat in pieno sviluppo, tra l'incalzare delle iniziative e delle manifestazioni, in particolare picchettaggi, blocchi della produzione e blocchi stradali e ferroviari, che si moltiplicavano in tutti gli stabilimenti praticamente senza soluzione di continuità. A decollare in maniera significativa è stata la solidarietà di classe tra i lavoratori dell'intero gruppo, che hanno cominciato a spostarsi da uno stabilimento all'altro con nutrite delegazioni per partecipare ai picchetti e ai blocchi produttivi negli impianti più difficili.
Lunedì 2 dicembre da Termini Imerese sono partiti 500 operai a bordo di 10 pullman con destinazione Melfi. L'obiettivo, pienamente riuscito, era quello di bloccare per tre giorni, fino alla fatidica data del 5, giorno stabilito dalla Fiat per l'invio delle lettere di Cig, lo stabilimento considerato un "modello" dall'azienda torinese: quello cioè Sata-Fiat dove si producono "Punto" e "Lancia Y" a ciclo continuo, con ritmi infernali e militarizzazione del lavoro a livelli asiatici. In preparazione dell'incontro la Fiom di Potenza aveva indetto uno sciopero di 8 ore alla Fiat e nell'indotto per il 3 dicembre, con la partecipazione del segretario nazionale della Fiom, Rinaldini. Per accogliere la delegazione di Termini era stata allestita una cucina da campo, a cura della Cgil bolognese, ed erano stati presi contatti con le FS per il pernottamento degli operai siciliani.
Al picchettaggio della fabbrica, che è rimasta praticamente paralizzata per il tempo stabilito, oltre agli operai di Termini e dello stesso stabilimento potentino, hanno partecipato anche alcune decine di operai provenienti da Pomigliano d'Arco e da Cassino. Un risultato importante, che ha voluto inviare un forte segnale di classe a tutti i lavoratori del gruppo Fiat e un duro monito all'azienda, che punta a dividere il movimento di lotta "graziando" certe realtà "modello" come Melfi a scapito di altri impianti da chiudere o ridimensionare, come Termini, Arese e Mirafiori. Ai picchetti si sono uniti diversi militanti del movimento no-global e degli studenti.

BLOCCHI STRADALI E FERROVIARI
Nel frattempo la mobilitazione cresceva un po' dappertutto, come a Torino, paralizzata da 4 ore di sciopero unitario il 3 dicembre, con manifestazioni e presidi alla prefettura, in piazza Castello, sotto la sede Rai e davanti alle banche creditrici della Fiat, con la partecipazione di molti giovani e studenti. Alla manifestazione ha partecipato una delegazione di lavoratori tedeschi della Opel, anch'essi in lotta contro pesanti ristrutturazioni decisi dalla casa madre, l'americana Gm: "La vostra lotta è la nostra lotta", si leggeva sullo striscione di solidarietà portato dai lavoratori tedeschi. Insieme ai loro compagni usciti dalle carrozzerie di Mirafiori hanno partecipato all'occupazione dei binari delle stazioni ferroviarie del Lingotto e di Porta Nuova. Altri lavoratori di Mirafiori provvedevano a bloccare la tangenziale di Torino, mentre quelli della Iveco bloccavano l'autostrada Torino-Milano.
Manifestazioni anche a Palermo, dei lavoratori dell'indotto che hanno protestato davanti alla sede della Fiat, e ad Arese, con blocchi stradali e sit-in.
Il 4 dicembre protagonisti sono stati soprattutto gli operai dell'Alfa di Arese e di Cassino. I primi con un presidio davanti al Pirellone, sede della Regione Lombardia, che hanno minacciato di occupare, e una manifestazione di protesta davanti a Mediaset. Occupata anche la stazione centrale. I secondi hanno dato vita a una grande giornata di sciopero di 8 ore indetta unitariamente da Sin. Cobas e Cgil, Cisl e Uil. Picchetti di lavoratori sbarravano la Casilina e le vie d'accesso allo stabilimento, provocando di fatto anche il blocco della A1. Bloccata anche la linea ferroviaria Roma-Napoli.
Il 5 dicembre, mentre continuavano gli scioperi, i presidi, i picchettaggi e i blocchi stradali in tutto il Paese, in attesa dei risultati dell'incontro Fiat-governo-sindacati l'attenzione si spostava su Palazzo Chigi, davanti a cui manifestava, da due giorni, senza stancarsi mai di cantare "Bella ciao" ed altre canzoni di lotta e di lanciare parole d'ordine come "sciopero, sciopero generale" e "da Termini Imerese ad Arese uniti nella lotta", una fiera e coraggiosa delegazione di mogli di operai di Termini Imerese, insieme a delegazioni di lavoratori di Cassino e Pomigliano d'Arco, fronteggiate da un impenetrabile schieramento di poliziotti e carabinieri. Alla notizia del via libera dato dal governo alla Cig e alla chisura per mesi dello stabilimento siciliano, senza garanzia di riapertura, le donne siciliane sono esplose in urla di rabbia all'indirizzo del governo, gridando "buffoni", "fascisti", "vergogna", a stento trattenute dai cordoni di poliziotti mentre tentavano di raggiungere il palazzo del governo.

SALE LA RABBIA DEI LAVORATORI
La settimana si concludeva con un'esplosione di rabbia e di proteste dal Nord al Sud del Paese contro l'accordo Fiat-governo e le lettere di cassa integrazione già inviate. In particolare di nuovo blocchi stradali e ferroviari a Torino, dove i cortei dei lavoratori hanno percorso la città al grido di "Nord e Sud uniti nella lotta" e "se l'accordo non va in porto fermeremo l'aeroporto".
Sono state di nuovo occupate le stazioni ferroviarie di Porta Nuova e del Lingotto, provocando vistosi ritardi dei treni a lunga percorrenza. Sui binari occupati i lavoratori hanno steso uno striscione con la parola d'ordine: "Lavoratori di tutto il mondo unitevi".
La settimana che si apre, come dicevamo all'inizio, è all'insegna del respingimento dell'accordo e dell'indurimento della lotta. Mentre continuano incessantemente un po' dovunque gli scioperi, i cortei e i blocchi stradali e ferroviari tra cui, lunedì 9 dicembre, il blocco della Palermo-Catania da parte degli operai di Termini, il blocco della Milano-Laghi da parte di quelli di Arese, il blocco di Cassino e quello della tangenziale sud di Torino, cresce ormai impellente l'esigenza di iniziative più generalizzate che coinvolgano la solidarietà di tutti i lavoratori e del Paese, come lo sciopero generale di otto ore di tutte le categorie che a questo punto deve essere organizzato e proclamato senza indugio dalle organizzazioni sindacali. Anche perché, in assenza di una strategia globale di lotta e di rivendicazioni forti e chiare, come quelle indicate dal PMLI, i vertici Fiat e il governo potrebbero avere buon gioco nello spezzare l'unità di classe dei lavoratori puntando sulla "guerra tra poveri" per isolare i lavoratori colpiti dalla Cig da quelli per ora risparmiati e far defluire a poco a poco il movimento di lotta.