Fim e Uilm firmano un'intesa separata. La Fiom non ci sta
L'ACCORDO FIAT E' UNA MAZZATA CONTRO I LAVORATORI
Saranno licenziati migliaia di lavoratori e verrà chiusa l'Alfa Romeo di Arese. Nessuna concessione ai sindacati
Che la Fiat versasse in una crisi sempre più nera sia finanziaria che di mercato e che fosse intenzionata a operare una drastica ristrutturazione con tagli pesanti all'occupazione, riduzione delle produzioni, dismissioni e chiusure di stabilimenti sia all'estero che in Italia era cosa nota. Questo scenario era apparso chiarissimo anche nell'ultima assemblea annuale degli azionisti svoltasi nel maggio scorso nella relazione del presidente del colosso torinese Paolo Fresco e in particolare nei dati estremamente negativi sulle vendite delle auto, il calo del fatturato, il debito con le banche pari a 35,5 miliardi di euro lordi. E dai propositi futuri illustrati nella circostanza dall'azienda, che prefigurava un ridimensionamento molto rilevante delle produzioni automobilistiche e la messa in "mobilità'' (leggi licenziamento) di 3 mila dipendenti Fiat con una ricaduta occupazionale negativa su tutto l'indotto di oltre 12 mila lavoratori.
Allora non si poteva prevedere con certezza che questo piano padronale passasse con il consenso di due delle tre più importanti confederazioni sindacali; anche perché i lavoratori interessati avevano dimostrato di volersi battere con forza in difesa dei loro diritti, aderendo massicciamente e compatti agli scioperi indetti dai sindacati con percentuali fino al 90%: vedi quello del 4 maggio proclamato unitariamente da Fiom, Fim, Uilm, vedi quello del 12 luglio indetto dalla sola Cgil. Ma dopo l'accordo separato neocorporativo e neofascista denominato "patto per l'Italia'' firmato il 5 luglio da governo, associazioni padronali e Cisl e Uil, ma non dalla Cgil, tutto è diventato possibile. Infatti, dopo circa due settimane, alla vigilia delle ferie, esattamente il 24 luglio, presso il ministero del welfare la Fim rappresentata da Cosmano Spagnolo e la Uilm rappresenta da Giovanni Sgambati, più quelli della Fismic (notorio sindacato filopadronale) firmano un'intesa separata, cioè senza e contro il parere della Fiom, che in pratica accoglie per intero, senza cambiare una virgola il piano di ristrutturazione della Fiat sopra accennato.
Un piano molto pesante in termini occupazionali per i lavoratori, con migliaia di licenziamenti, lunghi periodi di cassa integrazione, aumenti di produttività attraverso un più intenso sfruttamento della forza lavoro, la possibile, per non dire certa chiusura dell'Alfa Romeo di Arese e altro ancora. All'Alfa si inizia con una riduzione del personale di 700 lavoratori e poi, nella verifica prevista per ottobre, potrebbero essere sbarrati definitivamente i cancelli. Insomma una vera e propria mazzata per i lavoratori, e per giunta senza alcuna prospettiva di rilancio industriale del gruppo, soprattutto del settore auto, che prefigura ulteriori dismissioni e persino la cessione di esso al gigante americano "General Motor''. La cosa curiosa, davvero inspiegabile, è che questa intesa è stata firmata dai sindacati di categoria facenti capo a Pezzotta e Angeletti senza ottenere assolutamente nulla dall'azienda, salvo cogestire la "mobilità'' degli "esuberi''.
La Fiom ha messo nero su bianco i motivi che l'hanno portata a non accogliere la proposta presentata dalla Fiat e dal governo. Motivi che attengono al merito dell'intesa: 2.880 "esuberi'' da mettere in "mobilità'', più le ricadute sull'indotto, aumento della produttività dal 70 al 90%, ridimensionamento e chiusura di alcuni siti, ulteriori dismissioni da parte della Fiat; al metodo nel senso che la proposta aziendale e governativa è stata presentata come immodificabile, prendere o lasciare; al futuro del gruppo Fiat Auto non avendo l'azienda avanzato alcun nuovo progetto industriale relativo alle innovazioni e ai nuovi modelli da mettere sul mercato finalizzato al superamento della crisi. Così la direzione aziendale riduce, denuncia la Fiom, la capacità produttiva a Torino e a Termini Imerese, e non prospetta alcun futuro per l'Alfa Romeo di Arese. Chiede ai lavoratori e al sindacato di accettare ulteriori diminuzioni dell'occupazione e allo stesso tempo un forte aumento della produttività degli stabilimenti che significa aumentare i turni di lavoro almeno a 18 settimanali. Ciononostante, denuncia sempre la Fiom, si continuerà a fare cassa integrazione (cig) anche in futuro.
E infatti, già nell'ultima settimana di agosto 14.500 lavoratori di Mirafiori, Melfi, Cassino, Termini Imerese e Arese sono rimasti a casa in cig.
Di fronte a una crisi non ordinaria che potrebbe portare la Fiat a smembrare il gruppo e a disimpegnarsi dal settore auto, vendendo il marchio e quant'altro alla casa automobilistica americana, il governo e il suo ministro competente, il leghista Maroni, hanno brillato per inerzia e immobilismo, si sono limitati a ratificare le intenzioni dell'azienda.
Fiat, governo e Fim e Uilm hanno però fatto i conti senza l'"oste'' cioè i lavoratori i quali erano e restano contrari al piano di ristrutturazione e di dismissioni aziendale, non condividono affatto l'intesa sottoscritta e, c'è da scommetterci, scenderanno in lotta e faranno sentire forte la loro protesta. Una lotta questa che avrà il totale appoggio del nostro Partito e che deve beneficiare della solidarietà attiva non solo dei metalmeccanici ma di tutti i lavoratori.
Gli altri accordi separati

4 settembre 2002