L'ex maestro venerabile su "la Repubblica" rivendica la primogenitura del disegno della seconda repubblica
Gelli: "poco a poco, pezzo a pezzo si realizza il piano della P2"
"Giustizia, tv, ordine pubblico, è finita proprio come dicevo io trent'anni fa"
Il PMLI e "Il Bolscevico" Già dal 1982 l'avevano denunciato

"Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa". Licio Gelli torna a farsi sentire, come sempre scegliendo molto appropriatamente il momento e i temi. Per ricordare a tutti che quello che si sta realizzando giorno per giorno con la seconda repubblica neofascista non è altro che il suo "piano di rinascita democratica" scritto quasi trent'anni fa, e che egli custodisce molti segreti e tira ancora i fili di questo disegno assieme ai suoi realizzatori politici attuali.
Lo fa con una lunga intervista alla giornalista Concita De Gregorio, pubblicata su "la Repubblica" del 28 settembre scorso, rilasciata come molte altre volte nella sua Villa Wanda ad Arezzo, in cui l'ex maestro venerabile, oltre a fare un bilancio estremamente soddisfatto dello stato di avanzamento del suo "piano di rinascita democratica" nella realtà politica italiana, coglie come sempre in questi casi l'occasione per manifestare le sue preferenze tra i personaggi del palazzo, distribuendo voti e pagelle, lanciando loro messaggi cifrati, facendo capire di essere ancora depositario di molti dei loro segreti e di poterli eventualmente ricattare, pur dichiarando sornionamente di non avere "più niente a che vedere" con le attuali vicende politiche e di limitarsi a fare da spettatore compiaciuto della "pianta che germoglia" (la seconda repubblica) perché "le radici sono buone" (quelle da lui a suo tempo seminate).
Gelli, infatti, non solo si vanta di avere una memoria di ferro, e di ricordarsi di tutti e di tutto in ogni minimo particolare, le persone che ha incontrato e che incontra tutt'ora, il giorno e l'ora, i motivi e le parole dette, ecc., ma per buona misura fa sapere di tenere scrupolosamente nota di tutto, tanto da riempire 33 faldoni ben custoditi nella sua villa: "Ogni sera, sempre, ho scritto un appunto del giorno. Per il momento per fortuna non mi servono, perché ricordo tutto. Però sono tranquillo, gli appunti sono lì", dichiara maliziosamente il capo della P2. Il quale, veniamo a sapere, continua ancora tranquillamente a ricevere ogni genere di personaggi nella sua suite all'hotel Excelsior di Roma, come ai vecchi tempi in cui vi facevano il viottolo ministri, parlamentari, segretari di partito, magistrati, alti ufficiali delle varie armi, giornalisti, ecc. Anzi, adesso ha anche un ufficio a Pistoia e uno a Montecatini, a cui come a quello di Roma dedica ciascuno un giorno la settimana, oltre naturalmente a ricevere nella sua villa di Arezzo.
Del resto gli iscritti alla P2 sono ancora tutti in circolazione (ne furono scoperti oltre 900, ma probabilmente erano di più), e - ci informa sempre l'ex venerabile - non si sono affatto "pentiti", tranne forse Costanzo, che gli fece la famosa intervista al "Corriere" nel 1980 in cui Gelli lanciò Craxi come suo candidato preferito alla guida del Paese.

"Nessuno si è pentito"
Cosicché egli può ben a ragione lasciarsi andare a fare qualche nome eccellente, tra quelli passati e quelli presenti, che fa capire di aver conosciuto o conoscere "molto da vicino": il fucilatore di partigiani Giorgio Almirante, per esempio, che era con lui nella Repubblica sociale fascista, quando Gelli era ufficiale di collegamento dei nazisti, per poi passare ai servizi segreti americani. "L'ho finanziato due volte: la seconda per Fini. Prometteva molto, Fini. Da un paio d'anni si è molto appannato", dice Gelli, che fa capire di aver finanziato (e quindi di poter ricattare) anche la Lega del razzista e secessionista Bossi il quale - sottolinea il capo della P2 - "è stato bravo, ma aveva molti debiti".
Un'ammirazione particolare l'ex venerabile la riserva ad Andreotti e Cossiga. Del primo dice che "se fosse un'azione avrebbe sul mercato mondiale centinaia di compratori. è un uomo di grandissimo valore politico". Del secondo, per sottolineare quanto i due siano intimi (cosa che Cossiga si ostina a smentire), cita un biglietto che gli inviò per la morte di sua moglie: "Ti sono vicino nel tuo primo Natale senza di lei". Mentre non si preoccupa di nascondere la sua avversione per Moro (a proposito del cui rapimento adombra allusivamente un ruolo di Cossiga), al punto che alla domanda se, potendo, avrebbe fatto qualcosa per salvarlo, Gelli risponde sprezzante: "Non avrei fatto niente. Era stato fascista in gioventù, come Fanfani del resto, ma poi era diventato troppo diverso da noi".
Ma, come in altre occasioni simili (l'intervista a Costanzo nell'80, quella alla Bonsanti nell'88 per "la Repubblica", quella a "Panorama" e "Epoca" della fine dello stesso anno, ecc.), Gelli non tralascia di indicare per nome e per cognome il personaggio politico che più di tutti incarna al momento il disegno piduista: il neoduce Berlusconi, che oggi porta avanti quello che Gelli e Craxi hanno cominciato. Anche, tra l'altro, con il suo attivo contributo di iscritto alla P2 designato già allora ad attuare la parte del "piano di rinascita democratica" che prevedeva il "dissolvimento" della radiotelevisione pubblica e la conquista del monopolio delle tv private.

Il sodalizio con Berlusconi
"Berlusconi è un uomo fuori dal comune. Ricordo bene che già allora, ai tempi dei nostri primi incontri, aveva questa carattteristica: sapeva realizzare i suoi progetti. Un uomo del fare. Di questo c'è bisogno in Italia: non di parole, di azioni", dice Gelli facendo chiaramente capire a chi è affidato oggi il completamento del suo "piano di rinascita democratica". Che non per nulla così recitava: "Qualora (...) le circostanze permettessero di contare sull'ascesa al Governo di un uomo politico (o di una équipe) già in sintonia con lo spirito del club (la P2, ndr) e con le sue idee di `ripresa democratica', è chiaro che i tempi dei procedimenti riceverebbero una forte accelerazione".
E il momento scelto da Gelli per questa incoronazione del neoduce non potrebbe essere più opportuno, ora che Berlusconi sta accelerando il completamento del disegno piduista, realizzando uno dietro l'altro molti suoi punti, dalla legge Gasparri sulle tv alla controriforma della giustizia, dalla fascistizzazione dell'"ordine pubblico" alla controriforma della scuola, per non parlare del suo esplicito progetto di controriforma neofascista, presidenzialista e federalista della Costituzione già presentata in parlamento.
Gelli fa capire che il suo sodalizio con Berlusconi non riguarda solo il passato, ma è più che mai operante ora che il neoduce è al governo e sta completando rapidamente il disegno della P2. Tant'è vero che alla domanda se i due si sentono ancora egli non risponde di no, si limita a dire che è "una domanda impertinente". Non solo, ma fa capire altresì che la P2 è ben impiantata in Forza Italia, specie ora che il neoduce l'ha affidata a un piduista di antico pelo come Fabrizio Cicchitto: "è stato giusto bonificare il partito, affidarlo a un uomo come Cicchitto. Cicchitto lo conosco bene: è bravo, preparato", dice Gelli compiaciuto.
è impressionante e anche molto preoccupante il silenzio e l'indifferenza con cui il mondo politico ha accolto la spudorata intervista di Gelli. Fatta eccezione per l'ex presidente dell'allora Commissione parlamentare d'inchiesta sulla P2, Tina Anselmi, che su "la Repubblica" del 30 settembre ha denunciato come non sia stato dato in tutti questi anni nessun seguito ai risultati della commissione, e come la P2 sia tutt'ora un pericolo reale per la democrazia: "Lo credevo e lo credo", dice l'Anselmi. "Non penso affatto che il pericolo sia cessato. Gli esponenti della P2 sono, per stessa ammissione di Gelli, molti più di quei mille nomi scarsi che furono trovati negli elenchi sequestrati ad Arezzo e a Castiglion Fibocchi. Molte di queste persone sono insediate in ruoli chiave dello Stato. Hanno fatto carriere brillanti e continuano a farne. Dopo vent'anni sono ancora tutti lì". "Uno di essi - sottolinea ancora l'ex presidente della Commissione P2 - è diventato presidente del Consiglio".

Battaglia storica del PMLI
Silenzio e indifferenza dominano sostanzialmente anche nella "sinistra" borghese (che evidentemente ha anch'essa i suoi scheletri nell'armadio, vedi la recente vicenda dell'odg al Consiglio comunale di Piombino contro il divieto per i politici di iscriversi ad associazioni segrete), se si eccettua qualche uscita sporadica come quella de "l'Unità", che peraltro vanta del tutto a sproposito una sorta di primogenitura nella denuncia del "piano di rinascita democratica" della P2. Non sarà male allora ristabilire la verità ricordando che è stato il PMLI, con i suoi documenti e con innumerevoli articoli de Il Bolscevico, il primo e purtroppo l'unico a denunciare passo per passo il "piano di rinascita democratica"e dello "schema R" di Gelli e della P2 in tutte le sue realizzazioni, a partire da quando se ne ebbe per la prima volta notizia nell'81, e via via negli anni fino all'attuale incarnazione nel programma del governo Berlusconi.
Tra i momenti più salienti di questa battaglia storica del PMLI, ricordiamo infatti: l'articolo de Il Bolscevico del 20 agosto 1982 dal titolo: "Gelli voleva la repubblica presidenziale: ma non era lo stesso piano di Craxi?", in cui si denunciava espressamente il disegno di "grande riforma" di Craxi come incarnazione del "piano di rinascita democratica" della P2; il Rapporto di Giovanni Scuderi al III Congresso nazionale del Partito (dicembre 1985), contenente una denuncia articolata e dettagliata della strategia golpista incentrata dalla seconda metà degli anni '70 sul piano piduista; la pubblicazione integrale del "piano di rinascita democratica" di Gelli su Il Bolscevico n. 31 del 29 luglio 1988, accompagnata da un fondo di commento dal titolo significativo: "Quel nero progetto piduista per la 2 repubblica"; il numero monografico de Il Bolscevico n. 1 del 6 gennaio 1989 interamente dedicato alla P2 e al "piano di rinascita democratica", contenente un esplicito "allarme antifascista" rivolto a tutte le forze antifasciste, democratiche e progressiste per opporsi alla strategia golpista e presidenzialista di Gelli e Craxi, e dove già allora denunciavamo il piduista Berlusconi come importante protagonista di questa strategia nel campo del controllo dei mass-media.