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In oltre duemila marciano dal Colosseo a Piazza Venezia
Autoblindo, camionette e un cordone di poliziotti sbarrano il passo agli operai della Fiat di Termini Imerese verso Palazzo Chigi
"Profonda insoddisfazione'' per la risposta del governo
Dopo giorni di scioperi, blocchi ferroviari e autostradali, manifestazioni, fiaccolate, il 17 ottobre scorso la rabbia e la protesta dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese contro la chiusura dello stabilimento siciliano sono sbarcate a Roma.
A bordo di una trentina di pullman (ma qualcuno anche in aereo, treno e con mezzi propri) e dopo un viaggio massacrante durato 14 ore, oltre duemila lavoratori Fiat e dell'indotto hanno invaso la capitale. Tra essi ci sono alcune decine di donne, madri, mogli, figlie. Anche loro con le "casacche'' turchesi, anche loro disposte a tutto per difendere i posti di lavoro di Termini: "Prima i nostri figli assunti a termine e poi lasciati là, - denunciano - ora i nostri mariti. Non lo faremo passare''. Altre donne, compagne di lavoro e familiari, sono rimaste a Termini a presidiare la fabbrica, in attesa di risposte, garanzie e progetti. E a Roma ci sarebbero stati anche gli studenti se il loro pullman non si fosse perso per strada.
Dopo un breve corteo iniziato al Colosseo, dove la delegazione siciliana è stata accolta da una delegazione di Mirafiori, l'obiettivo dei lavoratori siciliani era quello di andare a manifestare in massa sotto Palazzo Chigi, per far sentire forte la loro protesta durante l'incontro tra governo e sindacati.
Ma Palazzo Chigi i lavoratori siciliani non l'hanno neppure potuto vedere. Arrivati in piazza Venezia, decine di autoblindo e camionette e un triplo cordone di poliziotti e carabinieri ha sbarrato loro il passo impedendo l'accesso a piazza SS. Apostoli. Ed è allora che la rabbia già forte, si è sentita di più. "Buffoni'', "ruffiani'', "la mafia è qui'', "la nostra è una protesta democratica'' hanno urlato a squarciagola i lavoratori, sentendosi scippati anche da quell'obiettivo che gli avevano assicurato gli stessi sindaci dei paesi del palermitano (Cerda, Bagheria, Trabia, Aliminusa, Altofonte, Sciara, Caccamo, Petralia e, in testa quello forzitaliota di Termini) che avevano marciato alla testa del corteo. Una contestazione che ha avuto come bersaglio anche il presidente della regione Sicilia Cuffaro (Forza Italia) che, non sapendo come fronteggiare la rabbia dei lavoratori senza inimicarsi Berlusconi e la sua compagine, non ha saputo far di meglio che posare per i fotografi con il giubbotto turchese da operaio e il berretto rosso.
A quel punto, non riuscendo a raggiungere Palazzo Chigi, i manifestanti si sono "impossessati'' di piazza Venezia, facendone il "quartier generale'' di questa giornata di protesta. Hanno trasformato la pedana dei vigili in un improvvisato "palco'' dal quale far partire i cori, hanno dato fiato ai fischietti e percosso i tamburi ma, soprattutto, hanno continuato a discutere, a raccontare, a denunciare. Da qui poi, come stanno facendo ogni giorno in Sicilia, a gruppi gli operai sono partiti per bloccare le stazioni della metropolitana, il piazzale della stazione Termini, le vie laterali, paralizzando letteralmente il traffico romano.
Una delegazione di lavoratori è stata ricevuta dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il quale non ha saputo dire altro che il governo "sta facendo il possibile, ma con prudenza'', per poi smascherarsi alludendo a improbabili riconversioni chiedendo ai lavoratori quale "professionalità'' possiedono e "cosa sanno fare''. La risposta della delegazione operaia è stata netta: "Sappiamo fare automobili e vogliamo continuare a farle''. La delegazione è tornata così a piazza Venezia "profondamente insoddisfatta'', definendo l'incontro con Letta "deludente, perché non sono state date né sicurezza, né speranza''.
E questo stesso giudizio darà alcune ore più tardi, al termine dell'incontro governo-sindacati. "La lotta continua - dice Roberto Mastrosimone della Rsu per la Fiom - e dobbiamo continuare a batterci prima di tutto per il blocco delle procedure di cassa integrazione avviate dalla Fiat. Lo sciopero generale indetto dai metalmeccanici ci fa sentire meno soli''.
Quando il presidio si scioglie, e ci si avvia verso i pullman non si respira però aria di sconfitta. Le mancate risposte del governo Berlusconi in qualche modo se l'aspettavano tutti. Ma i lavoratori, e sono voluti venire in massa a Roma apposta, non si arrenderanno. Mentre la delegazione era in viaggio per tornare in Sicilia, arriva la notizia di una fiaccolata a cui hanno partecipato 10 mila persone a Termini.
23 ottobre 2002
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