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I LAVORATORI FIAT NON MOLLANO LA PIAZZA
Bloccato l'aeroporto di Malpensa. Occupata la statale e l'autostrada di Cassino. Paralizzata la produzione dello stabilimento di Melfi. Occupata la stazione di Torino.
SUCCESSO DELLO SCIOPERO GENERALE A TORINO
Nonostante l'atteggiamento dilatorio del governo e la tracotanza dei vertici del Lingotto, gli operai Fiat non mollano la piazza e nella settimana scorsa hanno dato vita a una nuova ondata di manifestazioni, cortei, presidi e blocchi stradali, aeroportuali e ferroviari che dal Piemonte alla Sicilia hanno paralizzato intere città per difendere il posto di lavoro.
Il culmine della protesta è stato raggiunto in occasione della manifestazione nazionale svoltasi a Roma il 26
novembre 2002, a cui hanno preso parte oltre 20 mila lavoratori e di cui riferiamo in un articolo a parte, e dello sciopero generale di 4 ore indetto in tutto il comprensorio di Torino da Cgil, Cisl e Uil il 22 novembre e coronato da un grande successo.
Nel capoluogo piemontese oltre 70 mila lavoratori, con alla testa gli operai Fiat, sono sfilati in corteo da piazza Vittorio a piazza San Carlo fino alla stazione di Porta Nuova dove i manifestanti hanno occupato per circa 2 ore i binari bloccando tutti i treni in arrivo e in partenza.
Al corteo, aperto dallo striscione di Fim, Fiom e Uilm hanno preso parte quasi tutte le categorie del lavoro: dal pubblico impiego agli edili, dagli elettrici agli informatici, dal Torino Social Forum agli studenti medi, gli universitari e i centri sociali. Molte altre categorie, pur non partecipando allo sciopero, hanno espresso la loro solidarietà, come l'Associazione Stampa Subalpina, i commercianti (i negozi hanno spento le insegne al passaggio del corteo) e i trasporti.
A Mirafiori l'adesione allo sciopero, secondo i sindacati, è stata del 70% alle carrozzerie e dell'80% alle presse. Ma in tutte le fabbriche le percentuali sono state alte: tra l'80 e il 100% nelle aziende chimiche Pirelli, Michelin, Cf Gomma, Ergom; il 90% alla Bertone; il 60% alla Pininfarina; l'85% alla Marelli; il 98% alla Vertek; il 90% alla Fergat; completamente ferma la Lear.
"Non siamo scesi in piazza per passeggiare, i licenziamenti non devono passare", scandiscono le "tute blu". E ancora, "Da Termini Imerese a Mirafiori, se toccano il lavoro saran dolori".
Giunto sotto il ponte della ferrovia di corso Sommeiller il corteo intona a gran voce il canto di "Bandiera rossa" che riecheggia per tutto il quartiere suscitando l'approvazione di chi è affacciato alle finestre mentre un ferroviere porta la solidarietà ai lavoratori in lotta.
La città si è stretta intorno ai lavoratori torinesi per sostenerli in questa combattiva giornata di lotta.
La settimana di protesta si era aperta con migliaia di lavoratori, mogli, figli, studenti e pensionati che martedì 19 novembre si sono uniti attorno agli operai Fiat dando vita davanti ai cancelli della porta 5 di Mirafiori e a Termini Imerese (di cui riferiamo in un articolo a parte) a due partecipate manifestazioni svoltesi in contemporanea e che idealmente hanno unito la Penisola nella comune lotta contro i licenziamenti. Alla protesta hanno preso parte anche vari rappresentanti del "movimento della società civile" fra cui Francesco Pardi, presente a Torino, e Rita Borsellino e Nanni Moretti a Termini Imerese.
Lo stesso giorno a Rivalta si sono svolte due ore di sciopero unitario, i lavoratori sono usciti dallo stabilimento in corteo e hanno occupato la strada statale che costeggia lo stabilimento.
In mattinata invece circa 500 lavoratori dell'Alfa di Arese si sono recati in corteo sotto la sede milanese della Rai in Corso Sempione per protestare contro la scarsa attenzione che il servizio di informazione pubblico riserva alla loro vertenza. Poco dopo i lavoratori hanno occupato i binari delle Ferrovie Nord all'altezza della vicina stazione di Bullona. Il blocco si è protratto per circa un'ora dopodiché i manifestanti si sono recati nuovamente in corteo sotto la sede della Tv pubblica dove hanno concluso la protesta intorno a mezzogiorno. A proposito delle iniziative di protesta effettuate dai lavoratori Alfa di Arese che il 21 novembre hanno occupato per un'ora lo scalo internazionale di Malpensa e lunedì 25 novembre hanno bloccato l'Autolaghi, rimandiamo all'articolo pubblicato a parte.
Mercoledì 20 novembre altre due ore di sciopero per ciascun turno nei reparti presse e carrozzerie le hanno effettuate i lavoratori della Mirafiori che sono sfilati in corteo all'interno dello stabilimento.
Il 21 novembre i lavoratori di Cassino hanno attuato uno sciopero di 8 ore durante il quale hanno bloccato tutte le strade di accesso allo stabilimento di Piedimonte San Germano.
Un lungo corteo di lavoratori si è avviato lungo la strada statale Casilina con bandiere e striscioni paralizzando il traffico. Il presidio davanti ai cancelli della fabbrica è cominciato alle 3,30 della notte ed è proseguito fino alle 9 quando si è formato il corteo diretto a Cassino. I lavoratori hanno bloccato l'ingresso al casello dell'autostrada Roma-Napoli, la statale Casilina e tutti gli ingressi stradali alla fabbrica. I presidi sono proseguiti per tutta la giornata nell'intera area industriale di Cassino.
L'adesione allo sciopero secondo i sindacati è stata del 100%. Un'adesione compatta mai registrata nella fabbrica cassinate. Alla protesta hanno preso parte quasi tutte le sigle sindacali e tutte le aziende terziarizzate e dell'indotto del comprensorio industriale di Cassino.
Solidarietà ai lavoratori in lotta è espressa anche dai sindaci dei comuni del comprensorio che partecipano alla manifestazione.
Il 21 novembre è stata anche la "prima volta" degli operai di Melfi. Lo sciopero e il sit-in organizzato dai lavoratori davanti ai cancelli della Sata-Fiat ha riscosso un grande successo e la produzione dello stabilimento è stata completamente paralizzata. Fin dalle sette del mattino gli operai prendono possesso di piazza Mancino al centro di Melfi dove ci sono il Comune, le poste e la villa dando il via alla manifestazione. Verso le dieci il Municipio viene pacificamente invaso da centinaia di lavoratori che costringono il sindaco Navazio di "centro-destra" a riceverli nell'aula consiliare. Subito dopo i lavoratori per niente convinti dalle parole del sindaco partono in corteo per raggiungere la fabbrica a 15 chilometri dal centro abitato.
Il presidio davanti ai cancelli scatta al cambio turno delle 13.15. Centinaia di operai armati di tamburi e bandiere rosse si sparpagliano nella piana di San Nicola e bloccano i tre punti strategici di accesso alla fabbrica. La protesta va avanti fino al tramonto con gli operai che a più riprese suonano "la carica" e cantano "Bella Ciao" nonostante la presenza di un minaccioso e ingente schieramento di polizia e carabinieri.
Il 22 novembre hanno incrociato le braccia anche i lavoratori della Sevel di Atessa, in provincia di Chieti, dove si produce il furgone "Ducato".
I 5.500 lavoratori hanno bloccato la produzione in segno di solidarietà non solo verso i colleghi degli stabilimenti del gruppo che rischiano la chiusura, ma anche verso i 400 lavoratori interinali, compagni di reparto, che rischiano il posto alla Sevel perché i loro contratti a tempo determinato non sono stati riconfermati.
I blocchi sono scattati fin dalle prime luci dell'alba e nonostante le pressioni esercitate dalla direzione sui lavoratori precari, ricattati e istigati al crumiraggio, quasi tutti i 2.200 lavoratori del primo turno sono rimasti fuori e del secondo turno non è entrato nessuno. Solidarietà con gli operai hanno espresso gli studenti, i Disobbedienti e i "no global" di Pescara, che al termine di un'assemblea sul Movimento, si sono uniti davanti alla fabbrica ai lavoratori in lotta e agli autotrasportatori che hanno aderito a loro volta alla protesta.
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