Nel quadro della controriforma giudiziaria
GOLPE GIUDIZIARIO
Il Senato nero approva la legge sposta processi a favore di Berlusconi e Previti. I girotondini assediano Palazzo Madama protetto dalla polizia
D'ALEMA: "PRENDIAMO IN MANO LA BANDIERA DELLA DIFESA DELLE ISTITUZIONI''

Tarda serata del 1 agosto 2002: 162 sì, 9 contrari, 1 astenuto. La legge Cirami passa al Senato. Si consuma così il golpe giudiziario orchestrato dalla casa del fascio, con la complicità della seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Marcello Pera, che a tempo di record ha imposto la legge sposta processi, ovvero le norme che dovrebbero consentire a Berlusconi e al suo sodale Cesare Previti di sottrarsi al loro giudice naturale nei processi in corso a Milano, o quantomeno di bloccare e rimandare all'infinito tali processi fino a raggiungere la prescrizione.
Al momento del voto quasi tutti i senatori dell'Ulivo hanno abbandonato l'aula per protesta. All'esterno centinaia di girotondini capeggiati dal regista trotzkista e antimarxista-leninista Nanni Moretti, al grido di "vergogna, ladri'' hanno assediato il palazzo del Senato protetto per l'occasione da centinaia di poliziotti e carabinieri e decine di blindati.
Il risultato della partita era già scontato fin da mercoledì 31 luglio quando, in barba alle procedure e alla stessa Costituzione, il disegno di legge Cirami viene sottratto al giudizio della Commissione giustizia e spedito immediatamente all'esame dell'aula di Palazzo Madama.
Non si ricorda un disegno di legge, che non avesse carattere di urgenza, con un iter tanto veloce: presentato il 9 luglio dal senatore Melchiorre Cirami (UDC), assegnato alla commissione giustizia il 12, messo all'ordine del giorno e approvato in aula il 1 agosto.
Tanto zelo istituzionale è giustificato solo dal fatto che questa legge deve arrivare in porto prima che si riprenda e si concluda il procedimento giudiziario milanese nei confronti del premier. Il voto-lampo del Senato permette alla legge di arrivare alla Camera in tempo utile per essere approvata già a settembre.
Per giungere a questo risultato sono stati calpestati, grazie all'attiva complicità di Pera, il regolamento, le procedure, la stessa Costituzione e specificatamente il suo articolo 75 che stabilisce tempi e modi per l'approvazione dei disegni di legge. Sono stati decretati tempi assolutamente abnormi, consegnati in ritardo ai gruppi i testi degli emendamenti, contingentati i tempi della discussione, impedita la discussione articolo per articolo.
A completare il clima da regime è stata anche oscurata l'informazione negando la diretta televisiva a La7 che l'aveva richiesta e facendo trasmettere alla Rai solo l'ultima fase del dibattito.
Infine, è un guazzabuglio giuridico che permette alla maggioranza di riportare la vittoria. Un maxiemendamento presentato a metà pomeriggio da Valerio Carrara, unico eletto nelle liste di Di Pietro e poi passato immediatamente nelle file del Polo, sostituisce, sommandoli di fatto in un unico articolo, i tre articoli della legge Cirami e cancella così di colpo alcune centinaia di emendamenti presentati dalle opposizioni parlamentari. Un emendamento che per finezza giuridica e astuzia politica è farina di un sacco ben più dotato di quello di Carrara che di norma si occupa di farmaceutica. Tanto che c'è qualcuno che afferma che "il testo è passato dallo studio di Previti''. La conferma nelle parole di Renato Schifani, capogruppo di Forza Italia, che così commenta il risultato finale: "Li abbiamo fregati. Siamo cresciuti e siamo diventati più furbi di loro''.
Il testo varato (che pubblichiamo integralmente a parte) contiene la "Modifica degli articoli 45, 46, 47, 48 e 49 del codice di procedura penale''; ossia quelli che riguardano la "rimessione dei processi''. Esso reintroduce fra le cause che possono giustificare la richiesta di rimessione dei processi (cioè l'assegnazione del processo ad altro giudice), quella del "legittimo sospetto''. Una norma che, data la sua interpretazione discrezionale o arbitraria, aveva permesso in passato di insabbiare importanti processi.
La nuova legge prevede anche che la richiesta di rimessione comporti l'automatica sospensione del processo e della pronuncia della sentenza (in contraddizione con una sentenza della corte costituzionale che proprio nel 1996 aveva dichiarato questa ultima norma illegittima) fino al pronunciamento della Corte di cassazione chiamata a giudicare l'istanza. Fra l'altro, proprio grazie all'emendamento Carrara, ora le istanze di rimessione possono essere reiterate praticamente all'infinito cambiando solo le motivazioni. In sostanza, basta avere cospicui mezzi economici e stuoli di abili e fantasiosi avvocati al proprio servizio per bloccare un processo per anni, per decenni e in teoria per sempre rendendo di fatto assai più che probabile la prescrizione. Infine, guarda caso, la legge stabilisce esplicitamente che tali norme si applicano anche ai processi già in corso alla data della sua entrata in vigore, ossia il giorno successivo alla sua pubblicazione sulla gazzetta ufficiale.
è evidente che, al di là dei proclami garantisti, questa legge è stata studiata appositamente per favorire Berlusconi e Previti e completare quella triade legislativa che dovrebbe assicurare loro l'impunità: dopo la depenalizzazione del falso in bilancio e la neutralizzazione delle rogatorie internazionali, ora quella sul "legittimo sospetto''.
Berlusconi non ha esitato a usare ogni mezzo per risolvere le sue beghe personali e giudiziarie, che rappresentano attualmente il suo punto più debole e vulnerabile. Anche in questo egli si muove come il nuovo duce a cui nulla può essere negato a cominciare dall'impunità.
Tuttavia sarebbe un grave errore considerare questa legge solo il risultato di un interesse privato e personale di Berlusconi. Non solo perché la legge Cirami rappresenta una vera manna anche per mafiosi e camorristi che potranno paralizzare i processi a loro carico. Ma perché essa rappresenta un tassello della linea giudiziaria fascista del governo che mira a rendere la magistratura docile, manipolabile e completamente asservita all'esecutivo come ai tempi di Mussolini e come era nei piani della P2 di Gelli, Craxi e dello stesso Berlusconi.
La legge sul "legittimo sospetto'' è parte integrante di quella "riforma'' giudiziaria, annunciata dal governo fin dal suo insediamento, che fra l'altro prevede, come ha ribadito recentemente il guardasigilli leghista Castelli, sottolineandone l'urgenza, la separazione delle carriere fra magistratura giudicante e inquirente, il ripristino dell'immunità parlamentare, l'abolizione della progressione automatica delle carriere, la "riforma'' del sistema elettorale del CSM, il controllo da parte del governo dell'azione penale.
Una "riforma'' che si inserisce nell'opera di completamento del regime capitalista, neofascista, presidenzialista e federalista. Un regime che, come dimostra la stessa vicenda della legge Cirami, il modo e le forme come è stata imposta, è già una realtà bell'e fatta grazie anche al "centro-sinistra'' che ha partecipato attivamente a realizzarlo. Perché allora continuare a negare esplicitamente l'esistenza del regime come hanno fatto di nuovo il leader dei girotondini Moretti e il trotzkista Luigi Pintor su il manifesto? Perché negare che l'attacco all'indipendenza e all'autonomia della magistratura non è un fatto a se stante ma si inscrive, ripetiamo, in un disegno più ampio che coinvolge l'intero Stato, la sua politica, le sue istituzioni? Non si finisce così col coprire la vera natura, strategia e scopi fascisti del neoduce Berlusconi e del suo governo?
Quello che occorre è sviluppare una guerra totale contro il governo del neoduce Berlusconi e contro il regime, per realizzare l'Italia unita, rossa e socialista. Questa guerra non la si può combattere né in nome della Costituzione democratico-borghese del '48 che ormai è carta straccia, né, tantomeno, in nome dello Stato di diritto che fra l'altro ha consentito l'avvento del regime, o delle istituzioni borghesi che ormai sono nere, espressione e docile strumento della parte più fascista e reazionaria della classe dominante borghese. è fuorviante, improduttivo e in ultima analisi fa proprio il gioco di Berlusconi, invitare, come ha fatto D'Alema il 1 agosto davanti all'assemblea dei senatori aperta alla stampa, a "prendere in mano la bandiera della difesa delle istituzioni'', preoccupato che "la legittima protesta popolare non sia volta contro le istituzioni''.
è bene che le forze politiche, sociali, sindacali, culturali e religiose autenticamente antifasciste e antiberlusconiane prendano velocemente coscienza che non esiste un'altra strada al di fuori della lotta di massa e di piazza per buttar giù il neoduce Berlusconi, che non esiste altra strada al di fuori del socialismo per uscire dal capitalismo e per abbattere per sempre il fascismo.

29 agosto 2002