Dopo il fallimento delle trattative con i socialdemocratici per un governo tecnico
IL PARTITO NEONAZISTA E RAZZISTA DI HAIDER ENTRA NEL GOVERNO IN AUSTRIA
Rivolta degli antifascisti a Vienna e in altre città. Occupato il ministero degli affari sociali. Duri scontri con la polizia
L'UE SI INGERISCE NEGLI AFFARI INTERNI DI UN PAESE MEMBRO

Il 4 febbraio il nuovo governo presieduto dal popolare Schuessel giurava di fronte al presidente Klestil mentre fuori dal palazzo presidenziale migliaia di antifascisti protestavano scontrandosi con la polizia. La lunga crisi politica seguita alle elezioni dell'ottobre scorso si chiudeva con l'ingresso nel governo a guida popolare del partito neonazista e razzista di Joerg Haider contestata da una rivolta di piazza a Vienna e in altre città.
Maggiore eco trovava sulla stampa la contemporanea condanna dell'ingresso del partito di Haider nel governo di Vienna da parte dell'Unione europea. Gli altri quattordici membri della Ue col giuramento dell'esecutivo di Schuessel hanno fatto scattare la decisione di congelare i rapporti bilaterali con Vienna annunciata il 31 gennaio scorso dalla presidenza di turno portoghese nel tentativo di ostacolare la formazione del governo di coalizione con i neonazisti di Haider. Una decisione presa dopo una vera e propria campagna guidata dai maggiori leader europei a sostegno del "diritto di ingerenza" della Ue negli affari interni dell'Austria. La giusta condanna dei neonazisti e razzisti del Partito liberalpopolare di Haider è sfruttata dai governi imperialisti della Ue per giustificare una posizione inaccettabile che lede la sovranità nazionale di un paese membro.
Sulla natura neonazista e razzista del partito di Haider non ci sono dubbi. In previsione del suo ingresso governativo Haider ha corretto ma non sconfessato le sue precedenti affermazioni in favore del regime nazista di Hitler e di negazione dell'Olocausto; ha sottoscritto una dichiarazione sottopostagli dal presidente Klestil nella quale si afferma l'accettazione "ai valori europei della democrazia" e l'impegno del governo per "un'Austria nella quale xenofobia, antisemitismo e razzismo non trovino posto" e ha accettato di sostituire due candidati ministri del suo partito che più si erano distinti con affermazioni neonaziste e razziste senza comunque sconfessare le posizioni razziste contro gli immigrati. Haider rappresenta il "volto nuovo" del partito liberalpopolare nato con un altro nome agli inizi degli anni cinquanta e formato da ex nazisti impegnato nella difesa dei criminali di guerra e nella negazione dell'Olocausto. La stessa famiglia di Haider si è arricchita con l'esproprio delle terre degli ebrei scappati dall'Austria prima della guerra. Ciononostante era già bastato il cambiamento del nome in Partito della libertà negli anni sessanta per aprire le porte del governo ai neonazisti; il predecessore di Haider, che era stato ufficiale delle SS di Hitler, appoggiò il governo di minoranza del cancelliere Kreisky nel 1970. Nel 1991 Haider vincitore delle elezioni in Carinzia fu costretto da una rivolta popolare a lasciare la carica di presidente della regione, carica che poi ha ripreso e con la quale intrattiene normali rapporti diplomatici con i paesi che oggi ipocritamente gridano alla condanna.
La presenza dei neonazisti e razzisti nel nuovo governo è stata ritenuta dai popolari di Schuessel la soluzione per chiudere la crisi politica apertasi in Austria all'indomani delle elezioni politiche del 3 ottobre 1999. I due partiti della coalizione di governo che per 13 anni avevano guidato il paese e lo avevano condotto nella Ue, i socialdemocratici del cancelliere Klima e i popolari del vicecancelliere Schuessel, perdevano consensi. La perdita di fiducia delle masse popolari e il dissenso verso il programma neoliberista e votato all'Europa di Maastricht del governo Klima si traduceva in una crescita di quasi 10 punti percentuali dell'astensionismo che arrivava al 23,8% di non votanti e in una perdita di voti dei due partiti della coalizione. I socialdemocratici pur restando il primo partito scendevano al 33,4% dei consensi, i popolari scendevano al 26,9%. Cresceva di poco il partito nazista e razzista di Haider che col 27,2% superava i consensi dei popolari. Il socialdemocratico Klima riconosceva e incassava "il durissimo monito degli elettori" ma sbandierando il pericolo della destra di Haider cercava di rilanciare l'ipotesi del governo di coalizione. La trattativa tra i due partiti si trascinava senza soluzioni per quasi quattro mesi. I popolari avevano già deciso di cambiare cavallo, di costruire l'alleanza con Haider e tornare a occupare la carica di cancelliere lasciata nel lontano 1970.
Mentre Klima esauriva il reincarico ricevuto dal presidente Klestil nel tentativo, fallito, di costruire un governo monocolore di minoranza con l'integrazione di alcuni tecnici e con l'appoggio dei neonazisti e razzisti, Schuessel e Haider trattavano l'accordo di coalizione per la spartizione dei posti da ministro. Haider avvisava il presidente Kleistl di non ambire alla carica di cancelliere e l'incarico finiva a Schuessel che il 4 febbraio insediava il nuovo governo.
Un governo che giurava protetto da un imponente schieramento di polizia mentre fuori del palazzo presidenziale circa 5 mila dimostranti protestavano tirando uova, arance e barattoli di vernice. Gli striscioni innalzati dai manifestanti riportavano slogan contro Haider e il nazismo: "Arbeit macht frei (il lavoro rende liberi, la scritta che campeggiava sinistramente all'ingresso dei lager, ndr): questa è la politica dell'occupazione di Haider" in diretta polemica con le affermazioni di Haider che aveva definito il lavoro nei campi di concentramento hitleriani una "ordinata politica di piena occupazione". La polizia caricava per rompere l'assedio all'edificio e gli scontri proseguivano per diverse ore nel centro di Vienna. Manifestazioni di antifascisti si svolgevano in molte altre piazze della capitale e presso la sede del ministero degli Affari sociali che i dimostranti occupavano per alcune ore; alla guida del ministero si era appena insediata una esponente del partito di Haider. L'occupazione era interrotta dall'irruzione della polizia che disperdeva i dimostranti. Altri cortei di protesta si svolgevano nelle principali città austriache.
La rivolta di piazza ha manifestato il sentimento antifascista delle masse popolari austriache. Non è lo stesso sentimento che esce delle prese di posizione dei governi e della Ue che ipocritamente hanno solo ora "riscoperto" il volto neonazista e razzista del partito di Haider. E che hanno denunciato per coprire una comune politica neoliberista, antipopolare e antimmigrati meno brutale di quella espressa dal concorrente Haider e dei partiti dichiaratamente di destra ma identica nella sostanza. Una denuncia ipocrita a sostegno dell'inaccettabile ingerenza espressa dalla Ue negli affari interni di un paese membro.
Il partito di Haider non rispetta i "valori democratici" che sono alla base dell'Unione europea e accettati dall'Austria al momento del suo ingresso nel 1995 e dovremo prendere misure adeguate; con questi argomenti aveva iniziato l'offensiva la Commissione di Prodi. Nel sostegno dell'interventismo dell'Unione europea si distinguevano i leader socialisti e socialdemocratici. Il primo ministro francese Jospin sosteneva l'ingerenza affermando che "l'obiettivo è bloccare il progetto di alleanza" tra popolari e neonazisti. A ruota lo seguiva il 1 febbraio D'Alema sostenendo che l'Ue "ha tutto il diritto di ingerirsi in una questione che solo apparentemente è nazionale. Chi ha aderito all'Unione europea ha contratto determinati vincoli e deve rispettarli. è un sistema di valori. Il nostro quindi era un atto dovuto". Sulla stessa linea Bertinotti, in rotta di avvicinamento con la maggioranza governativa per alleanze nelle prossime elezioni regionali, che dichiarava: "l'Europa ha scelto un modello civile e perfettamente legittimo di interferenza a difesa dei diritti umani". Anche per l'imbroglione Bertinotti la sovranità nazionale è oramai un optional.