IL FORUM SOCIALE MONDIALE
Storia e composizione

Il primo Forum sociale mondiale di Porto Alegre, tenutosi dal 25 al 30 gennaio 2001 (vedi "Il Bolscevico'' n. 6/2001), nasce in contrapposizione al Forum economico mondiale di Davos (in Svizzera) giunto quest'anno alla 32¨ edizione e a cui partecipano 3.000 personalità del mondo degli affari, della politica e una cinquantina di Organizzazioni non governative (Ong).
Non è ben chiaro chi abbia promosso per primo il contro-vertice. In una ricostruzione fatta per il "Corriere della Sera'' del 1 febbraio 2001, Oded Grajew, imprenditore, Presidente dell'Istituto di Business e Responsabilità, se ne attribuisce il merito: "Ero a Parigi nel febbraio del 2000 quando cominciai ad immaginare il Forum sociale mondiale. Mi aveva colpito l'immagine che i media avevano dato del Forum di Davos: l'economia veniva vista come la soluzione a tutti i problemi del mondo... Decisi che era necessario creare il World Social Forum per dimostrare che il nostro pianeta può essere guardato da un'altra prospettiva... Proposi anche che il Forum sociale avesse luogo nella stessa data del Forum economico affinché l'esistenza di alternative fosse ben chiara agli occhi di tutti''.
Seppure le cose fossero andate come Grajew le descrive, è certo che la realizzazione del Forum sociale mondiale è frutto soprattutto della necessità della socialdemocrazia internazionale, specie della sua componente più movimentista e trotzkista, di prendere la direzione e l'egemonia del movimento anti global che dopo la battaglia di Seattle nel 1999 e poi quella di Washington del 2000 si stava ormai estendendo a macchia d'olio a partire dai paesi occidentali.
Fra i principali organizzatori del Forum troviamo infatti Attac, l'Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie per l'aiuto ai cittadini, promossa da "Le Monde Diplomatique'' di Bernard Cassen e Ignacio Ramonet, nata in Francia e diramatasi in altri 40 paesi e alla quale fanno riferimento molti esponenti della socialdemocrazia francese e internazionale. Determinante anche l'appoggio finanziario e politico del Comune di Porto Alegre e del governo dello Stato del Rio Grande do Sul, governati entrambi dal Partito dei lavoratori (PT) del Brasile.
Il documento in preparazione del primo Forum sociale mondiale dal titolo "Un altro mondo è possibile'' era stato sottoscritto da: Abong (Associazione brasiliana delle Ong); Attac Brasile; Cbjp (Commissione brasiliana giustizia e pace); Cives (Associazione brasiliana di imprenditori per la cittadinanza); Cut (Centrale unica del lavoro); Ibase (Istituto brasiliano di analisi sociali ed economiche); Centro di giustizia globale; Movimento dei lavoratori rurali Sem Terra; Casa dei Diritti sociali - Focus (Roma).
Al Forum hanno poi aderito centinaia di gruppi, associazioni, Ong, partiti, singoli intellettuali e artisti e hanno partecipato 122 delegazioni nazionali con 4.702 delegati. 16.400 persone sono state il totale dei partecipanti al Forum; 1.700 i giornalisti. La delegazione italiana era composta da circa un centinaio di persone in rappresentanza di vari organismi dall'Arci alle Acli, dalle tante Ong, ai sindacati Cgil, Cobas, Sincobas e metalmeccanici, da Ya Basta a Carta, da Punto Rosso alla Lila.
In parallelo al Forum sociale il governo del Rio Grande do Sul ha organizzato un Forum parlamentare mondiale con la partecipazione di circa 400 parlamentari, tra cui 88 europei: da quelli del Pt, brasiliano, al Frente amplio uruguaiano, a diversi Pc revisionisti sudamericani, al Prd di Cardenas, ai Verdi e socialisti francesi (tra i quali 4 ministri del governo Jospin) e al Gruppo parlamentare europeo Sinistra unita-Verde nordica (Gue-Ngl) cui aderisce il PRC di Bertinotti, presente con l'eurodeputato trotzkista Luigi Vinci già leader di Avanguardia operaia e di DP.
Nell'appello finale approvato a conclusione del Forum sociale mondiale si parla della necessità di una "grande alleanza'' antiglobalizzazione, per "creare una nuova società'', "un mondo diverso'', per "Il benessere e i diritti umani di tutte e di tutti'', perché "un altro mondo è possibile'' a cominciare dall'esempio della "democrazia partecipativa'' di Porto Alegre. In sostanza, a prescindere da una piattaforma concreta in parte condivisibile, un appello che mira a spargere nuove illusioni e inganni e a imbracare il movimento no global in una strategia riformista, a toglierlo dalle piazze e incanalarne la protesta dentro le istituzioni borghesi. Una linea che verrà ripresa e portata ancora più a destra dal secondo Forum sociale mondiale che si è tenuto quest'anno.
In occasione del primo Forum fu dato anche appuntamento a un nuovo incontro internazionale per l'anno successivo e a questo scopo sono stati formati un Comitato organizzatore e un Consiglio internazionale. Il Comitato organizzatore è composto da reti e gruppi di associazioni e organizzazioni non governative brasiliane. Poi c'è il Consiglio internazionale che promuove il Forum mondiale, che progetta gli incontri annuali e che comprende una lunga lista di associazioni e realtà organizzate: dal Forum mondiale delle alternative agli Amici della terra, dalle Donne in nero latinoamericane, al Third World Network, da Via Campesina alla Caritas internazionale. Per l'Italia, Vittorio Agnoletto è membro del Consiglio internazionale in rappresentanza del Genoa social forum, anche se questo organismo è ormai ufficialmente decaduto.
è stato questo Consiglio internazionale a decidere di tenere il secondo Forum sociale mondiale di nuovo a Porto Alegre, a stabilire lo slogan di questo secondo appuntamento, ossia "Un altro mondo in costruzione'', e a decidere di alternare forum mondiale con forum continentali.

20 gennaio 2002