Intervento di Luca Martinelli all'iniziativa della Cellula "Mao" di Milano per il 92° Anniversario dell'Ottobre sovietico (Cronaca)
Seguiamo la scia della Rivoluzione Socialista d'Ottobre

Care compagne e cari compagni! Innanzitutto vi ringrazio per essere presenti a questa nostra iniziativa, un'iniziativa a noi marxisti-leninisti particolarmente cara e che ci deve servire per imparare ad applicare gli insegnamenti dell'Ottobre alla nostra realtà. Colgo altresì l'occasione per ringraziare i compagni della Cellula "Mao" di Milano che hanno preparato l'iniziativa.
Compagne, compagni esattamente novantadue anni fa la Rivoluzione Socialista d'Ottobre aprì una nuova pagina nella storia del genere umano. Da quei giorni che "sconvolsero il mondo" nulla è rimasto come prima.
L'importanza dell'Ottobre, il suo carattere internazionale, sta nel fatto che esso ha segnato per la prima volta il passaggio dal vecchio mondo capitalista al nuovo mondo socialista, in cui è abolito lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. L'Ottobre ha dimostrato che è possibile e necessario abbattere la borghesia imperialistica, che il proletariato può prendere il potere e governare con successo senza e contro la borghesia, può edificare il Socialismo, nonostante l'accerchiamento dei paesi capitalistici.
L'Ottobre ha aperto una nuova epoca: l'epoca della rivoluzione proletaria nei paesi capitalistici ed imperialistici, delle rivoluzioni nazionali e coloniali nei paesi dipendenti. Le vicende del secolo scorso hanno dimostrato, contro tutte le menzogne del revisionismo e dell'opportunismo, il significato storico-mondiale della Rivoluzione Socialista d'Ottobre.
Lenin, infatti, sostiene che "Instaurando il potere sovietico, noi abbiamo trovato la forma internazionale, universale della dittatura del proletariato, e siamo fermamente convinti che il proletariato di tutto il mondo si è messo sulla via di questa lotta, sulla via di queste forme del potere proletario - potere degli operai e dei lavoratori - e che nessuna forza al mondo potrà fermare la marcia della rivoluzione comunista mondiale verso la Repubblica sovietica universale" [Discorso di apertura dell'VIII Congresso del PCR (b)]
Novantadue anni fa, con il passaggio del potere politico nelle mani dei Soviet, si aprì un nuovo periodo nella storia dell'umanità. Un periodo in cui siamo ancora pienamente immersi e che è caratterizzato da un'aspra lotta di classe fra il proletariato e la borghesia nei paesi capitalistici e fra i popoli e le nazioni oppresse e l'imperialismo.
Novantadue anni fa un piccolo partito marxista-leninista indipendente, la cui esistenza nei decenni precedenti era stata boicottata e negata da economicisti e riformisti di tutte le risme, aprì la strada ad una svolta epocale, dal momento che mise in discussione l'esistenza stessa del capitalismo. Per la prima volta la classe dei proletari diventò classe dominante, si propose come obiettivo la soppressione dello sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo e la completa eliminazione della divisone in classi della società, suscitando con il suo esempio la simpatia e l'appoggio degli operai e dei popoli di tutto il mondo.
L'Ottobre sovietico si incaricò di dimostrare che gli operai possono e devono distruggere tutte le basi del regime borghese, rompere il vecchio apparato statale e sostituirlo con uno nuovo; che bisogna demolire la falsa democrazia borghese per istaurare una forma più alta di democrazia quella proletaria; che è possibile dirigere un paese vastissimo senza la borghesia, con un sistema di potere che agisca negli interessi della stragrande maggioranza della popolazione.
Trionfi incancellabili che non sarebbero potuti venire senza la lungimirante direzione del Partito di Lenin e Stalin, i quali tracciarono una linea di demarcazione irreversibile tra il marxismo-leninismo e le correnti revisioniste, che non concepirono mai la vittoria del Socialismo in un solo paese come fine a sé stessa, ma come un mezzo per avvicinare la rivoluzione proletaria negli altri paesi.
Stalin, a tal proposito ci illumina "La vittoria del socialismo in un solo Paese non è fine a se stessa. La rivoluzione vittoriosa in un Paese deve considerarsi non come un'entità a sé stante ma come un contributo, come mezzo per affrettare la vittoria del proletariato in tutti i Paesi. Poiché la vittoria della rivoluzione in un solo Paese, in Russia nel nostro caso, non è soltanto il risultato dello sviluppo ineguale e della disgregazione progressiva dell'imperialismo. Essa è in pari tempo l'inizio e la premessa della rivoluzione mondiale". [1924 Sulla via dell'Ottobre]

Gli insegnamenti dell'Ottobre
Come riuscì quel piccolo Partito a dirigere un processo di tale portata, a guidare politicamente la classe operaia ed i suoi alleati verso la conquista del potere politico e l'instaurazione della dittatura del proletariato?
Quando esplose la Rivoluzione d'Ottobre la Russia era uno dei paesi capitalisti più arretrati e poveri. Apparentemente il meno pronto per un successo rivoluzionario, essendo ancora forte la presenza del feudalesimo, avendo un proletariato minoritario e circoscritto in alcune città. Nessuno tra i falsi marxisti pensava che esistessero le condizioni propizie per la rivoluzione; nessuno di essi riteneva possibile la vittoria del socialismo in singoli paesi.
A differenza di costoro, il Partito comunista bolscevico di Lenin aveva compreso le conseguenze del dominio del capitale monopolistico finanziario e pertanto aveva elaborato in modo completo la teoria, la tattica e la strategia della rivoluzione proletaria nelle condizioni storiche dell'imperialismo.
A tal proposito è utile per noi ricordare tre questioni fondamentali che i bolscevichi avevano compreso.
La prima, che l'esistenza delle condizioni oggettive per la rivoluzione proletaria andavano colte come risultato dello sviluppo di contraddizioni che maturavano nell'intero sistema imperialista e non in questo o quel paese. Per effetto delle contraddizioni interne dell'imperialismo e del carattere ineguale, a sbalzi, dello sviluppo nei diversi paesi capitalistici, era inevitabile la rottura del fronte imperialista mondiale nel suo anello debole.
La seconda, che fra la rivoluzione democratica borghese e la rivoluzione proletaria non vi è una distanza insuperabile, come sostenevano i rappresentanti riformisti della II internazionale. Nel periodo dell'imperialismo le rivoluzioni democratiche e popolari devono essere concepite in legame indissolubile con la questione della rivoluzione proletaria (socialista). Il processo va visto nel suo insieme, nel senso che le prime devono ininterrottamente avvicinarsi e trasformarsi nelle seconde, e che le seconde risolvono nel loro sviluppo i compiti delle prime. In quest'ottica Lenin elaborò e sviluppò il concetto di egemonia del proletariato, che rappresenta il contenuto essenziale della rivoluzione proletaria. Su tali basi teoriche si riuscì nel corso della lotta ad affermare la funzione dirigente del proletariato ed a portarlo alla vittoria grazie all'alleanza con le masse contadine.
La terza, che per fare una rivoluzione sociale era necessario che le contraddizioni determinassero una "situazione rivoluzionaria" che Lenin definì concretamente, considerando i fattori che ne rappresentavano i sintomi più evidenti. Ciò avrebbe costituito la premessa oggettiva sulla cui base doveva aggiungersi il fattore soggettivo. Precisamente la capacità della classe operaia, guidata dal suo partito, di compiere azioni rivoluzionarie di massa, in grado di far cadere il vecchio assetto di potere, che da solo non sarebbe mai crollato! Grazie a queste acquisizioni quel piccolo partito rivoluzionario, che Lenin aveva forgiato come coscienza politica e teorica dell'avanguardia della classe operaia e che aveva compiuto importanti esperienze di lotta politica, riuscì a dirigere le masse verso l'insurrezione. Lo fece appoggiandosi sul loro movimento spontaneo e preparando coscientemente e metodicamente per un lungo periodo e sotto tutti gli aspetti teorico-pratici l'insurrezione. Senza quel partito il trionfo della rivoluzione non sarebbe stato possibile, sarebbe mancato il principale fattore soggettivo della rivoluzione.

L'attualità dell'Ottobre
Compagne e compagni! Mi preme sottolineare una riflessione attuale per il nostro lavoro politico. Il partito bolscevico che guidò il proletariato alla vittoria fu, sempre un partito coerentemente rivoluzionario: non un "partito di lotta e di governo" (secondo l'opportunistica e corruttrice formula togliattiana tanto cara ai gruppi dirigenti di Rifondazione trotzkista e del PdCI), ma un partito che temprò la coscienza rivoluzionaria dei proletari russi nella lotta incessante contro i menscevichi e non stette mai con un piede al governo e un altro all'opposizione, ma condusse una lotta intransigente contro il governo provvisorio della borghesia per rovesciarlo, fino all'insurrezione armata.
Su questa scia si muove il nostro amato PMLI, l'unico partito in Italia coerentemente rivoluzionario, l'unico che applica coscientemente il marxismo-leninismo-pensiero di Mao alla realtà italiana.
Noi marxisti-leninisti non cederemo mai al capitalismo e a chi ci sfrutta nelle fabbriche e nei posti di lavoro, non barattiamo la nostra indipendenza per un posto al sole nelle istituzioni e nei governi borghesi, noi lottiamo giorno dopo giorno affinché il fuoco della lotta di classe divampi incendiando tutto!
Siamo quasi al termine di un anno politico che è stato veramente importante anche per noi marxisti-leninisti lombardi. La crisi capitalistica sta aggravando le condizioni del proletariato e delle masse popolari lombarde, molte fabbriche storiche stanno chiudendo, molti lavoratori vengono estromessi dai loro posti di lavoro.
Dobbiamo essere risoluti e forti, continuare a denunciare le angherie di padroni e capitalisti senza scrupoli, essere la voce degli sfruttati, bombardare senza tregua le giunte locali della destra e della "sinistra" borghese preparandoci per la battaglia del prossimo marzo contro il gerarca servo del neoduce, Formigoni. Stiamo lavorando bene, ma molto lavoro ci attende... dobbiamo migliorare tutti quanti, ognuno nel suo posto di lavoro e di studio deve essere un leader riconosciuto, dobbiamo imparare ad essere sempre più un tutt'uno con le masse popolari, capire le loro aspirazioni e tramutarle in progetto politico!
Compagne e compagni, concludendo voglio dirvi: gioiamo in questa giornata perché la rivoluzione è la festa degli oppressi e degli sfruttati! Il vero crimine, ieri come oggi, non è dunque rovesciare il capitalismo, ma permettere che il proletariato, i lavoratori e l'umanità vengano massacrati a causa di esso!
Lenin celebrando il 4° Anniversario della Rivoluzione scriveva: "Abbiamo il diritto di essere fieri, e siamo fieri, che ci sia toccata la fortuna di incominciare la costruzione dello Stato sovietico, di iniziare perciò una nuova epoca della storia mondiale, l'epoca del dominio di una nuova classe, oppressa in tutti i paesi capitalistici e che dappertutto marcia verso una vita nuova, verso la vittoria sulla borghesia, verso la dittatura del proletariato, verso la liberazione dell'umanità dal giogo del capitale, delle guerre imperialiste".
Sì, compagni, verso una nuova vita! Perché noi marxisti-leninisti non ne possiamo più di vivere in questa società dell'ingiustizia, dello sfruttamento, dell'oppressione quotidiana, del sangue che migliaia di esseri umani versano ancora oggi nelle guerre imperialiste! Vogliamo vivere in una società di liberi ed uguali, senza sfruttamento e senza oppressione.
La marcia di cui parlava Lenin, non è finita! La marcia verso la rivoluzione e verso un nuovo, futuro mondo del socialismo, continua. Il pensiero e l'azione dei nostri grandi Maestri, oggi come ieri, ispirano i veri marxisti-leninisti di tutto il mondo. Sotto la guida del PMLI anche in Italia faremo la Rivoluzione Socialista!
W la Rivoluzione Socialista d'Ottobre!!
Lottiamo uniti per abbattere il governo del neoduce Berlusconi!
Applichiamo le indicazioni del 5° Congresso nazionale del PMLI!
Avanti con forza e fiducia verso l'Italia unita, rossa e socialista!
Con il PMLI e i Maestri vinceremo!

11 novembre 2009