Con al centro la concertazione e la "politica dei redditi"
Epifani propone a Montezemolo un nuovo patto sociale

Il presidente della Confindustria accetta senza rinunciare alla controriforma degli assetti contrattuali e alle "gabbie salariali"
Quando Epifani se ne andò dal tavolo della trattativa, in occasione del primo incontro tra i segretari sindacali confederali e il neo-presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo tenutasi il 14 luglio scorso, noi giudicammo quell'atto solo una battuta d'arresto. Anche perché il segretario della Cgil disse chiaramente di condividere ampie parti del documento confindustriale presentato, recante il pomposo titolo "progetto Italia", con al centro la concertazione e la definizione di una "nuova politica dei redditi" e che il suo dissenso si appuntava (solo) sulla proposta di modifica degli assetti contrattuali tendente a mettere in secondo piano il contratto nazionale di lavoro. Un giudizio che si è rivelato esatto.
Epifani, infatti, in un'intervista a l'Unità del 25 agosto, prova a ricucire lo strappo e, a sua volta, propone al leader del grande padronato (addirittura) "un patto per salvare l'Italia"; senza che questi peraltro abbia rinunciato a mettere sotto attacco il modello contrattuale e i salari dei lavoratori che vorrebbe fossero differenziati e subordinati alle esigenze di competitività del capitalismo italiano sulla scena europea e mondiale. Il Paese versa in una drammatica situazione, le imprese stanno male e i settori più esposti alla competitività internazionale sono in crisi. "è ora - dice Epifani - che la Confindustria esca da ogni ambiguità e dica chiaramente cosa vuole fare. La Cgil è pronta a un dialogo aperto e trasparente per verificare la possibilità di un'intesa su alcuni punti decisivi per lo sviluppo industriale".
Intesa che dovrebbe comprendere temi di grande rilievo come la politica industriale, il federalismo, la formazione, la previdenza integrativa, il rilancio dei distretti produttivi, il Mezzogiorno. In questo quadro cita anche l'Alitalia affermando che i lavoratori possono fare sacrifici anche dolorosi "se ci sono garanzie per un futuro". Pensando che Montezemolo rappresenti una svolta in Confindustria rispetto alla precedente gestione di D'Amato "almeno nei toni e nei metodi", il segretario generale della Cgil lo incalza così: "è giunta l'ora di far vedere se è cambiato solo l'involucro o anche il contenuto". Il governo non fa nulla e dunque, per Epifani, Confindustria e sindacati devono prendere l'iniziativa e farsi carico della crisi. Fare squadra per fermare il declino dell'Italia è lo slogan collaborazionista e di stampo neocorportivo che ora va per la maggiore.
Immediata la risposta del vertice di Viale dell'Astronomia (do-ve ha la sede centrale la Confindustria) che accetta di riprendere subito il dialogo e la concertazione per addivenire a una intesa sui temi sopra citati. Temi, è utile ricordarlo, che lo stesso Montezemolo aveva già sollevato nel suo discorso di investitura del 27 maggio. "Su questa scommessa - aveva detto - la Confindustria c'è. Io ci tengo a dirlo".
Vedremo quali saranno i prossimi passi e i prossimi sviluppi di questa operazione. Noi però non vediamo nulla di positivo in questa proposta di "patto sociale" di Epifani. Una proposta pieni di rischi per i lavoratori e che può portare ad affossare le lotte che in questi anni hanno condotto in difesa dei loro diritti economici, sociali e sindacali. Per quanto egli sostenga la necessità di una "ridistribuzione" a favore dei salari, c'è la concreta possibilità che questi, per l'ennesima volta, siano sacrificati e subordinati all'esigenza di superare le crisi aziendali e di rendere più competitivo il "sistema Italia". Non va dimenticato che Montezemolo, oltre a non essersi rimangiato nulla circa la sua visione padronale sul modello contrattuale, ha espresso apprezzamenti sulla legge n.30 che precarizza tutto il lavoro dipendente, sulla controriforma pensionistica appena approvata definitivamente dal parlamento e sul Dpef (documento di programmazione economica e finanziaria) messo a punto dal governo Berlusconi che prevede una mega-stangata di 24 miliardi di euro.
No, non ci siamo proprio! Cosa diversa è presentare sui problemi che sono sul tappetto una piattaforma rivendicativa e su questa trattare e lottare per ottenere risultati concreti e soddisfacenti.

8 settembre 2004